Café Guerbois, la casa delle arti aperta al mondo

Arte Si ispirano allo storico caffè letterario parigino degli Impressionisti, i venerdì dell'associazione Ashram di Catania, all'insegna del confronto fra arti varie, sapori e pensieri in libertà, che Luca Gentile ha avviato nei locali dell'ex Multikulti che fu della zia Pina Giuffrida, scomparsa lo scorso anno: «Ciò che mi preme è questo grande momento di incontro, confronto, ispirazione»

A Catania esiste un gruppo di persone che sta rilanciando una realtà che per più di 20 anni ha specificato per bene cosa fosse il concetto aperto di livellamento delle possibilità. Grazie ad un post su Facebook di Federica Duello, organizzatrice dell’associazione culturale no profit  Ashram  (erede e prosecutrice di ciò che ancor oggi viene ricordata col suo nome di avvio Multikulti, fondata nel 1995 da una figura nota, Pina Giuffrida che lo scorso anno, purtroppo, ci ha lasciato) mi accorgo di una volontà che scardina ancor di più quel principio di accoglienza e livellamento «dove bisogna dare a tutti le stesse possibilità, spazi e tempi».

I locali dell’ex Multikulti a Catania, oggi sede dell’associazione Ashram

È così che in quei locali che hanno fatto storia a Catania, Luca Gentile, emotivamente coinvolto anche dal ricordo di Pina Giuffrida, sua zia, ha attivato un progetto che ogni settimana, il venerdì con esattezza, propone una integrazione dei “pensieri”, da quello artistico musicale a quello maieutico pittorico, dalla scrittura alla narrazione, dalla scultura al dibattito, che ha chiamato Cafè Guerbois, dal nome che richiama la “scuola” dell’impressionismo. Al Cafè Guerbois trovi filosofi in erba o semplici curiosi che non hanno alcuna velleità se non tornare a godere di ciò che fu, con l’avallo di incontrarsi con personalità più o meno pubbliche, che hanno qualcosa da dare e da ricevere, proprio grazie all’interscambio non solo delle arti, ma anche delle emozioni, che rappresentano fortemente la base di ogni ispirazioni per dire la propria in diversificate tipologie comunicative. «Non mi interessa la politica – incalza Luca Gentile – nessuna appartenenza ideologica, religiosa, di razza, di sesso; ciò che mi preme è questo grande momento di incontro, confronto, ispirazione tra i tanti che vogliono trascorrere delle ore dove possono dare e ricevere tanto».

Luca Gentile, in piedi, e Antonio Signorello al lavoro su una tela da Ashram Multikulti

Cosa ti ha spinto nello specifico a realizzare questo “convivio” dove ci si nutre di tutto, quasi direi, a paragonarlo al concetto originario di skolè?
«Sin da adolescente ho avuto il sogno di un caffé letterario, che a Catania manca, se non in piccolissime realtà ritagliate da qualche avventuriero, per cui avendo avuto sempre questa passione e ritrovandomi a orbitare e gestire l’Associazione che un tempo aprì mia zia Pina, per rilanciarla, nelle modalità e nei principi che furono. Una apertura totale al mondo, dunque…».

Luca Gentile

Perché rilanciare?
«Perché l’associazione subì un contraccolpo che portò a grandi difficoltà quando lei si ammalò. Si era perso il grande movimento di quei soci che venivano sporadicamente e poi abbracciavano le cause, presenziando con assiduità. Nonostante coi “vecchi” affezionati il rapporto non si è mai interrotto, si giunse alla chiusura, che coincise con il periodo di sofferenza della zia che toccò il culmine con la sua dipartita».

14 giugno 2019, la riapertura dell’ex Multikulti e il ritratto di Pina Giuffrida fatto dal nipote Luca Gentile

Una grave perdita per la città, per i catanesi e non solo, perché il lavoro di Pina Giuffrida era noto a tanti e trascinava miscellanee di culture provenienti da ogni dove, che resero Catania un punto di riferimento per sentirsi subito di casa.
«Esatto, e in virtù del mio desiderio di ricomporre questo puzzle e del precedente sogno di creare un  caffé letterario, ho pianificato e realizzato la serata del venerdì che ha un nome specifico Café Guerbois che richiama alla corrente artistica dell’impressionismo».

14 giugno 2019, la riapertura di Ashram Multikulti

“Al Café Guerbois” di Edouard Manet

Cos’era il Café Guerbois?
«Era un caffé parigino, dove a fine ‘800 si riunivano gli impressionisti, meglio dire che fu il luogo dove nacque l’impressionismo. Tra pittori, Monet e Manet giusto per citarne alcuni, e scrittori dell’epoca che li si incontravano, ho idealizzato la possibilità di rivivere un po’ come vissero questi straordinari personaggi che conobbero anche il successo».

Dunque un caffé perché non è solo per la pittura, ma che per altre forme artistiche?
«Ben oltre! La mia idea è quella di far riunire anche chi non ha nulla da proporre artisticamente e culturalmente, o forse non sa di averlo e per gentilezza o imbarazzo nel proporsi, rimane relegato a non consegnare la propria profondità».

Diverse forme di intrattenimento, nel rispetto reciproco e nel messaggio filantropico, grazie a diverse culture, persone, idee?
«Proprio per questo ho invitato e personaggi che hanno già un curriculum artistico e personaggi che magari non sanno di possedere un bagaglio enorme. Ma è il confronto il punto: dal confronto nasce sempre qualcosa di buono».

Cafè Guerbois è uno spazio di libera creatività da Asram Multikulti di Catania

Il confronto non solo con l’arte, ma che porti anche ad un ravvedimento?
«Lo scopo della serata è la libera espressione, la comunione, nel rispetto delle parti, dialogo, scambio, confrontarsi, per non fare le guerre, ma per arricchirsi, magari mettendo da parte le proprie bandiere».

Sai che avevo colto quasi una estromissione di un genere artistico?
«Partendo dalla mia espressione, che è la pittura, forse si poteva travisare il messaggio, ecco perché nei post che messo su facebook, ho specificato sempre più accuratamente che non ci sono vincoli e nessuna marginalità per alcuna forma, tant’è che già ti ho detto che è aperto a tutti al fine che ognuno possa dare e ricevere, che sia o meno artista. Punto al benessere degli astanti che essi scrivano, suonino, dipingano, o chiacchierino semplicemente, che abbiamo comunque voglia di confronto, anche in silenzio: tutto questo è comunicazione».

Ho pure letto che con una cifra davvero irrisoria si potranno gustare delizie culinarie. Quali e chi le prepara?
«Yilmaz Tutan, il compagno della zia, diventato presidente dell’associazione, dopo la morte di lei. Il ristorante alla carta resiste sempre. Nella serata del venerdì, si dà la possibilità di provare la meravigliosa cucina turca e un ottimo calice di vino, ma sempre per chi vuole, non vi sono obblighi. Forse l’unico è quello del tesseramento, adempiendo alla legge».

Yilmaz Tutan e Pina Giuffrida

Federica Duello

Federica Duello tiene a precisare che le è «tanto piaciuto il progetto di Luca. Lo sto diffondendo, abbracciando appieno le motivazioni. Perché, mi son chiesta, per ciò che più mi piace, la scrittura, in un mondo dove, sembra banale dirlo ma così è, ci sono più scrittori che lettori, non devono esserci delle persone che magari si isolano perché non hanno il coraggio di proporsi? Vuoi scrivere e sei convinto che la tua storia, la tua vita o ciò che ti pare, può dare molto? Fallo! Non fermarti…»

C’è comunque chi lo fa ma cade delle volte nello sciacallaggio di pseudo editori che ti chiedono un barca di soldi, per poi lasciarti bruciare nel tuo stagno. Hai i libri, li hai pagati, quando potevi andare in una stamperia e ti costava un millesimo e li regalavi. Per non parlare di pseudo intellettuali che si inventano addetti ai lavori, maestri di corsi di scrittura, che illudono, quando l’interesse primario è riempirsi le tasche e magari poi sputtanare un allievo. Non pensi che abbiano questo timore che li freni?
«Proprio a tal proposito, il progetto Café Guerbois, dà la spinta definitiva a realizzare, anche con un piccolo passo, il piacere di fare le cose onestamente, senza inganni e senza fronzoli: ripeto, scrivi la tua storia, quella della tua vita, cogli l’energia che c’è il venerdì sera, ma non farti fregare, sii libero, coerente, rispetta l’altro, consegnagli ciò che hai dentro, pur non dicendolo con i mezzi tradizionali che conosci, magari quello che fai è arte e non lo sai».

Nella storia della scrittura, Emil Cioran viene ricordato anche per il suo lirismo terapeutico: se qualcuno ti ferisce e offende, senza conoscere le cause che ti fanno affermare un determinato concetto, tu vai a casa, o dove ti pare e scrivi: “X è un vigliacco, lo vorrei vedere distrutto”. Un tesi che si scontra con quello che tu hai abbracciato, ma che d’altro canto si unisce per la valenza terapeutica, che spesso libera più di ogni altra disciplina di supporto e aiuto.
«Lo credo, fece bene Cioran, propose la scrittura anche di una monosillaba, per scaricarsi. Magari al Café Guerbois, non ci sono i toni nervosi dell’insonne filosofo franco-romeno, ma è questa è la libertà che vorrei si imponesse, al fine di non ridicolarizzare ed auto emarginarsi. C’è troppa gente che sa e che conosce, e altrettanti molti che li stanno aspettando, per un confronto anche solo di sguardi».

Benvenuti nel passato, quindi, con Café Guerbois, una serata con formula che va incontro alle esigenze di tutti: il cibo per il corpo, per le emozioni, per l’anima, la pacificazione, la comunione, la crisi da troppi anni dilungatasi, il tutto fondendosi e livellandosi arricchisce gli astanti nei venerdì sera etnei, nella bellissima cornice dei locali dell’associazione Ashram in Via Landolina, 41. Come l’ultima, quella venerdì 1 novembre, che ha stupito gli astanti con le meraviglie dell’ebruuna tecnica di pittura sull’acqua dimostrata dal volontario Onur: «Ci creavano le sete e stoffe varie in Turchia e nelle zone vicine –  incalza Luca Gentile -. Magari gli addetti ai lavori la conoscono, ma per tanti è stato davvero stupefacente riuscire a praticarla. È stato emozionante, molto, e anche divertente».

I camini delle fate in Cappadocia

Un dipinto realizzato durante la serata dell’1 novembre di Café Guerbois

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