Barbaro Messina, l’artigiano che fa della Sicilia un’opera d’arte

Sugnu Sicilianu Il suo laboratorio di Paternò, che da più di mezzo secolo lavora in maniera creativa la lava dell'Etna, è ormai in mano ai suoi figli. Per l'artigiano etneo, adesso, la mission è quella della espressione artistica pura grazie alla pittura su pietra lavica ceramicata, una sua invenzione, o alle sculture in bronzo o terracotta: «La sperimentazione mi entusiasma ancora»

«Non riesco a pensare alla mia vita senza l’arte, ogni fase della mia esistenza è scandita dal dipingere, dallo scolpire, dal creare opere che raccontano il mondo che ci circonda e la maniera nella quale la mia anima lo rielabora». Inizia così a raccontarsi Barbaro Messina, l’artista-artigiano che per la sua originale tecnica di pittura sulla pietra lavica ceramicata è diventato un bene culturale vivente. E dunque fa parte dell’Eredità immateriale dei beni culturali istituita dalla Regione Siciliana. Messina aggiunge: «Sono contento dei molti riconoscimenti che mi giungono a livello regionale, nazionale ed internazionale, ma questo non muta il mio rapporto con la creazione artistica, rimango un artigiano affascinato dalla vita e dalle molteplici forme artistiche che la rappresentano e la interpretano. Ho superato da qualche anno la soglia dei 70 ma non è mutato il ritmo delle mie giornate. Quel che è mutato è che posso dedicarmi di più alla creazione artistica perché nel laboratorio artigianale sono subentrati i miei tre figli, Vincenzo (architetto-manager), Filippo e Rita. Dunque seguono loro gli aspetti aziendali ed io posso interamente dedicarmi alla ricerca ed alla sperimentazione continua. Cosa che del resto faccio da quando ero giovanissimo». Sono innumerevoli le mostre di artigianato e di arte alle quali ha partecipato nel mondo, fiere, dibattiti, convegni. «Mi invitano anche nelle università, dialogare con i giovani è una delle cose più belle. Vado nelle scuole, negli atenei, è una esperienza umana e culturale molto importante e formativa, ti fa riflettere su quello che fai, su come lo fai, su come trasmettere un messaggio. Penso sempre che è bello imparare qualcosa dagli altri».

Barbaro Messina, foto Gabriella Torrisi, nella galleria d'arte moderna di Misterbianco

Questo è Barbaro Messina, un personaggio sui generis, fuori dagli schemi, che ha realizzato e realizza il suo sogno nella quotidianità, fare della vita e dell’arte un tutt’uno. Messina è profondamente legato al mondo etneo, alla sua Paternò. «Nonostante io abbia girato il mondo ed in parte continuo a farlo, non ho mai abbandonato la mia città natia. Mi sento fortemente legato alle mie radici, è qui la mia famiglia, qui vi sono i luoghi che mi hanno ispirato e continuano ad ispirarmi, la valle del Simeto, la collina storica di Paternò, la visione dell’Etna che noi vediamo come un gigante che ci sovrasta e ci ammalia. E’ qui la mia Sicilia, il mio universo umano, artistico e culturale».

Mai pensato di trasferirsi?
«Mai, nemmeno quando passavo molto tempo lontano da questa terra, con lunghi viaggi nei diversi continenti. Tornavo sempre a casa, al mio laboratorio, è nei luoghi etnei che ho creato tutte le mie opere».

Come è nata la sua particolare tecnica di invenzione della pittura sulla pietra lavica ceramicata?
«Il mio percorso è iniziato utilizzando l’argilla ed il bronzo per la scultura. Poi ho utilizzato anche la pietra lavica, sempre per la scultura. Nel contempo disegnavo in maniera tradizionale. Avevo già dei buoni risultati, ma non ero soddisfatto. Vi era qualcosa che in me che volevo esternare ma non vi riuscivo pienamente sul piano artistico. E sul piano artigianale-artistico avevo intuito che senza una nuova tecnica, senza una invenzione, sarei stato uno fra tanti. La grande tradizione artigianale siciliana mi affascinava, ma io mi ero formato all’istituto d’arte e poi avevo studiato girando i grandi musei italiani ed internazionali. Ovvero, facendo grandi sacrifici, da giovane ero andato a visitare i grandi musei italiani con le opere del Rinascimento, quelli internazionali sul periodo contemporaneo. Ed ero andato anche in Nord Africa, affascinato da tradizioni differenti ma che nei millenni hanno avuto ed hanno molti punti in comune con la nostra civiltà mediterranea, in particolar modo nell’artigianato. Tutte queste esperienze mi hanno segnato positivamente, stimolandomi continuamente nella sperimentazione».

Barbaro Messina, foto Gabriella Torrisi, mare e vulcano in un dipinto su pietra lavica ceramicata

Quando avvenne la svolta?
«La svolta avvenne sul finire degli anni ’60, intuii che la pittura sulla pietra lavica era possibile, ma non si trattava solo della scelta giusta dei frammenti lavici, di trovare artigiani capaci di tagliare i blocchi di lava, era fondamentale il processo di pittura (disegno e colorazione) e la successiva ceramizzazione. La cottura nei forni ad alta temperatura è altrettanto importante. Tempi e modalità debbono essere ovviamente diversi rispetto alle lavorazioni artigianali tradizionali. Per questioni tecnico-scientifiche la cottura negli alti forni produce una esplosione dei colori, ma se non si è in grado di controllare questa esplosione avviene il caos. Ogni colore in parte si trasforma, assume tonalità diverse. Dopo vari esperimenti riuscii ad entrare in questa nuova dimensione, ed iniziai ad adattare le tecniche di pittura al risultato finale. Ma anche quando la mia tecnica veniva scoperta ed ammirata nel mondo, non ho mai smesso per un giorno di ricercare e sperimentare».

Ricorda alcuni momenti della genesi del successo?
«Ricordo che in diversi luoghi del centro-nord d’Italia iniziavo a diventare un caso positivo, ma sicuramente un notevole contributo fu dato dal successo a New York, e poi in altre importanti città europee. E’ stato un crescendo, ad un certo punto i prodotti del mio laboratorio Le Nid, vasi, tavoli, pavimenti mi venivano richiesti da ogni parte del mondo: da Parigi e Londra al Medio Oriente, dagli Stati Uniti al Giappone. Ricordo dei tavoli che abbiamo realizzato per degli sceicchi arabi con tanti colori della nostra Sicilia, del mondo etneo, erano talmente grandi che avemmo difficoltà a trasportali. Di recente mio figlio Vincenzo ha internazionalizzato maggiormente l’azienda artigianale, ha rafforzato i rapporti con Londra ed altre grandi metropoli internazionali e sta avendo notevole successo nel mercato russo. Vi sono ricchi russi che arredano intere ville con le nostre ceramiche. Io invece mi concentro sulla dimensione puramente artistica, continuando a creare nuovi dipinti che rappresentano il mio mondo interiore che si intreccia profondamente con i luoghi etnei. Continuo a partecipare a mostre in giro per il mondo, in particolare in Italia».

Barbaro Messina, foto Gabriella Torrisi, il mondo etneo in un dipinto su pietra lavica ceramicata

A quali mostre ha partecipato di recente?
«A Firenze a Palazzo Spadolini, a Misterbianco alla galleria d’Arte Moderna. Ho esposto molti dipinti in pietra lavica che avevano avuto un notevole successo a Nicolosi, luogo che amo molto. Nicolosi per me rappresenta un legame profondo con l’Etna. E’ un comune che mi ha accolto molti lustri fa in maniera decisamente bella. In particolare voglio sottolineare la straordinaria collaborazione con il sindaco Nino Borzi. Con lui abbiamo portato ad alti livelli la tradizione esposizione estiva dell’artigianato, dando la possibilità di esporre a molte persone di qualità nella piazza centrale del paese. Nel contempo hanno voluto darmi lo spazio della sala comunale per farmi esporre, sempre in agosto, una mia personale dei dipinti su pietra lavica ceramicata. La mostra “Sensazioni” è diventata un evento nazionale. E questo mi emoziona molto, perché nonostante i vari riconoscimenti io resto un umile artigiano. Non ho potuto trattenere le lacrime quando mi hanno assegnato la cittadinanza onoraria».

Barbaro Messina, foto Gabriella Torrisi, presepe in terracotta

Ha inciso anche il lavoro che ha fatto con la scuola di artigianato?
«Certamente, e questo è uno dei miei grandi sogni realizzati. A Nicolosi mi hanno aperto le porte, hanno creato le condizioni per farmi lavorare alla grande. Da insegnante volontario negli anni alla scuola di Nicolosi ho formato molte decine di artigiani ed artisti. Parecchi dei quali hanno creato una loro azienda, una loro autonoma attività. Creare opportunità per gli altri, come ho sempre fatto anche nel mio laboratorio, è una cosa bellissima. Ti riempie il cuore di gioia. Io sono convinto che l’arte abbia anche una importante funzione sociale. E pensare che l’idea di una scuola di artigianato parecchi decenni fa l’avevo realizzata a Paternò, poi tutti governi che si sono succeduti fino all’attuale non mi hanno più messo in condizione di poterla riprendere. Questo mi rattrista, ma non è dipeso e non dipende dalla mia volontà».

Barbaro Messina, foto Gabriella Torrisi, presepe in bronzo

Cosa vi è nel suo futuro?
«Continuare a creare opere d’arte, aiutare i giovani ad avvicinarsi al mondo artigianale ed artistico, mettere al servizio degli altri le mie conoscenze per dare l’opportunità ai giovani e meno giovani di creare una loro dimensione lavorativa. L’artigianato avrebbe bisogno di essere valorizzato a tutti i livelli istituzionali, vi sono notevoli margini di crescita di questo settore che da molti lustri è stato sottovalutato dalla politica. Invece è proprio grazie allo sviluppo dell’artigianato, dell’agricoltura, delle industrie tecnologiche, dell’agroindustria, ed alla valorizzazione dei beni culturali e nuove politiche nel settore turistico che la Sicilia può risorgere. Vi sono già delle eccellenze nel mondo etneo. Il futuro può anche essere qui, ma bisogna che tutti quelli animati da buona volontà ci lavorino con un nuovo spirito sinergico e costruttivo…».

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