mercoledì 24 ottobre 2018

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Barbaro Messina: «Il Mediterraneo è il luogo degli approdi, è una dimensione aperta»

Sugnu sicilianu

Nelle nuove opere in mostra a Nicolosi ed a Lampedusa, l'artista ed artigiano paternese, famoso per i lavori in pietra lavica ceramicata, si confronta sempre più spesso con i temi dei miti classici così come sulla questione dei migranti: «Non capisco come il Mediterraneo da luogo di incontro delle culture possa esser trasformato in dimensione di chiusura»


di Salvo Fallica

I miti classici si incontrano con il mondo mediterraneo contemporaneo mediante il tema della migrazione. L'artista ed artigiano paternese Barbaro Messina, che con le sue opere in pietra lavica ceramicata si è affermato a livello internazionale, si confronta con un tema di stringente attualità e per farlo attinge al modo classico. I miti sono all'origine del pensiero e dell'arte occidentale, Messina ritiene che in queste dimensioni vi sia l'interpretazione più profonda della nostra storia. E che solo partendo da una adeguata interpretazione del passato si possa giungere ad una più acuta conoscenza del presente.

Le nuove opere di Messina sono in mostra a Nicolosi ed a Lampedusa. A Nicolosi, alle pendici della sua amata Etna, l'esposizione delle sue opere - assieme a quelle di molti suoi allievi - si trova nella scuola di artigianato nicolosita, da lui diretta. Un'azione culturale di volontariato che ha fatto nascere e crescere nuovi talenti, artiste ed artisti che sulla sua scia si fanno conoscere nel panorama nazionale. Messina non nasconde la sua gioia intellettuale: «Vedere nascere talenti, vederli affermare è una soddisfazione immensa. Poter constatare che quello che tu trasmetti agli altri viene recepito in maniera originale è un risultato grande». Opus Aetna, miti e leggende della Sicilia, è l’ultima collezione di sculture in lava maiolicata esposta a Nicolosi, che completa la collezione Fuoco e Terra dell’Etna 2.0 iniziata nel 2016 come omaggio al Mediterraneo.

Barbaro Messina con l'artista Alfina Miceli, sua allieva, foto di Salvo Fallica

Alcune opere di Messina sono anche a Lampedusa, in esposizione al Museo delle migrazioni fino al 6 ottobre: «Mediterranean Lands - Approdi mediterranei - spiega l'artista - racchiude l'essenza filosofica, emozionale, della mia più recente produzione artistica. Vorrei, però, che si comprendesse che non si tratta semplicemente delle ultime opere, negli ultimi lustri mi sono già confrontato con i temi dei miti classici così come sulla questione dei migranti. Nell'ultimo periodo la mia dimensione creativa ed emozionale mi ha spinto ad occuparmi più intensamente di tali argomenti. Penso che l'arte non possa essere concepita come una dimensione distaccata dalla realtà concreta. Anche l'arte apparentemente astratta risente degli influssi del mondo che ci circonda. E con questo non intendo solo il mondo fattuale, empirico, ma la dimensione del flusso di esperienza esterna ed interna, le emozioni, i sentimenti contrastanti che l'essere umano vive quotidianamente. E potrei aggiungervi anche il contrasto interiore sempre più acuto e lacerante che l'uomo contemporaneo vive».

Messina durante l'inaugurazione a Lampedusa lo scorso 20 giugno

Messina fa una breve pausa, poi sostiene: «Sia chiaro, le ferite interiori dell'uomo contemporaneo sono diverse da quelle dell'antichità ma la sofferenza interiore, il sentimento drammatico dei contrasti interni sono in realtà molto più simili di quello che si possa pensare. Nella letteratura greca ed in particolare nella poesia e nel teatro greco, vi sono in nuce molte delle contraddizioni dell'uomo post-moderno. Nei miti non vi era solo la soluzione dei contrasti ma anche l'elemento dell'indicibile, il mistero insondabile della vita umana, la tensione verso qualcosa di più grande, la difficoltà di comprendere il senso dell'esistenza. Nella proiezione mitica vi era il superamento dell'orizzonte fisico, la proiezione in un mondo ideale, vi era la tensione ma non la soluzione tout court delle contraddizioni dell'esistere».

Nell'ultima fase artistica di Messina vi è una visione interpretativa che appare sempre più filosoficamente fenomenologica, ovvero un concentrarsi su ciò che appare alla coscienza per cogliere il senso autentico dei fenomeni. E l'interpretazione parte dalla intenzionalità della coscienza, una coscienza che Messina rivolge verso le tematiche dell'uomo. Un processo che per lui non è mai solo teoretico ma sempre impregnato di emozioni, passioni, tensione etica. Messina non riesce a comprendere come «il Mar Mediterraneo da luogo di dimensione di incontro delle culture possa esser trasformato in dimensione di chiusura. Il Mediterraneo è il luogo di incontro fra tre continenti, è la dimensione più ricca di storia dell'intera umanità». Il riferimento immediato è all'opera di un grande storico, l'annalista francese Fernand Braudel.

Migranti, opera di Barbaro Messina, foto di Salvo Fallica

Messina argomenta: «Ignorare il passato vuol dire non comprendere il presente e costruire un futuro privo di speranza. Il Mediterraneo è il luogo degli approdi, è una dimensione aperta. Questo non vuol dire pensare ad un mondo senza regole, è giusto che le regole vi siano, se ne possono costruire di nuove ma il senso dell'umanità non può essere perduto. Il dialogo con gli altri popoli è fondamentale e non possiamo pensare che il mondo più evoluto economicamente, scientificamente, tecnologicamente, costruisca una barriera verso quelli che soffrono. Per me l'arte, la cultura, la vita medesima, sono un ponte verso gli altri. Come afferma papa Francesco noi dobbiamo costruire ponti non muri. Sui muri si può sbattere, mentre i ponti sono il simbolo del cammino, l'emblema della libertà. Nelle mie opere mostro i greci che scoprono la Sicilia, il mondo "occidentale". Giungono sulle coste ioniche siciliane, vi si insediano e costruiscono una delle più grandi civiltà del Mediterraneo. Non a caso la Sicilia greca è stata definita l'America del mondo antico».

Opera di Barbaro Messina, foto di Salvo Fallica

Le città greche di Sicilia, frutto dell'incrocio fra i greci ed i siculi competevano con la madre patria, Siracusa rivaleggiava con Atene. Senza le migrazioni il nostro mondo non esisterebbe. La ceramica ha avuto uno sviluppo straordinario grazie all'impulso dei greci, ma a sua volta anche la Grecia ebbe un forte influsso da migrazioni provenienti dall'Oriente. Il mondo interconnesso ebbe un forte input grazie ai Greci, che dal Mediterraneo Orientale a quello Occidentale posero le basi per la modernità.

Nelle opere di Messina l'Etna continua ad essere il punto di riferimento fondamentale: «La madre Etna è il mio faro, è l'ispirazione primigenia della mia produzione artistica, la valle del Simeto è profondamente legata alla "montagna". Più che vulcano io preferisco chiamarla 'a muntagna, montagna che che è nata nel Mar Ionio. Sono gli elementi ricorrenti nelle mie creazioni, io mi ritengo un artigiano legato alla terra, all'aria che respiro, per me l'arte è vita non solo in senso psicologico-culturale ma anche fisica. Del resto la ceramica è legata profondamente alla materia. La ceramica lavica è doppiamente legata alla terra, perché dai vulcani è nata la nostra vita. Dunque è un ricollegarsi al mondo originario”.

Mar Ionio, i greci, il vulcano, opera di Barba Messina, foto di Salvo Fallica

E' un rapporto fisico e metafisico quello di Messina con il vulcano, anzi con i vulcani. Anche la collina storica della sua amata Paternò è nata da un antico vulcano spento. Collina storica, valle del Simeto, l'Etna, il mar Ionio, gli elementi che legano oltre 60 anni di attività artistica. Messina da qualche anno ha superato i 70 ma continua ad avere un dinamismo notevole, sta già programmando nuove mostre, nuove iniziative culturali. E dato che da diversi anni Le Nid, la sua azienda è saldamente nelle mani del figlio, il manager-architetto Vincenzo, che l'ha ancor più internazionalizzata, Barbaro ha molto più tempo per dedicarsi alla pura creatività artistica.

Cita sempre anche gli altri figli: «Filippo ha una vena artistica originale, l'ha nel Dna. Non finisce di sorprendermi per qualità e capacità sperimentale». E Rita: «Mi cura la comunicazione, scrive le presentazioni delle mostre. Mi cura i dialoghi. Anzi, come si dice adesso, le public relations». Messina sorride: «Come è noto, sono un po' disordinato, mia figlia Rita mi ordina tutto. Lei è una memoria storica vivente». E sulla tecnologia confida: «Mi aiuta anche mia moglie Maria, è tecnologica. Abbiamo un rapporto splendido, preferisce stare sempre dietro le quinte ma è una presenza fondamentale nella mia vita. Una fonte di ispirazione esistenziale ed affettiva».

Messina è un vulcano in eruzione, racconta e si racconta. Arte e vita sono in lui in perfetta congiunzione astrale. Come i suoi colori. Per riuscire a forgiarli nelle loro meravigliose tonalità vi ha lavorato molti decenni, frutto anche di un sapiente studio in laboratorio. Per ottenere l'esplosione dei colori sulla pietra lavica ceramicata occorre non solo la fantasia creativa ma anche una conoscenza delle tecniche di ceramizzazione.

Messina chiosa: «Ho creato delle tecniche innovative anche grazie agli esperimenti con i forni ad alta temperatura. Un iter complesso, dalla scelta dei frammenti lavici alla lavorazione e pittura della pietra lavica alla ceramizzazione con la conseguente "cottura" nei forni ad alta temperatura. Ogni piccolo passaggio provoca una mutazione. Per ottenere delle sfumature di colori vi ho lavorato anche trent'anni. E continuo a lavorarvi. Mi studiano nelle università e ne sono felice». Ma nessuna meta è mai del tutto raggiunta, l'arte è sempre in fieri: «Sto lavorando a nuove idee, presto spero di potervi raccontare nuove creazioni...».

Le fatiche di Ercole, opera di Carlo Anfuso, allievo di Messina, foto di Salvo Fallica


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 19 luglio 2018





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