Alessia Gazzola e l’affascinanante dinamicità giallo-rosa di Costanza Macallè

Libri e Fumetti “Costanza e buoni propositi” (edito da Longanesi) è il nuovo romanzo della scrittrice messinese, incentrato sulla figura di Costanza Macallè, la paleopatologa siciliana a Verona per lavoro. Perché piace al pubblico questo personaggio? Perché si tratta di figure che sono intrise di umanità, che pur essendo creazioni narrative rimandano alla concretezza della vita quotidiana, e mostrano il loro meglio partendo dalle proprie insicurezze

Un nuovo caso tra Verona e Milano per Costanza Macallè. Ritorna dunque il personaggio letterario di Costanza in questo nuovo romanzo di Alessia Gazzola. La narratrice di Messina ha conquistato un suo spazio con i libri molto noti che sono stati trasposti televisivamente nella fiction di Rai Uno “L’allieva”

Quando recensimmo “Questione di Costanza” cogliemmo subito che il nuovo personaggio femminile funzionava. E funziona anche nel nuovo romanzo dal titolo “Costanza e buoni propositi” (edito da Longanesi). La trentenne Costanza è una messinese, laureata in medicina. Ha una figlia di nome Flora. E portando con sé la bambina è emigrata al Nord, a Verona. Dalla città dello Stretto nel cuore del Mediterraneo si è spostata nel profondo Nord, nella città di Giulietta e Romeo. E per lavorare (come abbiam visto nel primo romanzo) ha accettato un posto a tempo determinato in un Istituto di Paleopatologia. Costanza è una figura originale e dinamica, ironica ed affascinante. I suoi capelli rossi non passano inosservati. Costanza affronta la complessità della sua esistenza con una notevole determinazione e con un mix efficace di resistenza e resilienza. 

Il titolo sui ‘buoni propositi’ è legato alla sua volontà ed alla sua personalità ma anche alla sua filosofia esistenziale fondata sulla consapevolezza che dietro i buoni propositi vi sono anche delle illusioni. Ed a volte (non poche) vi sono solo mere illusioni. Quella di Costanza non è una vita lineare, sa far zig-zag e trovare soluzioni ai problemi con intuito notevole. Intuito legato ad una capacità razionale di indagine che la fa giungere a svelare casi storici ed autentici gialli. Segue il divenire eracliteo delle cose, sempre aperta alla possibilità del cambiamento

Perché piace al pubblico questo nuovo personaggio? Perché come altri personaggi di Gazzola si tratta di figure che sono intrise di umanità, che pur essendo creazioni narrative rimandano alla concretezza della vita quotidiana, perché mostrano il loro meglio partendo dalle proprie insicurezze. E dall’imperfezione che nasce l’originalità, e con l’imperfezione che ogni essere umano si confronta. Costanza ha passione vitale e cerca di raggiungere mete non astratte ed assolute ma pragmatiche e di buon senso. Ha anche il piacere della sfida, di misurarsi con casi complessi sul piano storico, scientifico ed umano. E si confronta di continuo con le emozioni. Costanza nel nuovo romanzo si troverà dinanzi a scelte importanti da prendere.  Al centro del “giallo” vi è “un sito archeologico milanese che porta alla luce un incredibile mistero dal passato medievale della città. 

La scrittrice messinese Alessia Gazzola

La scrittura di Alessia Gazzola emerge per la capacità di fluido racconto delle storie ma anche per l’efficacia descrittiva dei luoghi. “L’indomani, dopo aver lasciato Flora e i nuovi documenti all’asilo, inforco la bici per raggiungere l’Istituto di Paleopatologia dove lavoro. Si trova in un ex orfanotrofio trasformato in sede universitaria di vari dipartimenti, tra cui il nostro. È un bellissimo edificio del Seicento e sul retro ha un giardino tutto suo, all’interno del quale dimentichi di essere a Verona e ti senti in un quadro del Rinascimento. Sono appena fioriti gli anemoni che punteggiano le aiuole di viola e di bianco e al centro zampilla una fontana fino alle cinque del pomeriggio. Il bello è che per raggiungere i locali del nostro Istituto bisogna attraversarlo per forza, quindi c’è sempre una buona scusa per trascorrerci del tempo. Anselmo mi viene incontro. È un medievista con le gambe a X che sembra un licantropo nelle notti di luna piena. Dice di essere transitoriamente prestato alla paleopatologia – del resto siamo tutti transitori qui, dato che l’Istituto potrebbe chiudere da un momento all’altro per carenza di fondi che finanzino le ricerche.

‘Macallè, te la vuoi fare una gita a Milano?’ ‘Ora?’ ‘Hanno trovato dei resti umani durante gli scavi e hanno chiamato Melchiorre, che non se lo è fatto ripetere due volte. Ha detto che dobbiamo andarci tutti e quattro’.”

Gazzola ha anche il ritmo narrativo dialogico da fiction: “I giorni succesivi sono dedicati all’analisi delle ossa che abbiamo prelevato nella galleria a Milano. Dopo averle catalogate tutte, rimetterle in ordine su due tavoli da lavoro non si rileva troppo impegnativo. Prendo l’altro teschio. I tetti delle orbite sono porosi, l’osso alveolare in effetti è eroso. Doveva avere parecchi problemi alle gengive. ‘Scorbuto?’ propongo, memore di un capitolo che ho appena studiato sulla malattia che consegue alla carenza di vitamina C. Sarah risponde con l’unica idea che le viene in mente: «Bisogna portarle in Radiologia e chiedere un riscontro. Dobbiamo capire in che condizioni siano davvero queste ossa, ma la vista ha i suoi limiti».

Alessandra Mastronardi, la Alice Allevi della tv, e Alessia Gazzola

«Da quel che ho letto, lo scorbuto era diffuso nelle aree rurali delle regioni nordiche, a causa dei lunghi inverni e dei raccolti poveri…» aggiungo, ispirata e contenta di poter trovare applicazione a qualcosa che ho studiato, un’ebbrezza che non provavo dai tempi in cui in effetti praticavo il lavoro per cui mi ero preparata. «Oppure… se è vero che erano due religiose… ti ricordi, Ans, quando mi hai parlato della “santa anoressia”?».

“Forse Ans non ricorda, ma non perde l’abitudine di sfottermi. «Approfittiamo di questa tua impennata di propositività, Macallè. Chiama tu in Radiologia hic et nunc!» ribatte, senza sollevare  lo sguardo dal monitor mentre Sarah mi porge il cellullare. Eseguo senza farmelo ripetere due volte: perché sarà anche vero che qui non celebro la mia passione ma sto imparando come funziona questo lavoro, e a tutti piace sentire che si è impegnati in qualcosa di utile che è anche il proprio dovere. Quando lo si compie senza avere il volano della passione, sorprendentemente si prova ancora più soddisfazione”.

Il racconto della ricerca del mistero è alternato alle riflessioni interiori ed alle scelte esistenziali del futuro di Costanza: “Dentro la mia mente, nel frattempo, i pensieri fanno le capriole. A questo punto, senza mia sorella, se davvero mi prenderanno a Venezia forse conviene andare a vivere lì. Certo, per Marco si allungherebbe un bel po’ la strada. Oddio, che senso di stordimento e sconquasso. Chissà se arriverà un momento in cui le acque resteranno quiete e ogni giorno sarà uguale al precedente. Per certuni questo equivale alla morte emotiva, eppure allo stato attuale è per me l’obiettivo più desiderabile”.

In questo romanzo si intrecciano il “giallo”, il “rosa”, la ricerca nel passato ed il presente…

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