Una messa in scena poco incisiva l’Orfeo di Mitoff

Recensioni La piéce che al Castello Ursino di Catania ha aperto la rassegna dedicata al teatro classico, riletta e adattata da Salvatore Guglielmino, prometteva di essere interessante ma non ha convinto del tutto

Rileggere un mito classico è ormai di moda. Se poi il protagonista è nientemeno che Orfeo, il magico poeta che ammaliava tutti col suo canto, l’operazione si fa difficile e insidiosa.
Così lo scorso 31 agosto nell’imponente corte del Castello Ursino, dinanzi a un folto pubblico si è inaugurata la rassegna dedicata al teatro classico Mitoff, inserita nel cartellone del Summer Fest patrocinata dal Comune di Catania, una produzione MediaManagerEvents, con una piéce che prometteva di essere interessante, l’affascinante storia di Orfeo riletta e adattata per il palcoscenico da Salvatore Guglielmino, che ha rivestito i panni del protagonista.

Il cast di Orfeo - ph Dino Stornello

Affascinante l’incipit con una brava Alice Ferlito, che, nel ruolo della corifea (oltre che successivamente in quello di Persefone), ha narrato l’infelice storia del cantore di Tracia e della sua amata Euridìce (con l’accento sulla penultima, eppure nello spettacolo si è infelicemente ritratto sulla terzultima, dando come esito un orribile Eurìdice!). Poi hanno duettato sulla scena Salvatore Guglielmino e Martina Minissale, che hanno offerto una recitazione adeguata, intermezzando la parti recitate con brani cantati accompagnati dalla musica di un quartetto d’archi arrangiata da Giuseppe Romeo.

Da Virgilio e Ovidio a Cesare Pavese: inquietante ma suggestiva si è rivelata la rilettura di Guglielmino del tragico mito, che forse necessitava di una messa in scena un tantino più incisiva, anche se Martina Minissale ha ben incarnato la complessa psicologia di Euridice, scissa tra amore per il marito e il desiderio di rimanere nel regno dei morti per continuare ad ispirarlo. Non sappiamo se, tra le pieghe della sua rilettura, Guglielmino non abbia tenuto presente Paola Mastrocola e il suo bel libro “L’amore prima di noi” dove Euridice ha voglia di tornare a vivere, ma “chi impara a staccarsi dalle cose non torna”: ormai per lei l’amore è lontananza.

Alice Ferlito ha suggellato con una narrazione accorata l’infelice vicenda di Orfeo, preda delle Baccanti, come ci racconta Ovidio, perchè insegnò ai traci ad indirizzare il proprio amore verso i fanciulli (ma la pederastia, si sa, in Grecia era katà physin, secondo natura).
Attendiamo fiduciosi i prossimi appuntamenti della rassegna. Salvatore Guglielmino ha promesso che si tratterà di spettacoli all’insegna della classicità, quello che tutti gli estimatori vorrebbero. Fedra di Seneca il 14 settembre e Agamennone di Eschilo il 28 ben fanno sperare…

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