“TuttApposto”, una commedia sociale dal retrogusto agrodolce

Buio in sala Con una comicità intelligente Roberto Lipari, nel film diretto da Gianni Costantino, affonda con garbo lo stiletto dell’ ironia in qualcosa in cui, tutti quelli che hanno affrontato studi universitari, conoscono benissimo

Roberto Lipari, comico palermitano emergente e già star conclamata del web, ha esordito da protagonista nelle sale cinematografiche italiane lo scorso 3 ottobre con “Tuttapposto” diretto dal regista Gianni Costantino. Del film  Roberto Lipari è co-sceneggiatore, assieme a Ignazio Rosato, Paolo Pintacuda, Roberto Anelli e lo stesso regista.
La commedia leggera e irriverente ha saturato nei primi giorni di proiezione tutti i posti dei cinema palermitani (registrando il primo incasso italiano nella prima settimana) con incremento di vendite di bibite e pop corn da parte di platee rilassate, quasi stravaccate sulle poltrone.
Sì, perché ci si bendispone ad una comicità profondamente compresa nel bofonchiare timido, nel sarcastico ripetere le frasi, in quel gesticolare rassegnato e dissacrante che è proprio dell’ agire siculo. Con la produzione di
  Ficarra e Picone, icone ormai consacrate della comicità intelligente siciliana, e circondato da un  cast a prevalente provenienza del teatro siciliano, Lipari conquista consapevole il suo spazio personalissimo regalandoci una commedia sociale, dal retrogusto agrodolce. Affonda con garbo  lo stiletto dell’ ironia in qualcosa in cui, tutti quelli che hanno affrontato studi universitari, conoscono benissimo.

Sergio Friscia e Roberto Lipari in “TuttApposto”

Il protagonista Roberto (Roberto Lipari )  la cui vera passione è la musica, è un ragazzo della borghesia che vive passivamente la condizione di agiatezza familiare e sin da bambino è stato abituato ad un mondo fatto di raccomandazioni. Roberto frequenta svogliatamente  l’università di cui suo padre (Luca Zingaretti) è il Magnifico Rettore salito al soglio accademico grazie alla famiglia Mancuso, la quale ha sistemato tutto il parentado  che esercita nella più assoluta libertà le forme molteplici di corruzione. Negli austeri edifici dell’università di Borbona , geniale toponimo che identifica ed associa appieno il significato di farraginoso  e corrotto, l’ateneo è il sistema intoccabile di  potere. L’indiscussa overdose di parentele,  dove ad un cognome risponde una pletora di persone impiegate come corpo docente e non docente,  intesse la comoda ragnatela di posti gestiti in una sorta di monarchico diritto acquisito.

Luca Zingaretti e Roberto Lipari in “TuttApposto”

Roberto sembra disconoscere altri modi di vivere, e si adagia nella premurosa sollecitudine della madre Luisella (Silvana Fallisi) in ossessiva preparazione  di dolciumi casalinghi e dei trenta e lode segnati in sequenza in ossequio al padre rettore. Tutto questo fino a quando  l’amore, nei panni di Irina (Viktoriya Pisotska),  studentessa russa  presente a Borbona per un percorso Erasmus, irrompe nella sua vita e lo induce a scrollarsi di dosso i privilegi vissuti.
A cascata le reazioni inaspettate : via di casa  senza vestit , senza, valigia, senza la macchina, ma solo con un sacchetto vuoto di plastica,  a condividere con una opulenta barbona la prima nottata fuori casa. Il web, strumento così caro al Lipari comico, subentra protagonista nella sceneggiatura del film.  Infatti, l’app Tripadvisor utilizzata allo spasimo da Nuccio (Sergio Friscia), gestore alienato di un fast food che rincorre le migliori valutazioni sulle sue “arancin”, gli dà l’idea
 di un’app che  proprio la bella Irina metterà a punto.
L’ app, che prende il nome di
tuttoapposto, attraverso il voto sui cellulari assegnerà il gradimento  da parte degli studenti al corpo insegnante. Il sistema cristallizzato in anni  di potere assoluto, di assenteismo e nepotismo, viene improvvisamente sconvolto dai docenti  pur di ottenere un consenso e buone recensioni.

Roberto Lipari e Viktoriya Pisotska in “TuttApposto”


Ma fatta la legge, trovato l’inganno; il potere inatteso corrompe anche i giovani, e così il film  diventa confronto tra generazioni apparentemente distanti anni luce, ma che gli scandali reciproci mostrano incredibilmente simili. In una girandola di situazioni  le diverse figure femminili sembrano le chiavi di volta della vicenda: Irina
con la sua inflessibilità non vuole scendere a compromessi, anche se a suo favore; la madre Luisella, ad un certo punto, depone il sorriso compiacente e con sguardo serissimo redarguisce  il supponente marito-rettore invitandolo a crescere, e per finire la splendida Monica Guerritore, nelle vesti del Ministro dell’Istruzione che vuole capire (……abbiamo molto da dirci).
In un ritmo cinematografico che regge benissimo grazie anche ai personaggi fortemente caratterizzati, dove anche i piccoli ruoli trovano  perfetta collocazione, il finale ai più sembrerà poco credibile; ma questo era forse l’unico modo per chiudere. Una commedia, infatti, non può uscire dalle sue tematiche. E poi chi dice che sia folle indulgere alla speranza? Chi dice che le cose un giorno non possano cambiare, affidando al merito il giusto merito, alla rettitudine la dirittura da seguire, ed agli amori impossibili di trovare soluzioni possibili, pur nel fare cose folli? Persino in quella di raggiungere in autostop la lontana Mosca, alla ricerca della bionda Irina, studentessa integerrima di un Erasmus siciliano.

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