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Sull’orlo di un abisso, ho sognato la fine della battaglia delle idee

Blog Ho sognato che tutto ciò che abbiamo chiamato cultura, libero pensiero, formazione intellettuale, spirituale, civile veniva trattato come un reato. Ho sognato un ceto accademico che non discuteva più di Petrarca o Spinoza, ma di governance e tabelle da compilare. Al posto di letterati, filosofi, ideologi in sogno ho visto un “mucchio selvaggio” di giovinetti chiamati blogger, influencer, youtuber. Non ho visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione ma...

Che incubo, stanotte.

Ho sognato che tutto ciò che abbiamo chiamato cultura, libero pensiero, formazione intellettuale, spirituale, civile veniva bandito se non trattato come un reato. Ho sognato un ministro che diceva che coi libri non si imbottiscono i panini, un altro ministro che divideva gli studi universitari in tre anni di ripetizione del liceo più due di smercio di crediti, un imprenditore che alla bella TV di un tempo con Pirandello e Fellini in prima serata sostituiva tante TV con Jerry Calà, divette seminude e idioti che aprono scatoloni, ho sognato gloriose case editrici che un tempo pubblicavano Sciascia, Moravia, Calvino e ora Fabio Volo e la Ferragni.

Ho sognato un ceto accademico che non discuteva più di Petrarca o di Spinoza, di giusnaturalismo o di bioetica, di teologia o dei quanti, ma di governance e di rapporti col territorio, di tabelle da compilare e ragionieri da consultare, di punti in organico e diktat dell’ANVUR; e studenti a raccoglier punti come quelli del Mulino Bianco, chi raccattandoli in un’incomprensibile conferenza, chi compilando test a risposta multipla.

Ho sognato la fine di quella che un tempo si chiamava “battaglia delle idee”, quando civilmente e argomentando un Salinari e un Fortini potevano disputare su un romanzo di Pratolini e sulla “questione del realismo”, o un Norberto Bobbio e un Lelio Basso su socialismo, libertà, giustizia sociale. Al posto dei letterati, dei filosofi, degli ideologi in sogno ho visto installarsi un “mucchio selvaggio” di giovinetti chiamati blogger, influencer, youtuber che orientano il consumo d’un libro, d’un film o d’una idea più della nobile e obsoleta recensione d’antan, che non legge più nessuno.

Ho visto un mondo governato dai tecnici: un mondo, perciò, di cui aggiustare tutt’al più qualche rotella d’un ingranaggio funzionale al consenso, un mondo da non mettere più in discussione e dunque non più bisognoso di petulanti intellettuali. Un mondo senza congiuntivi e senza aggettivi, un mondo senza regole grammaticali e (semplice coincidenza?) senza regole civili, un mondo senza sogni migliori del mio.

Ho visto in sogno tutto questo. Non ho visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, non ho visto i raggi beta balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. Ma mi trovavo anch’io, come Rutger Hauer, sull’orlo di un abisso.

Rutger Hauer nei panni di Roy Batty il replicante di “Blade runner”

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