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Sul podio Sara Reginella e Edgardo Scott. Armando Editore, sei titoli in un giorno

Le letture consigliate da Salvatore Massimo Fazio

Blog Nella settimana da leggere, dal 15 al 21 giugno, c'è il "Lutto" di Edgardo Scott e "Donbass. La guerra fantasma nel cuore d'Europa" di Sara Reginella ovvero i libri contro copertina e copertina. Armando Editore il 15 giugno propone sei volumi. Filosofia e Covid ancora presenti grazie a Marietti 1820 e Fefè Edizioni

Settimana da leggere quella da martedì 15 a lunedì 21 giugno che riprende e richiama anche due bei libri che sarebbero dovuti uscire il 10, ma a causa dello sciopero nazionale dei distributori, sono slittati in avanti. Ed eccoli qui, “Lutto” di Edgardo Scott come ‘Libro contro copertina’ , pubblicato nella collana xaimaca jarama di Arkadia editore e un nuovo volume su chi ha sacrificato molte delle sue ore a sostegno della salvezza di quelle persone che hanno rischiato di morire di covid: Agnese Tancredi pubblica per Fefè edizioni “Ricordati di respirare. Io, infermiera Covid in prima linea”.

È anche una settimana che dedichiamo ad Armando Editore che il 15 giugno esce con 4 volumi. Poi spazio al padre dell’ermeneutica Gadamer proposto da Marietti 1820, a Mark Crilley pubblicato da Tunué e al Libro copertina La guerra fantasma di Sara Reginella, ExOrma Edizioni. Nuovo volume per la collana The Passenger di Iperborea: è la volta della Svizzera. Il ritorno di Amleto De Silva per Les Flaneurs con un romanzo dedicato ad un personaggio mitologico del pugile e FVE Edizioni a 100 anni da Gioia! di Annie Vivanti inaugura la ripubblicazione dell’autrice morta a Torino.

Non perdiamo tempo, accingiamoci alla conoscenza delle nostre proposte editoriali.

Libro contro copertina: Edgardo Scott, Lutto, Arkadia Editore

Un tempo la libertà, l’onore e la rivoluzione erano utopie sociali. Per qualcuno rappresentavano cause per cui dare la vita, per altri parole d’ordine e idee che formavano la morale dell’epoca. “Lutto”, che ha come tema l’insicurezza, è il negativo di tali utopie. Nel paesaggio violento e marginale della periferia di Buenos Aires, Chiche subisce un furto nel negozio di elettrodomestici che ha ereditato dal padre. La sua reazione causa una sparatoria che provoca la morte di sua moglie. A partire da quel momento, i suoi giorni trascorrono in un’apatia popolata da fantasie di vendetta che neanche la presenza della figlia, del suo vicino e unico amico Miguel e di altre due donne, riuscirà ad alleviare. Perché Chiche non è semplicemente un vedovo, né un solitario, ma un uomo profondamente solo.

Agnese Tancredi, Ricordati di respirare. Io, infermiera Covid in prima linea, Fefè edizioni
«Quando ho iniziato a scrivere questo libro, avevo solo il bisogno di mettere su carta la mia sofferenza, la mia paura e la mia angoscia. Era il mio modo per liberarmi di un fardello troppo pesante da portare sulle spalle. Avevo bisogno di energia positiva per affrontare questa sfida, i pensieri negativi andavano rimossi ma non volevo dimenticare nulla di quello che mi stava capitando, avevo bisogno di rivedere a distanza la mia esperienza per comprenderla meglio.»

Il diario di Agnese, infermiera del reparto Covid all’ospedale di Bologna, che ripercorre dal marzo 2020 al 7 aprile 2021 i momenti più aspri e difficoltosi della pandemia che ha messo in ginocchio il mondo, ma anche gli incontri e le storie dei malati, quelle dei colleghi e dei famigliari.
Tanti anni in Ospedale mi hanno insegnato che fare il nostro lavoro vuole certamente dire avere studiato, essere coscienziosi e attenti, ma che è indispensabile anche saper comunicare, offrire un sorriso, stringere una mano. E Agnese, nel girone infernale che è stato il suo reparto in quei mesi – come tanti altri in Italia e nel mondo –, ci dimostra come questo sia possibile, e sia ciò che fa la differenza; perché una delle cose che più ha colpito tutti noi, in questa catastrofe, è stato, oltre al numero dei morti, il modo in cui si moriva: soli. Agnese e i suoi colleghi hanno cercato di alleviare quella solitudine, con tatto e umanità.
In queste pagine troverete tutto: l’incredulità e lo sconcerto dei primi momenti, l’impreparazione, la disperazione, ma anche la forza, la tenacia, l’empatia. (Dalla prefazione di Ottavio Davini)

Nata a Lecce, Agnese Tancredi ha vissuto a Milano e ora in provincia di Bologna, dove è infermiera Covid-19 in un ospedale di medie dimensioni. Infermiera professionale da 25 anni, ha lavorato in strutture geriatriche e al San Raffaele di Milano. Madre di una bimba di 7 anni.
Ottavio Davini. Torinese, primario medico radiologo, per cinque anni Direttore sanitario dell’Ospedale Molinette. Membro di varie società scientifiche, autore di oltre cento pubblicazioni e di vari libri, due tra gli ultimi Il prezzo della salute (Nutrimenti) e Nella bolla del virus (Neos). Il racconto completo del Covid direttamente dalla prima linea. In appendice, il dottor Ottavio Davini, medico di Torino, smonta punto per punto le obiezioni al vaccino anti-Covid 19 (con consiglio di lettura!).

15 giugno, sei titoli per Armando editore

Franco Ferrotti, La bulimia dei media. Da protesi dell’uomo a macchine diaboliche, Armando Editore

Franco Ferrarotti, uno dei più importanti sociologi italiani, torna con un libro estremamente attuale dedicato ai mezzi di comunicazione di massa. I media non mediano. Informano e deformano. Stimolano e deconcentrano. Sono strumenti di conoscenza, ma anche di manipolazione. Inducono ad agire prima di pensare. Chi li governa? A chi appartengono? Sono onnipresenti e territoriali. Un potere tiranno. Questo libro è un segnale d’allarme che non si fa illusioni.
Franco Ferrotti è professore emerito di sociologia all’Università di Roma La Sapienza; vincitore del primo concorso bandito in Italia per questa materia. Responsabile della divisione “Facteurs sociaux” all’OECE (ora OCSE) a Parigi, è fondatore, con Nicola Abbagnano, dei “Quaderni di sociologia” (1951) e dal 1967 dirige “La Critica sociologica”. Nel 2001 ha ricevuto il premio per la carriera dall’Accademia nazionale dei Lincei. Tra le sue ultime pubblicazioni, nelle nostre edizioni, Potere e autorità, Il pensiero involontario, Oltre il razzismo, Dalla società irretita al nuovo umanesimo, Confronti e interscambio fra le culture.

Maria Teresa Russo, Henri Bergson educatore. Virtù intellettuali, insegnamento, saperi umanistici, Armando Editore

Nonostante la distanza temporale che ci separa da Bergson, la questione del ruolo delle discipline umanistiche in rapporto a quelle scientifiche e della validità formativa dell’insegnamento della filosofia, non solo non ha perso interesse, ma è ancora più viva nell’odierno panorama politico e culturale. Gli scritti poco esplorati di Bergson educatore, professore di Filosofia per ben sedici anni nella scuola secondaria (1881-1897), costituiscono un prezioso contributo a una riflessione su questi temi e, più in generale, sull’arte di pensare, intesa come sintesi di virtù intellettuali ed etiche. Il volume intende fornire alcune chiavi di lettura, attraverso l’analisi dei suoi discorsi agli studenti per la fine dell’anno scolastico, degli appunti dei corsi liceali a Clermont-Ferrand e a Parigi e del confronto con alcune lettere di recente edizione. Protagonista nel dibattito sulle riforme dell’istruzione, sia nelle istituzioni accademiche che nello stesso parlamento francese, Bergson ci mostra che il lavoro intellettuale, in quanto inseparabile dalla fedeltà al reale e dal rifiuto dell’approssimazione, è responsabilità del pensiero e possiede un autentico spessore morale.
Maria Teresa Russo
è professore associato di Filosofia Morale e Bioetica presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre. È membro del comitato scientifico di riviste italiane e internazionali: «Per la Filosofia», «Critical Hermeneutics», «Aurora. Papeles del Seminario María Zambrano». Le sue ricerche vertono su questioni di etica nella filosofia spagnola e francese contemporanea, e di antropologia del corpo e della salute, con particolare riguardo al pensiero femminile. Tra le sue pubblicazioni: The human body as a problem in post-modern culture (2020); Esperienza ed esemplarità morale. Rileggere Le due fonti della morale e della religione di Henri Bergson (2018); Alla ricerca del bene e del meglio. Etica ed educazione morale in Julián Marías (2016).

Marina D’Amato, Paternità. Nuovi padri in bilico tra alleanze e complicità, Armando Editore

Chi sono i nuovi padri della generazione 5.0? Che cosa sperano? Come interpretano il loro ruolo? C’è davvero una frattura tra le generazioni precedenti e quest’ultima? Siamo forse alla fine di uno status? Si sta veramente prefigurando un nuovo ruolo? Questo libro affronta un tema cardine della società mettendo in evidenza come la paternità sia sintomo manifesto del profondo cambiamento della contemporaneità. Le riflessioni pluridisciplinari che compongono il testo affrontano il tema offrendo risposte e aprendo nuovi interrogativi.
Professoressa ordinario di Sociologia (Università Roma Tre; Università Telematica San Raffaele), Marina D’Amato insegna anche nelle università di Parigi: Sorbona René Descartes, Nanterre, Vincennes. Coordina il comitato Recits, Fiction et Societé dell’AISLF, di cui è membro del direttivo. Già Direttore dell’Osservatorio Nazionale dell’Infanzia, membro della Commissione UNESCO per l’Integrazione Sociale e per i Beni Immateriali, responsabile Ufficio Minori della Presidenza del Consiglio (1993-1994), membro del Consiglio Nazionale degli Utenti e ha condotto ricerche in Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Belgio, Tunisia e Moldavia sui temi dell’immaginario, della comunicazione, delle politiche culturali e dell’infanzia. Tra le pubblicazioni più recenti: Utopia. 500 anni dopo (2019); Ragioni e Sentimenti (2016); Ci siamo persi i bambini (2014); La mafia allo specchio (2013); Musei e identità sociale (2012); Finzioni e mondi possibili (2012); Immaginario e satanismo (2009); Telantasie: la mondialisation de l’imaginaire (2009).

Aldo Di Lello, Sovranismo sociale. Il debito pubblico è solo un numero, Armando Editore

«Con l’austerità di bilancio l’uomo non sarebbe mai andato sulla Luna». Aldo Di Lello demolisce in questo libro « l’ideologia della penitenza» che domina i governi europei. Non è vero che l’abbattimento del debito pubblico produce crescita. Decenni di tagli alla spesa sociale hanno ridotto la ricchezza degli italiani. L’«ossessione del pareggio» imposta dai governi “frugali” e dai banchieri dell’eurozona ha prodotto enormi devastazioni sociali.  Gli esorcismi lanciati contro il sovranismo -denuncia l’autore- nascono dalla cattiva coscienza delle classi dirigenti, che non sanno rispondere alla rabbia causata dall’austerity. A dispetto di chi riduce il sovranismo alla «paura» anti migranti, questo libro indica proprio nella rabbia sociale l’origine della rivolta che ha terremotato la politica. È una «rivolta di lunga durata», destinata a mettere sotto stress i governi anche in futuro. Il sovranismo sociale è lo sbocco naturale di questa ribellione. Sbaglia-secondo l’autore- chi ha creduto di vedere nel governo Draghi la fine del sovranismo in Italia. Si tratta di un «esecutivo di tregua, non di svolta».  Il libro è diviso in tre parti. Nella prima, dal titolo “L’aggressione”, è ricostruita l’ascesa del neocapitalismo «a trazione finanziaria». Ne sono denunciate la potenzialità «eversiva» (svuotamento della democrazia), la tendenza alla «frode» (i salvataggi bancari a danno dei cittadini), la prevaricazione ideologica (delegittimazione delle idee di Stato e nazione). Nella seconda parte, dal titolo “La reazione”, è descritta la rivolta contro le élite. L’identità nazionale è individuata come la cultura degli impoveriti della globalizzazione in contrapposizione al cosmopolitismo dei ceti privilegiati. Nella terza parte, dal titolo “Il laboratorio”, è lanciata la proposta di cancellare dalla Costituzione l’obbligo di pareggio di bilancio, «approvato nel 2012 da un Parlamento sotto il ricatto dei poteri globali». Solo una forza trasversale può realizzare un simile obiettivo. «Al di là della destra e della sinistra c’è il sovranismo sociale». L’invito dell’autore è a cambiare mentalità. «Occorre cominciare a pensare sovranista: il vero deficit non è nel bilancio, ma nei ritardi sociali e infrastrutturali causati dall’austererity».
Aldo Di Lello
, giornalista e saggista, dal 1989 al 2008 è stato il responsabile delle pagine culturali del “Secolo d’Italia”. Nel 2004 ha fondato la rivista di geopolitica “Imperi”. Nella XVI legislatura, dal 2008 al 2013, ha fatto parte dello staff del presidente della Camera Gianfranco Fini come collaboratore culturale. È autore di diversi libri sui conflitti dell’era globale: “Geofollia” (2001), “L’utopia con la toga” (2002), “Prima guerra globale” (2002), “Lo strappo atlantico” (2003), “Il codice dell’Apocalisse” (2015).

Due i libri di Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani per Armando Editore
Morte a Via Veneto. Storie di assassini, tradimenti e Dolce Vita

Via Veneto, la Dolce Vita. E tutto il loro corredo di immaginario collettivo. Ma quel ruggente periodo è stato anche altro. È stato, ad esempio, anche cronaca nera. In quegli stessi anni in cui un Sogno Italiano prendeva forma e diventava leggenda, proprio in quella strada avvenivano due delitti destinati ad entrare nella Storia Nera del Novecento Italiano. Uno è il caso Wanninger, l’altro il caso Bebawi. Curioso: in entrambi, le vittime sono straniere. Come a voler provare, dimostrare quasi, lo spessore internazionale che via Veneto aveva assunto in quegli anni. Wanninger è un delitto che sembra uscito dalla penna di uno scrittore. 1963. Un grido scuote un palazzo di via Emilia. La portinaia che sale a vedere incontra per le scale l’assassino e ci parla. Sul pianerottolo trova una giovane tedesca, Christa Wanninger, venuta a Roma a cercare una fortuna non ancora trovata e finita in un lago di sangue. Bebawi è un delitto che fa epoca. 1964. Un facoltoso industriale egiziano, giovane e affascinante, Farouk Chourbagi, viene trovato assassinato e sfigurato nel suo ufficio di via Lazio. La polizia sospetta l’amante della vittima e suo marito. Due delitti successi a trenta metri l’uno dall’altro, entrambi casi limite della Giustizia italiana: Wanninger risolto venticinque anni dopo, Bebawi protagonista di un clamoroso verdetto con annessa fuga degli imputati all’estero… Un libro e un’indagine basati sull’esame dei fascicoli originali delle due inchieste e dei processi che ne seguirono, che nessun altro aveva potuto consultare prima di oggi.

Omicidio a Piazza Bologna Una storia di sicari, mandanti e servizi segreti

11 settembre 1958. Una donna, Maria Martirano, viene trovata strangolata nel suo elegante appartamento di via Monaci, a Roma, dietro piazza Bologna. Sembra un omicidio per rapina: è solo l’inizio del più straordinario giallo del dopoguerra. Giorno dopo giorno entrano in scena, sempre tallonati da cronisti in cerca di notizie, polizze milionarie, un marito imprenditore in difficoltà economiche, un sicario con la faccia da bravo ragazzo, un commissario che è un mastino. E poi un medico che ha rifiutato di uccidere, un viaggiatore dalla memoria di ferro, una domestica che ha visto tutto, un operaio che non ha impronte digitali, un ragioniere che sapeva da mesi, due uomini che camminano al contrario. La morte della Martirano sembra il risultato di un piano incredibile, giocato sul filo dei minuti di una combinazione di aerei e treni che corrono nella notte; un piano mosso dal desiderio di arricchirsi e da quello di sbarazzarsi di una donna non amata. Spuntano fuori strane prove dopo un anno e mezzo e testimoni che, più che chiarire, confondono la vicenda. Per la polizia i responsabili possono essere incastrati, è tutto chiaro. Ma sarà vero? Ci saranno processi e sentenze, c’è un enorme errore giudiziario, c’è l’ipotesi del coinvolgimento dei servizi segreti. Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani, dopo aver investigato sul caso Girolimoni, su quello Bebawi, sul caso Wanninger, tornano con una nuova indagine, la più completa mai tentata sul più straordinario delitto del Novecento italiano: il caso Fenaroli.The Pa

Fabio Sanvitale è nato nel 1966 a Pescara. È giornalista investigativo, esperto di casi storici della cronaca nera italiana ed internazionale. Ha studiato criminologia con Franco Ferracuti e Francesco Bruno. Ha scritto per “Il Tempo”, “Il Messaggero”, “Detective”. È consulente del Cepic. Ha scritto, con Vincenzo Mastronardi, Leonarda Cianciulli. La Saponificatrice. Nelle nostre edizioni ha pubblicato in collaborazione con A. Palmegiani Un mostro chiamato Girolimoni.
Armando Palmegiani è nato nel 1965 a Roma. Esperto della Scena del Crimine. Si è laureato in Psicologia Clinica ed ha studiato criminologia con Vincenzo Maria Mastronardi. Nel corso della sua carriera si è occupato di molti casi di cronaca, tra i quali, la bomba di via dei Georgofili, nel 1993 a Firenze, l’omicidio di Marta Russo, l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Ha pubblicato in collaborazione con F. Sanvitale Un mostro chiamato Girolimoni.

Le uscite di mercoledì 16 giugno

The Passenger – Svizzera – Iperborea

Temuta e invidiata, spesso caricaturizzata, idealizzata o ridicolizzata: che paese è realmente la Svizzera? L’interesse verso l’eccezionalità elvetica è tornato di grande attualità con l’entrata in vigore della Brexit, un motivo in più per The Passenger per lanciarsi nella sfida di svelare un luogo intrigante, anche perché famoso per i suoi segreti, quello bancario su tutti. Nel frattempo è stato rimosso ma ne rimangono altri, come il muro di discrezione che protegge la più grande collezione d’arte del mondo, che riusciamo a infrangere grazie a un reportage di Isabelle Mayault. Il volume si apre con un’intervista allo scrittore Peter Bichsel, storica voce critica e controcorrente che si interroga proprio su questo: l’anima del paese. Spesso sono gli stessi svizzeri a essere corresponsabili della diffusione di un’immagine distorta di paradiso rurale e alpino da cartolina, tematica che affrontiamo grazie a Oliver Scharpf che ha dedicato un intero libro ai miti svizzeri, da Heidi al coltellino, e di come hanno contribuito ad alimentare l’industria del turismo. Quest’idillio di sole, chalet e prati fioriti non corrisponde del tutto alla densità di centri urbani, peraltro abitati dalla percentuale più alta di immigrati in Europa dopo il Lussemburgo: uno su quattro. Lo scrittore di origini camerunensi Max Lobe ci racconta cosa significa integrarsi e affannarsi per provare a diventare un «bravo svizzero». Le procedure per ottenere la cittadinanza, come si sa, sono tra le più rigide al mondo e così molti si limitano a fare i frontalieri in un paese incastonato tra le montagne che è tutto un confine: tra cantoni e stati europei, tra comunità linguistiche e religiose. Yari Bernasconi, poeta e giornalista, ci porta in tre crocevia simbolo: Ginevra, Basilea e Chiasso. A proposito di diversità linguistiche e culturali non poteva mancare un contributo in romancio, è quello di Leo Tuor che racconta le montagne tra i Grigioni e il Ticino con gli occhi di chi le vive da vicino: pastori e cacciatori. Oltre alle quattro lingue ufficiali ce n’è una quinta che in realtà è la più parlata di tutte – un altro segreto, ma questa volta di Pulcinella – il dialetto svizzero tedesco. Glorificato come «lingua del cuore», secondo Irena Brežná, scrittrice senza peli sulla lingua – è il caso di dirlo – ha invece un retrogusto sovranista e provinciale che tende a escludere chi non lo mastica. La Svizzera è primatista europea nell’accoglienza di turisti che affrontano un viaggio di sola andata, quello per ricorrere al suicidio assistito, garantito dall’approccio laico e libertario dello stato, raccontato in prima persona da Daniel de Roulet, autore di un romanzo sul ricorso all’eutanasia da parte di sua madre. Infine, per comprendere la Confederazione elvetica, non possiamo non affrontare due capisaldi della sua identità: la democrazia diretta, spiegata dall’autorevole storico Georg Kreis, e l’esercito, sviscerato dal giornalista della Radio Svizzera Enrico Bianda.

Le uscite del 17 giugno

Amleto De Silva, Il pugilatore, Les Flaneurs

Charles L. Liston, detto Sonny, viene dichiarato morto il 5 gennaio del 1971. Nessuno, ancora oggi, sa esattamente quando e come è morto. Forse un infarto, anche se era relativamente in buona salute. Nei suoi trentotto anni di vita, considerato tra i più grandi pugili di tutti tempi, ha conseguito il titolo di campione mondiale dei pesi massimi dal 1962 al 1964 e resta il primo pugile a sfidare Muhammad Ali. Sonny l’analfabeta, l’alcolista, il pregiudicato, l’ex galeotto, l’orso cattivo, il pugile della mafia. Sonny il genio che faceva invidia ai geni (scrittori, giornalisti, politici, osservatori) americani. Liston ha avuto tante vite quanti pugni in faccia.

Amleto De Silva le racconta tutte. Senza risparmio, con uno sguardo che scava nella vita di chi «si lanciava sempre, comunque, come una bestia feroce, contro chiunque gli si parasse davanti sul ring. Anche in allenamento. Sempre. Comunque». Il pugilatore è anche il racconto del nostro Paese, di un’epoca e di una generazione che si è vista sbarcare in casa propria un’America priva di disincanto. Spregevole per certi versi, e forse più vera per altri.

Annie Vivanti, Gioia!, FVE Edizioni

Con “Gioia!”, a cento anni dalla prima edizione, Fve editori inaugura il recupero in catalogo dell’opera di Annie Vivanti. “Com’è possibile che tutto questo consapevole brio, tutta questa modernissima leggerezza, questo senso quasi di superiorità di genere, quest’ironia pungente, appartengano ad una scrittrice vissuta nei primi decenni del secolo scorso, una ragazza del 1886?” (dalla prefazione di Lidia Ravera).

Un tormentato scambio epistolare tra uno scultore e una poetessa, una Vigilia di Natale inaspettata, una storia d’amore che comincia dalla fine, un potere miracoloso che si trasforma in una condanna, lo spiazzante incontro con un famoso serial killer, il destino di una coppia sposata in mano a una formica, una lezione sul fare attenzione a ciò che si desidera e infine un ritratto dell’uomo Giosuè dietro al poeta Carducci, senza dimenticare il Giosuè Cavallo e la Regina Margherita.

Sono questi gli otto racconti di “Gioia!”, un testo ricco di colpi di scena che incalza continuamente i lettori e le lettrici esortandoli a non fermarsi alle apparenze. Con lo stile diretto ed esuberante che la contraddistingue, Vivanti fa emergere tutta la complessità e le sfumature dei rapporti umani, e ce le restituisce nella loro versione più sincera.

Annie Vivanti (Londra 1866 – Torino 1942), scrittrice poliglotta e cosmopolita, protagonista della vita intellettuale d’Italia, Inghilterra, Svizzera e Stati Uniti, fu autrice di romanzi, racconti, poesie e testi per musica. Tra le grandi voci femminili della letteratura italiana d’inizio Novecento insieme a Grazia Deledda, Ada Negri e Matilde Serao, Vivanti esordì nel mondo letterario con la raccolta poetica Lirica, pubblicata da Treves con prefazione di Giosuè Carducci, che le valse un importante riconoscimento da parte del pubblico e della critica. Tra le sue opere di maggior successo ricordiamo “I divoratori”, “Naja Tripudians”, “Terra di Cleopatra”, “Mea culpa”, “Il viaggio incantato”. Con “Gioia!”, a cento anni dalla prima edizione, Fve editori inaugura il recupero in catalogo dell’opera di Annie Vivanti.

Libro copertina: Sara Reginella, Donbass. La guerra fantasma nel cuore d’Europa, ExOrma

Un reportage che racconta la dimensione umana di una guerra combattuta da persone comuni, miliziani atipici. Il reportage narrativo di Sara Reginella, psicoterapeuta e regista, ci catapulta nella regione del Donbass, sul confine russo-ucraino. Lì, nelle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, è in atto una guerra che la scarsa attenzione dei media occidentali ha reso quasi invisibile, una guerra “fantasma”: un conflitto in corso dal 2014 che ha provocato migliaia di vittime e che ha visto l’Ucraina spezzarsi in due, da quando le popolazioni del Donbass si sono opposte al cambio di governo avvenuto a Kiev, da una parte ritenuto un golpe, dall’altra una rivoluzione democratica. Ad anni dallo scoppio del conflitto, i combattenti delle autoproclamate Repubbliche popolari del Donbass continuano a scontrarsi con l’esercito di Kiev.
Sara Reginella ha un forte legame con il mondo e la cultura russi, ha viaggiato a lungo in quelle terre. Attraverso i social e i post di un amico russo, Mark, vede foto di bombardamenti e palazzi distrutti. Così decide di partire per capire cosa sta succedendo davvero nel Donbass. Non si fida di quel poco che i media trasmettono. In questo reportage racconta la dimensione umana di una guerra combattuta da persone comuni, miliziani atipici: Tanya, in colbacco e mimetica, è un’adolescente arruolata tra le truppe cosacche; Milagros è una giovane madre di origine argentina che da Mosca è giunta volontaria a Lugansk; Boris, ex programmatore informatico, adesso impugna un kalashnikov col volto coperto da un passamontagna; Iana, eletta tra le donne più belle d’Ucraina, è ora volontaria nei quartieri più pericolosi di Donetsk. Dopo lunghi interrogatori al confine e la sensazione di irrealtà del primo ingresso in territorio bellico tra quartieri bombardati e la vita dei bambini negli scantinati, percorrendo le terre del bacino del Donec, Sara Reginella incontrerà i comandanti della brigata “Fantasma” e combattenti come Igor, sopravvissuto alla strage del 2 maggio 2014 a Odessa, quando ha visto morire i suoi compagni nel rogo.
Ultima tappa di questa testimonianza sul campo, la spettrale colonia penale di Chernukhino, devastata dall’artiglieria, dove Sara incontra “Starij – l’anziano” che da ex prigioniero è passato al ruolo di recluso volontario. Il suo congedo sarà l’incontro in un sottopassaggio ferroviario con il “Maestro”: un uomo che vive e dipinge per strada e testimonia la guerra attraverso disegni di Ufo, bombardamenti, alberi magici, uomini neri e dorati, in un racconto in cui frammenti di sé e del nostro tempo si uniscono in un’unica realtà fantastica, consacrata da una lucida follia. Al rientro in Italia Sara Reginella sceglie la via dell’impegno attivo per contribuire a svelare una guerra tutt’ora in corso che rischia di essere ignorata, e realizza un documentario, “Start Up a War. Psicologia di un conflitto”, che ha vinto premi in festival internazionali.
Sara Reginella nasce ad Ancona nel 1980. Lavora come psicologa a indirizzo clinico-giuridico e come psicoterapeuta. Nel 2015 avvia la sua carriera di documentarista in territori di guerra e nel 2016 si diploma in Regia e sceneggiatura presso l’Accademia nazionale del cinema di Bologna. Tra i suoi progetti, “Le stagioni del Donbass” con lo scrittore Nicolai Lilin, il reporter Eliseo Bertolasi e il vignettista Vauro, ha ottenuto nelle piattaforme online centinaia di migliaia di visualizzazioni, in particolare nella Federazione russa. Il suo ultimo documentario, “Start Up a War”. Psicologia di un conflitto, ha conquistato selezioni ufficiali e premi nei festival internazionali di tutto il mondo.

Mark Crilley, La mia ultima estate con Cass, Tunué

Nominato 14 volte per l’Eisner Award, 3milioni di iscritti al canale YouTube, 400 mila followers su Facebook, 78 mila su Instagram e 1 milione di visualizzazioni su Deviant Art. Sono questi i numeri di Mark Krilley, autore di “La mia ultima estate con Cass” in uscita il 17 giugno per Tunué. Negli USA per settimane primo nella classifica Amazon. Una storia appassionante sulla forza dell’amicizia, sulla crescita e sul valore dell’arte come espressione del proprio io. IL LIBRO Megan e Cass sono cresciute insieme. Ogni anno, le loro famiglie andavano in vacanza nel Michigan, dove le ragazze si rilassavano in riva al lago e disegnavano, dagli scarabocchi da bambine ai ritratti della loro adolescenza. Dopo il trasferimento a New York per la separazione dei genitori, Cass invita Megan a passare l’estate con lei a Brooklin. Megan accetta con gioia, ma la Cass che troverà non è la stessa di quand’erano bambine: è un’artista ribelle, uno spirito libero, senza regole, perfettamente integrata nella grande città. Le ragazze iniziano a collaborare su un dipinto che sarà presentato in una mostra in una prestigiosa galleria locale. Ma quando un segreto viene alla luce e una di loro supera il limite la loro amicizia riuscirà a sopravvivere?
Mark Krilley autore e l’illustratore di più di quaranta libri, tra cui diversi acclamati graphic novel. I suoi lavori sono stati pubblicati su USA Today, Entertainment Weekly e su CNN Headline News.I suoi popolari video tutorial sul disegno sono seguiti da milioni di utenti. Vive nel Michigan con sua moglie, Miki, e i figli, Matthew e Mio.

Riccardo Dottori (A cura di), Hans-Georg Gadamer, L’attualità del bello. Studi di estetica ermeneutica, Marietti 1820

Gli scritti raccolti in questo volume consentono di seguire il costante interesse di Gadamer per i significati teoretici dell’esperienza estetica. L’asse portante è costituito dall’ampio saggio «L’attualità del bello», dedicato al problema della legittimazione dell’arte nel mondo contemporaneo e incentrato sui temi del gioco, del simbolo e della festa. Nella seconda parte compaiono altri scritti più brevi, tesi a ridefinire la peculiarità e la centralità dell’esperienza estetica. I testi proposti nella terza e nella quarta parte fanno emergere il significato ermeneutico di due forme artistiche particolari, la pittura e la poesia, attraverso analisi estremamente raffinate, come quelle dedicate alla celebre Tempesta di Giorgione o al Ciclo di Kafka del pittore Willibald Kramm.

Hans-Georg Gadamer (1900-2002), filosofo tedesco, allievo di Paul Natorp e Martin Heidegger e tra i maggiori esponenti dell’ermeneutica filosofica, è stato professore di Filosofia a Lipsia, Francoforte e Heidelberg. Nel catalogo Marietti 1820 sono disponibili i volumi: Interpretazioni di poeti 1, La dialettica di Hegel, I sentieri di Heidegger e Studi platonici (due volumi).

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