Stromboli, la quiete dopo la “tempesta”

Territori «Chi viene qui lo deve sapere, Stromboli è un vulcano». Dopo le esplosioni del 3 luglio e del 28 agosto, le precauzioni contro una possibile emergenza ormai sono tante. La sensazione è quella di stare sia nell’occhio del ciclone sia in una botte di ferro. E a tutela di residenti e turisti è nato il gruppo VIS, Volontari Isola di Stromboli, coordinato dalla Protezione Civile

Dopo le esplosioni del 3 luglio e del 28 agosto, i cartelli che indicano le vie di fuga e i punti di raccolta, a Stromboli, sono guarda caso più evidenti, così come gli altoparlanti sulle spiagge, pronti a diffondere, se serve, il suono delle sirene. Dappertutto si legge “Pericolo maremoto. In caso di terremoto, forte esplosione del vulcano, ritiro del mare dalla costa, suono delle sirene: allontanarsi immediatamente dalla zona costiera”. Certamente chi arriva sull’isola, per quanto animato da ottimismo e razionalità, un occhio a quei cartelli lo butta. Perché, a voler dare retta ai tg nazionali, una tranquilla vacanza può trasformarsi in un incubo in qualunque momento e allora tanto vale farsi trovare preparati.

Arrivare sull’isola a fine agosto significa consegnarsi a una purificazione del corpo e dell’anima: Stromboli ti lascia in pace, non ti chiede nulla di più che rispettare la sua natura e le sue pulitissime strade. Il turista è un po’ meno turista, l’escursionista si esalta di fronte all’impresa che lo attende, il villeggiante ritrova luoghi e profumi che per il resto dell’anno può solo celebrare nella memoria.

Arrivare sull’isola a fine agosto dopo gli eccezionali eventi vulcanici dell’estate, però, può essere straniante. I centri abitati di Piscità e Ficogrande presidiati da squadre di Vigili del Fuoco in uniforme, i tavolini dei bar occupati da gruppi di geologi, vulcanologi, operatori e volontari della protezione civile: la sensazione è quella di stare contemporaneamente nell’occhio del ciclone e in una botte di ferro.

Stromoboli, settembre 2019, foto Caterina Mittiga

Il vulcano di Stromboli, a 926 metri sul livello del mare, è uno dei più attivi vulcani del mondo. La sua attività si manifesta ogni 15, 20 minuti con esplosioni che vanno ad alimentare la suggestiva Sciara del Fuoco. In questa estate 2019 due esplosioni parossistiche hanno turbato la tranquilla routine dell’isola, fatta di costanti borbottii notturni e diurni, come una pendola che segna il tempo.

«Chi viene qui lo deve sapere che Stromboli è un vulcano. Anche la sabbia nera su cui in questo momento stiamo poggiando i piedi è parte di un vulcano, attivo da sempre». A parlare è Fabrizio Garofani, genovese che da cinque anni vive sull’isola con la famiglia. «Il problema, se così possiamo dire, è che da qualche tempo il vulcano sta cambiando. Ma noi non stiamo a guardare: residenti e lavoratori hanno costituito un gruppo di volontari (VIS, Volontari Isola di Stromboli) coordinato dalla Protezione Civile, nato per approfondire la conoscenza del territorio su cui viviamo e per guidare popolazione locale e turisti in caso di eventi come quelli che abbiamo vissuto recentemente».

Fabrizio Garofani, foto Caterina Mittiga

Con il Comune di Lipari, di cui Stromboli fa parte, il gruppo VIS ha distribuito un volantino informativo in italiano e inglese che spiega senza troppi giri di parole cosa è necessario sapere nel momento in cui si decide di “accedere a un’area caratterizzata da fenomeni vulcanici attivi” come, appunto, Stromboli. Punto cardine: le esplosioni parossistiche non sono prevedibili. Importante tenerlo a mente, giacché gestori di hotel e ristoranti hanno trascorso le ultime settimane a precisare questo concetto per telefono ai futuri visitatori, incerti se annullare le loro vacanze o meno.

“La segnaletica funziona” continua Fabrizio “e subito dopo l’evento del 28 agosto chi era sull’isola è stato guidato nei punti di raccolta, rassicurato e soprattutto informato. Nessuna scena di panico. Due ore dopo, le spiagge erano nuovamente piene di bagnanti. Cautela e precauzioni sono sempre indispensabili, perché non possiamo sapere come si comporterà il vulcano, che è talmente attivo da essere preso come punto di riferimento dagli studiosi per classificare l’attività degli altri vulcani su tutto il pianeta. Ma sappiamo cosa fare in caso di violenta esplosione, sappiamo che in certi momenti le escursioni al cratere non possono superare i 400 metri, sappiamo che la navigazione attorno all’isola può dover subire delle limitazioni”.

Un altro scorcio dell'isola, foto di Caterina Mittiga

Limitazioni che a volte non vengono recepite. Come nel caso dell’imbarcazione che si trovava proprio sotto la Sciara del Fuoco al momento dell’esplosione del 28, senza tenere conto del divieto della Guarda di Finanza di avvicinarsi a più di un miglio dalla zona delle colate laviche. Certo, di grande impatto le immagini video diffuse sui social che hanno regalato all’impavido operatore i suoi 15 minuti di celebrità, ma a che rischio. E recentemente due escursionisti hanno intrapreso una scalata in solitaria del vulcano – vietato – avventurandosi oltre i percorsi sicuri e guadagnandosi una multa.

Dario Famularo, gestore di diverse attività sull’isola, tra cui il Black Beach, il bar sulla spiaggia di Ficogrande, sa che bisogna fare un po’ di chiarezza e soprattutto sa che la realtà dei fatti è stata messa da parte, a favore di qualche titolo sensazionalistico. «Nuclei della Protezione Civile stanno presidiando ormai da settimane l’intera isola; i vulcanologi monitorano le attività del vulcano; i Vigili del Fuoco sono pronti a intervenire in caso di incendi di facciata, ipotesi comunque molto rara. I giornali, proprio perché hanno accesso agli incontri istituzionali, dovrebbero raccontare la situazione reale di un’isola che da sempre fa i conti con il suo vulcano. I momenti di paura, panico, incubo di cui si è parlato non ci sono stati».

È naturale, per chi ha prenotato una vacanza sull’isola, farsi prendere dal dubbio, tanto da valutare se annullare tutto. Liliana Aiazzi, titolare a Ficogrande dell’hotel Miramare, il più antico dell’isola, racconta di un eccezionale calo delle prenotazioni. «Persino chi aveva programmato un soggiorno a metà ottobre ha deciso di non venire più: questo si può spiegare solo con la grande paura messa dai giornali. La vita sull’isola, immediatamente dopo i fenomeni del 3 luglio e del 28 agosto, non è cambiata. Noi siamo qui da 101 anni, abbiamo vissuto momenti anche più drammatici, come le esplosioni e lo tsunami del dicembre 2002, con un’onda anomala alta 20 metri.

L'Hotel Miramare di Stromboli, foto di Caterina Mittiga

La scrittrice Lidia Ravera, che all’isola ha dedicato un romanzo (A Stromboli, Laterza) e che sull’isola ha comprato una casa, così descrive Iddu, il vulcano: «Un mostravento, un meteorologo, un faro. Ma soprattutto un’attrazione turistica. Un idolo da mostrare. Un pezzo unico nell’epoca della produzione di serie: l’unico vulcano costantemente attivo d’Europa, uno dei pochissimi rimasti accesi nel mondo. Per duemila anni. Nessuno ci fa caso se tossisce più forte, se trema».

Le strade di Stromboli continuano ad essere pulitissime e non è raro incontrare un operatore che spazza via la cenere e la sabbia dalle vie lastricate e strette che corrono come nastri tra le bianche abitazioni e le bouganville rigogliose. Qui dove per paradosso la tranquillità ha un altro rumore.

Le vie di Stromboli sono pulite e ordinate, foto di Caterina Mittiga

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