martedì 23 gennaio 2018

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Momenti di parole

Smemorati cronici
e memorie artificiali

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Leggevo di un test effettuato da un team di neurobiologi del Consiglio Nazionale della Ricerca francese che ha sperimentato con successo l’impianto di un "falso ricordo", se questo esperimento apre inquietanti risvolti sulla possibilità di manipolazione della coscienza, getta anche una luce di speranza


di Daniela Robberto

Diceva Dante: “non fa scienza, senza lo ritener, l’avere inteso!”. Sperimento con una certa frequenza questa verità, e me dolgo molto. Infatti, quando all’improvviso, a bruciapelo mi si chiede qualcosa ed io mi appresto a ricordare, è come se, per dirla col web, mi comparisse la scritta “ questo plugin non è sicuro e andrebbe aggiornato” ed è inutile cliccargli di sopra.
Certo faccio una figura da niente, anche perché quando mi sforzo nell’operazione di ripescaggio mnestico, sicuramente assumo una facies stuporosa di cui non andar fieri, mentre il cronometro della mancata risposta, inesorabile marca il tempo.
“No, non me lo ricordo!” “Ma come, non te lo ricordi?” mi si incalza tra lo stupore, l’incredulità, la malcelata intolleranza, e mi verrebbe da sprofondare nella palude dello sconforto.
La memoria si esprime con il ricordo, ed i miei sono sempre vaghi ed approssimativi per cui non darei, perché non converrebbe a nessuno, mai alcuna testimonianza a colpa o in difesa.

Il mio “non ricordare” raggiunge il suo assoluto nelle date e nell’ordine cronologico degli eventi accaduti. Cito ad esempio quando seduti alla scrivania di un notaio, alla domanda circa la data del mio matrimonio, domanda su cui non mi ero preparata prima, risposi che era giugno, la fine di giugno, però feci bella figura perché indovinai l’anno e poi, poiché gli esami non finiscono mai, in sequenza mi fu chiesto la data di nascita delle mie figlie. Della prima la ricordai giusta, ma della seconda, sparai con sicurezza: 15 luglio dell’85, per poi essere amorevolmente corretta dalla stessa, di cui ammiro la capacità di sapermi prendere sempre per il verso giusto: “mamma , scusa ma sono nata nell’86; “ah mi dispiace”, replicai vergognosa.
Con chi prendersela?

L’essere vivente senza ricordi sarebbe niente, e l’uomo, dotato di strutture cerebrali più sviluppate e raffinate rispetto agli altri animali, fa della memoria una facoltà molto simile alla coscienza. In tal modo, come ogni attività psichica, coniuga l’aspetto ereditario a quello acquisito dall’ambiente. Utilizza le stratificazioni delle esperienze fatte sin dalla nascita, dove volti, immagini, odori, suoni, mal di pancia e pannolino bagnato, costituiscono il profondo serbatoio a cui attingere sensazioni di benessere, disagio, rabbia, per comprendere il passato, interpretare il presente e proiettarsi nel futuro. Quindi la memoria e i suoi ricordi consentono l’espletare di tutte le vicende dell’uomo, e dalla tazza del gabinetto ai sonetti di Shakespeare, dallo sbadiglio sbracato al “ti amo”, modulano la nostra esistenza sulla scorta di modelli appresi e conservati.

Chiaramente non tutti gli eventi vengono ricordati nel medesimo modo, alcuni appena avvertiti fanno da sottofondo alla vita, altri più importanti ci segnano in modo indelebile, ed è questa l’importante differenza: salvare ciò che ci tocca profondamente ed eliminare il sovraccarico inutile. Di tutte le informazioni sensoriali che ci bombardano, è il cervello in automatico a selezionare e custodire quanto registrato per un periodo o per sempre. E’ in fondo quello che fa l’uomo nella sua organizzazione sociale che surroga nel copiare ciò che avviene in natura. La storia rappresenta per i popoli ciò che la memoria è per l’individuo: il bagaglio a mano di tutti quegli eventi che dovrebbero evitare di far ripercorrere gli stessi errori, come è inciso in quel “coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo” all’ingresso del campo di concentramento a Dachau.


La memoria storica dovrebbe aggiustare i passi, correggere il tiro affinché non si dimentichi e il messaggio passi alle nuove generazioni, perpetuandosi nel tempo. Ma come avviene nella memoria individuale dove affiorano spesso falsi ricordi o manipolazioni faziose, i ricordi ci danno una realtà guardata attraverso il riflesso di uno specchio, i fatti della storia riletti non sempre in maniera oggettiva, e spesso bisbigliati invece di essere urlati a squarciagola come dovrebbe essere. Si assolvono così eccidi, guerre, stragi, disastri ambientali negli ideali folli dove un attraente desiderio di dominio veste la foggia della convenienza e dell’opportunità.

Per quanto riguarda l’aspetto squisitamente tecnico della vicenda, non esistono cassetti e cassettini come banalmente si suole raffigurare il guardaroba della memoria, piuttosto questa, che sarebbe ubiquitaria in tutti i distretti cerebrali e cerebellari, è strettamente legata all’attività dei miliardi di miliardi di neuroni. Alla base dei suoi meccanismi ci sono le sinapsi ed in particolare i contatti sinaptici che sono le sedi delle modifiche che avvengono in risposta ad un processo cognitivo o ad un ricordo. Lo sviluppo del cervello, alimentato dall’esercizio fisico e dall’attuazione di tutte quelle attività occupazionali intellettuali e ricreative, addiziona a quella genetica una riserva cognitiva che si traduce in aumento della popolazione neuronale e delle connessioni cellulari, e questo enorme tessere di connessioni tra soma e soma, tra soma e assoni e tra assone e assone delle cellule nervose porterebbe a quella plasticità neuronale responsabile dell’ acquisizione, del consolidamento, e del richiamo delle informazioni acquisite.

Chiaramente non tutti gli stimoli che ci bombardano diventano ricordi o acquisizioni di concetti, e lo stimolo di qualunque natura, sia sensoriale o emozionale, per diventare ricordo deve sottostare a precise reazioni biochimiche. Nel magico meccanismo biologico è sempre la biochimica a fare da croupier, che con il suo “rien va plus” cristallizza ciò che per noi è importante e non può più essere modificato da ciò che passa e va. Il primo step è la memoria sensoriale, per cui gli stimoli derivanti dagli organi di senso producono una blanda alterazione del circuito elettrico che dopo breve tempo si perdono. Tutti gli impulsi che pervengono all’individuo tramite le percezioni, circolano immediatamente nel cervello sotto forma di oscillazioni elettriche; l’assenza di motivazione, il disinteresse a stabilire una qualche associazione che ci interessi, disperde lo stimolo elettrico non coinvolgendolo in trascrizione e sintesi proteica, e gli mRNA che hanno formato la traccia mnestica da non salvare vengono riassorbiti nelle matrici cellulari.

Anche quando ci troviamo davanti ad un coinvolgimento emotivo, prima che il ricordo venga immagazzinato in maniera definitiva, l’informazione deve passare attraverso la memoria immediata e quella a breve termine, in cui entrano in azione quei filtri che eviterebbero il sovraccarico da parte di stimoli inutili; dunque il ricordo a breve termine può potenziarsi grazie all’azione modulatrice di neuroni eccitatori ed inibitori (con sede ippocampale) che darebbero origine a connessioni di una fitta rete neuronale che si collega ai vari distretti corticali. L’apprendere ed il ricordare nascono dalla comunicazione perfetta tra i neuroni che sono le cellule che compongono il tessuto nervoso. Pur non toccandosi, i neuroni stabiliscono un contatto virtuale detto "sinapsi". Se della sinapsi dovessi dare un’idea mi piacerebbe descriverla come una visione dall’alto della costa siciliana e di quella calabra in cui capo Peloro fronteggia Scilla, così come lo stretto di Messina sarebbe il virtuale spazio intersinaptico, così breve da poter essere attraversato a nuoto, ma così insidioso e tumultuoso come lo spazio tra due neuroni è sede di quelle tempeste elettrochimiche che determinano la trasmissione degli impulsi nervosi.

Nel caso della memoria i neuroni coinvolti in questo processo sono miliardi di miliardi e si affacciano, proprio come in quelle coste meridionali, senza toccarsi, ma attentissimi ai loro cambiamenti. La membrana pre e postsinaptica presenta una precisa polarizzazione all’interno ed all’esterno, sorvegliata da sistemi enzimatici canali ionici e sistemi di pompe ioniche che attivamente mantengono stabile l’assetto elettrico. Quando noi siamo stimolati nel ricordo e nell’apprendimento, la cellula si eccita e la polarità di base si inverte distribuendo le cariche in modo opposto: le positive si distribuiscono all’esterno e le negative all’interno e ciò determina la possibilità al messaggio elettrico che, velocissimo salta da un neurone ad un altro. A questa comunicazione elettrica se ne aggiunge una chimica che consiste nel rilascio di neurotrasmettitori attraverso vescicole che attraversano lo spazio virtuale della sinapsi e si vanno a legare a recettori specifici del neurone successivo. Questo scambio di neurotrasmettitori avviene normalmente in modo costante, ma quando impariamo o ricordiamo assume tutte le caratteristiche di uno sconvolgimento violento. È una tempesta biochimica che nel ricordo a breve e medio termine dura per non più di 24 ore, dopo di che la comunicazione elettrochimica torna ai livelli basali ed il ricordo svanisce. Quando invece si ha un eccessivo stimolo come le emozioni, o questo viene ripetuto nel tempo, sostanze come l’ampciclico o il glutammato vengono rilasciate in grandi quantità e attiverebbero, agendo sui canali ionici di membrana, l’ingresso di ioni come il calcio o il sodio che nel nucleo neuronale darebbero il via alla produzione di nuove proteine tramite l’attivazione di nuovi mRNA.


L’intervento di questi porterebbero modifiche della trascrizione, e la loro registrazione negli acidi nucleici delle cellule che diventa un ricordo stabile. Il ricordo non è quindi una immagine virtuale conservata in un sito cerebrale, ma essendo associato ad un circuito elettrico è piuttosto una ricostruzione del ricordo partendo dallo stimolo che lo ha generato. Questo ripercorrere non è esente da errori perché può capitare che, essendo i circuiti molto vicini, durante la ricostruzione del ricordo l’impulso viaggi in un circuito che non era l’originale, distorcendo il ricordo o infarcendolo di dettagli non veri. In definitiva la memoria è plastica e molto più duttile di quanto vorremmo ammettere, e poiché il cammino della scienza è inarrestabile, leggevo di un test effettuato da un team di neurobiologi del Consiglio Nazionale della Ricerca Francese che ha sperimentato con successo l’impianto di una memoria artificiale su cinque cavie da laboratorio: un falso ricordo inserito durante il sonno rispetto al posto dove fosse posizionato del cibo. Al risveglio i cinque topolini si fiondavano nel posto indicato dal falso ricordo, e se questo esperimento apre inquietanti risvolti sulla possibilità di manipolazione della coscienza, getta anche una luce di speranza. Sto pensando infatti che alla classe politica potrebbero essere impiantati dei falsi ricordi di gusto Aristotelico, che facevano della legge della polis un beneficio da condividere, dove non c’è soluzione di continuità tra etica e politica, che incarna nella giustizia l’urgenza dei governanti, che tutela il diritto comune, l’equa garanzia delle leggi promuovendo l’amore per la politica che, come diceva Hanna Harent “è lo spazio pubblico della manifestazioni delle corrette azioni umane”.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 02 gennaio 2018
Aggiornato il 03 gennaio 2018 alle 12:53




Daniela Robberto

Questi sono i miei racconti. Nata a Messina nel lontano 1955, figlia femmina e, a detta dei miei (e quindi è sicuro) non troppo desiderata, di una coppia disastrosamente poco affine per luogo di nascita, carattere, studi, obiettivi nella vita, ambizioni... mia madre e mio padre. E devo forse a tali diversissime fonti genetiche la mia curiosità ed una personalità fortemente complessa ed agitata, che mi spinge a scrivere su ciò che più mi colpisce, che più mi intriga. Ho fatto per anni un lavoro facendomelo piacere, anche se non era il mio ma, alla fine sono abbastanza contenta di come mi è andata, e soprattutto della mia formazione perché quando devo descrivermi, come in questo caso, o quando penso a me stessa, alla mente mi sovviene subito il mio nome, poi che dovrei dimagrire e poi che sono biologa. Sono su facebook.


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