Sant’Agata a Catania, è tutta “un’altra festa”

Cultura La Festa madre di tutti i catanesi non è solo religiosità, preghiera ed ex-voto, ma anche colore e riti che sono diventati parte integrante della tradizione. È proprio questa faccia della medaglia che vogliamo raccontare per restituirè a tuttotondo l’unicità delle celebrazioni agatine

L’aria profuma di torrone, le luminarie dai colori intensi rischiarano le vie principali della città creando un tunnel di luci nella chilometrica via Etnea, mentre agli orari più disparati si vedono in ogni angolo di Catania le Candelore. Il countdown è iniziato, mancano pochi giorni e finalmente i devoti potranno rincontrare il volto radioso della loro Sant’Aituzza custodita, durante tutto l’anno, in Cattedrale quasi a volerla proteggere dagli sguardi esterni troppo insistenti.

La Festa madre di tutti i catanesi, però, non è solo religiosità, preghiera ed ex-voto, ma anche e soprattutto colore e riti che sono diventati parte integrante della tradizione. È proprio questa faccia della medaglia che vogliamo raccontare per restituirè a tuttotondo l’unicità delle celebrazioni agatine. 

Sant’Agata 2.0, sito e app per sapere “Unni è iunta a Santa?”

L’app della festa di Sant’Agata. Clicca sulla foto per vedere il sito

Come un lungo telefono senza fili la domanda che più spesso ricorre fra i catanesi nei giorni fra il 4 e il 5 febbraio è: “Unni è iunta a Santa?”. La lentezza del fercolo, sempre più di frequente costretto a lunghe soste per scaricare i ceri, difficilmente permette di rispettare le tempistiche e l’itinerario, per cui il quesito diventa lecito. I cittadini e i turisti da quest’anno potranno restare sempre informati grazie all’app “SeguiSant’Agata” che in tempo reale permette di sapere dove si trova la Santa. Per chi invece volesse approfondire l’excursus storico e tutti gli appuntamenti in programma, potrà andare sul sito www.santagatacatania.it, sito web realizzato da Flazio Experience corredato dagli scatti unici di Fabrizio Villa e dai testi di Rosella Iannello. « Il sito – sottolinea Riccardo Tomasello, presidente del Comitato per i festeggiamenti – è stato disegnato da giovani informatici che si sono messi, con il loro lavoro, gratuitamente al servizio della festa. Sarà un’occasione per seguire al meglio i festeggiamenti in onore della santa patrona».

Agata tra stile e spettacolo

Via Monfalcone per Sant’Agata 2020

L’estro creativo e la devozione della stilista Mariella Gennarino convergono anche quest’anno nell’iniziativa la Candelora di Sant’Agata. Grazie al contributo dei negozianti presenti lungo via Monfalcone, per un giorno, la strada si trasformerà in un teatro a cielo aperto nel quale poter accogliere la candelora di Monsignor Ventimiglia, straordinario esempio d’arte barocca. L’evento, che si svolgerà sabato 1 febbraio alle ore 11, sarà una vera e propria festa, con tantissimi ospiti che si sono messi a disposizione dell’iniziativa totalmente a titolo gratuito. Così se Ornella Brunetto ed Emanuele Puglia reciteranno un brano tratto dal musical Agata omnia vincit e il gruppo gospel Piano B porterà un pezzo tratto dal film Sister Act, Antonello Tonna accompagnerà al pianoforte Laura Lo Re, che con la sua voce unica intonerà l’Alleluia e l’Ave Maria, mentre il raffinato soprano Daniela Rossello si esibirà nel Magnificat di Frisina. Gli allievi del Liceo musicale Turrisi Colonna diretti dal maestro Fabio Raciti eseguiranno invece l’Inno a Sant’Agata, Concetta Ornella Motta leggerà una poesia sulla Vergine mentre i fratelli madonnari Agozzino realizzeranno un’opera a tema. Per i più piccini ci sarà il Mago Gigi e tanti palloncini distribuiti dai volontaria della Croce Rossa.

La Gennarino, da parte sua, dopo aver realizzato negli anni precedenti preziosi rosari, scuzzitte (il copricapo indossato dai devoti) ricamate con pizzi e coralli, quest’anno ha voluto mettere ancora una volta la sua vena creativa al servizio della fede creando un raffinato sacco di velluto verde che ha fatto storcere il naso a qualcuno e ha lasciato positivamente stupiti altri. Lei ci tiene a precisare che non si tratta di moda ma di un omaggio alla martire: «Si differenzia – sottolinea – rispetto agli altri, solo per il tessuto più caldo». D’altra parte anche la scuzzitta è in velluto nero. Da sempre estimatrice del bello, alla Gennarino, si devono anche i restauri dei drappi esposti a Palazzo del Comune: « Mi erano stati commissionati – spiega – dal sindaco, alla fine ho voluto donarli alla città sempre per questo grande senso di devozione che ho verso la Santa».

Il sacco di velluto verde realizzato dalla stilista Mariella Gennarino


Sempre sabato 1, questa volta alle 19.30, nella sala Bellini al Palazzo dei Chierici verrà inaugurata la 18esima edizione di Amare Agata, la mostra curata da Liliana Nigro, docente di Storia del costume per lo spettacolo all’Accademia di Belle Arti di Catania, che ospiterà oltre cento fra abiti e costumi realizzati in onore della Santa. Sarà anche l’occasione per ricordare il compianto stilista Giovanni Palella, della Maison Amelia Casablanca, da sempre attento alle iniziative a sostegno del talento giovanile e per premiare gli allievi più meritevoli.
Martedì 4 febbraio, alle ore 14, alla Basilica Santuario Maria SS. Al Carmine, gli appassionati di storia del costume e non, potranno ammirare l’esposizione d’abiti Agata incontra il suo popolo, promossa da Padre Francesco Collodoro.

Uno degli abiti della mostra “Amare Agata”

Alla Villa Bellini la fiera non stop tra dolci e maxi schermo per seguire il corteo

La Fiera di SantAgata 2019

Qualcuno ricorda con nostalgia quando la Fiera di Sant’Agata ospitava ogni bendidìo e si potevano fare buoni affari. Oggi forse le cose sono un po’cambiate però fare una capatina alla Villa Bellini per il consueto appuntamento può essere l’occasione per sostenere i piccoli venditori, sempre più vittime della crisi e dei grandi colossi, e per godere del polmone verde della città. Le zone interessate saranno il piazzale delle Carrozze, dove verrà adibita un’aria food, una zona ludica destinata ai più piccoli e un maxi schermo per seguire la festa; e una porzione del viale vicino, in modo da salvaguardare anche l’ambiente circostante. Gli oltre 80 stand, molti dei quali dedicati a cibi tipici come le olivette, il torrone croccante e quello di campagna, saranno visitabili dall’1 al 4 febbraio, dalle ore 9 alle 24, e il 5 febbraio dalle ore 9 non stop fino al giorno seguente. Oltre alle tante pasticcerie e bancarelle presenti sulla centralissima via Etnea durante il vostro tour gastronomico potrete fare un salto, il 3, 4 e 5 febbraio, in piazza Stesicoro dove ad attendervi ci sarà la postazione dell’Amaronna, l’amaro siciliano dal gusto unico prodotto dalla famiglia niscemese Bruccoleri con frutta ed erbe rigorosamente siciliane.

Non solo ceri: palloncini in aria quando passa il fercolo

Il palloncino di Sant’Agata

E se c’è chi per abbellire il proprio negozio si fa realizzare archi di palloncini con una dedica speciale alla Santa, altri invece omaggiano gli altarini, disseminati lungo le vie del centro, con cuori o stelle ad elio che riportano l’effige della patrona, con tanti brillantini tutt’intorno. «I palloncini, rigorosamente bianchi – ci spiega Melita Gresta, proprietaria insieme alla sorella Rossana del negozio Il mondo delle idee – vengono fatti volare in cielo nel momento in cui il fercolo passa davanti alla porta o al balcone del devoto. Ce ne sono stati commissionati diversi anche dalle Candelore, come quella dei Mastri artigiani, mentre due anni fa abbiamo fatto un allestimento per il cereo dei Rinoti in occasione dei festeggiamenti agatini che si sono svolti a San Francesco l’Arena. È uno dei cerei più antichi, che però non prende parte ai festeggiamenti durante il mese di gennaio; fa, infatti, la sua comparsa solo il 3 mattina per la carrozza del Senato, in quel caso ci hanno richiesto 100 palloncini con la scritta “Viva Sant’Agata – Cereo rinoti” che sono stati lanciati in cielo quando la candelora è arrivata davanti al Duomo». 

La devozione e l’ottava arte a San Gaetano alle Grotte

Un pannello della mostra “Sant’Agata e la Devozione”

L’arte fotografica occupa un posto di rilievo nella mostra Sant’Agata e la Devozione, inaugurata lo scorso 25 gennaio e che sarà visitabile fino al 12 febbraio, tutti i giorni dalle 9,30 alle 12 e dalle 17 alle 19,30, nella Chiesa di San Gaetano alle Grotte in piazza Carlo Alberto. Oltre 20 mila  le fotografie in esposizione che raccontano tutte le fasi della festa di Sant’Agata, comprese le celebrazioni estive e i pellegrinaggi del Sacro Velo della Martire in altre città d’Italia, scatti realizzati da Giuseppe e da Andrea Mirabella. Durante la visita sarà inoltre possibile ammirare svariati oggetti agatini offerti dai devoti della comunità di San Gaetano alle Grotte e la Cripta romana dove si trova la rappresentazione di Santa Lucia in preghiera. « Il mio intento – dichiara don Antonio De Maria, parroco della chiesa – è quello di far diventare questo luogo di culto caro ai catanesi, anche un luogo di cultura». 

La santa a teatro fa rivivere il dramma sacro

“Agata, la santa fanciulla” di Giovanni Anfuso

Un tempo, durante il Medioevo, le chiese erano lo scenario ideale in cui svolgere i drammi sacri, oggi il regista Giovanni Anfuso riprende questa prassi ambientando la pièce Agata, la santa fanciulla, ultime repliche sabato 1 febbraio alle 20 e alle 21.30, nella monumentale Chiesa della Badia. Lo spettacolo, che si propone come «Un ponte – garantisce Anfuso – tra Agata e i Catanesi», sta riscuotendo grande successo grazie all’intuizione dello stesso Anfuso, che ne firma anche la drammaturgia, di collocarlo durante la Seconda guerra mondiale, attualizzandolo. La città dilaniata dalle bombe funge da pretesto per raccontare il martirio della Vergine.

Cento invece gli artisti coinvolti in Agata, Vergine e Martire, il dramma sacro che lunedì 3 febbraio alle 17.30 andrà in scena al Teatro Sangiorgi. Scritto e diretto da Pino Pesce, con il contributo del Comitato per i festeggiamenti a Sant’Agata, la performance si preannuncia sperimentale pur nel rispetto della tradizione: «Storia e leggenda si mescolano – spiega l’autore – grazie alla presenza di un narratore, per ripercorrere infine la vita di Agata: dalla sua infanzia fino alla decisione di promettersi a Dio. Da qui la persecuzione cristiana dell’imperatore Decio (rappresentato, a Catania, dal proconsole Quinziano), il quale non potendola possedere, condanna la Vergine al carcere prima e al martirio dopo». Nei panni di Agata Verdiana Barbagallo, in quelli di Quinziano Giuseppe Parisi, Pasquale Platania sarà il Narratore, in scena anche Nino Spitaleri, Jakov Greebe, Gabriele Ricca, Tania Marino, Laura Miano giusto per citarne alcuni, mentre la parte musicale sarà affidata al Coro Lirico Siciliano, diretto da Francesco Costa, e alla Schola cantorum della Scuola Media “Majorana” diretta da Norma Viscusi. Le coreografie sono di Alfio Barbagallo mentre i costumi di Liliana Nigro.

Non poteva mancare all’appello neppure il Teatro Massimo Bellini di Catania, che come ogni anno dedica una serata di musica alla martire Agata. A dirigere l’Orchestra, il Coro e il mezzosoprano Josè Maria Lo Monaco sarà, sabato 1 febbraio alle 20,30, il Maestro Antonino Manuli. In prima assoluta verrà eseguito la Passio Sanctae Agathae, oratorio firmato dal siracusano Joe Schittino e sarà un’occasione unica per riascoltare anche Diva Agata del compositore catanese Matteo Musumeci

“Martirio di Sant’Agata” di Sebastiano del Piombo, Palazzo Pitti, Firenze

Ntuppatedde, la libertà delle donne velate

Le Ntuppatedde, foto Daniele Vita

Elena Rosa, performer e sperimentatrice nel campo del teatro e del teatro-danza, è regista della Compagnia Cuori rivelati e co-fondatrice a Catania di Spazio Oscena, insieme a Sara Firrarello, Benedetto Caldarella e Aldo Cappadona, spazio dedicato alla ricerca nel campo delle arti sceniche. Da otto anni l’artista etnea porta avanti un progetto artistico nato inizialmente come un lavoro sulla performing art, legato al contesto urbano, al sociale, all’architettura dei luoghi e al modo in cui il corpo prende e dà spazio, diventato in seguito una riflessione sul ruolo della donna. «Il primo a parlarmi delle Ntuppatedde – spiega Rosa – è stato un mio amico. Affascinata dal racconto andai subito in biblioteca, dove trovai un saggio di Carmelina Naselli nel quale si analizza ampiamente il fenomeno. Quella delle ntuppatedde è una tradizione che ereditiamo dagli spagnoli ma le cui origini si rintracciano già nella cultura araba. A cavallo fra il 1600 e il 1800, per due giorni, il 3 e 4 febbraio, le donne potevano emanciparsi dal potere patriarcale, in un totale sovvertimento dei ruoli, libere di uscire e andare in giro per la città». L’unico limite, quello di essere interamente coperte da un velo o da un cappello, che ne celasse il volto. La parola ntuppatedde non a caso si richiama al verbo ntuppari: «L’etimo fa riferimento – prosegue l’artista – alla copertura, al nascondimento. Le donne potevano guardare, senza essere viste, solo tramite un foro».

Un’altra immagine delle Ntuppatedde, foto Daniele Vita

Dal 2012 ogni anno le ntuppatedde si riuniscono ogni 3 febbraio, di mattina, dopo aver affrontato un percorso laboratoriale di consapevolezza verso se stesse e le altre donne, e vanno in giro per le strade della città, interamente vestite di bianco, al seguito delle candelore. «Noi – sottolinea l’ideatrice –  non vogliamo essere la fotocopia di una tradizione che non c’è più. Questa è l’occasione ideale per appropriarsi nuovamente del proprio corpo e un momento di unione con le altre donne. Nel tempo abbiamo perso molto in termini di condivisioni, tanto che dalle ntuppatedde si sono sviluppati percorsi paralleli attivi tutto l’anno. Le donne hanno voglia di lavorare sulla femminilità in un reciproco rapporto di scambio. L’evento però è anche un momento di leggerezza, di musica, con lo sventolare dei nostri garofani rossi, che in generale ci avvicina agli altri».
Se volete assistere all’apparizione di queste “farfalle” non vi resta che aggirarvi per il centro storico, un consiglio: tenete d’occhio le candelore in questo caso sarete certi di non perderle.

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