Salvatore Coniglio: «Contraddittoria Italia, trascura la sua musica»

Sugnu Sicilianu Il musicista, direttore d'orchestra e compositore paternese, pluripremiato a livello regionale e nazionale, non ha mai voluto tagliare il legame con la sua città natale. E si rammarica che la patria del Bel Canto non dia il giusto peso alla formazione. «Eppure la risposta dei giovani è positiva se la musica è trasmessa con passione e amore»

«La musica per me è connubio di arte e vita, è ricerca culturale ed anche impegno sociale». Così il musicista Salvatore Coniglio sintetizza la sua visione della musica o sarebbe meglio dire descrive come egli vive la musica. Coniglio, classe 1972, è un personaggio eclettico: artista, compositore, direttore d’orchestra, un “siculo-paternese” pluripremiato a livello regionale e nazionale, fondatore del coro polifonico “Sturm und drang” e dell’Orchestra da camera “L’estro armonico”. Coniglio intende la musica come uno spazio pluri-dimensionale e la «ricerca artistica come perenne spinta alla conoscenza razionale ed emozionale». E la musica classica? «E’ una dimensione piena di realizzazione intellettuale, esistenziale e sociale».

Nel raccontarsi il maestro Coniglio non dimentica di narrare il suo profondo legame con la città natia. E spiega: «Mi sono formato allo storico Liceo Classico di Paternò. Nonostante gli studi e gli impegni lavorativi mi abbiano portato in giro per la Sicilia e per l’Italia, il mio punto di riferimento è stato ed è Paternò. Penso che un artista sia profondamente legato alla sua terra, ovviamente questo è un aspetto che varia da persona a persona, vi sono casi anche di totale abbandono dei luoghi natii ma questo non è il mio caso. Anzi, io credo nel ruolo positivo e propositivo della cultura nel far crescere i territori».

Salvatore Coniglio

Sintetizzi ai lettori un’altra sua definizione della musica in rapporto alla dimensione sociale?
«La musica è passione e conoscenza, emozione e cultura. Una passione da trasmettere agli altri anche facendo volontariato, così ho avvicinato alla musica molti giovani. Assieme a mio fratello Fabio e mia sorella Tiziana, anche loro dei musicisti, dedichiamo non poche ore del nostro tempo ad insegnare le basi della musica classica a bambini e ragazzini che altrimenti non potrebbero permettersi di sostenere economicamente tali studi. Vedere la sorpresa nei loro volti per la scoperta della musica classica, vedere la loro meraviglia nell’entrare a contatto con la bellezza dell’arte ti dà l’entusiasmo per impegnarti ancora di più».

Lei si è anche laureato in filosofia. Quali sono i connubi profondi fra musica e filosofia?
«La filosofia aiuta a riflettere sull’essenza delle cose, a comprendere il senso autentico dei fenomeni. La musica è un’arte che coglie l’essenza della vita. Vi sono opere monumentali di grandi filosofi sulla musica».

Vengono subito in mente le riflessioni del grande Schopenhauer. Ma torniamo all’attualità. Perché in Italia non vi è la giusta attenzione alla musica? Eppure è una grande patria di questa arte.
«Potremmo definire la questione parlando delle tante contraddizioni dell’Italia. Contraddizioni ancora maggiori al Sud e soprattutto in Sicilia. Ma credo che bisogna aggiungere che le classi dirigenti ad ogni livello sottovalutino l’importanza della musica, e di quella classica in particolare, nella formazione degli studenti, anzi delle persone. La risposta dei giovani è invece positiva quando li si fa entrare in questa dimensione con il metodo giusto, trasmettendo amore e passione per la musica. E questo lo riscontro anche nella mia azione di volontariato e nel constatare come la bellezza della musica appassioni le persone».

Un altra immagine del Maestro paternese Salvatore Coniglio

Quali iniziative culturali avete creato?
«Fra le tante, abbiamo creato anche la settimana della musica a Paternò ed abbiamo dato un contributo a diverse feste medievali siciliane con il recupero delle tradizioni. Un impegno mai davvero compreso appieno dalle istituzioni locali, cambiano i governi ma non i risultati. Non solo non viene valorizzato il nostro lavoro ma incontriamo sempre maggiori difficoltà ed ostacoli da parte del potere politico paternese e della burocrazia. Non vi è un riconoscimento vero per quello che realizziamo».

Ha mai pensato di gettare la spugna?
«Più volte mi è venuta la volontà di gettare la spugna, di dedicarmi solo al mio lavoro di artista ed insegnante ma poi prevale l’amore per Paternò. Noi artisti, così come tanti altri paternesi affermati in altri ambiti, amiamo la città e non possiamo abbandonarla, dobbiamo tentare di tenere accesa la luce della speranza».

Il maestro Salvatore Coniglio al pianoforte

Qual è la genesi dei suoi studi musicali?
«Ho iniziato lo studio del pianoforte con la professoressa Schillaci all’Istituto Musicale “V. Bellini” di Catania dove ho conseguito il diploma con il massimo dei voti. Poi mi sono diplomato in Musica corale e Direzione di coro al Conservatorio di Udine. Ho conseguito il diploma di Composizione sotto la guida di Ferrauto. Tutti questi passaggi, al di là dei risultati molto buoni, mi hanno fatto amare la musica ancora di più, mi hanno fatto scoprire nuove tecniche e nuovi aspetti culturali. E soprattutto mi hanno fatto approfondire l’anima dei grandi componimenti musicali, l’essenza delle opere. In ogni opera, in ogni composizione vi è un’anima, vi è una ispirazione profonda, vi è una visione dell’esistenza. La musica nasce dalla vita, è intrisa di vita, la rielabora in maniera artistica ed incide su di essa».

Lei è anche un appassionato di musica antica e strumenti medievali. Come è nata questa passione?
«Fa parte della mia ricerca musicale e consente di comprendere meglio la genesi e le variazioni dei suoni. Ed anche di far rivivere il passato. Anche la storia si può ricostruire con la musica. Potremmo dire che ha un valore multidisciplinare. Con i miei fratelli e l’orchestra che abbiamo fondato ci esibiamo in concerti di musica medievale e rinascimentale suonando la ghironda, il liuto medievale, l’oud, la ribeca, l’organo portativo e i flauti a becco, l’arpa celtica, i corni di camoscio, la bombarda, la cornamusa medievale, il clavicembalo. Abbiamo fondato l’ensemble strumentale Medievales Aetnei e realizziamo anche concerti incentrati sulla musica dei trovieri e dei menestrelli. Con la musica facciamo rivivere il passato e lo rinnoviamo..».

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