giovedì 23 novembre 2017

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Rori era un ragazzo che come noi

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Rori Grasso non solo amava i Beatles come fossero familiari, nei 53 anni di musica fatta con i suoi amici-fratelli Crabs, ha scritto la storia della musica rock in Sicilia. Oggi ci restano il ricordo del suo sorriso, il suo immenso patrimonio discografico sui Fab Four e non solo, fatto anche di numerose rarità, che meriterrebbe un museo, e il suo basso in cerca di nuovi amici. E non è poco


di Gianni Nicola Caracoglia

Rori era un ragazzo che come noi, amava i Beatles e i Rolling Stones. Rori era un ragazzo che amava il rock e la vita, il suo sorriso era il suo bilgietto da visita. E se l’è vissuta fino in fondo la vita. Quando uno ha avuto la possibilità di vivere in prima persona uno dei miti della storia recente, uno dei concerti italiani dei Beatles nel 1965, che dire di più? Rori Grasso c’era, il 24 giugno al Vigorelli di Milano, dopo un lungo viaggio in treno, come si usava ai tempi. Aveva 14 anni.
Per quei ragazzi della provincia italiana degli Anni 60, la scintilla dei Fab Four era scoppiata con i new media del tempo, ovvero la tv, che parlava di Beatles in un famoso servizio di Gianni Bisiach trasmesso da TV7. «Una folgorazione per tutti noi – aveva commentato Rori -. Indescrivibile l’eccitazione quando, poi, trovavamo i dischi dei Beatles nel negozio che incontravamo al ritorno da scuola. Il fratello maggiore di Dario (Ielo, suo compagno di band nei Crabs dal lontano 1964), Roberto, ci “educava” al rock con i suoi dischi di band come Kinks e Rolling Stones».
Rosario “Rori” Grasso (il 29 novembre avrebbe compiuto 67 anni) da due giorni è salito nell’Olimpo dei musicisti. Poco importa che non avesse raggiunto la fama dei suoi idoli John Lennon & company, ma la lingua che parlava era la stessa parlata dall’occhialuto di Liverpool, tutti e due in fondo nati in città di periferia, Catania e Liverpool, che poi comunque avrebbero fatto parlare di sé grazie al comune “virus” del rock. Il basso terreno di Rori è rimasto qui, nella sua casa di Cannizzaro (chi potrà suonarlo d'ora in poi?), ma nell’Olimpo dei musicisti gli strumenti non mancano mai.

Rori Grasso

Quando sette anni fa, chiesi a lui e al suo amico-fratello Gregorio Scuto, chitarrista e cantante nei Crabs, altro fortunato ad aver visto live i Beatles a Roma il 27 giugno all’Adriano, cosa avessero rappresentato i 4 di Liverpool per loro nati negli Anni 50, la risposta fu semplice: «Per noi i Beatles non sono un gruppo musicale. Sono stati la nostra famiglia, noi siamo cresciuti insieme a loro». Era la fine del 1964, infatti, quando gli adolescenti Scuto, alla chitarra e voce, Grasso, al basso e voce, con il compagno di scuola Dario Ielo, alla chitarra e voce, e Riccardo Costa, alla batteria, diedero fondo alla loro passione per la cultura beat e rock formando un gruppo destinato a resistere nei decenni: i Crabs, la vera storia della Catania rock che poi negli Anni 80 e 90 sarebbe diventata punto di riferimento anche per la scena nazionale. Da 30 anni con i Crabs suona Aldo Verdi, alla batteria, poi negli anni si è aggiunto alle tastiere Dario Finocchiaro. Grasso era figlio dei suoi tempi: «Al ginnasio, il preside ci voleva buttare fuori solo per i capelli leggermente più lunghi».

Grasso, Verdi, Scuto e Ielo, i Crabs nel 2016 alla festa di Vivere

I concerti dell’epoca dei Beatles erano dei flash rispetto a ciò che si ascolta dal vivo oggi, duravano poco più di mezz’ora ma nessuno pensava minimamente di restare insoddisfatto. «Suonavano 12 brani - ricordava Grasso -, quasi fosse un disco». Questa la scaletta dei concerti italiani: “Twist And Shout”, “She’s A Woman”, “I’m A Loser”, “Can’t Buy Me Love”, “Baby’s In Black”, “I Wanna Be Your Man”, “A Hard Day’s Night”, “Everybody’s Trying To Be My Baby”, “Rock And Roll Music”, “I Feel Fine”, “Ticket To Ride”, “Long Tall Sally”. «Una ragazza dietro di me - ricordava Grasso - cominciò a piangere a dirotto. Dopo tanti anni sono tornato al Vigorelli nel 1993 quando la Rai produsse le videocassette “I favolosi Beatles”. Ero in compagnia di Maurizio Arcieri, tra coloro che aprirono i concerti italiani dei Beatles con i New Dada, di sua moglie Cristina Moser e di Rolando Giambelli, il presidente del fan club Beatlesiani d’Italia».

Ielo, Grasso, Scuto e Costa, i Crabs nel 1964


I concerti italiani dei Beatles tornarono nella vita di Rory Grasso e Gregorio Scuto quindici anni dopo, quando la mente malata di Mark Chapman decretò nel 1980 la fine di John Lennon. «Non mi vergogno di dire che ho pianto come un bambino - ammetteva Grasso -. L'amico Gregorio per consolarmi mi fece dono del suo biglietto considerato che il mio lo avevo perso il giorno stesso del concerto. Mi telefonavano amici e parenti come se fosse morto uno dei miei familiari».
Nel 1991 i Crabs hanno suonato al Cavern Club di Liverpool, lo storico club dove suonavano i Beatles degli esordi: Aldo Verdi aveva segnalato la band per la rassegna internazionali dei gruppi ispirati ai Beatles. Fu un grande successo per i ragazzi catanesi anche perché venivamo da quell'epoca e non volendo copiare i Fab Four ne incarnavamo lo spirito.

Il biglietto donato da Gregorio Scuto a Rori Grasso

A casa sua, Rori Grasso non teneva “solo” una raccolta di dischi, era una sorta di museo privato. Faceva prima a dire cosa gli mancava piuttosto che ad elencare cosa aveva. Migliaia e migliaia i pezzi tra dischi in vinile, audiocassette, e cd. Dal 1964 aveva comprato tutto ciò riguardasse i Beatles, i dischi li trattava come cimeli: «Io sono un collezionista soprattutto di vinile, e di immagini, cioè di libri e riviste» diceva. La mania da collezione gli era nata a metà degli Anni 70 quando dalla stampa musicale aveva capito che c’era una grossa richiesta di materiale sui Beatles. «Fino a quel momento avevo comprato regolarmente i dischi in uscita come un qualsiasi altro appassionato. Poi sono andato alla ricerca di cose più rare e preziose. Negli anni ho raccolto tutto ciò che riguarda il gruppo più quello che prodotto dai singoli componenti, insieme ai dischi della Apple Records, della dark horse di George Harrison e della Ringo Records di Ringo Starr, oltre a tutte le partecipazioni di ciascuno dei quattro dischi di altri, comprese le collaborazioni anche non di tipo musicale».

I Crabs nel 1991 al Cavern di Liverpool per il raduno beatlesiano

Tra le rarità in suo possesso la “copertina da macellaio” di “The Beatles Yesterday and Today”, disco del 1966, disco mai aperto. «La Capitol aveva pubblicato per il mercato americano – ricordava Grasso – un disco assemblandolo, come si usava fare allora, prendendo canzoni un po’ dovunque. I beatles per denunciare questo modo di fare delle case discografiche, decisero di mostrarsi in copertina con pupazzi smembrati, pezzi di carne da macelleria. Un’immagine forte che fu ricordata come la “copertina da macellaio”. Il disco restò nei negozi con quella foto solo un giorno a causa delle proteste soprattutto dei negozianti e fu ritirato. La casa discografica fece mettere una foto più tranquillizzante su quella quella originaria per non rovinare l’uscita, visto che ne erano state stampate 700 mila copie».

La Butcher cover di Yesterday and Today

Chiaramente non tutti i dischi della imponente collezione di Grasso – una raccolta che meriterebbe veramente uno spazio museale pubblico - sono dei Beatles. Immensa è anche la raccolta di beat italiano, così come non mancano tutti i grandi nomi del rock di ieri, dai Rolling Stones a Jimi Hendrix. Nel 1980 Grasso aveva scritto anche un libro sulla band di Liverpool, “The Beatles in Italy”, una guida completa alla discografia italiana fino al 1980 appunto.
Per i 30 anni di “Sgt. Pepper’s” il fan-senza-fine Grasso aveva comprato, contrariamente alle sue solite abitudini, anche alcuni gadget, venduti per l’occasione come un paio di cravatte e un tappetino per il mouse che riproducono al celebre copertina. Ma non era “Sgt. Pepper’s” il suo disco preferito, quanto “Revolver”. Quell’epoca storica, però, dei primi di giugno del 1967 Rori Grasso la ricordava con affetto. «Si stava vivendo un momento particolare, stava cominciando la cosiddetta “estate dell’amore”, una stagione in cui, anticipando la protesta giovanile dell’anno dopo, tutto sembrava possibile e facile. Non fu così, alla fine, ma rimase in quella generazione un ottimismo di fondo che almeno nel mio caso per mane fino ad oggi».

Una recente immagine di Grasso


Così è stato per lui fino all’ultimo. Ne è testimone l’ultima immagine che campeggia sulla sua pagina Facebook, scattata ad una reunion fra vecchi amici poche ore prima del malore che lo avrebbe sottratto ai suoi sogni terreni. Sogni che grazie anche a persone come lui abbiamo fatto nostri.



© Riproduzione riservata
Pubblicato il 30 ottobre 2017




Gianni Nicola Caracoglia

Una laurea in Scienze Politiche, una vecchia passione (mai sviluppata) per la carriera internazionale e una grande passione (poi sviluppata) per il giornalismo, in particolare per la musica e gli spettacoli. Ho diretto per 16 anni l'agenzia Blu Media, adesso dirigo SicilyMag.it. E coltivo un sogno: prima o poi andare in Brasile. "Socialmente" sono presente su Twitter, Facebook e Instagram.


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