Nel Sessantotto di Orofino la rivoluzione deve ancora arrivare

Recensioni Il Sessantotto ha iniziato lotte per i diritti umani e sociali non ancora concluse. E così successe anche a Catania. Alle Ciminiere, dal 4 al 7 ottobre, tornano in scena i 4 capitoli dello spettacolo di Nicola Alberto Orofino, viaggio a ritroso in una città dove tutto doveva cambiare e nulla cambiò...

Volete ritrovarvi immersi nell’atmosfera del Sessantotto della bella Catania, tra uomini politici del tempo, occupazioni universitarie e forti contrasti generazionali? Allora è proprio il caso di iniziare un viaggio alle Ciminiere, lasciandovi catturare da 68 punto e basta, spettacolo in quattro percorsi (università, politica, lavoro, società e cultura) ideato e diretto da Nicola Alberto Orofino, l’ultimo titolo del cartellone di “Altrove 2018”, la rassegna itinerante di nuova drammaturgia ideata e prodotta dal Teatro Stabile di Catania nei luoghi storici della città.

Parte del cast di 68 punto e basta, foto di Antonio Parrinello

Uno spettacolo inconsueto (con Roberta Amato, Alessandra Barbagallo, Giorgia Boscarino, Daniele Bruno, Cosimo Coltraro, Egle Doria, Gianmarco Arcadipane, Valeria La Bua, Silvio Laviano, Marcello Montalto, Lucia Portale, Luana Toscano, elementi di scena e costumi di Vincenzo La Mendola, assistente alla regia Gabriella Caltabiano) che, innanzitutto, ha il pregio di catturare cuore e mente del pubblico e invitarlo a una profonda riflessione su un momento cruciale del Novecento, foriero di attesi cambiamenti: si viene subito ammaliati dalle quattro affascinanti hostess (Egle Doria, Luana Toscano, Valeria La Bua e Lucia Portale, tutte bravissime e ottime conduttrici del percorso ideale) che invitano a compiere un viaggio a ritroso nella memoria di una città in fondo gattopardesca, dove bisogna che tutto cambi perché tutto resti com’è, coll’azzeccato sottofondo musicale di canzoni simpaticissime, tra tutte la frizzante Zum zum zum di Sylvie Vartan.


Da sinistra La Bua, Doria, Portale e Toscano

Gli spettatori, distribuiti lungo i quattro percorsi, ugualmente intriganti, seguendo la loro guida trovano uno spaccato del Sessantotto catanese, diventando parte viva dello spettacolo e vivendo ansie e speranze dei personaggi, come la ribelle Saria (una sempre toccante Alessandra Barbagallo) che cerca la sua libertà di donna e studentessa nell’occupazione dell’Università, a dispetto della sua retrograda famiglia; o il giovane poliziotto (intensamente interpretato da Marcello Montalto) che è costretto a manganellare i suoi coetanei, colpevoli solo di trovarsi dall’altra parte e si scopre fragile e tormentato come gli studenti ribelli.

Lucia Portale

Il tutto anche merito di una regia sempre attenta, studiata, frutto di un’accurata preparazione sull’argomento; Nicola Alberto Orofino conferma di ambire a un teatro sempre spiazzante, che chiama in causa gli spettatori e brechtianamente li vuole lucidi e critici nei confronti dei temi rappresentati. A tal proposito ci confessa Silvio Laviano, genuino e bravissimo interprete di due personaggi antitetici, lo studente di destra e il politico di sinistra: «Nicola Alberto ci ha assegnato con molta cura i personaggi su cui lavorare. Per il politico di sinistra sono partito dalla storia vera che Pier Paolo Pasolini amava molto Catania e comprò una casa in via delle Finanze. Partendo dalla metafora di Fava su Catania=Puttana, ho dunque inventato tutta una storia sul possibile incontro tra il Politico e Pasolini. Per il rampollo Santi Maria sono partito dal Fuan e da Benito Paolone. Paolone nel ’68 aveva 30 anni quindi ho dovuto immaginare un giovane suo seguace, attraverso il rugby e l’importanza dell’Amatori Catania. Ambientare tutto in una famiglia arricchita di destra mi piaceva come idea visto che Catania è sempre stata, secondo me, una città di destra e di costruttori/imprenditori. Attraverso l’anaffettività e la mostruosità abbiamo voluto raccontare lo scontro generazionale».

Silvio Laviano

Storia di una rivoluzione sognata e sperata dunque. Ma che cosa ne è stato oggi di quei meravigliosi anni, nei quali Catania ha vissuto una delle stagioni culturali più intense e proficue? Esistono ancora rivoluzioni da fare e sostenere? La risposta di regista e attori appare alla fine propositiva. Perché il Sessantotto ha iniziato lotte per i diritti umani e sociali non ancora concluse. E a questo punto la vera sorpresa dello spettacolo si rivela proprio Egle Doria, che, spogliatasi di colpo dei panni della madre del rampollo di destra, rivolgendosi agli spettatori, prende a narrare una sua personale rivoluzione, davvero bella, davvero emozionante. Per sapere qual è il 4,5,6,7 ottobre non resta che scegliere un itinerario nella Catania del ’68…

Alessandra Barbagallo

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