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Muore a scuola la speranza degli italiani antimafia

Blog "Il giorno della civetta" di Sciascia e il sacrificio di Carlo Alberto Dalla Chiesa, mi aveva fatto ben sperare l’inserimento tra i temi della Maturità di due tracce che in qualche modo richiamavano l’urgenza di un confronto sul tragico e annoso problema della mafia. Lo hanno svolto in pochi. Ma oggi c'è la consapevolezza tra i ragazzi che la mafia è il cancro del nostro Paese?

In tutta onestà, mi aspettavo una risposta diversa da parte degli studenti italiani in merito alle tracce della prima prova scritta agli esami di maturità in corso. Mi aveva fatto ben sperare l’inserimento di due tracce che in qualche modo richiamavano l’urgenza di un confronto sul tragico e annoso problema della mafia. La prima traccia, della tipologia A, analisi e interpretazione di un testo letterario italiano, riguardava “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia; la seconda traccia, di tipologia C, riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità, partiva da un testo di commemorazione del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia nel 1982, chiedendo di argomentare sui valori dell’antimafia, traendo spunto dal testo, dalle vicende che narra e dalle proprie considerazioni personali.

Carlo Alberto Dalla Chiesa

Bene, come al solito pervaso da una fiducia nel futuro, mi sono permesso di commentare via social “che all’indomani dell’operazione che vedeva le mani mafiose sul turismo di Taormina, la perla siciliana del turismo, nel giorno in cui l’ennesimo politico regionale siciliano veniva “nominato” da un mafioso durante un’intercettazione, in una Italia sempre più popolata da “ominicchi” ed una pletora di “quaquaraquà” (dei quali i palazzi del potere sono pieni), ricordare ai ragazzi in sede di esami che la mafia è un problema, anzi è il problema che attanaglia ormai un’intera nazione da Sud a Nord, 60 anni dopo la scrittura de “Il giorno della civetta” di Sciascia, forse ci fa sperare per il futuro. Anche perché a morire da soli nella guerra alla mafia, come accadde a Carlo Alberto Dalla Chiesa, altro tema di esame, è purtroppo sempre facile”.

Leonardo Sciascia

Belle considerazioni, che mi posso tenere per me. Leggendo i dati del Ministero dell’Istruzione, la traccia che parte dal brano tratto da “L’illusione della conoscenza” di Steven Sloman e Philip Fernbach, proposta nell’ambito della Tipologia B – Analisi e produzione di un testo argomentativo, è stata quella più gettonata dagli studenti, svolta dal 30,8% dei ragazzi, con il 28,8% delle preferenze nei Licei, il 34% negli Istituti tecnici, il 32,2% nei Professionali. Il 20,1% degli studenti ha invece optato, sempre nell’ambito della Tipologia B, per il brano tratto dal libro “Istruzioni per l’uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà” di Tommaso Montanari. “Tra sport e storia”, la traccia che ruota attorno alla figura di Gino Bartali, è stata scelta dal 13,1% dei maturandi. Solo l’11% ha scelto l’analisi del testo di Leonardo Sciascia tratto da “Il giorno della civetta”. Mentre solo l’8,5% ha scelto la prima traccia di attualità, dedicata alla figura del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa al pari di Giuseppe Ungaretti, con la poesia “Risvegli”. In coda l’8% riservato alla traccia dedicata all’eredità culturale del Novecento.

E di che parla il libro di Sloman e Fernbach “L’illusione della conoscenza” così gettonato dagli studenti italiani? Il libro, pubblicato in Italia lo scorso anno da Raffaello Cortina Editore, ci ricorda che gli esseri umani hanno sviluppato società e tecnologie molto complesse, ma la maggior parte di noi non sa nemmeno come funziona una penna o una bicicletta. Gli scienziati cognitivi Steven Sloman e Philip Fernbach sostengono che noi sopravviviamo e prosperiamo malgrado le carenze della nostra mente perché viviamo in una ricca comunità della conoscenza. Il vero genio, oggi, può essere quindi trovato nei modi in cui creiamo l’intelligenza usando la comunità che ci circonda.
E’ il principio contemporaneo della condivisione, delle comunità, fisiche e soprattutto virtuali, che in teoria dovrebbero darci la direzione del nostro cammino futuro. Bellissimo, stimolante, nell’era in cui sfera virtuale e condivisione sono in pratica la stessa cosa. Stimolante la traccia d’esame centrata sul libro dei due scienziati ma obiettivamente facilmente piegabile a ovvietà a 360°.

Un po’ più interessante il tema sulla riflessione di Montanari che invita a una vera rivoluzione non soltanto contro chi saccheggia le biblioteche o deturpa il paesaggio, ma contro chi non educa all’amore per la bellezza.

Poteva esserci spazio per le serie considerazioni filosofiche e strategiche su come si elimina la mafia, il cancro della società italiana? Ma la domanda è: i ragazzi di oggi hanno cognizione della mafia come un male sociale? Non c’è dubbio che le attività didattiche sulla legalità non sono mai mancate ma evidentemente non sono abbastanza e sufficientemente efficaci. Dopo le esternazioni criminogene dei cantanti neomelodici bocciati in tv, direi anzi che l’antimafia è l’ultimo dei pensieri di tanti. Il modello della mafia vincente è sempre di attualità come dimostra il “mafia pride” del boss Angelo Occhipinti di Licata al centro delle recenti inchieste, orgoglioso di essere nato mafioso. Aveva visto lungo Leonardo Sciascia 60 anni fa quando prevedeva che la mafia sarebbe diventato un fenomeno italiano e non più siciliano. E la figura di don Mariano, con la sua ormai celeberrima divisione in cinque categorie di umanità, a partire dagli uomini come lui e il capitano dei carabinieri Bellodi di fronte a lui, fino ai quaquaraquà che nulla meritano nella vita, cos’era se non il primo esempio di “mafia pride”, poi portato alle estreme conseguenze con i “valori morali” millantati da Totò Riina nel famoso faccia a faccia con Tommaso Buscetta, magistralmente ripreso al cinema da Pierfrancesco Favino con la regia di Marco Bellocchio? L’aspetto tragico e surreale della vicenda è che l’unico che ha parlato di antimafia negli ultimi mesi in Italia è proprio l’attore romano in promozione col film di Bellocchio. Non basta aprire un commissariato di polizia a Corleone nel giorno della festa della Liberazione per dire che si fa antimafia.

La figura del capitano Bellodi per molti ha richiamato quella di Carlo Alberto Dalla Chiesa anche se Sciascia ha sempre dichiarato che non fu quella la persona che lo ispirò. Dalla Chiesa conobbe però da vicino il clima generalizzato di omertà che Sciascia racconta nel suo romanzo, e conobbe l’ostracismo dello Stato che lo lasciò da solo in una battaglia impari contro la mafia e che lo vide perdente in quella tragica sera del 3 settembre 1982 quando fu ucciso a Palermo con la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo. All’indomani dell’eccidio un cartello gridò al mondo: “Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”.

All’indomani della traccia di esame della maturità 2019, neanche la speranza degli italiani onesti sta molto bene.

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