Mazzarino, fede e tradizioni per la città d’arte del principe di Butera

Itinerari Il principe Carlo Maria Carafa Branciforti fu fautore di un vero rinascimento del borgo feudale del Nisseno ricco di storia e monumenti artistici che verso la fine del 1600 raggiunse il massimo del suo splendore. Mazzarino nel 2007, per il suo patrimonio architettonico, è stata dichiarata “Città d’Arte”. Oggi si lavora ad una sua candidatura per inserirla tra le città tardo barocche del Val di Noto Patrimonio dell’Unesco

Nell’entroterra della piana di Gela, disteso su un crinale a 550 metri sul livello del mare, in provincia di Caltanissetta, troviamo uno dei centri artistici e storici più interessanti della Sicilia: Mazzarino. Un borgo feudale ricco di storia e monumenti artistici che verso la fine del 1600 raggiunse il massimo del suo splendore, grazie al mecenatismo di un illuminato ed erudito nobile. Questi, durante il ventennio dal 1675 al 1695, anno della sua morte, fu fautore di un vero rinascimento del territorio. Mazzarino diventa un centro politico e culturale in diretto antagonismo con le città demaniali dell’interno della Sicilia. Questo mecenate risponde al nome di Carlo Maria Carafa Branciforti, principe di Butera e di numerosi altri titoli nobiliari e feudatari ereditati per via parentale. Storicamente viene ricordato anche per aver fondato nel 1693 il borgo di Gammichele. Il principe personalmente disegnò e progettò, insieme all’architetto gesuita padre Michele da Ferla, il nuovo centro dalla caratteristica pianta esagonale senza muri di cinta, unico esempio in Europa, in un sito poco distante dal borgo di Occhiolà distrutto dal catastrofico terremoto del 1693.

Mazzarino, Palazzo Branciforti

L’impianto planimetrico urbanistico di Mazzarino, risale alla prima metà del 1700. Il borgo a nord è dominato dalla grande mole del castello di origine romano-bizantina. Una gigantesca frana distrusse il castello ed il vicino nucleo abitativo. Delle quattro torri cilindriche merlate del castello si salvò solo una che i locali chiamano “u cannuni”, collegato al borgo attraverso l’attuale stretto sentiero.

Il castello di Mazzarino, foto di Giovanni Musumeci

Il lungo asse del corso Vittorio Emanuele che dalla collina procede dentro l’abitato si apre ritmicamente a formare piazze e slarghi. Su questi spazi, sotto la guida del principe Carafa, vennero iniziati e costruiti numerosi palazzi nobiliari di grande pregio architettonico e non meno di venticinque chiese per dare una sede a quasi tutti gli ordini religiosi: Gesuiti, Benedettini, Domenicani, Cappuccini, ecc. che operavano nel borgo. Il corso rappresenta l‘espressione della sua evoluzione storica, un prezioso contenitore d’impronta barocca. Mazzarino nel 2007, per il suo patrimonio architettonico, è stata dichiarata “Città d’Arte” ed annoverata tra i centri del Val di Noto Patrimonio dell’Unesco. E’ stato affidato a Civita Sicilia l’incarico di realizzare uno studio di fattibilità sui requisiti storici, culturali e monumentali per la presentazione all’Unesco di un nuovo dossier di candidatura per il sito “Le città tardo barocche del Val di Noto” che comprende, oltre il paese nisseno, anche Acireale, Grammichele, Ispica, e Vizzini.

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Il cuore storico di Mazzarino

Le strade che intersecano il corso principale, dividono idealmente questo antico borgo in zone o quartieri. Nella zona storica troviamo le chiese ed i palazzi di stile barocco dove primeggia per dimensioni e ricchezza artistica quello del principe Carafa. All’esterno i quartieri degli agricoltori, artigiani ed i vari mestieri. Più in basso trovano sede i severi palazzi costruiti nell’Ottocento dalla ricca borghesia.

Mazzarino, facciata della Chiesa Madre di Santa Maria della Neve, foto Giuseppe Bognanni

Una caratteristica del popolo di Mazzarino è il forte senso di devozione religiosa, eredità della dominazione spagnola, che si manifesta in alcuni periodi dell’anno e ne scandisce la vita sociale. Feste e processioni, intimamente legate alla cultura popolare, che coinvolgono gli abitanti ed anche la moltitudine dei visitatori provenienti anche da lontani paesi. Durante il periodo della Settimana Santa, inserita nel registro delle eredità immateriali della Regione Sicilia, si svolge un rito molto articolato tramandato da secoli che vede i simulacri di San Giovanni, la Veronica e l’Addolorata vagare per le vie del borgo. Il Venerdì Santo, soldati romani ed uomini incappucciati seguono in processione la statua del Cristo morto. La statua, vero capolavoro del 1600, è realizzata in pelle di antilope africana che conferisce alla figura di Cristo un effetto scenico incredibilmente realistico. Ad una leggenda è legata, la seconda domenica di maggio, la Festa del Santissimo Crocifisso dell’Olmo compatrono di Mazzarino. Viene portato in processione un prezioso Crocifisso in legno “u signuri di Maju”, collocato dentro una pesante struttura in ferro sorretta da 120 devoti scalzi coperti dal solo camice bianco. Durante il tragitto per le vie del borgo i cittadini lanciano in direzione del crocefisso collane di margherite gialle, “i sciuri di maju”, creando uno scenografico effetto floreale.

La processione del Santissimo Crocifisso dell’Olmo, “u signuri di Maju”

La terza domenica di settembre si svolge la festa della santa patrona della città: la Madonna del Mazzaro. Un rito legato al ritrovamento durante il periodo normanno di una icona bizantina nel luogo dove sorge la Basilica del Mazzaro raffigurante la Madonna col Bambino Gesù, ai lati le figure di Santa Lucia e Sant’Agata. Un appuntamento religioso molto partecipato che prende il via dalla basilica, meta di numerosi pellegrinaggi. Qui troviamo preziose reliquie di recenti santi, sul portone bronzeo è incisa l’impronta, in segno di benedizione,della mano destra di San Giovanni Paolo II° come a preservarne la sentita devozione di un popolo legato alle proprie tradizioni.

Basilica della Santissima Maria del Mazzaro a Mazzarino, foto di Giovanni Musumeci

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