giovedì 23 novembre 2017

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Lo sguardo sul mondo di Vivian Maier, a Catania il suo diario segreto

Arte

La Fondazione Puglisi Cosentino ospita fino al 18 maggio una selezione di immagini della misteriosa fotografa statunitense in "Vivian Maier. Una fotografa ritrovata". Scatti in bianco e nero (soprattutto) e a colori di realizzati in un trentennio attraverso cui viene immortalata una umanità multiforme e da cui lo spettatore esce con più di un interrogativo


di Lavinia D'Agostino

Ombre, riflessi, dettagli. E’ una mostra carica di fascino “Vivian Maier. Una fotografa ritrovata” allestita alla Fondazione Puglisi Cosentino di Catania dal 27 ottobre al 18 febbraio, complice l’aurea di mistero che avvolge questa fantastica fotografa, morta nel 2009 nel totale anonimato e in condizioni di necessità.

Vivian Maier, autoritratto

Osservare gli scatti della Maier è come leggere il suo diario segreto, spiare dal buco di una serratura il mondo inviolato di questa donna che ha voluto tenere per sé, fino alla morte migliaia di scatti (non ha mai pensato di sottoporrli a qualcuno, vivendo nella Grande Mela?) realizzati un trentennio: dal 1950 al 1980, quando scatta la sua ultima foto. Forse perché ha dovuto vendere l’attrezzatura per vivere?

L'allestimento alla Fondazione Puglisi Cosentino di Catania

Non lo sappiamo, e forse non lo sapremo mai. Di certo resta la sua eredità, il suo sguardo sul mondo, da cui il visitatore può dedurre le uniche, scarne informazioni, sul suo conto.
Era una bambinaia Vivian Maier, con la passione per la fotografia (forse nata grazie all’incontro fortuito con Jeanne Bertrand quando era ancora una bambina?), che coltivava nel suo tempo libero. Amava viaggiare e tenersi informata attraverso giornali e riviste, soprattutto di fotografia. Ovviamente.

Uno dei ritratti in mostra a Catania

Nei suoi scatti c’è un’epoca, racchiusa nei volti dei bambini incontrati per strada (alcuni in lacrime, altri immortalati durante momenti di gioco), nelle brulicanti strade di una New York sorpresa nelle attività quotidiane, ma anche nei paesaggi, negli edifici malmessi, negli scorci e nei tanti volti rubati a gente sconosciuta, incontrata per caso, per strada. C’è anche la moda dei tempi nelle foto di Vivian Maier, le star del cinema e lotta per la sopravvivenza quotidiana.

Vivian Maier. Una fotografa ritrovata a Catania

Con il suo sguardo sottile, a tratti spietato e a volte ironico, Vivian Maier regala (involontariamente) ai suoi spettatori il ritratto di una umanità multiforme, congelata in un attimo, in una posa, in un gesto, in un dettaglio.
Un’umanità di cui fa parte anche lei, non solo con gli autoritratti (numerosissimi), ma anche attraverso la sua sagoma, il suo riflesso nelle vetrine o negli specchi, che cerca quasi in modo ossessivo. E non è mai casuale.
Vivian Maier è parte delle sue foto, del suo mondo. C’è anche lei, visibile-invisibile, in quelle immagini quadrate, scattate in bianco e nero con la Rolleiflex, che grazie a un gioco di luci e di rimandi, possono sembrare tridimensionali. E se gli scatti in bianco e nero sono avvolti da un’aurea malinconica, Vivian Maier mostra il suo lato più divertente e irriverente negli scatti a colori realizzati con la Leika intorno agli anni 70.

Vivian maier, autoritratto

Una mostra affascinante almeno quanto la storia di queste immagini, ritrovare casualmente nel 2007 da John Maloof, un agente immobiliare che ha acquista a un’asta un magazzino contenente parte dell’archivio della Maier.
La mostra catanese, curata da Alessandra Mauro e organizzata da dal Gruppo Arthemisia, Contrasto e Chroma Photography con il patrocinio del Comune di Catania, espone 120 fotografie (una selezione degli oltre 120mila scatti realizzati dalla Maier) in bianco e nero, realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta, e una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8 che mostrano come Vivian Maier si avvicinasse ai suoi soggetti.

Un allestimento bellissimo per una mostra affascinante che lascia gli spettatori con tanti interrogativi, ma uno su tutti: chi era Vivian Maier?
La risposta, forse, in una sua frase che campeggia all’interno della mostra: “Dobbiamo lasciare spazio a coloro che verranno dopo di noi. E’ una ruota: si sale e si arriva fino alla fine, poi qualcuno prende il tuo posto e qualcun altro ancora il posto di chi lo ha preceduto e così via. Non c’è niente di nuovo sotto il sole”.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 27 ottobre 2017





Lavinia D'Agostino

Palermitana classe '78, vive a Catania per scelta. È convinta che due cose la leghino a questa città: l'accoglienza e l'allegria. È iscritta all'Ordine dei Giornalisti dal 2000 ed è giornalista professionista dal 2014. Nel tempo libero ama conoscere, parlare e cucinare.


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