Cartografie visive, un atlante immaginario di Catania

Fotografia Dal 12 al 30 settembre alla GAM di Catania la mostra realizzata dagli studenti del corso di Fotografia per i beni culturali dell’Accademia di Belle Arti. Il docente Rosario Antoci: «L'esposizione, frutto di tre anni di intenso lavoro, è una mappatura illusoria e soggettiva della città etnea che mira a creare un rapporto rigenerato con il centro urbano»

Tracciare una mappa della città attraverso l’obiettivo della macchina fotografica: è questa la strada percorsa dal professore Rosario Antoci e dai suoi allievi per la mostra fotografica Cartografie Visive visitabile dal 12 al 30 settembre alla GAM di Catania.
«La collettiva – spiega il docente – è frutto di tre lunghi anni di lavoro con i miei studenti del corso di Fotografia per i beni culturali all’Accademia di Belle Arti. Il tema che avevo assegnato inizialmente, Trame urbane, era incentrato sulla città di Catania come prototipo di una realtà metropolitana globalizzata dove s’intrecciano elementi storici, substrati culturali e contaminazioni di ogni tipo. In seguito è arrivata l’idea di stilare una cartografia, che potremmo definire illusoria, un atlante immaginario e soggettivo che sebbene non abbia la pretesa di essere esaustivo come una vera e propria cartina, mira a creare un rapporto rigenerato con il centro urbano».

Irene Nobile - Presenze assenze

Uno sguardo inedito e giovane su Catania che muove da un approfondito studio visivo, durante il quale ciascun autore è riuscito a entrare in profonda relazione con gli spazi. «Ci sono dei lavori – prosegue Antoci – che sono vere e proprie mappature, è quanto accade con i chioschi che sebbene non rientrano nei parametri di bene culturale per antonomasia rappresentano una caratteristica sociale e identificativa della città. Lo stesso accade con le edicole votive dedicate a Sant’Agata, simboli di devozione cittadina a cui spesso non facciamo più neanche tanto caso e che grazie a questi scatti vengono rivalorizzate».
È in questo senso che si è mosso il giovane fotografo Gabriele Diego Bonsangue: «Ho seguito – racconta – il progetto Segni urbani di devozione, dedicato al patrimonio religioso e culturale della città. Partendo dal censimento delle edicole votive del 2009, stilato dalla Soprintendenza di Catania, ho tracciato una mappa e da lì mi sono mosso per pianificare il mio lavoro nel quale ho cercato sempre di privilegiare il taglio autoriale. Inoltre, ho voluto fotografare questi altarini di notte in modo da conservare la loro illuminazione originale mantenendo l’atmosfera dell’ambiente notturno urbano, parte integrante di questo inedito atlante».

Gabriele Diego Bonsangue - Segni urbani di devozione

Un progetto lungo e articolato, dunque, che ha visto la partecipazione di un cospicuo numero di iscritti: «Su sessanta lavori – prosegue il professore Antoci – ne abbiamo dovuto selezionare sedici. Si tratta di scatti realizzati per lo più da singoli autori, solo in pochi casi da gruppi di due, in cui ciascuno ha interpretato il tema liberamente». Un’occasione unica per studenti ed ex allievi che sono potuti entrare in ogni singolo aspetto del percorso creativo: «La mostra – sottolinea il docente – è una sfida e un momento di verifica perché oltre al progetto fotografico i ragazzi si sono dovuti confrontare con molteplici aspetti. Ad esempio hanno dovuto rivedere il progetto iniziale alla luce dello spazio a disposizione nella Galleria d’Arte, affrontare aspetti pratici come la scelta del supporto e la stampa delle foto, lavorare sulla progettazione del catalogo; tutte questioni che rendono il lavoro più reale e concreto. Inoltre, questa sarà l’occasione di confrontarsi con i giudizi positivi e negativi del pubblico».

Giovanni Narcisi - Cityscape in the night lights

Una grande opportunità che restituirà loro la speranza di fare della passione per la fotografia una vera e propria professione: «Molto dipenderà – ribadisce Antoci – dalla spinta e dall’impegno che ognuno di loro ci metterà. Nessuno dice che sarà facile ma rimanere in posizione d’attesa è inutile perché ogni cosa va costruita mattoncino dopo mattoncino».
Cartografie visive ha rappresentato il trampolino di lancio per sviluppare anche altri settori oltre a quello artistico-creativo, molti degli studenti infatti sono diventati parte attiva dello staff comunicativo che ha curato vari ambiti. È quanto accaduto a Chiara Compagnino, laureanda in Comunicazione e valorizzazione del patrimonio artistico contemporaneo: «Questa esperienza – spiega la studentessa – ha permesso a me e ai miei colleghi di creare un vero e proprio team di lavoro e di confrontarci con ogni aspetto del mestiere di addetto stampa, dalla gestione dei rapporti con giornalisti e redazioni alla stesura di un comunicato stampa. Fino ad oggi le uniche esperienze pratiche che avevamo vissuto erano indirette ed esclusivamente finalizzate agli esami mentre con Comalize, il gruppo coordinato dal professore Francesco Lucifora e nato per promuovere gli eventi dell’Accademia, siamo riusciti a vivere la nostra prima esperienza lavorativa. Uno stimolo in più che ci sprona per il futuro».

Fabiana Scala - Niente di nuovo

Uno sguardo attento sulla città e su luoghi non sempre convenzionali che comunque ne costituiscono il tessuto connettivo, come le Terme della Rotonda, il Cimitero dei caduti di guerra, la metropolitana: «In questo modo – aggiunge Chiara Compagnino – si crea un itinerario/viaggio che porta il fruitore ad apprezzare ogni bellezza della città. Non è facile valorizzare la Catania di oggi ma sono certe che questi lavori riusciranno a farcela apprezzare e rispettare di più».

Eleonora Barilà e Ottavia Zingali - Cimiteri di guerra

Ma qual è lo stato dell’arte fotografica oggi? «Basta prendere un manuale fotografico qualsiasi – conclude Antoci – per osservare i grandi cambiamenti tecnologici che continuano a interessare questo settore. Nella nostra epoca siamo di fronte a un’iperproduzione, a un’eccedenza d’immagini che rendono difficoltosa la lettura della realtà. In molti credono che le interfacce e i dispositivi tecnologici ce la restituiscano in toto anche se sappiamo che non è così. Proprio qualche giorno fa ho letto una riflessione di Corrado Augias in cui emergeva chiaramente che guardare è istintivamente più semplice che leggere. Rispetto allo sguardo serrato e superficiale rivolto alle immagini che scorriamo sui supporti odierni non dobbiamo dimenticare però che uno sguardo attento implica uno sforzo non indifferente. Per questo sono convinto che indipendentemente dall’evoluzione degli strumenti ci sarà sempre qualcuno che avrà uno sguardo più lungo, in grado di anticipare e tracciare un discorso profondo grazie a uno scatto fotografico».

Filippo Di Stefano - Pelle

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