Le piccole gioie (della natura) di Graziana Giunta

Moda e design Ambientalista, vegana ma, anzitutto, creativa. L'artista di Assoro trasforma le pale dei ficodindia in piccole opere d'arte: piccoli monili ricavati dalla fibra essiccata della pianta simbolo della Sicilia che, coerentemente con il suo credo, non distrugge, ma attinge dalla potatura di fine estate, nel pieno rispetto della natura. Il risultato sono dei bijoux unici, attraverso i quali si indossa un pezzo di Isola

Dalla sciara alla gioielleria, è la riscoperta di un materiale tipicamente siciliano: prezioso ma “invisibile” ai più. Non sono in molti a sapere che la fibra di fico d’india, trasformata in bijoux, sta rivoluzionando il design e la moda ecosostenibile. A parlarcene è Graziana Giunta, artista ennese 41enne che ha trasformato u ficurinia nel cavallo di battaglia del suo atelier Manituana, ad Assoro.

La designer Graziana Giunta

«È una duplice sfida – ci racconta la designer – tanto artistica quanto etica. Ho sposato l’idea del riciclo nel 2006, trascorrendo un anno in Africa, insegnando arte ai bambini dell’arcipelago delle Comore, a Mayotte. Realizzavamo collage unendo bucce di banana, sassolini, foglie e semi. Da quel momento, ho scelto di usare ciò che la natura ci offre».
Quella di Graziana è ricerca sperimentale, rivoluzione di occhi che sanno vedere, ma è anche un modo di impegnarsi a favore dell’ambiente. «A volte la ricchezza è invisibile, sebbene sia proprio sotto i nostri occhi. Sono ambientalista e vegana, vorrei sensibilizzare le persone rispetto alla natura e al riciclo. L’educazione può muoversi anche attraverso i monili».

Una delle creazioni di Graziana Giunta

Artista a tempo pieno e insegnante, Graziana Giunta trasforma la fibra di fico d’india in bijoux da due anni. Ma nel suo repertorio artistico c’è molto altro: a partire dal connubio tra pezzi di motore e bottiglie in plastica che ha dato vita alle produzioni con cui ha partecipato alla mostra-evento d’arte contemporanea Stop allo 0-48 degli oggetti. «Mi affascinava molto l’idea di assemblare un materiale molto leggero a uno pesante, aspetto che ho poi approfondito unendo la polvere lavica con pezzi di specchi. La scoperta delle fibre essiccate di fico d’india – continua – risale a quando frequentavo il liceo artistico. Le usavo inizialmente come mascherine per i lavori grafici. La trama delle pale diventava una superficie su cui stendevo vernici e colori ottenendo un effetto simile al negativo. Poi, ho pensato di sfruttare anche la parte più dura e legnosa della pala di fico d’india. Così, è nata la linea Siku, combinazione che nasce dal nome latino della pianta e della Sicilia».

Graziana Giunta a lavoro nel suo atelier di Assoro

Orecchini, bracciali e collane in fibra di fico d’india sono solo un punto di partenza.«Sto lavorando a nuovi prodotti, come i gemelli per uomo. Bisogna reinventarsi continuamente perché, soprattutto con la diffusione su internet, il rischio artistico è la perdita di originalità».
Le sue produzioni si trovano, oltre all’atelier Manituana di Assoro, anche a Scicli e a Palermo. Ma Graziana punta soprattutto al mercato estero perché «il pubblico siciliano, seppur incuriosito, spesso resta basito. La pala di fico d’india è per noi un materiale comune, per questo non riusciamo a vederne la bellezza e la rarità. Ho sempre messo un frammento di sicilianità nei miei lavori, mi piaceva l’idea di donare un pezzo della mia terra a chi acquistava, già a partire dai quadri realizzati con la polvere lavica dell’Etna».

Una delle creazioni di Graziana Giunta

Siku è una linea che resta coerente con la personalità di Graziana. «Non distruggo le piante ma aspetto la fine dell’estate raccogliendo i pezzi già ripuliti dai contadini. Faccio essiccare la foglia e scelgo la parte più legnosa e adatta al lavoro. Una volta ripulita la fibra viene tagliata, colorata e montata. Faccio tutto manualmente senza l’uso di macchine e i pezzi prodotti sono unici. Spesso è la fibra a parlarmi, un pezzo deve corrispondere con quello che diventerà. Naturalmente, uso solo vernici atossiche e materiali antiallergici. Il risultato è un monile duraturo, unico e resistente ma in un mondo così effimero in cui tutto si rovina e viene gettato, quando il bijoux fa il suo corso semplicemente lo si accetta».

Una delle creazioni di Graziana Giunta

L’atelier Manituana, che nel linguaggio degli indiani d’America significa “Il giardino del Grande Spirito”, in passato si è occupato anche di promuovere eventi e laboratori. Per ultimo, l’anno scorso, del Mail Art Project for Emergency: una mostra con opere d’arte formato cartolina provenienti da tutto il mondo. Il ricavato è stato poi devoluto a sostegno di Emergency. Oggi Graziana si occupa soltanto delle sue produzioni, ma le porte dell’atelier Manituana sono sempre aperte: «Amo incontrare chi acquista una mia produzione, conoscerci, discuterne insieme». Perché è molto più che un semplice acquisto, un modo per incontrarsi e mettere in connessione l’arte e la natura.

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