domenica 22 ottobre 2017

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Laura Silvia Battaglia: «Dal Medio Oriente racconto ciò di cui nessuno parla»

Sugnu sicilianu

Esce il 4 maggio "La sposa yemenita", graphic novel della giornalista e documentarista catanese considerata una delle più acute conoscitrici dei conflitti nei paesi mediorientali, realizzato con l'illustratrice Paola Cannatella. Una passione, quella del giornalismo d'inchiesta, nata ai tempi della Guerra del Golfo, quando era ancora una studentessa liceale


di Maria Enza Giannetto

«Non sono stata la classica bambina o studentessa con il pallino del giornalismo, però ricordo bene che la Guerra del Golfo mi colpì profondamente. Ero al liceo, a Catania, e sentire gli aerei che partivano da Sigonella, sapere che ci fosse una guerra così vicina ma di cui si sapeva anche poco, era per me un’aberrazione. Credo che sia stato quello il momento in cui s’impiantò dentro di me la voglia di saperne e capirne di più e soprattutto di informare gli altri sui conflitti nel mondo».

Laura Silvia Battaglia

La giornalista e documentarista catanese Laura Silvia Battaglia, classe 1974, quel desiderio è riuscita ad esaudirlo, con tanto studio e determinazione, diventando - oggi che la sua vita si divide tra Milano e Sana’a, capitale dello Yemen – una raffinata giornalista di Esteri, corrisponde da Sana’a per varie agenzie e media occidentali e una delle più acute conoscitrici dei conflitti nei vari paesi del Medio Oriente (dall’Iraq al Libano, passando per l’Iran el’Afgnanistan). Una passione per il giornalismo che non si ferma alla superficie dei fatti e che va a indagare le storie meno conosciute, quelle che spesso non trovato spazio sui media tradizionali, e che Battaglia racconta oggi non solo sui media con i quali collabora, ma soprattutto attraverso i suoi reportage e documentari autoprodotti (ne ha già fatti sei), nonché sul suo sito www.battgirl.info e ora anche in “La sposa yemenita” (Beccogiallo, 2017), graphic novel realizzato insieme con l’autrice e illustratrice catanese Paola Cannatella, in libreria dal 4 maggio.

Il libro, 144 pagine a colori, è un reportage a fumetti, costruito su tre livelli paralleli, che permette al lettore di addentrarsi nella quotidianità di questo paese arabo dal grande fascino ma purtroppo anche luogo di addestramento dei terroristi della strage di Charlie Hebdo. Il racconto si snoda, lungo 13 capitoli, attraverso lo sguardo di Laura Silvia Battaglia, giornalista indipendente che entra in contatto con la gente locale, parlando arabo, indossando il niquab e partecipando, appunto, anche ai riti nuziali in Yemen. Il libro è il risultato di un anno di lavoro (doveva uscire alla fine del 2015) e della grande sintonia che lega le due professioniste catanesi che si sono conosciute nel 2011 nel nome di un’altra professionista etnea: la giornalista Maria Grazia Cutuli, uccisa nel 2001 in Afghanistan.

Una tavola del graphic novel La sposa yemenita

«Paola e io - racconta Laura Silvia Battaglia – collaboriamo felicemente già dal 2012. Ci siamo conosciute quando lei, impegnata nel grafic novel su Maria Grazia Cutuli ("Maria Grazia Cutuli. Dove la terra brucia", Rizzoli Lizard, 2012, nda) insieme al marito Giuseppe Galeani stava intervistando tutti quelli che a vario titolo avevano conosciuto o avevano realizzato lavori sull’inviata del Corriere, proprio come me che, a 10 anni dalla sua uccisione, avevo realizzato il documentario "Maria Grazia Cutuli. Il prezzo della verità" (con cui ha vinto il Premio Giancarlo Siani 2010). Tra noi nacque da subito una grande empatia e una profonda stima e dopo qualche tempo le chiesi di creare una caricatura che mi rappresentasse per il mio sito dove attraverso il mio alias racconto storie difficili in cui mi sono imbattuta durante i miei viaggi e che purtroppo i media non accolgono. Insieme a Paola abbiamo deciso di raccontarle con il linguaggio dei comics».

Quella per il giornalismo d’inchiesta per Laura Silvia Battaglia è una passione che affonda le radici negli anni di università nella sua città natale.
«Ho cominciato la mia carriera giornalistica – racconta Battaglia – collaborando con il quotidiano "La Sicilia" mentre studiavo Lettere classiche e mi immergevo, da privata, con il professore Francesco Barone, nello studio della lingua araba. Quella della cronaca cittadina è stata per me una grande palestra, ma sentivo che in Sicilia non c’era spazio per fare inchieste e giornalismo come lo intendevo io. A 30 anni, quindi, sono partita per Milano dove ho frequentato la scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica (dove oggi è anche tutor, nda) e ho poi cominciato a collaborare con il quotidiano Avvenire, occupandomi, viste le mie competenze linguistiche, soprattutto di scrittori arabi, ebrei, palestinesi».

Paola Cannatella

La voglia di studiare e andare avanti, mettendosi sempre di più alla prova e di non fermarsi la portano presto, però, a voler andare sul campo.
«Per una serie di vicende – continua- avevo sempre in mente l’esperienza della mia conterranea Maria Grazia Cutuli, ho quindi deciso di frequentare il corso a Roma che mi ha dato una serie di competenze in più e quando ho capito che ero pronta, ho cominciato a viaggiare in Medio Oriente, all’inizio embedded e poi da indipendente».

E così, dal 2007, Battaglia ha iniziato la attività di reporter dalle zone dilaniate dai conflitti (Libano, Israele e Palestina, Gaza, Afghanistan, Kosovo, Egitto, Tunisia, Libia, Iraq, Iran, Yemen, confini siriani). Ha girato, autoprodotto e venduto sei video documentari vincendo anche diversi premi tra cui il Premio Cutuli e il Premio Giornalisti del Mediterraneo nel 2013 con i suoi documentari dall'Iraq.
«In Iraq - racconta - ci sono andata prima che i media occidentali cominciassero a parlarne. Avevo intuito che stavano accandendo delle cose ma nessuno ne voleva parlare e ho fatto dei documentari, delle ricerca per conto mio perché ero certa che li si stava facendo la storia ma che nessuno se ne accorgeva. In questo modo ho avviato la mia attività autoimprenditoriale, ho imparato a girare con la mia Panasonic e mi sono occupata di tutta la racconta di materiale che poi ho prodotto da me. Ed è questo anche il modo in cui lavoro oggi: raccolto interviste, materiale, faccio indagini e, una volta rientrata a Milano, elaboro con un lavoro di postproduzione in cui mi faccio affiancare da montatori di fino, tecnici del suono, sviluppatori della voce. Professionisti che pago e che sono felici di lavorare con me e per me».

Laura Silvia Battaglia a lavoro

E mentre l’attività da freelance di esteri comincia a prendere piede Laura Silvia Battaglia comincia anche a sviluppare una certa allergia per l’attività di cucina in redazione, sempre più schiacciata. Il vero cambiamento nella sua vita arriva, però, arriva nel 2013 e scaturisce, in fondo, da un intoppo e da un mancata stabilizzazione. «Scelsi di prendermi un anno sabbatico, di andarmene in Yemen per studiare ancora più approfonditamente l’arabo e per conoscere meglio il paese. Sono convinta che se una cosa accade è perché esiste una mano che ti guida, ti pone davanti a delle scelte per aiutarti a prendere la direzione che si avvicina di più a quello che tu sei davvero. Di fatto alcune cose che appaiono come intoppi, si rivelano, alla fine, come il punto di svolta della tua vita».

Una tavola del graphic novel La sposa yemenita

In Yemen, infatti, la giornalista, oltre a fare una full immersion nella lingua araba e nella cultura yemenita ha conosciuto le meraviglie di un Paese vivendo tra la gente locale e intessendo rapporti di stima e amicizia. E così quel paese, già fortemento colpito da povertà e che, purtroppo, la guerra civile in corso dal 2014 sta mettendo in ginocchio, e dove Laura Silvia Battaglia ha anche conosciuto Taha, l’uomo che dal 2015 è suo marito, è diventato per lei “casa”. Una casa verso cui la giornalista catanese indirizza anche buona parte del suo impegno per informarre l’occidente su quello che sta accadendo.
Oggi Battaglia, appena rientrata dagli States dove ha presentato, appunto, all’Onu il report di Watchlist on Children and Armed Conflict e Save the Children è sempre al lavoro per tanti altri progetti sullo Yemen e altri paesi del Medio Oriente. «Per ora – dice - sto valutando una serie di cose. A giugno sarò di nuovo in Iraq e a luglio in Israele, per poi passare anche in Grecia dove voglio approfondire una questione che riguarda sempre la popolazione yemenita. Sono passata, però, a un livello della carriera in cui, di fatto, propongo dei porgetti e li faccio finanziare anche per garantire la sostenibilità economica del mio viaggio e della mia professionalità».

Una tavola del graphic novel La sposa yemenita

Sempre in viaggio Laura Silvia Battaglia. In viaggio per raccontare gli ultimi e le guerre. Viaggi che, però, la tengono ormai molto lontana dalla sua Catania e dalla sua Isola. «La Sicilia – conclude - è il posto che mi ha impastato da piccola. Sicuramente se non fossi nata in quell’Isola non avrei avuto questa attenzione verso il Sud del Mondo e la mia comprensione dei conflitti in aree lontane sarebbe stata diversa. Le mie origini sono un bagaglio inestimabile, ma mi rendo conto che fare un certo tipo di giornalismo, in Sicilia è ancora molto difficile».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 04 maggio 2017





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