L’arvulu rossu, nuovo singolo di Cesare Basile

Video Il singolo anticipa il nuovo album del cantautore catanese, "Cummedia", che uscirà l'11 ottobre

A quasi tre anni di distanza dal precedente album “U Fujutu su nesci chi fa?” ecco tornare Cesare Basile con “Cummeddia”, un nuovo album di storie e canzoni in uscita il prossimo 11 ottobre. Il disco è stato anticipato da un primo singolo/video dal titolo “L’arvulu rossu”.
Nel 1939, a Catania, il questore Molina ingaggia la sua personale guerra contro la pederastia. Ossessionato dai iarrusi (gli omosessuali) li perseguiterà in ogni modo fino alla deportazione alle isole Tremiti. Molti di loro sono ragazzini che, in ossequio alla difesa della mascolinità italica, vengono sottoposti a ispezioni anali, prelievi di sangue, oltraggi corporali di ogni tipo per accertare dove nasce e come si contagia la differenza. Continuiamo ad essere figli della stessa infamia. La canzone è stata ispirata da La città e l’isola, bellissimo e amaro libro scritto sul caso da Gianfranco Goretti e Tommaso Giratorio.

L’album verrà pubblicato su Cd, vinile e digitale da Urtovox rec con distribuzione Audioglobe/The Orchard. Cesare Basile e i Caminanti saranno in tour nazionale per la presentazione dell’album dal 10 ottobre al 16 novembre per proseguire poi da gennaio fino a marzo. Per questo Tour i Caminanti, collettivo aperto di musicisti che ormai da anni è al seguito di Basile, saranno composti da: Massimo Ferrarotto alle percussioni, Sara Ardizzoni alle chitarre elettriche, Vera Di Lecce al synth, percussioni e voce, Alice Ferrara percussioni, synth, voce e cori.

La copertina del disco

Nessuna agenzia curerà il booking che sarà gestito autonomamente da Cesare Basile e da tutto il suo staff. ”Ho scelto di non affidarmi a un’agenzia e fare da me – ha scritto Basile il 16 agosto sulla sua pagina Facebook -. Mi piacerebbe ripartire da relazioni in cui la musica non viene comprata nè venduta ma proposta e suggerita, come quando si organizza un incontro fra persone che non si conoscono ma che si suppone abbiano cose da dirsi, relazioni dirette in cui nessuno si preoccupa di quanti saremo ma di cosa resterà dopo i saluti”.

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