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La Mompileri di don Giuseppe tra sciara, fede e poesia

Blog Prima che la omologazione la trasformasse in una brutta periferia devastata dal cemento e dall’invasione metropolitana, Mascalucia era un ridente borgo sulle pendici dell’Etna. Allora era piacevole dialogare con l'amico Mauro sui massimi sistemi tra i fichidindia e le lucciole. E a Mompileri svettava Giuseppe Padalino, parroco della chiesetta incastonata nella lava, e notevolissimo poeta, sulla scia di un operoso e ammaliante prete e intellettuale catanese che fu caro a Sciascia, Antonio Corsaro

Villeggiavamo, coi miei genitori, a Mascalucia, che era allora un ridente borgo sulle pendici dell’Etna, oggi è solo una brutta periferia devastata dal cemento e dall’invasione metropolitana. Affittavamo ai Marretti, un quartiere a ridosso delle sciare dove potevi esplorare labirintiche caverne o recarti lungo impervie trazzere alla rustica chiesetta del Crocifisso, per me un luogo dell’anima, allora isolato tra vigneti e colate laviche, oggi sommerso da orripilanti condomìni.

Poi comprammo casa alla Trinità, altro suggestivo rione oggi anch’esso cancellato, coi suoi portali di pietra lavica e le sue petrose stradine, da un tracotante e immemore inurbamento. Col mio grande amico Mauro Corsaro, prodigio d’intelligenza e di candore che si è spento come una fiammeggiante meteora, si dialogava sui massimi sistemi tra i fichidindia e le lucciole, raccogliendo more tra i roveti d’una trazzera oggi scomparsa che i suoi compaesani d’un tempo chiamavano “’a strat’i san Jabbicu”, la strada di san Giacomo, perché parallela al cammino dei pellegrini verso San Giacomo di Compostela (e spiegandomi l’arcano, Mauro m’additava nel cielo notturno sopra di noi la Via Lattea, la sua astrale coincidenza col nostro tragitto e con quel cammino iberico: ricordate La via lattea di Buñuel?).

Tutte cose di cui si è perso perfino il ricordo, così come di quella civiltà contadina travolta dall’omologazione di cui Mauro serbava le sobrie misure e i gesti eloquenti, la leggerezza e la lentezza, il pudore e la grazia, e un’atavica diffidenza nei confronti del potere costituito. Per chi non avesse avuto la fortuna di conoscerlo, dico che Mauro fu poi professore di storia romana e di storia greca negli atenei di Pisa, di Genova e infine nel nostro, dove gli studenti d’un tempo lo ricordano con gratitudine e affetto.

Città di preti, infine, Mascalucia. Tutti chiacchierati o quanto meno bizzarri, qualcuno impigliatosi nelle maglie della Giustizia. Guerre di campane tra chiese rivali, aneddoti esilaranti su questo o quel sacerdote, qualche assai meno divertente peccato o reato. Ma uno di loro svettava, per condotta adamantina e vasta cultura: era Giuseppe Padalino, parroco della chiesetta di Mompileri incastonata nella lava, e poeta, notevolissimo poeta, sulla scia di un operoso e ammaliante prete e intellettuale catanese che fu caro a Sciascia, Antonio Corsaro.

Santauario Madonna della sciara di Mompileri

Di padre Padalino pesco a caso due brevi liriche per un tardivo omaggio:

“Ti voglio sentire.

Anche se urli come la tempesta

e gridi parole di morte

Tu sei in me parola.

Ma se taci,

l’inferno è l’immobile silenzio

al limite dell’essere.”

 

“Gesù,

in questi giorni parlano di te

le lunghe processioni del dolore

i tamburi a morto per i vichi del paese

e le campane

nei tristi rintocchi della sera.

Il tuo dolore

invade anche l’aria nei tre giorni.

Il rosario dell’ultime parole

m’agglutina il cuore

e soffoca alleluia.

Tardi

ti incontrerò risorto.”

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