Infinita, come la magia di Familie Flöz

Recensioni Maschere mute capaci di vorticosi dialoghi senza però dire una parola. E' Familie Flöz, la compagnia tedesca che ha portato al Teatro Vittorio Emanuele di Messina, e per la prima volta in Sicilia, "Infinita": uno spettacolo poetico e incalzante che gioca molto sulla magia dell'illusione

La magia e l’illusione che solo la finzione del teatro può creare. Un viaggio nel tempo, il tempo della vita di ciascuno, trattato con un po’ di ironia e un pizzico di malinconia. In questo spettacolo c’è la morte e c’è la vita. Tutta.
E’ Infinita di Familie Flöz, la compagnia tedesca andata in scena dal 16 al 18 ottobre a Messina per la nuova stagione del Teatro Vittorio Emanuele che nel cartellone firmato da Ninni Bruschetta annovera alcune chicche di teatro internazionale che hanno avuto inizio proprio con lo spettacolo della compagnia nata nel 1996 da un’idea di Hajo Schüler e Markus Michalowski. Lo spettacolo, lo diciamo subito, fa perno sulle maschere in cartapesta (ideate dallo stesso Hajo Schüler, che ogni anno in Toscana tiene un laboratorio formativo per soli 30 artisti provenienti da ogni parte del mondo) per cui la compagnia ha registrato ampio consenso di pubblico e critica in tutto il mondo.

Familie Flöz Infinita - ph ©Valeria Tomasulo

Sono maschere mute quelle dei Familie Flöz, dai tratti marcati, prive di occhi, caratteristica indispensabile perché un volto abbia espressività. E infatti, a prima occhiata, le maschere di Familie Flöz possono sembrare inespressive, forse tristi, oppure malinconiche.
Complice, probabilmente, quell’anziano in sedia rotelle che apre la scena deponendo un fiore sulla tomba della moglie sulle note di un violoncello. Da lì inizia un viaggio nel tempo, forse nei ricordi della vita. Ed ecco che con un ritmo sempre più incalzante si salta dai momenti della prima infanzia a quelli vissuti in un qualsiasi ospizio, in cui persone dalle esigenze e caratteristiche differenti si ritrovano a convivere. Mondi diversi quelli dell’infanzia e dell’anzianità, e apparentemente distanti, ma dove le dinamiche, i dispetti e talvolta anche i giochi, sono praticamente gli stessi.
Non si parla durante lo spettacolo di Familie Flöz. E non solo il pubblico, s’intende, ma anche gli attori in scena. Per tutto lo spettacolo non diranno una sola parola, eppure le loro maschere mute sono capaci di un gran “fracasso”. Vorticosi dialoghi vengono fuori grazie alla (grandiosa) espressività dei corpi, in grado di donare una “falsa” (eppure vera) espressività, persino a quelle maschere che sembrano ora sussurrare, ora dispiacersi, ora persino sorridere.
Complici i “rumori” ambientali: quello frenetico delle chiavi dell’infermiera, le note del pianoforte sulle musiche di Bach e Brahams, e persino il vociare di bambini in gioco che giunge da lontano, forse da una finestra lasciata aperta.

Familie Flöz Infinita - ph ©La Strada Graz

Assistendo allo spettacolo di Familie Flöz si perde il senso della misura, dello spazio, della realtà anche nelle sue stesse dimensioni. In qualche modo si torna bambini. Si apprezza la “non parola”, una messa in scena che usa altri canali per giungere sino al cuore del pubblico, stimolandone la fantasia. La scena cambia, e un gigantesco tavolo con un’enorme sedia fanno sembrare realmente piccolo quel bambino che tenta di arrivare a una radio. Gli attori di Familie Flöz riesco ad essere piccolissimi e grandissimi. Mutano continuamente, nelle maschere e nel corpo. Ed è tutto così delicato e calibrato, che quasi non ci si accorge, razionalmente.
Uno spettacolo delicato e a tratti anche circense (soprattutto durante l’interazione con il pubblico, per un funzionale cambio di scena) ben collegato da una poetica di fondo che da forza a tutta la messa in scena, in un crescendo che conquista piano piano il pubblico.
Infinita è una veloce carrellata sulla vita e sulla morte, vissute – entrambe – con grande ilarità.
Ed eccolo arrivare il triste momento del trapasso. C’è anche questo in Infinita. Un trapasso triste, ma non troppo, grazie al video (presenza importante sulla scena) di Silke Meyer, giocato sul bianco e nero delle sagome dei protagonisti: quattro arzilli vecchietti, ora complici, ora dispettosi antagonisti, che durante lo spettacolo sono stati anche dei vivaci bambini, che si trovano tutti insieme a condividere la panchina dell’aldilà.

Familie Flöz Infinita - ph ©Simona Fossi

Adesso, vestiti di bianco, si sono liberati da ogni vincolo terreno, da ogni acciacco e malanno. E così, anche quello che prima era impensabile ora, in questa nuova dimensione, diventa fantasticamente possibile.

Molti applausi a scena aperta e sentiti applausi sul finale. E quando per i ringraziamenti di rito Björn Leese, Benjamin Reber, Hajo Schüler e Michael Vogelr tornano sul palco a volto scoperto, ecco che Familie Flöz riserva l’ultimo colpo di scena: in questo spettacolo non tutto è come sembra. Ma d’altronde il gioco del teatro è anche questo: è poesia, è magia ed è illusione. E Familie Flöz ci riesce benissimo.

Il Teatro Vittorio Emanuele di Messina ha portato in Sicilia, per la prima volta con Infinita, una compagnia di caratura internazionale e richiesta in ogni parte del mondo. Per rivedere in Italia Familie Flöz (che porta in scena con cast diversificati anche altri tre spettacoli) bisognerà attendere aprile del prossimo anno quando metteranno in scena “Hotel paradiso” (già ospitato al Teatro Vittorio Emanuele di Noto nel 2012), tra Cittadella, Mestre e Treviso. Quanto al Teatro Vittorio Emanuele di Messina la programmazione ha appena avuto inizio, e nel fitto calendario di appuntamenti ci fa piacere notare che è uno dei pochi teatri in Sicilia, se non l’unico, a portare sull’Isola anche spettacoli di livello europeo e internazionale. Tra questi “Instinct du déséquilibre” di Christian Coumin che debutterà in prima europea proprio a Messina il 4 marzo, e “Golem”, scritto e diretto da Suzanne Andrare, che sarà messo i scena in prima nazionale al Vittorio Emanuele di Messina dal 15 al 17 aprile.

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