Il Metodo classico Extra Brut di Funaro: «In 237 bottiglie i profumi del Belice»

Calici & Boccali Grazie all'impegno dei fratelli Giacomo, Tiziana e Clemente, la piccola realtà vitinicola di Santa Ninfa è un'eccellenza siciliana, grazie anche al successo dello spumante Metodo classico Extra Brut prodotto in tiratura limitata, premiato con 5 stelle al Vinitaly. Giacomo Funaro: «Vogliamo valorizzare la nostra azienda biologica nella ricerca di un vino di eccellenza»

«Ovunque mi trovi nel mondo, il vino italiano è associato al cibo, all’arte, alla cultura. Ed io aggiungo all’eleganza, lo stile e il clima». Nella bailamme festosa della 53 esima edizione del Vinitaly a Verona, nel padiglione 2 Sicilia, 3 mila metri di ampiezza per 147 espositori, la Regione italiana che vanta la maggiore superfice coltivata a vite con oltre 97 mila ettari, seguita dal Veneto e dalla Puglia, incontro il sommelier Alessandro Scorsone, Maestro Cerimoniere della Presidenza del Consiglio dei Ministri e volto televisivo. Gli chiedo cosa pensa dei blend vitivinicoli siciliani e se ne ha degustato uno più persistente alla sua analisi sensoriale. Scorsone: «La persistenza del Metodo classico Extra Brut, premiato con cinque stelle al concorso enologico del Vinitaly, prodotto in sole 237 bottiglie dalla azienda vinicola Funaro, nel territorio di Santa Ninfa, è espressione dell’eccellenza siciliana nell’universo dell’enologia».

Dal 2003 i tre fratelli Giacomo, Tiziana e Clemente Funaro, rispettivamente avvocato, commercialista e ingegnere, per amore e per passione decidono di valorizzare le uve coltivate da tre generazioni nei vigneti di famiglia nel Belice trapanese, impegnandosi in prima persona nell’attività produttiva, attorniandosi di collaboratori motivati e competenti. Tenacia, fiducia e scommessa sono i pilastri su cui si regge l’azienda voluta e gestita dai fratelli di cui si fa portavoce Giacomo, il più giovane dei tre.

Giacomo, Tiziana e Clemente Funaro al Vinitaly 2019

Funaro, come nasce la vostra azienda vinicola?
«
La cantina è stata ultimata nel 2011, mentre i vigneti esistevano da sempre, prima dei nonni e poi dei genitori, ora a noi, tra Salemi e Santa Ninfa. Azienda agricola che abbiamo voluto convertire nel 2006 in biologico, e nel 2011 la nostra prima vendemmia in cantina, dopo una lunga serie di vicissitudini. Dal 2008 collabora con noi l’enologo Rosario Aiello e dal 2006 l’agronomo Alessandro Fugarino. La nostra è una squadra collaudata da lungo tempo per garantire una progettualità e per raggiungere l’obiettivo di valorizzare la nostra azienda biologica soprattutto nella ricerca di un vino di eccellenza da imbottigliare».

Il passito di Funaro

E’ la vostra scommessa. Come definirebbe la vostra esperienza al Vinitaly, avete avuto il riscontro che vi aspettavate?
«Come sempre fare impresa è sempre una scommessa. Siamo soddisfatti del riscontro al Vinitaly, anche grazie ai prezzi dei nostri prodotti. Noi partecipiamo al Vinitaly dal 2004, la nostra è una azienda agricola e quindi mettiamo amore per l’agricoltura e la tipicità dei nostri prodotti, olio e vino. Il nostro Metodo classico Extra Brut quest’anno ha ricevuto 91 voti al concorso enologico del Vinitaly, un prodotto che non ti aspetti di vedere in Sicilia. Anche se oggi sono molte le realtà enologiche che producono con il metodo classico, e alcune vantano molta più storia di noi».

Metodo classico Extra Brut di FunaroQuali caratteristiche sono state riconosciute al vostro spumante premiato?
«E’ un metodo classico ricavato da uve chardonnay che fa 36 mesi di affinamento sui lieviti. Da un ettaro dei nostri tre ettari di chardonnay, tiriamo fuori circa 50 ettolitri di Metodo classico. Lo dedichiamo esclusivamente al metodo classico perché il terreno è fresco, rigoglioso che produce un’uva verde acida, circa 80 quintali, a cui l’influenza della brezza marina, circa 250 metri sul livello del mare, dà salinità e sapidità spiccata. Ogni anno, dal 2010, seguiamo questo percorso che ci dà continuità nella qualità del prodotto, costanza nei sentori e profumi, per raggiungere un massimo di 237 bottiglie».

Dove lo esportate?
«Questo vino per noi è come un gioco, nel senso che avendo una cantina piccola sperimentiamo in vista dell’ampliamento, che abbiamo quasi ultimato, per potere poi aumentare la nostra produzione. Poi c’è l’altro Brut, Metodo Classico, 24 mesi, sempre da uve Chardonnay, che fa circa settemila bottiglie che esportiamo in Giappone e in Belgio».

Giacomo Funaro

Che cosa rappresenta per lei il vino?
«
Il vino è in primis passione, entusiamo, una scommessa perché ogni annata è sempre diversa dall’altra, per cui non ci si annoia mai. Emozionare con una bottiglia è il nostro obiettivo, rendere il consumatore emozionato quando beve un calice dei nostri prodotti».

L'olio di FunaroProgetti per il futuro?
«
Ultimare l’ampliamento di 12 ettari dei nuovi vigneti, che devono andare a regime completando i lavori di ampliamento in cantina. L’anno prossimo, inoltre, vorremmo fare un rosé derivato dal Nero d’Avola che ci viene richiesto dai nostri importatori, soprattutto australiani e danesi che ci stanno spingendo verso questa nuova avventura».

E la produzione di olio?
«
L’olio è servito giusto per completare la valorizzazione della nostra azienda. E’ quasi un hobby per noi, lo vendiamo in contenitori di latta di cinque litri nel territorio locale e poi in bottiglie da mezzo litro lo inviamo in Svizzera e in Germania».

Qual è il suo sogno?
«Ultimare questi progetti e mantenere sempre alto e costante il livello della produzione».

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