Il carisma e il tocco cristallino di Marta Argerich incantano Taormina

Recensioni Al teatro antico la celebre pianista svizzero-argentina ha chiuso il Taormina Opera Stars di Davide Dellisanti eseguendo il sul Concerto n. 1 in mi bemolle maggiore per pianoforte e orchestra di Franz Liszt. Con lei il pianista italo-argentino Daniel Rivera che ha eseguito il Concerto in la minore per piano e orchestra op.16 di Edvard Grieg. Il M° Gianna Fratta ha condotto l'orchestra del Taormina Opera Stars

Si è svolto al Teatro greco di Taormina l’appuntamento conclusivo del quinto Festival della musica internazionale promosso da Taormina Opera Stars sotto la direzione artistica di Davide Dellisanti. Protagonisti, sul palco della suggestiva cavea, due artisti del pianoforte, ovvero Martha Argerich e Daniel Rivera a fianco dell’orchestra del Taormina Opera Stars guidata da Gianna Fratta. La serata, coordinata da Antonio Lombardo, Franco Barbera e dal direttore musicale degli eventi Maurizio Gullotta, verteva, nella prima parte, sul Concerto n. 1 in mi bemolle maggiore per pianoforte e orchestra di Franz Liszt, eseguito dalla pianista svizzero-argentina, mentre nella seconda, sul Concerto in la minore per piano e orchestra op.16 di Edvard Grieg, affidato a Rivera.

Daniel Rivera, Marta Argerich, il M° Gianna Fratta e l'Orchestra del Taormina Opera Stars

A un azzeccato incipit orchestrale, con due brani tratti dalla “Carmen” di Georges Bizet (Seguidilla e Preludio) seguiva il tanto atteso ingresso della pianista: sfoderando una tecnica sfavillante la Argerich da subito conferiva un poderoso rilievo all’essenza tematica del primo tempo del concerto, scultorea nel serrato procedere accordale e davvero attraente nello scavo melodico reso fluidissimo da un tocco cristallino, che ben contemperava una cantabilità struggente con l’aspetto prettamente virtuosistico dell’opera. Sebbene l’esecuzione sia stata interrotta da un problema di illuminazione, che ha infastidito la pianista a causa del riflesso della propria ombra sulla tastiera, l’artista ha continuato ad avvolgere una numerosa e attentissima platea col suo autentico carisma, che ne fa un’interprete di pregevole livello: non è per nulla scontato infatti che alla veneranda età di settantotto anni, si mantenga una prorompente energia e una scintillante agilità oltre a una capacità di compenetrazione della partitura come quelle sciorinate dalla Argerich, frutto di una tecnica e una lucidità mentale strepitose. L’orchestra ha ben interagito col pianoforte in un apprezzabile dosaggio delle sonorità, condotta con fermezza dalla meticolosa bacchetta di Gianna Fratta che ha conferito il giusto vigore ritmico all’esecuzione, ottenendo al tempo stesso un’incisiva gradevolezza melodica. Al termine del primo tempo del concerto tra il vivissimo entusiasmo dei presenti, in un delizioso bis a quattro mani la Argerich e Rivera porgevano una trascrizione pianistica de “Il mattino” di Edvard Grieg, mentre altri due encore, sempre a quattro mani, hanno concluso al termine della seconda parte la felice performance.

Le brume espressive del suddetto compositore norvegese (che tanto si prodigò per diffondere il nazionalismo nordico), nel citato Concerto in la minore op.16, in seguito, hanno posto in evidenza le spiccate chances tecniche del pianista italo-argentino Daniel Rivera, che si è altamente destreggiato fra trilli e tremoli, in un denso tessuto di richiami popolari, tra genuinità di accenti e complessità armonica ben sostenuti da un’orchestra compatta. Dal tratto imperioso di Rivera affiorava la passione che innerva la partitura di Grieg, nonché la vena drammatica che la bacchetta della Fratta ben imprimeva all’esecuzione, sebbene in alcuni momenti il pianista sia stato offuscato dall’ensemble e da qualche accento eclatante degli ottoni. L’ultimo tempo del concerto (Allegro moderato molto e marcato) ha lasciato emergere accattivanti sonorità tipiche di danze e di un particolare violino di estrazione norvegese, l’hardingfele, suscitando l’interesse generale e il consenso unanime per il concertista, che ha mostrato un’ampia consapevolezza sinfonica della scrittura pianistica, dipanata lungo l’articolata opera. A fine performance un’ovazione acclamava i validissimi pianisti insieme all’orchestra e alla sua brillante direttrice.

Commenti

Post: 0