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"I have a dream", il sogno antimafia di Nino Di Matteo e Paolo Borrometi

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Nella recrudescenza della sopraffazione mafiosa sull'Isola, le parole di speranza del pm palermitano, dette a caldo dopo la sentenza di primo grado che ha sancito la trattativa fra Stato italiano e mafia, fanno pendent con la lezione civile del giornalismo d'inchiesta del modicano Paolo Borrometi, minacciato di morte dalla criminalità del Sud est. Un sogno di libertà


di Gianni Nicola Caracoglia

Beh, che dire, sentire parlare Nino Di Matteo, il pubblico ministero che ha creduto sin dall’inizio ad una trattativa fra lo Stato italiano e la mafia agli inizi degli Anni 90, non può non mettere i brividi. Davanti al popolo delle agende rosse, agli amici di Salvatore Borsellino che non hanno mai smesso, anche loro, di credere che lo Stato italiano in Sicilia non si è sempre comportato da Stato sovrano, ha voluto semplicemente dire “grazie”: «Ringraziare i cittadini, i tanti giovani che hanno la volontà e la capacità di informarsi, di pensare, di valutare, di indignarsi e di reagire. La vostra presenza qui è la dimostrazione di questo». “Palermo è nostra e non di Cosa Nostra” urlavano i ragazzi prima che il pm palermitano prendesse la parola, “noi stiamo con Nino Di Matteo”.

I brividi sono giustificati perché 26 anni dopo l’anno terribile delle stragi mafiose, l’anno terribile che annullò quel flebile filo di speranza che si chiuse con le ieratiche ma funeste parole di Paolo Borsellino “Un amico mi ha tradito”, sentire che c’è ancora una frangia dello Stato che a voce alta riesce ancora a dire basta col sistema mafioso, non ci può lasciare indifferenti. Alla fine Di Matteo mette nero su bianco un sogno, quello che i ragazzi di oggi possano finalmente rinnegare le mille colpi dei padri sempre troppo compromessi con una visione del mondo piegata agli interessi dei poteri criminali e spesso anche a quella politica di bassa lega che non sa fare altro che pagare, ancora oggi, 50 euro a voto per diventare “onorevoli”. «Io non so cosa accadrà, ho solo una speranza nel cuore, - ha detto ancora a caldo Di Matteo - ho la speranza che conserverete sempre questa passione civile, soprattutto mi rivolgo ai ragazzi, ai giovani. Ho la speranza che non vi adeguerete mai all’andazzo prevalente di un Paese sempre più indifferente alla giustizia, di un Paese troppe volte insofferente anche alla verità, alla indipendenza della magistratura, alla tutela vera dei valori costituzionali, ho questo sogno nel cuore. Solo voi cittadini, solo giovani cittadini in particolare, avete la possibilità di cambiare, solo voi avete la possibilità di sconfiggere la mafia, la corruzione, la mentalità mafiosa, la mentalità dell’appartenenza, la mentalità del potere fine a sé stesso. Vi prego coltivate il vostro sogno. Perseguite con forza i vostri ideali. Comunque vada avrete combattuto per rendere più libero, più giusto il nostro Paese, e sarà stata una giusta battaglia. Vi ringrazio di cuore per tutto quello che dimostrate con la vostra presenza».

« Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per ciò che la loro persona contiene. Io ho un sogno oggi!» pronunciò quasi 55 anni fa Martin Luther King durante la storica marcia su Washington. Più di mezzo secolo dopo noi tutti siciliani coltiviamo il sogno che il nostro essere siciliani non debba essere marchiato alla nascita come popolo inferiore perché soggetto alla criminalità organizzata. E quando la cronaca ci racconta che il terreno di impunità intorno al capo dei capi Mattia Messina Denaro diventa sempre più ristretto, e che i vari capipopolo della politica siciliana devono finalmente dare conto alla giustizia del loro operato, non possiamo che respirare, prendere aria. Fa male, poi, prendere atto che il combinato criminale fra bassa politica locale e mafia abbia preso di mira anche la lezione di crescita culturale e civile come la Fiumara d’arte di Antonio Presti per lucrare sui lavori di manutenzione del parco artistico a cielo aperto.

Fortunatamente il sogno sicilianooggi vive anche sulle accuse documentate del giornalista modicano Paolo Borrometi, direttore de Laspia.it, le cui inchieste hanno già dato preziosi spunti agli investigatori ed hanno messo nei guai numerosi amministratori locali. Borrometi continua a subire minacce di morte da parte della mafia del Sud est siciliano. Borrometi non vuole essere chiamato giornalista antimafia ma giornalista d’inchiesta, osservazione sacrosanta. Antimafia, però, oggi è una parola quanto mai necessaria nella società civile, anche perché, mentre a Roma a quasi due mesi dal voto politico si gioca ancora a fare le consultazioni, va ricordato che la lotta vera alla mafia non è entrata in nessun programma politico né alle ultime elezioni regionali, né in quelle nazionali. E i risultati di questo assenteismo istituzionale si vedono. Scriveva Borrometi un mesetto fa su Facebook: «Non esiste (per fortuna) chi vince sempre esiste, però, chi non si arrende e continua a sognare».

“You may say I’m a dreamer but I’m not the only one” (John Lennon).



© Riproduzione riservata
Pubblicato il 20 aprile 2018



Gianni Nicola Caracoglia

Una laurea in Scienze Politiche, una vecchia passione (mai sviluppata) per la carriera internazionale e una grande passione (poi sviluppata) per il giornalismo, in particolare per la musica e gli spettacoli. Ho diretto per 16 anni l'agenzia Blu Media, adesso dirigo SicilyMag.it. E coltivo un sogno: prima o poi andare in Brasile. "Socialmente" sono presente su Twitter, Facebook e Instagram.


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