lunedì 24 giugno 2019

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Gold Fingers, il beat siciliano
che conquistò la Norvegia

Sicilians

Nel 1968 i ragusani Gold Fingers si trovarono per caso a suonare nel freddo Paese del nord Europa dove poi finirono per diventare famosi. Oggi Salvatore e Mario vivono ancora lì. Leonardo è andato in America, Carlo e Aldo sono rimasti a Ragusa. E per una notte, grazie a "Ragusani nel mondo", hanno di nuovo suonato insieme nella loro città


di Aldo Migliorisi

«Noi la Norvegia neanche sapevamo che esistesse» confessa Carlo Napolitano parlando dei Gold Fingers, la band ragusana (allora si diceva complesso) che nel 1968, con il suo pioneristico trasferimento in Norvegia, aprì le porte del nord Europa agli altri gruppi iblei. Il cinque agosto, in occasione del premio ricevuto a “Ragusani nel mondo“ - la manifestazione che da ventidue anni premia le eccellenze ragusane all'estero -, davanti ad una piazza Libertà strapiena, quasi cinquantanni dopo l'inizio di questa loro avventura, Leonardo Dotto,Salvatore Malandrino, Carlo Napolitano, Mario Santocono, Aldo Tagliarini, sono nuovamente ritornati insieme per una notte.

I Gold Fingers il 5 agosto per Ragusani nel mondo

Probabilmente è vero: i Goldfingers forse neanche sapevano dell'esistenza della Norvegia quando, - “per caso“, come dice Carlo - ci andarono a suonare. Caso, fortuna, destino, sono parole che ritornano spesso, quando i Goldfingers, un pezzo della storia musicale di Ragusa, provano a raccontare la loro avventura. Parole alle quali bisogna aggiungere, ad onore del vero, coraggio, bravura, professionalità, passione per la musica.

Anche questa partecipazione al premio, a sentire loro, è nata per caso: gli organizzatori, per una serie di coincidenze, hanno ascoltato un nastro con dei brani cantati da Leonardo e da lì il passo è stato breve. Breve si fa per dire: Mario e Salvatore abitano in Norvegia, Leonardo in Florida. Ma i ragazzi ragusani degli anni Sessanta sono abituati a viaggiare: la partenza dei Goldfingers per il nord Europa a bordo della mitica Austin 1600 ne è un coraggioso esempio.

I Gold Fingers negli Anni 60

Anche allora, un ruolo fondamentale l'ebbe il caso. «Avevamo dei contratti in Germania - raccontano i nostri - finiti i quali, non avendone altri, non ci restava che rientrare a Ragusa. Caricammo l'auto e prima di prendere la via del ritorno decidemmo di passare dall'impresario per fare un ultimo tentativo. Era la nostra chance finale. Ancora una volta la risposta fu negativa. Intanto che stavamo andando via, la segretaria, sapendo che eravamo italiani, ci trattenne per chiederci qualche consiglio per la sua prossima vacanza in Italia. Quei minuti furono fatali: nel frattempo arrivò una telefonata con la richiesta urgente di un gruppo per alcune serate in Norvegia, l'impresario pensò a quei ragazzi siciliani che aveva appena mandato via, uscì dalla sua stanza e, per fortuna, ci trovò ancora li. Ci propose il contratto che, neanche a dirlo, firmammo subito».

La stampa norvegese sulla reunion dei Gold Fingers 20 anni dopo

Fu così che l'Austin dei Gold Fingers, invece che ritornare in Sicilia, partì in direzione del circolo polare artico. Il fatto che, come dice scherzosamente Carlo, i nostri scoprissero l'esistenza della Norvegia solo in quel momento, non sembrò di ostacolo. Nulla possono le carenze in geografia quando si hanno vent'anni e un amore sconfinato per la musica, ricambiato dalla stessa con uguale passione. Che, detto in parole povere, significa che con gli strumenti i nostri ci sapevano, e ci sanno, fare alla grande.

La loro esibizione a "Ragusani nel mondo", pur nella sua brevità, ne è stata ulteriore conferma. Messi in scaletta quasi per ultimi, con difficoltà tecniche superate dal loro mestiere e dalla disponibilità dei tecnici e degli altri musicisti, avendo a disposizione solo due brani, con alle spalle poche ore di prove dopo che non suonavano insieme da diversi anni, hanno dovuto aspettare quasi mezzanotte per esibirsi.

La pergamena di Ragusani nel mondo

Il pubblico, abbioccato da chili di sponsor, defilé e spot pubblicitari, appena i Gold Fingers hanno messo mano agli strumenti è stato immediatamente stregato dalla bravura e dalla professionalità dei nostri. In apertura uno standard jazz e, a seguire, My Way interpretata magistralmente da Leonardo. Applausi a scena aperta, richieste di bis, e perfino qualche voce di adolescente che ha gridato con orgoglio: «Quello è mio nonno!». Sì, perché l'età media dei musicisti, passando dai sessantotto di Leonardo agli ottantaquattro di Aldo, viaggia sui settantatre anni.

Nonostante questi irrilevanti dettagli anagrafici, alle prime note la magia è scattata immediatamente. Carlo questa magia preferisce chiamarla temperamento. «Il magnetismo, l'energia cioè, che scatta ogni volta che ci ritroviamo a suonare insieme: e ogni volta è come se non avessimo mai smesso di farlo».

Album norvegese degli Anni 70 di Mario Santocono

I Goldfingers, quasi cinquant'anni fa, nel loro primo concerto norvegese fecero sicuramente lo stesso effetto al pubblico, e forse ancora di più. Giovani, eleganti con le loro divise giallo ocra, bruni in un paese di biondi, musicisti e siciliani. E con una personalità, come dice Leonardo, che i gruppi che già erano in giro nei locali, tutti più anziani e con un repertorio più vecchio, si sognavano.

I nostri, appena sbarcati in nord Europa, iniziano a riscuotere immediatamente applausi e successo. In repertorio jazz, brani di Elvis, ballabili e una buona dose di sudamericano; un repertorio che soddisfaceva ogni esigenza, in pratica una miscela esplosiva per un pubblico come quello norvegese di quegli anni, appassionato di classica, country & western e sopratutto amante del ballo. La loro avventura in nord Europa con il nome Gold Fingers durerà un altro paio d'anni poi, per motivi contrattuali, la band si rimescolerà, cambierà nome, Carlo ritornerà a Ragusa, Leonardo rimarrà ancora un po' in Norvegia, poi si trasferirà negli USA. Tutti, in qualche modo, tra interruzioni, nostalgie e incontri con altri musicisti, continuano tuttora a suonare.

I Gold Fingers, dalla Finlandia alla Norvegia nel marzo 1969

Dei successi non solo musicali dei Gold Fingers in Norvegia ne sanno qualcosa Salvatore e Lillian. «Il destino! - racconta Lillian raccontando il suo incontro con Salvatore -. Studiavo musica e nella mia scuola si venne a sapere che c'era questo gruppo che faceva l'arrangiamento moderno di un brano classico che noi eseguivamo, l'Adagio di Albinoni. Con delle mie amiche andammo al ristorante dove loro suonavano e fu allora che Salvatore, appena mi vide - così lui mi ha raccontato in seguito - intanto che suonavano disse a Carlo: "Vedi? E' arrivata mia moglie". Dopo solo due giorni mi chiese di sposarlo e io telefonai a mia madre: "Sai mamma, mi sono innamorata di un siciliano, è un musicista". Lei si mise subito a ridere: "Non ti preoccupare Lillian, ti passerà". E da allora sono passati quarantasei anni». Ancora una volta il caso o, come dice forse più correttamente Lillian, il destino.

Salvatore non è l'unico che ha messo su famiglia ed è rimasto in Norvegia. Anche Mario ha sposato una ragazza norvegese, Elsa, e vive e lavora lì con successo. La sindaca di Harstad, il paese in cui lui vive, in occasione del premio ha mandato una clip di saluto nella quale ha parlato di Mario, del ruolo che lui ha nella sua comunità e alla fine ha salutato Ragusa sventolando una bandierina norvegese di carta. E' stato un gesto bello e simpatico che allo stesso tempo ha confermato quello che è un record tuttora imbattuto: i primi a portare il nome di Ragusa il più vicino possibile al circolo polare artico sono stati i Gold Fingers, e nessun altro.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 09 agosto 2016
Aggiornato il 01 settembre 2016 alle 17:35





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