Sull’asse Berlino-Catania c’è sempre una storia nei disegni di Cicca Boom

Sicilians L'artista etnea Chiara Ciccarello, in arte Cicca Boom, ha portato nella capitale tedesca, dove vive da se anni - «Avevo voglia di un posto nordico, diverso dalla nostra mediterraneità» - le sue poetiche creature disegnate a inchiostro e acquarello. In Giappone ha portato le sue scenografie teatrali. Adesso è nella sua città, fino al 16 febbraio, con la mostra "Sospesa": «Ho sempre amato il disegno»

«Sono un’artista, ma ho imparato a farmi la dichiarazione dei redditi». Un paio di occhiali tondi e un viso che esprime armonia, la 31enne catanese Chiara Ciccarello, in arte Cicca Boom, ha il sorriso aperto di chi ama la gente e le storie. Sono infatti le storie l’anima dei suoi disegni, le creature che porta in giro per Berlino, dove vive e lavora da sei anni, e che ha tenuto a esporre nel cuore di Catania al Gammazita (c’è tempo fino a sabato 16 febbraio), un evento che aveva preannunciato con orgoglio sul suo sito facebook, chiamando a raccolta i tanti amici catanesi con i quali intrattiene vivaci rapporti via social network.

Chiara Ciccarello

Sospesa è il titolo dell’esposizione dei suoi disegni, e se dietro la scelta di un titolo c’è una ricerca di verità che rifugge ogni tentazione di casualità, questo non è da meno: rende davvero l’idea del suo vivere fra Berlino e Catania, le due città che abitano, per motivi diversi, nel suo cuore. Mi racconta di avere scelto Berlino dopo la laurea in Ingegneria Edile e Architettura, per la sua voglia di «un posto nordico, diverso dalla nostra mediterraneità», dove tutto fosse totalmente nuovo, sconosciuto, perfino la lingua, e dove mettersi alla prova e fare arte in piena libertà. E in effetti l’esperimento è riuscito: Berlino le ha dato e insegnato molto, non ultima la libertà di esprimersi, rimanere se stessa, inoltrarsi in nuove forme d’arte fino ad allora poco praticate. L’estro artistico e il coraggio l’hanno spinta a navigare fra il disegno e la grafica, l’illustrazione di libri e la scenografia, ma senza mai perdere il contatto con la realtà, perché, come lei stessa sa bene, gli artisti devono faticare molto per rimanere a galla, soprattutto un’artista autonoma – o indipendente, come ama puntualizzare.

Kitchen Girls, opera di Cicca Boom

«Ho sempre amato il disegno», racconta con gli occhi ridenti di chi si riconosce in quello che dice, mentre parla di un amore, quello per l’arte, che non l’ha mai abbandonata, nemmeno quando la razionalità l’ha indotta a scegliere gli studi di Ingegneria e Architettura, pensando di potere intraprendere una professione spendibile sul mercato, per la felicità dei suoi genitori. Poi la laurea e la voglia irresistibile di imboccare una strada meno scontata, meno sicura, quella che fa paura a tanta gente: l’arte. «Mio padre sperava di convincermi a non fare l’artista», dice, poi si guarda attorno come a prendere forza dai bei lavori da cui è attorniata e che la guardano, grati e ammiccanti dalle pareti. Disegni a inchiostro e acquarello che non sono semplici immagini colorate, ma rappresentazioni vive di un mondo interiore ricco, riflesso in ritratti curiosi: il gatto Ignazio, ragazze in slip attorno a un frigorifero, le bagnanti avvolte in costumi démodé, i palazzi rosa e gli alberi perlescenti come cremini ricoperti di glassa. E poi ancora la Sicilia che affiora qua e là, nell’albero dei limoni, nella ragazza che spilucca un’arancia, nel mare con i pesci, i cavallucci, le sirene. Il suo è un mondo estremamente femminile, a tratti morbido, a tratti spigoloso, ma che emana freschezza; un mondo dove anche le figure maschili trovano posto, e curiosamente rimandano per somiglianza al marito giapponese, come lei stessa ammette sorridendo. Mi mostra un silent book interamente illustrato da lei e intitolato “Coffee spoon”.

Coffe spoon opera simbolo della mostra Sospesa di Cicca Boom

Anche qui c’è una storia che si dispiega disegno dopo disegno, perché – dice la stessa autrice – «there’s a story behind», c’è una storia dietro come a dire che non sono semplici forme su un foglio, semplici corpi bidimensionali che occupano uno spazio ideale, ci sono anche dei contenuti, dei sentimenti, un racconto. La dimensione narrativa è molto spiccata in lei, le sue figure parlano. Chiara ha in serbo vari altri progetti bibliografici e uno di questi Aquette e il mondo di Tuttacqua è da pochissimo sul suo sito (www.ciccaboom.com): un libro scaricabile gratuitamente, una favola colorata che ha illustrato per i bambini e pensato per i genitori che amano condividere la lettura con i figli. I suoi amici, via facebook, ringraziano e così i loro bambini.

Aquette e il mondo di Tuttacqua, e-book di Cicca Boom. Clicca sulla foto per il downloading

Nel suo essere “sospesa”, Chiara si è spinta fino a Okinawa, dove nel 2018 ha curato le scenografie di alcuni spettacoli teatrali, un’impresa complessa e dal risultato soprendente. Scorrendo le foto dello spettacolo colpiscono i gialli e gli azzurri vivi, retaggio delle sue radici mediterranee, sovrapposti alle forme evocatrici di templi e geishe, in un bel gioco di mescolanze siculo-nipponiche. E’ stato un lavoro pesante per lo sforzo che ha richiesto tuffarsi in una cultura così diversa da quella europea, mi dice, ma le ha dato molta soddisfazione e sarebbe felice di ripeterla. In realtà ripeterebbe ogni altro lavoro artistico, perché non è l’entusiasmo che le manca né la voglia di continuare a sognare e far sognare con i suoi acquarelli. E anche il fatto di spaziare da un settore all’altro, saltando disinvoltamente da un palcoscenico teatrale al banchetto di un mercato berlinese, non risponde semplicemente alla necessità di diversificare le attività, ma a un suo reale modo di essere nel mondo dell’arte, sempre pronta a cercare stimoli, ad accogliere novità.

La scenografia di Rheinbilder a Okinawa

Alla domanda su un suo ipotetico rientro a Catania risponde che sì, le piacerebbe tornare nella sua città, eccome. «Però dovrei avere un network che mi permetta di lavorare da qui», dice senza vittimismi, con l’aria di chi è determinato a continuare a costruire il proprio futuro sobbarcandosi degli inevitabili costi che questa scelta comporta. Per il momento, quindi, Berlino è la sua casa, la città dove affina ed esprime la sua arte e dove i mercatini all’aperto sono il luogo ideale per montare un banchetto ed esporre i disegni. Perché, come dice lei stessa, «chi si ferma è perduto, ma sempre senza alcuna fretta».

Ma quale delle due città le ha infuso tanta saggezza?

Ignazio il gatto, opera di Cicca Boom

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