Giuseppe Di Piazza e il canto dell’assenza di Palermo

Libri e Fumetti Dopo 8 anni il giornalista e scrittore palermitano Giuseppe Di Piazza ripropone e amplia il romanzo d'esordio “I quattro canti di Palermo” che nella nuova versione è diventato "I cinque canti di Palermo. Le prime indagini di Leo Salinas". Al centro del romanzo lo scenario drammatico della città negli Anni 80, insanguinata dalle guerre di mafia e ancora incapace di reagire

Il giornalista e scrittore palermitano Giuseppe Di Piazza è tornato a riproporre in versione modificata, aggiornata ed ampliata, il libro che nel 2012 ha sancito la sua entrata in scena nella narrativa italiana, “I quattro canti di Palermo”. Che nella nuova versione è diventato I cinque canti di Palermo. Le prime indagini di Leo Salinas, edito da HarperCollins. 

Giuseppe Di Piazza

Al centro del romanzo di Di Piazza vi è la Palermo degli anni Ottanta, vi è lo scenario drammatico di una città che allora era insanguinata dalle guerre di mafia. “Non era possibile, lo schema era facile e funzionava sempre: i vincenti ammazzavano i perdenti. Di rado un perdente ammazzava un vincente. Ma non poteva succedere che ci si sparasse dentro lo stesso steccato. Questo per noi che che facevamo i cronisti, era Bibbia, tavola di legge, norma costitutiva di ogni analisi sulla mafia dei primi anni Ottanta. “Vabbè, stai scherzando”. “No, Leo, abbiamo trovato i bossoli. A piazza Scaffa, una sparatoria infernale. Uno contro uno. E un muffuto ci ha detto che erano Spataro contro Spataro”. I muffuti erano le fonti, gli ammuffiti, gli andati a male, oppure, visti da un’altra angolazione, gli andati a bene”. 

Era una Palermo non solo travolta dalle guerre di mafia ma ancora incapace di reagire, erano lontani gli anni della ribellione della società civile, della risposta forte dello Stato che ha portato magistrati e forze dell’ordine a sgominare molti clan. La lotta è ancora molto dura, aperta, ma le istituzioni e la società civile negli ultimi 25 anni hanno fatto molti passi avanti a Palermo ed in molti luoghi della Sicilia. 

Per capire davvero cos’era Palermo negli anni Ottanta è efficace leggere questo passaggio del libro di Di Piazza: “Si conviveva. Buoni e cattivi. Vittime e carnefici. Figlie d’impiegati perbene e figli di mafiosi sanguinari. La linea di confine, a Palermo, non è mai stata tracciata. Il prefetto dalla Chiesa, prima di essere ucciso, in una delle sue rare interviste disse che lui non accettava inviti a cena: a Palermo non si sa mai a chi stai stringendo la mano. Andavamo tutti a Mondello, all’Addaura. (…) C’era mescolanza e impunità, pochi davano la caccia ai boss, in molte strutture dello Stato, risultò negli anni seguenti, si erano infiltrati informatori di Cosa Nostra”. 

Letizia Battaglia “Omicidio targato Palermo”, 1988

Va ricordato però che fu proprio negli anni Ottanta del Novecento che, con l’intelligenza del metodo e con la capacità investigativa di Falcone, Borsellino e altri magistrati ed esponenti delle forze dell’ordine, vennero poste le basi per una vera ed efficace lotta alla mafia.

Nel libro di Giuseppe Di Piazza vi è dunque la Palermo degli anni Ottanta con tutte le sue contraddizioni. Una dimensione originale e speciale per le sue bellezze ambientali e culturali. Un luogo di profumi, di chiese piene di storia e di splendori artistici, di cibo che è anche cultura popolare, di incantevoli visioni del mare. E donne bellissime, in un alternarsi di illusioni e disillusioni, gioie e sofferenze d’amore, possibilità di salvifica rinascita o di caduta che annichilisce. Protagonisti della prima storia del libro sono due innamorati che ricordano il dramma di Romeo e Giulietta, ma il cui iter è differente e sui generis. Protagonisti di altre storie sono: una ragazza belga che ammalia ed affascina, non solo per la bellezza ma per la malinconia che la pervade; un medico “per bene”che è attratto dal fascismo. Un delinquente inconcludente che mette in atto il rapimento dei suoi tre figli. E vi è anche un “ladro onesto”, il cui fratello si occupa di vendere uova di tonno nel popolare e storico mercato della Vuccirìa. 

“Palermo, sempre”, fotografia di Giuseppe Di Piazza

Storie raccontate con scrittura chiara ed efficace, dinamica ed intensa. Con capacità sintetica Di Piazza accanto alla descrizione vivida degli eventi, propria di chi ben conosce le tecniche del giornalismo e della fotografia, unisce una interpretazione psicologica dei personaggi alla contestualizzazione sociale e storica.

Il protagonista che indaga e che si muove nelle strade e nella vita di Palermo è Leo Salinas, un giovane cronista di nera, dotato di intelligenza ed ironia. Doti che gli consentono di entrare dentro le cose, senza la prosopopea di chi crede di aver capito tutto, e nel contempo di creare il giusto distacco. 

Perché “I quattro canti”? Si tratta di una famosa piazza posta all’incrocio delle due strade principali del centro urbano del capoluogo siciliano, ed ogni suo angolo apre su uno dei quattro quartieri storici. Nella nuova versione, “I cinque canti”, Di Piazza vi aggiunge un canto che non v’è, od almeno non è visibile fisicamente, è una visione che invece metaforicamente è forte per chi ha lasciato Palermo, è “il canto dell’assenza”. Non è un giallo classico il suo romanzo, ma un racconto sociale e noir al tempo stesso. Un romanzo che svela le contraddizioni della Sicilia, che ne mostra lati positivi e negativi. E la Sicilia è ancora una volta simbolo del Sud d’Italia, di un Meridione che va letto e compreso nei suoi aspetti molteplici e contrastanti. E che è una chiave per comprendere l’Italia.

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