martedì 23 ottobre 2018

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Giovanni Virgilio: «Malarazza è una denuncia delle condizioni delle periferie urbane»

Visioni

Esce il 9 novembre il nuovo film del produttore e regista catanese realizzato tra Librino e San Berillo che vede nel cast Stella Egitto, Paolo Briguglia, David Coco, Cosimo Coltraro e Lucia Sardo. Una riflessione sull'umanità disperata che vive ai margini della società, in porzioni di città degradate e dimenticate. Presentazione in anteprima il 6 novembre a Roma e l'8 a Catania


di Maria Enza Giannetto

«E’ da una vita che faccio questa vita, senza sapere se domani andrà. Anche se è vero che non è finita, sono una farfalla che non sa volare». C’è tutta la caducità della vita, l’abbandonarsi al destino, la rassegnazione delle categorie più fragili in queste strofe, cantate da Franco, trans catanese tra i personaggi principali del film Malarazza (una storia di periferia) diretto dal regista e produttore catanese Giovanni Virgilio e in uscita il 9 novembre. Il film sarà presentato dal regista, dal cast e altri ospiti il 6 novembre a Roma e mercoledì 8 novembre al Cinema Odeon di Catania, alle 19.30 si terrà la primissima del film (costo biglietto 10 euro) con la presenta in sala degli attori e degli autori delle musiche.

Malarazza, Stella Egitto e Antonino Frasca Spada
Prodotto da Movie Side e Xenon Produzioni Cinematografiche in collaborazione con Studi Cinematografici Siciliani (fondati dallo stesso Vigilio) e distribuito da Mariposa Cinematografica, il film vanta un cast artistico di talentuosi siciliani: la messinese Stella Egitto, già nota, tra l’altro, per il suo ruolo di Teresa nel film In guerra per amore di Pif; il palermitano Paolo Briguglia e i catanesi David Coco, Cosimo Coltraro, Lucia Sardo e l’esordiente Antonino Frasca Spada.
Una pellicola cruda e tragica che racconta la storia di Rosaria, giovane madre interpretata da Stella Egitto e suo figlio Antonino (Antonino Frasca Spada) che, assieme a Franco, fratello della donna (Paolo Briguglia), sono vittime di un sistema di potere malavitoso rappresentato dal boss in declino, e marito di Rosaria, Tommasino Malarazza (David Coco), esponente di una nota famiglia mafiosa del quartiere Librino, e Pietro detto U Porcu (Cosimo Coltraro).

Malarazza, Cosimo Coltraro

La pellicola, con la sceneggiatura dello stesso Virgilio e di Luca Arcidiacono, la fotografia di Giovanni Mammolotti (A.I.C), montaggio di Luca Carrera è un racconto di esistenze tragiche per le quali non sembra esserci speranza di riscatto sociale. Costretta a sposarsi perché rimasta incinta, infatti, Rosaria viene maltrattata e umiliata sistematicamente dal marito, che le chiede persino i soldi che guadagna giornalmente con il suo lavoro in lavanderia. La donna ha paura a ribellarsi e può contare solo sull’aiuto di suo fratello Franco, un transessuale che vive ai margini della società, ricevendo clienti in un pied-à-terre all’interno del quartiere di San Berillo, dove la donna si rifugia una notte dopo aver portato via di casa il figlio. Il ragazzo viene però subito riportato a casa dal padre e comincia a frequentare il giro di spaccio gestito dai coetanei del quartiere, che prendono ordini dal boss emergente Pietro U Porcu.
Quando Malarazza morirà Antonino e Rosaria avranno la possibilità di ricominciare una nuova vita, lontana da quel luogo vissuto quasi come una prigione, e dal quel nome così ingombrante da portare. La libertà però è spesso difficile da ottenere, specialmente per chi, in un quartiere del genere, ha visto o sa troppo.

Malarazza, David Coco e Stella Egitto

Malarazza è stato girato a Catania, principalmente nella zona di Librino, ma alcune scene sono state realizzate a San Berillo, storico quartiere della città all’interno della I circoscrizione, quella corrispondente alla città vecchia, la parte centrale di Catania che racchiude i monumenti più antichi. Un tempo molto popolato e pieno di botteghe di artigiani, oggi segnato dal degrado fisico e sociale, ma attraversato anche da tante forze vive della città che fra comitati e associazioni si impegnano per un riscatto del territorio. Il film porta il pubblico diritto nel mondo della periferia tout court. Rosaria e suo figlio, infatti, divengono metafore di tutti quelle vite che abitano i quartieri periferici più degradati e mortificati, completamente dimenticati dal nostro Paese. La periferia come simbolo di sogni di gioventù traditi e trappole dalle quali, troppo spesso, diventa impossibile liberarsi. E Librino, il quartiere a sud ovest di Catania o San Berillo, quartiere della città vecchia, non fanno eccezione. Una pellicola che si offre come spunto di riflessione su uno dei tanti luoghi al margine, il cui sogno di rinnovamento culturale, la cosiddetta “new town” è stato completamente infranto.

Il regista Giovanni Virgilio - ph Giulio Mentuccia

«Il film – spiega il regista Virgilio – ci fa riflettere su quanto le periferie siano parte integrante delle città e che lo stato di degrado in cui sono lasciate non fa altro che aumentare ingiustizie e microcriminalità. Malarazza è una denuncia delle condizioni delle periferie urbane al fine di riflettere sulla crisi della legalità nelle aree più marginali dei territori, anche se spesso localizzate nei quartieri più centrali. Territori che domandano bellezza, giustizia e sicurezza per garantire un futuro e una speranza ai cittadini che vogliono affrancarsi dalla criminalità e dall’esclusione che logorano le loro vite».

Malarazza, Paolo Briguglia

Il rapporto di Virgilio con la periferia catanese e con Librino parte da lontano. Da anni, infatti, il regista lavora nelle periferie, negli istituti penitenziari e nei luoghi al margine, ha imparato a conoscere il modo in cui i “vinti” di verghiana memoria affrontano la vita. Non a caso, nel 2014/2015 quando il gruppo di lavoro sulle periferie e la città urbana, il team G124 (nato dalla volontà dell’architetto Renzo Piano che decise di destinare il suo stipendio da senatore a vita alla realizzazione di un progetto a favore delle periferie) si è occupato della rigenerazione urbana dell’area di San Teodoro a Librino, il professore Carlo Colloca, consulente del Team G124 per Catania chiese proprio a Giovanni Virgilio di curare la regia di un anno di lavoro durante il quale i progettisti hanno interagito con i residenti nel quartiere, istituzioni, scuole, attori sociali ed economici. Il lavoro di Virgilio restituisce i momenti più significativi di un complesso, ma anche appassionante progetto di intervento di rigenerazione urbana. Una storia che ha dato vita nel 2016 al documentario Librino Express (in post-produzione), scritto a quattro mani da Carlo Colloca e Giovanni Virgilio, e con la regia di quest’ultimo.

Malarazza, Antonino Frasca Spada (secondo da sinistra) con la banda del quartiere

«Sulla base della mia diretta esperienza – racconta Virgilio - ritengo che le amministrazioni locali facciano molto per ricucire gli strappi fra le periferie e il resto della città, ma purtroppo molte altre istituzioni restano a guardare. Come scriveva Italo Calvino, anche le più drammatiche e le più infelici tra le città hanno sempre qualcosa di buono. Quel qualcosa, però, dobbiamo scoprirlo e alimentarlo. Solo così avremo città migliori».
In questo ritratto di un’umanità disperata, la colonna sonora del film gioca un ruolo fondamentale. Il mix di generi (si va dal rap, alla bossanova, per giungere fino al neomelodico) composto da Giuliano Fondacaro, infatti, detta i tempi e il ritmo all’incedere narrativo, amalgamandosi anche con la voce di Arisa che per la prima volta canta in portoghese con il brano O pensamento de você in una delle scene più malinconiche del film sulle musiche dello stesso Fondacaro con le chitarre di Claudio Fassiolo. Ciascun brano - Crisantemi e rose interpretata dal rapper Mirko Miro; Na vita, interpretata dall'attore Paolo Briguglia; Senz'e te, interpretata da Matteo Milazzo; O pensamento da você, interpretata da Arisa; Still Cryin; In the jungle; In time; Fear the beast; Far from the pain - tanto nella parte musicale quanto in quella letteraria, è stato scritto tenendo conto della personalità e della storia dei singoli personaggi, così da sottolineare l'aderenza al tessuto sociale e al vissuto dei diversi protagonisti.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 31 ottobre 2017
Aggiornato il 21 novembre 2017 alle 17:54





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