Palermo metafisica e astratta nel primo film di Salvo Cuccia

Visioni Dopo vent'anni di documentari e video arte, "Lo Scambio" è il primo lungometraggio di finzione firmato dal regista palermitano, prodotto dalla Abra&Cadabra, che per questa nuova sfida ha chiamato sul set nomi del calibro di Filippo Luna, Paolo Briguglia, Vincenzo Pirrotta e Barbara Tabita

Se dici Salvo Cuccia, dici documentario. Così abbiamo imparato a conoscere questo regista palermitano che ha fatto sognare il pubblico (non solo nostrano) con lavori del calibro di “Détour De Seta”, “Un sogno di lumaca” o “Il satiro danzante” (proiettato a ciclo continuo nel museo di Mazara del Vallo dedicato all’imponente statua di bronzo), capace com’è a narrare per immagini, anche quando le immagini non ci sono. E il pubblico, che lo apprezza da anni anche per i suoi lavori di video arte, freme per poter vedere il suo ultimo “Summer 82 When Zappa Came to Sicily”, il documentario che ha dedicato al musicista Frank Zappa partendo da un discusso concerto che si tenne a Palermo nel 1982, e che a breve, finalmente, dovrebbe essere trasmesso in Rai dopo il grande successo riscontrato sia al 70° Festival del Cinema di Venezia (dove è stato presentato nel 2013 fuori concorso) sia al Full Frame Documentary Film Festival.

Salvo Cuccia sul set con Paolo Briguglia - foto di Valentina Glorioso

Insomma, Salvo Cuccia sul genere documentario non ha bisogno di imparare nulla, anzi. Ma adesso il regista originario di Villafrati si è lanciato una nuova sfida che si chiama “Lo scambio”: il suo primo lungometraggio di finzione. Del lavoro, attualmente in post produzione, fino ad oggi è stato mantenuto il massimo riserbo. Sulle pagine Facebook dedicate al film prodotto da Eleonora Cordaro per Abra&Cadabra in collaborazione con Rai Cinema si legge solo: “Anni ’90. Una Palermo a luce fredda. Un solo giorno. Personaggi senza nome scivolano verso il compimento del loro destino. Una storia di cause ed effetti, in cui i crimini perpetrati si ripercuoteranno non solo su chi li subisce, ma anche su chi li compie”.

Scorrendo i nomi degli sceneggiatori (Salvo Cuccia, Marco Alessi, Alfonso Sabella e Federica Cuccia) quello del noto magistrato che fece parte del pool antimafia negli Anni 90, e oggi Assessore alla legalità al Comune di Roma, farebbe pensare a un film di mafia ambientato in quegli anni caldi per Palermo, in cui le stragi di Capaci e via D’Amelio portarono la città alla ribalta delle cronache. Ma non è così, perché ne “Lo scambio” nulla è ciò che appare.

«E’ un film che riserva molte sorprese e riflette il mio percorso artistico – racconta Salvo Cuccia, specificando che non può ancora dire molto – e che pur traendo spunto dalla realtà, ovvero da fatti realmente accaduti, tende a creare un immaginario. Perché per raccontare delle storie vere bisogna agire anche d’invenzione, è questo il nucleo poetico che mi ha spinto a fare questo film».

Dal documentario al lungometraggio, un passaggio indolore?
«Per me non è cambiato nulla, anche per costruire un documentario devi dare una costruzione, a meno che non fai documentario sociale, ma non è il mio caso. L’idea del film, che trae spunto dai fatti cruenti degli Anni 90, è nata dagli incontri con Alfonso Sabella, un po’ la memoria di quegli anni, e dalle riflessioni che ne sono uscite fuori. Abbiamo avuto l’idea di lavorare a una storia che ha tutti i contorni di una tragedia che però è stata traslata in un’altra dimensione, quella cinematografica. Perché a mio avviso lo spettatore quando va al cinema deve essere trasportato in un’altra dimensione, anche se guarda il film più realistico deve essere portato dentro un mondo con una cifra precisa. Lo scambio non è film di mafia, ma un film in cui il crimine ha una parte importante, ma è tutto giocato sulla psicologia dei personaggi, soprattutto sulla percezione che questi hanno della realtà: tutto ciò che appare, quindi, è abbastanza strano, diverso da personaggio a personaggio. Diciamo che il film ha dei risvolti metafisici e astratti, anche quello che viene raccontato è molto labile, tutto può essere qualcos’altro….».

Lei ha amato molto il bianco e nero, lo riproporrà anche in questo film?
«Sarà un film a colori, e saranno colori molto intensi, che abbiamo volutamente scelto con Clarissa Cappellani (al suo debutto alla direzione della fotografia). Il film è stato interamente girato a Palermo ma non mostra il suo lato storico o artistico, fatta eccezione per una scena girata al Capo, bensì una città asettica, quella dei grandi condomini post “Sacco di Palermo”. Stessa cosa per gli interni, che abbiamo girato tra la Fiera del Mediterraneo e i Cantieri culturali alla Zisa».

Filippo Luna, protagonista di Lo Scambio - foto di Valentina Glorioso

Andiamo al cast, di forte matrice teatrale.
«E’ una scelta avvenuta dopo lunghi provi portati avanti con Chiara Agnello. Sono tutte scelte forti a partire da Filippo Luna (per la prima volta nel ruolo del protagonista) e Paolo Briguglia, che in questo film non somiglia a nessuno dei personaggi che fino ad ora ha interpretato, piuttosto che Barbara Tabita che si misura, forse per la prima volta, in un ruolo drammatico. E poi c’è Vincenzo Pirrotta che certamente non ha bisogno di presentazioni, Orio Scaduto, Maziar Firouzi, un attore bravissimo che lo scorso anno è stato a Cannes con “Più buio di mezzanotte” di Sebastiano Riso, e Tommaso Caporrimo. C’è anche un cameo di Sergio Vespertino, anche lui in un ruolo diverso dal solito, e poi ci sono parecchi non attori. Una cosa è certa, siamo partiti da un presupposto forte, almeno per me: abbiamo cercato di fare un film freddo, quasi nordico, in cui il contrappunto, il legame con la Sicilia è la lingua. Il film infatti è tutto parlato in palermitano, ed è questo il dato che àncora alla realtà, i personaggi non potrebbero esprimersi in un finto italiano-siciliano come avviene in molti film. Secondo me l’anima del linguaggio sta nelle lingue regionali, è importante che i personaggi si esprimano come nella realtà, non fingendo di parlare in italiano o storpiando il siciliano. Mi auguro solo che possa avere una distribuzione all’estero, perché molti film sono stati salvati proprio fuori dall’Italia».

Ha fatto altre “scelte forti” per la realizzazione di questo film?
«Le musiche di Domenico Sciaino, stabilito sin dall’inizio. Domenico è un musicista sperimentale, e le sue sono spesso frequenze, puro suono digitale – sorride compiaciuto -. In questo film ci sono scelte forti, molto determinate, anche nel mio modo di girare. Ho puntato a quello a cui tengo: la bellezza. Avere una inquadratura e sapere che quella è proprio ciò che volevi avere, dove il fuoricampo (che il cinema ha un po’ dimenticato) è importante tanto quanto ciò che stai guardando. Poi ci sono tanti riferimenti al grande cinema, a partire dalle mie matrici forti: Vittorio De Seta e Raul Ruiz, senza dimenticare gli altri miei riferimenti attuali come David Lynch, i Fratelli Coen e David Cronenberg. A volte ho avuto l’impressione – aggiunge ironicamente – di aver fatto un film più orientale, che europeo».

Quando lo vedremo?
«Difficile da dire in questo momento, spero di poterlo terminare in due, tre mesi, al massimo. Poi lo proporremo ai grandi festival: Cannes, Venezia, Roma e poi quelli americani. Puntiamo a far vedere il film all’estero, e questo accade quando hai intenzioni forti con un film estremo, e poi dobbiamo pensare alla distribuzione. Il film è stato realizzato con budget risibile, ma con il grande supporto di molti sponsor privati (grazie al lavoro portato avanti da Gianluca Fernandez nostro produttore associato e Alessandro Matta), ne è venuta fuori un’operazione, realizzata in poco tempo, ma efficace nei risultati. Quando si lavora con budget risicati devi fare i conti con molte cose, anche con i tempi di ripresa (che per “Lo scambio” sono durate solo 4 settimane, ndr), ma io seguo sempre la regola aurea trasmessami da Raul Ruiz: “Tutto ciò che non hai, è il tuo vantaggio. E questa per me è una regola di vita».

Barbara Tabita sul set di Lo Scambio - foto di Valentina Glorioso

E poi?
«Nel cassetto ci sono altri tre film che e mi piacerebbe poter realizzare in tempi ragionevoli, lungometraggi di finzione che vanno dallo psichedelico alle commedie nere. E poi, parallelamente, sto montando un documentario sul diario di guerra di mio nonno per Rai Cinema, un progetto nato prima de Lo scambio ma che si sta sviluppando in parallelo, dal titolo provvisorio “Il re e il soldato”. Nel 1948 mio nonno aprì un cinema sulla piazza principale di Villafrati, dove sono cresciuto. Quando il cinema chiuse, circa una ventina di anni fa, trovai appesi al muro alcuni spezzoni di pellicola e una bobina girata in 16 mm in bianco nero: era un girato di mio padre sui suoi familiari. Nel documentario racconto la storia di mio nonno, e della sua famiglia, che poi aprirà un cinema in provincia di Palermo. Le parole sono tratte dal suo diario di guerra, scritto negli Anni 60, in cui ricostruisce i fatti e i luoghi con una precisione incredibile. E in questo suo narrare emerge una particolarità, da cui si evince il legame con il paese: per rendere l’ampiezza o le misure dei luoghi utilizzava come unità di misura le dimensioni di quella stessa piazza in cui, poi, aprì il cinema. Questo mi ha fatto pensare a un contrappunto: la guerra, luogo di scontro per definizione, raccontata attraverso le misure di un luogo che, per antonomasia, rappresenta l’incontro e l’unione. Durante la Grande Guerra mio nonno si trovò a Fiume, in Croazia, quando arrivò Gabriele D’Annunzio con i suoi legionari. Montando le immagini del repertorio d’epoca con il racconto ritrovato, sembra che mio nonno fosse a fianco della cinepresa. E’ un racconto emozionante in soggettiva, una microstoria che serve a ricostruire ciò che l’ultimo dei soldati poteva sentire in quel momento, il 16 settembre 1919».

Guarda la galleria fotografica del set


Lo Scambio

Una produzione di Eleonora Cordaro per Abra&Cadabra in collaborazione con Rai Cinema

Regia: Salvo Cuccia

Sceneggiatura di Salvo Cuccia, Marco Alessi, Alfonso Sabella, Federica Cuccia

Cast : Filippo Luna, Barbara Tabita, Paolo Briguglia, Maziar Firouzi, Vincenzo Pirrotta, Orio Scaduto, Sergio Vespertino, Maurizio Maiorana, Alessandro Agnello, Tommaso Caporrimo, Giovanni Cintura, Sandro Maria Campagna, Davide Celona, Giacomo Guarneri

Casting Director: Chiara Agnello

Aiuto Regia: Christian Bonatesta

Segretaria di Edizione: Paola Savona

Assistente alla Regia: Federica Cuccia

Organizzazione generale: Giacomo Iuculano

Direttore di produzione: Giovanni Marchese

Coordinatrice di produzione: Valentina Fiamma

Aiuto Produzione: Gianluca Fernandez

Runner: Giancarlo Caruso, Angelo Sannasardo

Direttore Fotografia: Clarissa Cappellani

Suono in presa diretta: Luca Bertolin, Danilo Romancino

Fotografa di Scena: Valentina Glorioso

Ass. Operatore: Gaspare Pellegrino

Data Manager: Alessandro Serranò

Video Assist: Marco Collura

Scenografo: Marcello di Carlo

Arredatore: Filippo Sciortino

Grafico: Alessandra Traina

Attrezz. Set: Francesco Carollo

Attrezz. Preparazione: Fabio Bondì

Attrezz. Preparazione: Francesco Santoro

Costumista: Samuela Cirrone

Ass. Costumista: Barbara Anselmo

Truccatrice: Francesca Fiore

Parrucchiere: Mauro Agrò

Capo Macchinista: Francesco Magliozzo

Macchinista: Domenico Modica

Capo Elettricista: Carmine Carelli

Elettricista: Salvatore La Barbera

Amministratore: Felicia Perciabosco

Cassiere: Matteo Miari

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