Gabriele Agosta: «Per me la musica è scambio, in libertà»

Musica Il talentuoso pianista siracusano è stato ospite dell'Europafest di Bucarest, un evento internazionale che ogni anno coinvolge centinaia di musicisti da tutto il mondo, e al quale per la prima volta aveva partecipato lo scorso anno, come concorrente, insieme al suo quartetto composto da Daniele Limpido, Santi Romano e Stefano Ruscica

Ha una visione della musica democratica; come di un luogo espressivo nel quale abitare comodamente con le proprie diversità, siano esse tecniche, stilistiche o di genere musicale. È un interprete appassionato e devoto al pianoforte che ha scelto, e con cui si sente completamente a suo agio. L’indiscutibile talento del pianista siracusano Gabriele Agosta si è riconfermato in occasione della serata di apertura dell’Europafest di Bucarest, un evento che per una settimana, dal 9 al 18 maggio, ha coinvolto centinaia di musicisti provenienti da tutto il mondo, ed al quale Gabriele è stato invitato come ospite.

Il pianista siracusano Gabriele Agosta

Un’opportunità che si è presentata l’anno scorso quando è venuto a conoscenza del Festival e del contest “International jazz competition” al quale ha preso parte a Bucarest con il suo quartetto, il Gabriele Agosta Quartet appunto, composto da Daniele Limpido al sassofono, Santi Romano al basso elettrico e Stefano Ruscica alla batteria.

Da sinistra Gabriele Agosta, Stefano Ruscica, Daniele Limpido, Santi Romano

Una spiccata indole jazz, la sua, ma che preferisce non etichettare con troppa severità, così come le influenze musicali a cui si ispira che sono un tutto circolare e delle vere e proprie “atmosfere” che saltano da sonorità elettriche alla musica sudamericana e funk. È stato l’album di debutto “Sounds from the lab” a concedergli questa seconda esperienza nella capitale della Romania. Una raccolta, interamente autoprodotta, che trascina l’ascoltatore in luoghi paralleli, nata dalla volontà di accostare ai colori i suoni, come nella traccia Blue morning, e che con la collaborazione dei tre musicisti di estrazione differente ha permesso una sintesi di gusti ed esperienze anche con i brani Gomez, Gentle and warm, Six-Step Madness, Joy, Mokambo sunset e Late at night.

La cover del disco Sounds from the lab

«L’anno scorso siamo stati ammessi alla competizione di Bucarest – ha detto Gabriele – con i brani del disco che abbiamo presentato davanti ad una giuria che sin da subito ha espresso parole di apprezzamento. L’intento era quello di creare una situazione musicale dalla quale venissero fuori anche le personalità degli altri musicisti. Per come penso la musica in generale, credo che ognuno debba avere un ruolo definito, dove è però possibile fare delle variazioni. Mi hanno chiesto anche per quale motivo i vari strumenti avessero così tanto spazio, ed ho spiegato che alla base della mia concezione di musica vi è uno scambio: credo che ognuno abbia qualcosa da dire e debba avere il proprio spazio per dirla. L’invito di quest’anno mi è stato fatto dal direttore artistico della manifestazione, Luigi Gageos, ed anche se mi sono dovuto in parte piegare alle esigenze della rassegna (non abbiamo potuto partecipare in quartetto, per motivi di ordine prettamente economico), credo che fare musica sia anche uno scambio di sensazioni dove le intenzioni e le varie interpretazioni confluiscono in un’intesa che a volte si manifesta in una frazione di secondo, come un vero e proprio dialogo dei suoni».

Gabriele Agosta all'Europafest di Bucarest

Giunto ormai alla ventiseiesima edizione l’Europafest, che per la serata iniziale di Gala si è svolto al teatro Odeon, comprende concerti, contest, incontri con musicisti provenienti da oltre 27 paesi dell’Europa e diversi ospiti dagli altri continenti combinando innovazione, creatività ma anche emozioni all’insegna del jazz, del blues e della musica pop.

«Quest’anno la serata di apertura in teatro ha visto la partecipazione del Principe Radu di Romania – ha raccontato il musicista – che si è intrattenuto con noi per qualche minuto prima del concerto. Nel corso della serata l’affluenza è stata molto numerosa fino a riempire il teatro. Una grande emozione ed una bella soddisfazione che si sono riconfermate anche la serata successiva, che si è svolta nella hall dell’albergo Ibis Gare de Nord, un vero e proprio successo ed una grande partecipazione di pubblico, segno che l’attenzione per questa manifestazione si mantiene alta».

Gabriele Agosta, Dan Papirany, il Principe Radu, Luigi Gageos, Marsh Robinson e Steve Wright

Dopo una parentesi della sua vita in cui non pensava di fare il musicista, Gabriele ha poi realizzato che suonare era ciò che gli veniva più naturale fare. Ha così scelto di diplomarsi in pianoforte jazz al Conservatorio Bellini di Catania, per poi proseguire con un biennio di specializzazione in jazz ad indirizzo compositivo ed interpretativo al Conservatorio Corelli di Messina. Oggi si dedica alla produzione dei brani ed agli arrangiamenti nel suo studio di registrazione, non rinunciando agli eventi che lo portano ad esibirsi in giro per la Sicilia e non solo.

«Mi piacerebbe pensare ad un secondo disco – ha concluso il musicista – sto aspettando l’estate per liberarmi dagli impegni invernali ed avere un po’ più di tempo da dedicare ad un nuovo progetto. Forse il prossimo disco sarà più “elettrico” con influenze più funk. Ho diverse idee che non ho ancora avuto modo di buttare giù, ma quel che è certo è che vorrei spezzare la monotonia del monotematico, sulla scia di un’unica nota o di un unico ritmo, premiando delle sonorità più acide e strane con tempi dispari e situazioni “storte” o “scomode”, per fare in modo che il risultato non sia il solito “già sentito”».

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