Francesco Priolo: «Internazionalizzazione, ricerca e didattica. Tre cabine di regia per far ripartire l’Università di Catania»

Formazione e ricerca Non era semplice prendere le redini dopo gli scandali di "Università bandita" ma il nuovo Rettore ha impresso subito all'ateneo etneo un indirizzo e obiettivi nuovi, pur consapevole dei limiti di un'università dell'estremo Sud ma consapevole (e fiero) delle enormi potenzialità formative che gli studenti potranno spendere sul mercato globale del lavoro

«Diventare Rettore dell’Università di Catania è una grande responsabilità etica e culturale, vuol dire guidare un ateneo prestigioso dalla vita plurisecolare, in una fase storica complessa, e lavorare per far sì che possa divenire sempre più un ateneo con una dimensione europea ed internazionale importante. Nella mia visione programmatica deve diventare un ateneo più moderno, con una macchina amministrativa più rodata, un ateneo maggiormente a misura di studente, con delle informazioni chiare, con dei corsi di laurea ancor più appetibili, con una maggiore offerta formativa in lingua inglese. Una università lanciata ancor di più verso l’innovazione». 

Nell’incipit dell’ampia intervista che il neo-Rettore Francesco Priolo ha rilasciato a Sicilymag vi è la sua filosofia culturale ed accademica, vi è la sua visione programmatica, vi è la sua esperienza di scienziato che ha studiato a Catania ed ha fatto importanti esperienze formative anche all’estero. 

Francesco Priolo, Rettore dell’Università di Catania

Vi è una visione che unisce locale e globale nell’era in cui le distanze fra i luoghi del mondo si sono affievolite, e si possono realizzare – da luoghi apparentemente periferici – delle cose di qualità di dimensione internazionale. Si pensi ai risultati notevoli della microelettronica nell’Etna Valley, si pensi alla ricerca nell’ambito della Fisica e della Chimica, della vulcanologia a Catania, si pensi ai laboratori di fisica nucleare.

Per meglio capire Francesco Priolo si deve partire dalla sua dimensione di scienziato e dalla sua visione culturale multidisciplinare, «non esiste una differenza fra mondo umanistico e scientifico, non esistono barriere fra le discipline semmai ambiti diversi. Bisogna formare gli studenti in una ottica multidisciplinare, con approccio critico e libero ai saperi». Lo scienziato Priolo già in passato ha mostrato la sua visione di intersecazione tra scienza e filosofia.  

Altro punto fondamentale è quello del rapporto con il territorio. Priolo ha sempre sottolineato che la sua formazione fondamentale è tutta etnea, rivendicandola con orgoglio, ha studiato al Liceo Galileo Galilei e poi nell’ateneo catanese (si laureò in Fisica con il massimo dei voti e la lode nel 1985). Ottenne il titolo di dottore di ricerca nel 1989. Altra tappa importante della sua formazione è stata quella statunitense, un periodo di ricerca presso i prestigiosi “Bell Laboratories” di Murray Hill a New York.  Nel ’91 entrò in organico all’ateneo di Catania e nel 2001 divenne professore ordinario di Fisica della Materia. Insegna Struttura della Materia e Fotonica al Dipartimento di Fisica e Astronomia “Ettore Majorana”. E’ stato anche presidente della European Materials Research Society (Strasburgo), ed è stato alla guida del Distretto Tecnologico Sicilia Micro e Nanosistemi. Per sei anni presidente della Scuola Superiore di Catania e direttore del Dipartimento di Fisica e Astronomia.

Il Dipartimento di fisica e astronomia “Majorana” dell’Università di Catania

Per comprendere la storia di una persona è anche importante partire dalle cose realizzate, ne mostrano la vitalità mentale e professionale. Ed è anche un atto di trasparenza e di meritocrazia.  Autorevoli riviste scientifiche internazionali ma anche grandi media generalisti anglosassoni hanno raccontato i suoi studi sulla struttura della materia. 

Cultura e vita. Il nostro dialogo riparte dalla dimensione esistenziale.

L’Università di Catania per me ha rappresentato tutto

La sede centrale dell’Università di Catania

A prescindere dal suo nuovo ruolo di Rettore, cosa ha rappresentato e cosa rappresenta per Lei sul piano lavorativo ed umano l’ateneo di Catania?
«L’Università di Catania per me ha rappresentato tutto, qui ho studiato, qui mi sono formato, qui ho fatto il dottorato di ricerca, e poi sono stato all’estero. Sono stato fuori e sono ritornato per costruire in questa terra. Ed il faro è sempre stato questo ateneo, dove ho molto costruito in termini di ricerca di scientifica, in termini di didattica ed allievi, allievi che sono in parte qui, in parte al Cnr, ed altri si trovano in molti dei più prestigiosi atenei e centri di ricerca del mondo. Ed anche loro hanno l’ateneo di Catania come punto di riferimento».

Quanto è stata importante l’esperienza negli Stati Uniti?
«
E’ stata fondamentale. Non solo perché ho lavorato in un luogo prestigioso, nei Laboratori Bell, ma anche perché lavorando fuori ho capito che tante cose si possono fare anche a casa. Che la ricerca scientifica di altissimo profilo può esser fatta anche a Catania, anche nel nostro ateneo».

Tra i miei delegati vi è un delegato alla trasparenza e legalità, il professore Maurizio Caserta

Il professore Maurizio Caserta

Argomento fondamentale ed ineludibile. Appena si è insediato, anzi già prima in campagna elettorale per il ruolo di Rettore, ha avuto dinanzi una realtà nota a tutti, le indagini della magistratura che sono state denominate “Università Bandita”. Dopo le notizie sulle indagini e le dimissioni del precedente Rettore Basile vi sono state in agosto le nuove elezioni che hanno visto la sua netta affermazione. Come affronta la questione?
«
E’ un punto particolarmente importante. Il nostro ateneo, oltre tutto il resto, ha chiaramente perso in immagine ed anche in credibilità nei confronti dell’opinione pubblica e degli studenti. Dobbiamo riconquistare questa immagine e questa credibilità. Anche perché ogni giorno ci sono nell’Università, tantissime persone (docente e personale tecnico-amministrativo) che lavorano con serietà, rigore e grandissima professionalità, che non meritano di essere considerati membri di una “Università bandita”. Ho affrontato la problematica seguendo legalità e trasparenza. Tra i miei delegati vi è un delegato alla trasparenza e legalità che è il professore Maurizio Caserta, ma indipendentemente da questo sto seguendo con attenzione tutti i passaggi, affinché tutti i regolamenti possano essere sempre più improntati verso un’assoluta trasparenza».

Dunque, pur nel rispetto logico-razionale del garantismo, interverrà con rigore in base all’evoluzione delle vicende?
«
Non c’è alcun dubbio. Così come non vi è alcun dubbio che c’è massima collaborazione nei confronti della magistratura, massimo rispetto del lavoro dei magistrati. Non dimentichiamoci che le indagini (n.d.r. sono indagati i precedenti Rettori Francesco Basile e Giacomo Pignataro e diversi docenti dell’università di Catania e di altri atenei) sono ancora in corso e quindi occorre aspettare che si concludano. Ne aspettiamo le risultanze».

Far ripartire tutte le attività è stata la mia priorità

Il chiostro del Palazzo dell’Università di Catania

Qual è stata l’altra grande emergenza appena si è insediato?
«
L’emergenza primaria è stata quella di un ateneo che per diversi mesi è stato in una situazione di stallo. E quindi un ateneo fermo. Il primo punto è stato quello di far ripartire la macchina. Tenga presente che sono insediato da poco più di un mese. All’inizio ho nominato i delegati, affinché potessero far ripartire la ricerca, la didattica, e tutte quelle attività che in assenza di delegati hanno subito notevoli rallentamenti. Far ripartire tutte le attività è stata la mia priorità. Ed ovviamente tutta una serie di aspetti di ordinaria amministrazione».

Il Rettore Priolo con simpatia etnea, evoca l’immagine di «’na muntagna di carti» da firmare. A noi viene subito in mente la divertente immagine letteraria del commissario Salvo Montalbano sconsolato dinanzi alla pila di carte da firmare sul suo tavolo. Dalla narrativa torniamo subito alla realtà. Priolo, con il suo stile razionale, specifica: «Ho espletato con rigore tutti gli adempimenti burocratici, con il massimo della trasparenza. Abbiamo così fatto ripartire la macchina dell’ateneo. E continuiamo a lavorare con la massima attenzione e la cura di ogni dettaglio».

Quali sono i punti programmatici che intende realizzare nei prossimi anni?
«
Quello che mi auguro è che fra 6 anni avremo un ateneo più moderno, con una macchina amministrativa più rodata, un ateneo maggiormente a misura di studente, con delle informazioni chiare, con dei corsi di laurea ancor più appetibili, con una maggiore offerta formativa in lingua inglese e con un tasso di internazionalizzazione maggiore. Con molti rapporti con le università straniere. Debbo dire che i nuovi delegati stanno lavorando in maniera molto efficace. Ho creato diverse cabine di regia: una per l’internazionalizzazione, una per la ricerca, una per la didattica. Quindi un gruppo di docenti coordinati da uno di loro, che sostanzialmente costruisce queste strategie. Una strategia per l’internazionalizzazione, per avere un numero maggiore di rapporti con le università straniere, un numero maggiore di studenti Erasmus, in uscita ed in entrata. Occorre avere sempre più ricerca all’avanguardia. E’ molto importante in questa ottica il rapporto con le imprese anche per la parte scientifica. E’ di qualche giorno fa una discussione con i vertici della STMicroelectronics per creare una sinergia più forte tra università ed St, ed a tutti i livelli ed in tutti i campi».

Priolo all’ultimo Erasmus Welcome Day

Intende incentivare le collaborazioni a più ampio raggio con le imprese hi-tech?
«
E’ nella mia sensibilità. E chiaramente non solo StM, ma qualunque altra realtà di qualità. Penso a livello industriale ad Enel Green Power, è stato di recente inaugurato lo stabilimento di 3SUN, la più grande ed innovativa fabbrica di pannelli fotovoltaici d’Europa. Abbiamo realtà importanti nel mondo etneo ed in Sicilia, sul piano dell’alta tecnologia. Occorre fare passi in avanti in questa direzione, l’innovazione hi-tech è fondamentale per il presente ed il futuro».

Come vi siete attrezzati per il dialogo con le start-up?
«Ho un delegato che si occupa specificatamente delle start-up e dell’incubatore di ateneo. Avremo un incubatore di ateneo per dare la possibilità ai giovani ed alle piccole imprese di realizzare idee, possibilmente progetti dei nostri studenti e laureati. Più in generale non possiamo dimenticare di vivere nel Meridione d’Italia, non possiamo nasconderci dietro un dito. E non vedere le difficoltà che ci sono per i nostri neolaureati per poter entrare nel mondo del lavoro. Su questo stiamo già lavorando, con il Centro Orientamento Formazione, ma dobbiamo fare ancora di più. E di più faremo. Offrendo ai nostri studenti delle maggiori possibilità di lavoro dopo la laurea».

Vi è certamente la questione della debolezza del Sud d’Italia

La Torre biologica dell’Università di Catania

Le difficoltà e le contraddizioni del Sud penalizzano gli atenei meridionali. Ma vi sono anche diversi limiti dell’università di Catania…
«
Ci sono due aspetti, un aspetto è legato all’organizzazione. Catania deve indubbiamente migliorare la propria organizzazione, il proprio modo di apparire verso l’esterno, perché deve essere più user friendly. Però indipendentemente da questo, va migliorata in generale la performance della ricerca. E su questo vi è un team di lavoro particolarmente efficace. Aiuterà a fare scouting. E’ importante essere protagonisti nei bandi di ricerca, nei bandi competitivi, per ottenere risorse, grazie a queste risorse potremmo fare ricerca di ancor maggiore qualità. Vi è certamente la questione della debolezza del Sud d’Italia».

La questione si interseca con la vicenda delle classifiche che vedono in fondo diversi atenei del Sud, Catania compresa.
«
Le classifiche molte volte vengono fatte in maniera assoluta, e la maniera assoluta prevede per esempio che fra i diversi atenei venga valutato il numero di studenti che provengono da fuori regione. E’ ovvio che una università come la nostra che vive la sua insularità, è veramente svantaggiata rispetto ad altri atenei, penso alle università in città quali Roma, Milano, Bologna, ma potrei citarne molti altri del Nord in zone dove l’economia è forte. Vi è qualcosa che andrà fatto affinché i parametri con i quali vengono effettuate queste valutazioni delle classifiche rispecchino davvero la qualità della ricerca e della didattica. E vengano tarati questi criteri in maniera opportuna e non siano fra virgolette “truccati”. Nella realtà i nostri laureati dopo il buon percorso di preparazione e formazione a Catania si affermano poi in molti luoghi d’Italia e del mondo».

Tempo fa disse che l’Università di Catania deve assomigliare sempre più alla Scuola Superiore per la formazione di eccellenza. Ribadisce questa frase?
«La ribadisco con le opportune differenze. L’ateneo deve crescere sicuramente come la Scuola Superiore, che è un fiore all’occhiello dell’università (ne fa parte). Ma è ovvio che vi sono obiettivi diversi. La Scuola Superiore offre ai giovani più brillanti dei percorsi particolarmente d’avanguardia, ed è pensata per un numero molto limitato di studenti, 20 studenti l’anno, massimo 100 il totale nella Scuola. L’Università di Catania è generalista, aperta a tutti, e giustamente deve dare risposte a tutti. Pertanto diciamo che le metodologie devono essere diverse, l’Università di Catania deve dare sostegno a chi è un po’ più indietro, permettere il diritto allo studio a tutti. Aspetti molto importanti. La somiglianza con la Scuola Superiore deve essere nella direzione di migliorarsi sempre di più, per essere costantemente al servizio degli studenti».

Come vive lo scienziato Priolo la nuova dimensione di Rettore? Le manca la ricerca sul campo?
«
Sì, mi manca tanto. Però non ho interrotto la didattica, per cui sto continuando ad insegnare. Non posso e non voglio interrompere il rapporto con gli studenti, è troppo importante».

Il mondo dei saperi è sempre più caratterizzato da cambiamenti continui e da un costante interfaccia fra discipline diverse

Il Magnifico Rettore festeggiato dai suoi studenti

Il suo impegno intellettuale è caratterizzato da una visione multidisciplinare.
«
E’ un concetto centrale del presente e del futuro. A maggior ragione in un ateneo generalista, gli studenti debbono abituarsi sempre più ad una visione interdisciplinare, anche perché il mondo dei saperi è sempre più caratterizzato da cambiamenti continui e da un costante interfaccia fra discipline diverse. Su questo è l’università italiana ad essere indietro, vi sono barriere fra ambiti, barriere nocive. La cultura è unica, non vi è una separazione netta fra cultura scientifica ed umanistica».

Crede in una maggiore cooperazione in rete fra le università del Sud?
«Sì. Penso però che ormai non vi siano barriere nelle distanze, è quindi si può far rete con le più prestigiose università del pianeta. Nel mondo sempre più globalizzato, iper-tecnologico,  le distanze ormai non esistono. Si possono realizzare sinergie di qualità con gli atenei più prestigiosi a livello internazionale. Rafforzeremo queste partnership, ne creeremo di nuove. Sempre puntando sulla qualità, la ricerca, la valorizzazione dei nostri talenti, dei nostri cervelli».

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