lunedì 11 dicembre 2017

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Daniele Petralia: «Mascalucia sarà fucina internazionale della classica»

Sugnu sicilianu

Il pianista catanese ha un progetto ambizioso: far diventare l’orchestra San Nicolò di Mascalucia, il cui direttore artistico è la moglie, il soprano Alexandra Oikonomou, centro internazionale per la formazione con master class estivi e concerti: «Abbiamo decine di prenotazioni di studenti russi e americani che vogliono fare questa esperienza l’anno prossimo»


di Anna Rita Fontana

Daniele Petralia e il suo piano


Catanese di nascita e di formazione cosmopolita, classe 1973, il pianista Daniele Petralia, titolare di una cattedra di pianoforte all’Istituto Musicale “Vincenzo Bellini” di Catania, già affermatosi ad ampio raggio tra concerti e masterclass in Europa e oltreoceano, è alle prese con un progetto lungimirante che vede in primo piano l’orchestra San Nicolò di Mascalucia, dove appunto risiede e ci incontra insieme alla moglie, la cantante lirica Alexandra Oikonomou, direttore artistico della suddetta orchestra.

Maestro, quale aspetto ha assimilato maggiormente dalla sua ricca esperienza formativa e in che misura lo ha trasmesso sul piano didattico?
«Quello che approfondisco da anni è la cura della sonorità, aspetto oserei dire talvolta trascurato su uno strumento considerato soltanto percussivo, verticale. Dalla scuola del maestro romano Sergio Perticaroli ho acquisito e maturato la capacità di trovare sempre un raffronto con il canto, con gli strumenti che possano tenere il suono. Il docente ha sempre attenzionato questo aspetto riportando tutto sul piano della vocalità, non solo per i brani essenzialmente melodici ma anche nella scrittura più meccanica, rendendola musicalmente più interessante. Ed è proprio questo che cerco di trasmettere agli studenti spingendomi al di là dello strumento, ovvero del pianoforte».

A quanto pare Lei si muove sul filo della tradizione italiana belcantistica…
«In effetti è una di quelle cose che gli stranieri ti chiedono particolarmente: li attira infatti una tipologia di repertorio pianistico che attiene alla cantabilità, al di là della cura sonora e degli aspetti tecnici che consentono l’emissione del suono. Per loro è interessante il raffronto con la vocalità e il belcanto italiano, con l’obiettivo di realizzarlo sul pianoforte, motivo che determina una grande affluenza di allievi dall’estero, o all’Accademia Pianistica, o per le Master class o saltuariamente all’Istituto Bellini per il biennio specialistico. E’ un aspetto in antitesi ad altri filoni di pensiero più scolastici».

Un altro scatto del Maestro Petralia

Quali ad esempio?
«Il pianismo russo di Bartok, Prokofiev e Shostakovic, certamente più percussivo e attento alla tipologia delle corde percosse, pur non esente da oasi di lirismo e con un approccio interessante alla resa esecutiva che ricorre a utensili tecnici per ottenere sonorità più dure e possenti».

Quali orientamenti prevalgono nel suo stile e in che misura?
«Io ho cercato di attuare una sintesi tra le due scuole di pensiero, tenendo conto anche di Askenazy e Petrushansky, che hanno un approccio meno percussivo; e considerando che a monte non ci troviamo di fronte al background della tradizione italiana. Io ho la fortuna di avvalermi del supporto di mia moglie che mi viene incontro con la sua vocalità, chiarendomi spesso come si affronta una frase cantabile al pianoforte».

E chiediamo a questo punto ad Alexandra Oikonomou, di spiegarci l’importanza del suo intervento vocale.
«Spesso i pianisti hanno tante voci di cui preoccuparsi, il che rende difficile fare emergere la linea conduttrice del canto, quella di maggiore importanza. Askenazy ha sempre consigliato di partire dal canto per capire come affrontare il decorso melodico sul pianoforte, ed è proprio quello che faccio collaborando con mio marito».

Petralia con la consorte, il soprano Alexandra Oikonomou

Questo dovrebbe frenare il meccanicismo in cui scadono alcuni pianisti , oltre ad arricchire la comunicazione, facendo la differenza tra un pianista e l’altro. Maestro Petralia, Lei ha in proposito una notevole esperienza che l’ha visto esibirsi non solo come solista ma anche insieme ad orchestre di elevato livello. Quali componenti entrano in gioco nell’impatto col pubblico e che cosa fa leva principalmente sull’empatia?
«C’è uno scambio biunivoco che si deve creare col pubblico, da un lato tu dai e al tempo stesso ricevi un feedback. Quando ti arriva il messaggio le due cose si integrano per tutta la durata dell’esecuzione: alcune volte questo scatta subito, altre volte dopo un po’, altre volte si percepisce prima di iniziare, con la netta sensazione di avere un pubblico da conquistare oppure già conquistato».

Abbiamo assistito a un concerto molto accattivante un mese fa al Parco Trinità Manenti di Mascalucia, con la sua esibizione insieme all’Orchestra San Nicolò della cittadina etnea, una numerosa e promettente compagine. Lei e il pianista Stephen Vaglica avete affrontato in modo splendido un repertorio imponente, con i concerti per pianoforte e orchestra di Beethoven, rispettivamente il n.5 e il n. 4. di grande impatto sull’enorme pubblico. Parlateci di questa formazione e del progetto che si attuerà col supporto del comune di Mascalucia.
Alexandra Oikonomou: «In qualità di direttore artistico dell’orchestra, nata nel 2005, tengo a specificare che le idee che supportano il progetto sono numerose. Il maestro Vincenzo Di Mauro, che la dirige, si occuperà dei corsi di direzione d’orchestra che coinvolgeranno il nostro organico, facendo leva anche su grandi nomi. Lo affiancherà Manlio Di Mauro che è il nostro motore organizzativo, oltre ad essere un violista e consulente artistico dell’Associazione Orchestra San Nicolò di Mascalucia. Si distingue per il suo grande spirito di servizio a favore della comunità» .

Petralia e l'orchestra San Nicolò di Mascalucia

Si tratta dunque di una realtà nuova per il nostro territorio; da dove provengono i componenti e che valenza ha la loro esperienza?
«Una parte dei componenti - specifica Petralia - proviene dalla scuola Leonardo Da Vinci di Mascalucia, ad indirizzo musicale; altri vengono da Catania, dall’Istituto Musicale “Vincenzo Bellini”, altri ancora sono professionisti. L’aspetto più di rilievo del progetto è l’esperienza professionalizzante che un giovane strumentista (violinista, violoncellista o altro) può portare avanti grazie ai corsi con l’orchestra e direttori di alto livello. E’ fondamentale il percorso che fa crescere il giovane con l’orchestra, ascoltando se stesso da solo e insieme all’orchestra. Tutti i componenti vengono regolarmente retribuiti, come ad esempio per il concerto del 9 agosto che contava oltre quaranta orchestrali e ha avuto un ampio riscontro di pubblico, intervenuto per una cernita classica, lontana dal pop o dal rock. Ringrazio in particolare il vicesindaco Fabio Cantarella per la sua estrema disponibilità».

Vincenzo Di Mauro, a destra, direttore dell'Orchestra San Nicolò di Mascalucia

L’orchestra è un vero trampolino di lancio…
«Infatti è una bella opportunità, considerando che al di fuori degli studi di conservatorio un giovane si deve proiettare verso Napoli o Pescara o da lì in su, pagando una grossa quota di iscrizione ai corsi delle accademie private, durante i quali ci si esercita col pianista che suona la parte orchestrale; soltanto alla fine l’Accademia mette a disposizione l’orchestra per un paio di giorni».

Stephen VaglicaCome saranno organizzati questi corsi?
«Noi vorremmo concentrare più iniziative in soli 15 giorni, tra il 15 luglio e i primi di agosto, a cadenza annuale: master class di direzione d’orchestra, di perfezionamento pianistico tenuti da me, dal pianista Stephen Vaglica e da un docente del conservatorio di Boston; oltre a corsi di violino, canto, e concerti tenuti dai migliori ragazzi scelti tra i partecipanti alle master class. Inoltre la nostra orchestra farà delle tappe a Selinunte, Agrigento e Mazara del Vallo. Il paese diventerà una vera e propria fucina culturale: alcune lezioni si terranno all’Auditorium di Mascalucia, altre alla delegazione comunale di Massa Annunziata usufruendo di una parte della biblioteca comunale, altre dai Padri Passionisti. Già abbiamo decine di prenotazioni da parte di studenti russi e americani che vogliono fare questa esperienza l’anno prossimo. Sarà necessario creare delle aule studio per consentire a tutti di potersi esercitare, naturalmente ciascun partecipante verserà una quota di adesione al master e potremo fare leva su sponsorizzazioni comunali e private».

A proposito di direzione d’orchestra, qual è stata per Lei la bacchetta più carismatica?
«Senza dubbio quella di Vladimir Askenazy, un musicista puro a 360 gradi, pianista eccelso, capace di entrare in interazione col solista pianistico senza pregiudizi, nel senso che lo lascia libero di esprimersi, astraendosi e facendogli pervenire il messaggio della musica d’insieme».

Il che comporta un amalgama con l’organico orchestrale senza rinunciare alla propria personalità.
«Infatti c’è un’implicazione di tipo relazionale, sociale, psicologico, ognuno contribuisce con le sue peculiarità in modo differente, creando l’insieme in modo costruttivo: questo è il valido contributo formativo che ogni giovane musicista può trarne. Credo davvero che la musica sia un’esperienza profonda, che può salvarci. Ci sviluppa una serie di capacità e consente di provare una serie di sensazioni, come il senso di transipnotica o di piacevole evasione nel farsi prendere da un particolare brano quando si studia, lo si ascolta o quando lo si esegue in pubblico. Al pari della musicoterapia che modifica le sinapsi, un fatto scientificamente provato».

Selfie al Bellini di Catania per Daniele Petralia e Alexandra Oikonomou

Abbiamo colto in proposito la sua intima adesione al Concerto n. 5 per pianoforte e orchestra di Beethoven.
«Sì, mi lascio trascinare intensamente, penso che essere musicisti sia un privilegio, senza essere classisti. La musica va messa in relazione con tutti gli altri ambiti della conoscenza e vissuta come stile di vita».

Un’ultima domanda: secondo Lei quali sono i nuovi orizzonti della musica e in quale direzione è preferibile orientarsi per non compromettere il patrimonio culturale del passato?
«A prescindere dalle mie predilezioni, credo che oggi non ci sia un vero proseguimento della tradizione. Ritengo che ci siano una serie di linguaggi che estrapolano degli stilemi già comprovati e ben riusciti che vengono rielaborati con un buon grado di professionalità. Rispetto l’ avanguardia e la sperimentazione che hanno certamente il loro interesse, ma a mio avviso non rientrano in un ambito di produzione naturale del suono. Un campo attraente è quello della musica da film o il musical che si potrebbe considerare la nuova opera con le sue commistioni di genere ad alti livelli, anche in versione innovativa; quindi è bene che ci siano sempre professionisti a rielaborare in modo consapevole e con i giusti mezzi un linguaggio già codificato, anche nell’ambito della musica leggera o del jazz. Non rinunciamo quindi all’appiglio culturale, ma affidiamoci anche all’immediatezza della percezione che stimola la nostra immaginazione».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 06 ottobre 2017
Aggiornato il 12 ottobre 2017 alle 17:30





Anna Rita Fontana

Ha compiuto studi umanistici al Liceo classico Cutelli di Catania e di indirizzo estetico-musicologico all’Università di Bologna, in Discipline della Musica. Ha conseguito il Diploma di Pianoforte all’Istituto Superiore di Studi Musicali “Vincenzo Bellini” di Catania, frequentando poi i corsi di interpretazione pianistica di Jorg Demus, di analisi musicale con Carlo Mosso e di canto gregoriano a Cremona con Nino Albarosa. Dal 2000 è docente di educazione musicale nelle scuole secondarie di primo grado. Giornalista pubblicista dal 1999, ha collaborato come critico musicale per diverse testate (Giornale di Sicilia, Prospettive, Globus magazine, Sicilia Journal). Oltre SicilyMag.it, attualmente collabora col notiziario on line di musica Bellininews, la rivista I Vespri e la rivista Laòs, notiziario culturale dell’Istituto teologico San Luca.


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