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Dai posti “sinceri” di Milano ai 75 fogli di Proust all’Italia patria marittima senza mare, alcune novità della settimana

Le letture consigliate da Salvatore Massimo Fazio

Blog Il Saggiatore trionfa in uscite e uno dei suoi cinque libri guadagna la copertina. Marco Valle per Signs Books guadagna la controcopertina. Marinette Pendola decide di ripubblicare un suo cult uscito nel 2000 per Sellerio: l'autrice di origini siciliane consegna il remake alla sarda Arkadia. Colpo a sorpresa per La nave di Teseo che pubblica il Proust inedito con "I 75 fogli", curati da Nathalie Mauriac Dyer

Finito il Salone Internazionale del Libro di Torino, dove le case editrici hanno presentato in anteprima diversi libri, ci concentriamo subito sulle uscite. Splende il Saggiatore che fa pokerissimo e da questo esce fuori il libro copertina dedicato alla Catania del nord, Milano “I posti sinceri di Milano. Trattorie, bocciofile e altri luoghi che ancora resistono. Contro copertina a Marco Valle con “Patria senza mare. Perché il mare nostrum non è più nostro. Una storia dell’Italia marittima”, pubblicato per i tipi di Signs Publishing. L’esordio della triestina Genni Gunn, “Alla ricerca di Irisè con Les Flaneurs Edizioni; Silvia Stucchi per Graphe.it propone  “Lady dal fiocco blu? Cinquant’anni con Oscar”; Peter Hopkirk, conServizi segreti a Oriente di Costantinopoli“, pubblica per la prestigiosa Edizioni Settecolori  e Hanieh Ghashghaei, fa riapprodare nel nostro blog Anima Mundi Edizioni, pubblicando “Il segreto delle gemelle. A distanza di ventidue anni, Marinette Pendola ripubblica la nuova edizione del suo “La riva lontana” facendo un salto da un’isola all’altra: uscì con la siciliana Sellerio, approda nella collana Eclypse della sarda Arkadia. Un Proust inedito ci arriva da La nave di Teseo e si conferma forte l’interesse per i Cesari nella letteratura di quest’anno: è la volta di ExOrma che pubblica di Stefano ToniettoAltri dodici Cesari“.

Le uscite di giovedì 26 maggio

Stefano Tonietto, Altri dodici Cesari, ExOrma

Che le dodici biografie di improbabili reggitori dello Stato imperiale siano false non ha alcuna importanza, non sono meno plausibili di quelle vere. Il documento, inautentico, è un capolavoro di filologia potenziale, un raffinato piacevole inganno, un gioco ironico e dissacrante, impasto ridacchiante di cultura e graffio, diligenza e ironia, sapienza e paradosso, pieno di riferimenti dotti e anacronismi. Ci troviamo coinvolti in una giostra divertente di aneddoti, pettegolezzi, indiscrezioni, rivelazioni clamorose, scoperte inedite. Il nostro biografo individua coloro che si sono distinti per essere i primi in qualcosa: il primo imperatore plebeo, il primo imperatore repubblicano, il primo imperatore donna. È un resoconto verosimile di una Storia possibile, che può permettersi l’approssimazione: in fondo, sapere quanto abbia governato ad esempio Lapalissiano o come Apoculato sia morto è poco significativo; ricordarli invece come i primi imperatori rispettivamente “tossico” e “inesistente” ne rivaluta le figure al rango di veri e propri exempla morali ed etici e svela il vero senso della loro leggendaria esistenza.

L’autore

Stefano Tonietto è nato a Padova nel 1960 e insegna italiano e latino in un liceo della sua città. Ha pubblicato parodie letterarie in versi o in prosa sugli “Almanacchi” di Quodlibet, sulle riviste “Inchiostro”, “Il Furore dei Libri”, “Nuova TèCHNE”, “Paragone Letteratura”. Un suo saggio dantesco è apparso su “Studi italiani”. Ha scoperto e criticamente editato versi macaronici inediti (I Carmina macaronica di don Antonio Tosetti, Amici di Merlin Cocai, 2019). Tra le sue opere d’invenzione, il poema comicavalleresco in ottave “Olimpio da Vetrego” (Inchiostro, 2010; Delmiglio, 2019), “Letteratura latina inesistente” (Quodlibet Compagnia Extra, 2017). È membro dell’OpLePo, per il quale ha riscritto l’intero Inferno di Dante, 4700 endecasillabi con commento, in forma di lipogramma in A (Il divino intreccio, OpLePo – inriga editore, 2021).

Speciale Il Saggiatore: 5 titoli di cui uno è il libro copertina

Libro copertina: “I posti sinceri di Milano. Trattorie, bocciofile e altri luoghi che ancora resistono”

Conoscete Milano? La città affascinante, liberty e cosmopolita, glamour e luccicante dei lustrini e degli aperitivi a 20 euro? Bene, dimenticatela. Sotto le paillettes e le luci, lontano dalla gentrificazione e dalle sfilate, dai grattacieli e dalla finanza, batte il cuore di un mondo arcaico. Trattorie con muri perlinati e menù scritti a mano giorno dopo giorno. Bocciofile in cui il silenzio è rotto solo dalle imprecazioni quando qualcuno sbaglia un lancio. Bar dai tavolini in le- gno, sui quali si giocano sfide a carte senza fine. Un universo brulicante di vita che convive nascosto fianco a fianco al glamour e alle luci della città. I posti sinceri di Milano ci fa scoprire locali che hanno attraversato il tempo rimanendo integri nei loro riti e arredi, nei loro prezzi, piatti e gestori. All’interno del libro, il lettore troverà decine di luoghi da visitare e dove bere un bianchino o mangiare un piatto di polpette. Un libro da portare con sé in ogni momento, quando si è a Milano, per scoprire che dietro ogni angolo può  nascondersi un pezzetto, più che di una città, di una civiltà dimenticata. Un’opera che è, assieme, una cartografia e un’esortazione: a perderci tra questi rifugi di un mondo lontano che continua, nonostante tutto, a resistere al presente.

Piergiorgio Bellocchio, Diario del Novecento

Quante pagine servono per contenere un secolo? Da più di quarant’anni il critico Piergiorgio Bellocchio tiene un diario in cui raccoglie appunti di lettura e confessioni soggettive, analisi e ritagli di giornali, foto e immagini di ogni tipo: una mole disorganica di riflessioni sul contemporaneo e sul passato meno recente che è arrivata a riempire nel tempo oltre duecento quaderni. Duecento quaderni nei quali è tracimato tutto ciò che ha catturato la sua attenzione, dai necrologi di sconosciuti agli annunci pubblicitari, dalle recensioni di film alle citazioni dai Vangeli, in una totale commistione di alto e basso, centrale e marginale che rappresenta una summa della sua riflessione intellettuale. Diario del Novecento è una selezione critica dei suoi tac- cuini, una miscellanea di immagini e testi dalla quale si può ricavare una lettura quanto mai inedita e originale del secolo appena trascorso. Tra letteratura e politica, storia e filosofia, momenti privati ed eventi pubblici, ogni pagina si riempie di un disordine che è tale solo apparentemente; di una vertiginosa sequenza di accostamenti inusuali ma mai del tutto casuali –, all’interno della quale ci si può muovere a piacimento avanti e indietro come dei flâneur: da Marcel Proust a Giorgio Morandi, da Collodi a Tangentopoli, da Marlon Brando a Mussolini, da Umberto Eco a Bernardo Bertolucci, da Pasolini a papa Giovanni Paolo II, dall’arte contemporanea al trash, dalla riflessione sulla lingua alla crisi della sinistra, dal viso etereo di Alida Valli alle rughe di una contadina. Piergiorgio Bellocchio strappa, ritaglia e incolla pezzi di presente assemblandoli con sguardo critico in una forma nuova: un’immagine del Novecento composta dai volti, dalle parole, dai gesti, dalle fotografie, dai disegni, dalle sequenze di chi lo ha attraversato. Un affascinante resoconto personale di una storia collettiva.

Dave Goulson, La terra silenziosa. Come possiamo, e perché dobbiamo, evitare che gli insetti, scompaiano

A guardarli da lontano possono sembrare creature spaventose, composte da zampette formicolanti, orride antenne e piccole ali ronzanti, che passano la loro esistenza guizzando e svolazzando tra la polvere e il buio. Eppure se solo si prova ad avvicinarsi, ecco che appaiono iridescenze arcobaleno, corpi color smeraldo e ali blu violaceo maculate di crema. Ecco che i loro movimenti si fanno ordinati e organizzati come quelli di un esercito, le loro strategie rivelano un acume geniale, la loro forza si mostra sorprendente. Ecco che davanti ai nostri occhi si manifesta un microcosmo affascinante e meraviglioso, del cui ruolo fondamentale nella sopravvivenza della vita sul nostro pianeta non ci rendiamo sufficientemente conto.
Dave Goulson ci porta a scoprire l’universo degli insetti, in tutta la sua complessività e vulnerabilità: dalla loro importanza evoluzionistica e di tutela degli ecosistemi, fino alle loro sorprendenti abilità: come i bruchi delle licene azzurre del timo, che si fingono larve di formica rossa per farsi nutrire con l’inganno, o i paffuti bombi, in grado di memorizzare le posizioni di punti di riferimento e tappeti fioriti. Tra storia e biologia, confronto dei dati e proposte concrete, quella di Goulson è una dettagliata analisi dei gravi pericoli che gli insetti stanno correndo – basti pensare che in soli cinquant’anni l’impoverimento dei terreni e l’uso massiccio di pesticidi ne hanno ridotto la popolazione del 75% – delle ripercussioni che questo ha sulla nostra stessa esistenza e delle azioni che ognuno di noi può compiere personalmente e attraverso le istituzioni, per invertire la tendenza fatale. Terra silenziosa ci spinge a guardare con rinnovato interes- se e partecipazione ai piccoli esseri che si muovono in ogni istante attorno a noi e ai modi in cui siamo interconnessi: perchè dare vita a un ambiente più verde, variegato e brulicante di insetti non è solo possibile, è necessario.

Kwon Yeo-Sun, Lemon

Nell’estate del 2002 la Corea del Sud è un paese in festa: sta ospitando i Mondiali di calcio e nell’aria vibrano eccitazio- ne ed entusiasmo. L’incantesimo si spezza quando viene ritrovato il corpo senza vita della bellissima studentessa Kim Hae-on. Vengono subito fermati due sospettati: un ricco compagno di scuola, sulla cui macchina la ragazza è stata vista poche ore prima del delitto, e un ragazzo delle conse- gne, che pare sia stato l’ultimo a vederla viva, ma non vengono trovate prove, e il caso resta insoluto. Passano dicias- sette lunghi anni, in cui il dolore e la mancanza di giustizia crescono come un cancro nei cuori di chi voleva bene a Kim Hae-on: la sorella Da-on in particolare non riesce ad andare avanti con la propria vita e decide di scoprire la verità una volta per tutte. Con Lemon, il Saggiatore presenta un best seller internazio- nale, un thriller conturbante e mozzafiato che è anche una profonda riflessione sul dolore e la perdita, sull’ingiustizia e il privilegio, e che ricorda le atmosfere del film premio Oscar Parasite. Un libro che, come ogni grande storia del mistero, si legge in fretta ma non si può più dimenticare.

Pamela Paul, 100 cose che abbiamo perso per colpa di internet

C’era una volta una cosa chiamata noia: una sensazione universale che avvolgeva gli esseri umani ogni volta che si trovavano bloccati in una situazione – in una fila, nel traffico, nella sala d’attesa del medico – senza avere nulla da fare, e dalla quale potevano nascere idee sbalorditive. Era un tempo in cui ci si poteva smarrire con facilità sconcertante in ogni città, perfino nella propria, e in cui non sapere se domani ci sarebbe stato sole o pioggia era del tutto normale: un tempo fatto di numeri di telefono imparati a memoria e appunta- menti al buio, messaggi lasciati in segreteria e rullini di foto sfocate. Poi qualcuno ha inventato internet, e da allora tutto ciò che credevamo eterno ha smesso rapidamente di esistere. Pamela Paul ci riporta nel “Preinternettiano”, l’epoca in cui nessuno aveva idea di che cosa fosse un sito, uno smartphone o un’app digitale, per farci scoprire che cosa abbiamo perso o stiamo perdendo con l’avvento dell’online. Il suo è un affascinante inventario degli oggetti, delle emozioni e delle consuetudini che, senza che nemmeno ce ne accorgessimo, sono sparite dalle nostre vite, attraverso il quale ritrovare una parte di noi che abbabiamo dimenticato: dal telefono in cucina al timore che nessuno si ricordasse il nostro compleanno, dalle lettere scritte a mano alla libertà di non avere i genitori sempre addosso, dalle enciclopedie in volumi allo spostarsi in un luogo ignoto armati solo di una mappa sbrindellata, dall’incubo di perdere un biglietto aereo al fare conversazione con uno sconosciuto su un treno, dopo essersi guardati intensamente negli occhi. Cento cose che abbiamo perso per colpa di internet ci mostra con ironia e profondità di analisi come appariva il mondo prima che chiudessimo il nostro sguardo e le nostre emozioni dentro al rettangolo di uno schermo. Un’opera illuminante, che ci invita a ripensare le nostre giornate iper- connesse perchè possano tornare a riempirsi di creatività e smarrimento, lentezza ed empatia.

Silvia Stucchi, Lady dal fiocco blu? Cinquant’anni con Oscar, Graphe.it

Chi l’ha incontrato lo sa: il personaggio di Lady Oscar è molto più di un cartone animato vintage; è un intero immaginario che cinquant’anni fa si è introdotto in modo dirompente nella cultura di massa, illuminando concetti percepiti, al tempo, in modo ancora estremamente oscuro. Silvia Stucchi analizza in modo acuto fonti storiche, differenze fra anime e manga, caratterizzazione dei personaggi e delle loro relazioni, approfondendo il rapporto particolare che si crea fra l’idea narrativa originale e gli archetipi dell’Occidente. Sulla spadaccina in uniforme maschile è stato detto molto, eppure questo volume soddisfa soprattutto il desiderio che coglie tutti gli appassionati fan di Oscar quando si ritrovano: parlarne, esprimere il proprio punto di vista, esporre al confronto la propria interpretazione della storia e dell’energia che ne sprigiona. Un omaggio che l’autrice compie con intelligenza e significato, senza mai cadere nella chiacchiera autoreferenziale.

L’autrice

Silvia Stucchi, bergamasca, laureata in Letteratura Latina, insegna latino nei licei e all’Università Cattolica di Milano. Autrice di monografie e saggi scientifici su Petronio, Seneca tragico, Ovidio, Cassio Emina e la cucina dell’antica Roma, collabora con riviste e testate giornalistiche, e nel tempo libero coltiva l’interesse per la letteratura poliziesca, la storia e la letteratura francese, i fumetti, e, naturalmente, per «Le Rose di Versailles».

Peter Hopkirk , Servizi segreti a Oriente di Costantinopoli, Edizioni Settecolori

L’altra faccia dei Sette pilastri della saggezza di Lawrence, la rivolta araba e indiana contro l’impero britannico. “Sapienza stilistica, conoscenza delle fonti. Un libro di cui non si può fare a meno” (Sunday Telegraph). Sotto il vessillo della Guerra santa, grazie alla guida di Berlino e alla longa manus di Costantinopoli, tedeschi e turchi diedero il via nel 1914, mentre la Prima guerra mondiale si preparava a devastare il Vecchio continente, al tentativo di scatenare la rivoluzione nell’India britannica e nell’Asia centrale russa, nonché di rafforzarsi in Medio Oriente. Si trattava di una nuova e più ampia versione dell’antico «Grande Gioco», con il dominio del mondo come obiettivo finale. Raccontato con epici dettagli, Servizi segreti a Oriente di Costantinopoli è il resoconto delle imprese, dei complotti, dei fallimenti e dei successi delle spie, dei cospiratori, dei diplomatici e degli avventurieri che vi presero parte nei due opposti schieramenti, in un susseguirsi di eroismi, tradimenti e sacrifici.

L’autore

Peter Hopkirk, reporter e viaggiatore con la passione per l’Asia centrale, Peter Hopkirk (1930-2014) è stato premiato dalla Royal Society for Asian Affairs per i suoi libri e i suoi viaggi. Corrispondente da New York per il “Daily Express” e dal Medio Oriente e dall’Asia per il “Times”. In Italia è conosciuto per “Il Grande gioco”, “Diavoli stranieri sulla via della seta”, “Alla conquista di Lhasa”, “Avanzando sull’Oriente in fiamme” e, pubblicato da Settecolori, “Sulle tracce di Kim. Il Grande Gioco nell’India di Kipling”.

Marinette Pendola, La riva lontana, Arkadia


Sul finire dell’Ottocento, in un’epoca di forte spinta migratoria, migliaia di uomini e donne abbandonarono la Sicilia per trasferirsi in Tunisia, con la certezza di trovare lavoro in quei cantieri che la Francia colonizzatrice andava aprendo nel territorio. Intorno alla fine degli anni Cinquanta del Novecento, in seguito al movimento che portò all’indipendenza della Tunisia, la collettività italiana dovette abbandonare, insieme ai propri averi, quella che era oramai la sua vera e unica patria. Da tempo francesizzati, i discendenti di quegli emigrati non conoscevano niente del paese d’origine. In questa diaspora si disperse anche una cultura elaborata nell’arco di un secolo circa, che aveva saputo far propri elementi del mondo araboberbero, ebraico e francese. Il romanzo, incentrato intorno al dramma della fine di un mondo, ne rievoca frammenti attraverso i ricordi di una ragazzina. È il giorno dell’addio. La famiglia si prepara per l’imbarco senza ritorno verso il paese degli antenati. Mentre l’automobile corre in direzione del porto di Tunisi, la protagonista ripercorre al rallentatore gli episodi salienti della sua vita.

Marcel Proust, I 75 fogli, La nave di Teseo


I settantacinque fogli sono uno storico tassello nell’universo proustiano, finalmente rivelato ai lettori italiani

I settantacinque fogli sono il nucleo originario di “Alla ricerca del tempo perduto”: le primissime pagine che Marcel Proust ne ha scritto. Riuniscono i temi emotivamente e narrativamente più importanti del romanzo: l’infanzia, la casa di campagna e le sue due passeggiate, il bacio negato della mamma, i soggiorni al mare con le ragazze in fiore, i nobili, Venezia. Compaiono inoltre figure e momenti poi abbandonati: la morte straziante della mamma, che ritrova in quel momento il viso della giovinezza, e passaggi schiettamente comici (un capriccio del fratellino Robert, una lettera esilarante della nonna). Cercati a lungo, solo ora sono stati ritrovati, in casa del proustiano e grande editore Bernard de Fallois, scomparso nel 2018. Sono testi molto autobiografici, vicini alla vera vita di Proust – il narratore si chiama Marcel, ma già compare l'”Io” narrante, intimo e universale, che fonda la Recherche. Un maestoso apparato di note della specialista Nathalie Mauriac Dyer (una pronipote di Proust) ricollega questi fogli ai manoscritti successivi, prima che questi passaggi approdino al romanzo come lo conosciamo: e così si chiariscono gli aspetti (come l’omosessualità, l’ebraismo, e molti altri) cui quelle pagine perse alludono. Sono sequenze brevi, ma Proust già scrive pienamente come nel suo capolavoro; la traduzione è stata perciò affidata a una letterata proustiana, Anna Isabella Squarzina; l’introduzione per il pubblico italiano è di Daria Galateria, che ha annotato la prima edizione commentata al mondo della Recherche. I settantacinque fogli sono uno storico tassello nell’universo proustiano, finalmente rivelato ai lettori italiani.



Le uscite del 27 maggio

Hanieh Ghashghaei, Il segreto delle gemelle, Anima Mundi Edizioni

C’era una volta una donna che aveva avuto due bambine. Per ringraziare gli dei di questo dono, chiamò le figlie come i fiori del giardino del paradiso: Golnar, fiore di melograno, e Golbahar, fiore di primavera(Hanieh Ghashghaei)

Due gemelle, Golnar e Golbahar, litigano continuamente durante il giorno: Golbahar, la più pigra, resta a riposare mentre la sorella deve svolgere i lavori di casa. Una notte, durante un sogno, vengono invase da dèi malvagi e divise in due mondi diversi. Una storia che l’iraniana Hanieh Ghashghaei racconta con parole e figure oniriche e sospese, portando il lettore sulla soglia di una dimensione dove la realtà quotidiana si confonde con il mito e la fiaba.

L’autrice

Hanieh Ghashghaei è nata a Teheran nel 1990. Dal 2005 al 2008 ha condotto studi grafici in Iran e nel 2014 si è trasferita a Bologna dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti. Sue illustrazioni sono state pubblicate da varie riviste in Iran, USA, Grecia e Messico ed esposte in una serie di mostre a Bologna e a Teheran. Il segreto delle gemelle è il suo primo libro.

Genni Gunn, Alla ricerca di Iris, Les Flaneurs Edizioni 

Un ingegnoso romanzo psicologico che pone al centro un’eroina imperfetta, la trentenne Kate Mason e la sua voglia di riscatto

La presenza di un’assenza può, alle volte, divenire talmente ingombrante da sopraffarci. L’immaginazione genera una miriade di storie alternative spingendoci a idealizzare una persona o il nostro rapporto con lei, rendendola così protagonista di una realtà illusoria che finisce col prendere il sopravvento su quella effettiva. Lo sa bene Kate, che ha condiviso tutta la sua esistenza con il fantasma della madre che l’ha abbandonata, e che lei nonostante tutto non ha mai smesso di aspettare e di cercare, collezionando nel mentre relazioni instabili e precarie, fatta esclusione per i suoi unici punti fermi: la storica amica Angie e zia Rose, con cui è cresciuta lontano da casa. La morte in circostanze misteriose di Elaine, la donna che suo padre ha sposato dopo sua madre, riporta Kate nella città natale, dove le carte si mescolano nuovamente. Le vicende si complicano, i legami si incrinano, le sue poche
certezze si scoprono essere informazioni distorte con cui fare i conti e, inevitabilmente, la ricollegano a quel passato mai lasciatosi alle spalle, che questa volta sa di non poter superare se non scavandoci a fondo.

L’autrice

Genni Gunn, autrice e traduttrice, nasce a Trieste ma vive a Vancouver. Ha pubblicato tredici libri tra romanzi, raccolte di racconti, poesie e saggi, e un libretto d’opera. Ha tradotto tre testi di due rinomati autori italiani: Dacia Maraini e Corrado Calabrò. È stata finalista con: “Thrice Upon a Time” al Commonwealth Prize; “Mating in Captivity” al Gerald Lampert Award; “Devour Me Too” al John Glassco Translation Prize; “Traveling in the Gait of a Fox” al Diego Valeri International Award; “Solitaria” al Giller Prize; “Permanent Tourists” al ReLit Award. La traduzione è curata da Margherita Piva.

Libro controcopertina: “Patria senza mare. Perché il Mare Nostrum non è più nostro. Una storia dell’Italia marittima” di Marco Valle, Signs Publishing

Giampiero Cannella: “Un’accuratissima ricerca di Marco Valle, penna brillante intinta in un calamaio colmo di cultura, che con una ricostruzione storica mai nozionistica ma, al contrario, funzionale alla costruzione critica dell’attualità, analizza le cause e ipotizza gli effetti della fuga italiana dalla dimensione liquida“.

Un’opera che attraversa i secoli, rintracciando il lunghissimo filo rosso (o meglio blu…) che avvolge e lega la Penisola al suo destino marittimo navigatori e mercanti, armatori e naufragi, porti e navi, scoperte e battaglie, ascese, sconfitte e rinascite… Un grande affresco in chiaro scuro che raccoglie e spiega lo splendore di Amalfi, Pisa, Venezia e Genova, capitali mondiali della globalizzazione medioevale, la vittoria di Lepanto, l’imporsi — tra il Seicento e l’Ottocento — di Livorno, Trieste e Napoli. E ancora, le visioni marittime di Camillo Benso di Cavour e il navalismo letterario di Salgari e d’Annunzio, la luminosa stagione dei transatlantici, i due grandi conflitti del Novecento e le prove durissime della nostra Marina, la ricostruzione postbellica e le parabole parallele dei Costa e di Achille Lauro. Infine, le luci, poche ma importanti, che iniziano a rischiarare la notte terragna in cui siamo ancora immersi.

L’autore

Marco Valle è laureato in storia ed è un giornalista e saggista. Collaboratore de “Il Giornale” e “Storia in rete”, negli anni è stato capo redattore di “Qui Touring” e ha diretto riviste di viaggi, moda e trasporti. Già portavoce del ministro della Difesa e consulente della Commissione italiana di storia militare, è membro del comitato scientifico di Nazione Futura. Ha pubblicato vari libri, tra cui: 150 anni di Unità Nazionale (Touring Club, 2011), Suez, il Canale, l’Egitto e l’Italia (Historica, 2018, finalista al Premio Acqui Storia 2018) e “Il futuro dell’Africa” è in Africa (Il Giornale, Fuori dal Coro, 2021).



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