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Da NiggaRadio a RadioSabir, cambia il nome ma non la lingua franca del Terzo Millennio

Musica «Siamo siciliani, border line, non più africani non del tutto europei». Pubblicato da DCave Records, esce il 24 marzo “Cunti e mavarii pi megghiu campari”, il primo album come RadioSabir degli ex NiggaRadio, «un album che racchiude musiche che provano a parlare sia alla testa che a tutto ciò che sta sotto la cintura, che gravitano intorno al Mediterraneo, ai sud del mondo, ma attingono a tutto»

Esce il 24 marzo “Cunti e mavarii pi megghiu campari” (Dcave Records) il nuovo album del collettivo etneo RadioSabir (ex Niggaradio): undici brani in siciliano, anticipati dai singoli “A rivoluzioni un si fa chi social” e “E resta ‘cca”, che «cantano blues, anche se non lo sembrano, ma lo sono e anche più di altri, sono blues del terzo millennio», che gravitano intorno al Mediterraneo, ma attingono a tutto, dall’elettronica futuristica ad antichi ritmi, cori, rumori ancestrali, amalgamando tutto in un solo suono.

«Si dice che sia l’età dall’ansia questa, che è un sentire diffuso ovunque – racconta la band -. La musica non è la cura ma certo aiuta e da sempre. I brani di questo album provano a parlare sia alla testa che a tutto ciò che sta sotto la cintura. Raccontiamo di grandi storie e di piccole magie e per farlo soprattutto, usiamo la nostra lingua, non ad omaggiare tradizioni passate ma a farle rivivere oggi, con i modi anche brutali di oggi, con la voce della nostra gente, che certo conosce la lingua com’era, ma la coniuga al presente, nel presente dell’Isola, modellando parole e suoni e incrociandole con altre lingue… andiamo dal Simeto al Mississippi, nei sud del mondo per farci capire. D’altronde noi siamo RadioSabir e il Sabir è una lingua franca, una lingua per chi vuole comunicare».

I brani di “Cunti e mavarii pi megghiu campari”

Il viaggio dei RadioSabir parte con “Na buttigghia i vinu”, una metafora che ci mette davanti alle difficoltà della vita e al trovare “facili” ancore di salvezza come, appunto, una bottiglia di vino che rende tutto più sopportabile ma… può farci arrendere.

 

“‘U ferru” racconta un modo per esorcizzare la morte di un fratello: “siamo fatti della stessa materia del nostro pianeta, il ferro è lo stesso che abbiamo sulla Terra o su Marte che scorre nel sangue e ci dà vita”.

“Voodoo Med”: c’è magia in questa terra, nel suo mare, nelle sue montagne, nella sua storia, nelle persone, in ognuno di noi e qualcuno la sa usare, lanciando incantesimi che sembrano canzoni ma sono puro voodoo.

“Ci voli tempu”: il tempo è come sabbia che ci scappa fra le mani e non torna indietro, non sappiamo quanto ce ne rimane e non possiamo sprecarlo perché ci vuole tempo per fare… tutto.

“Ma ‘cchi fai (Ayaya)”: da posti meravigliosi spesso si è scacciati, dalla nostra terra sono scomparse negli ultimi anni centinaia di migliaia di persone. Col mito dell’Europa in testa partono da qua i nuovi migranti, senza nessuna speranza o forza per poter cambiare le cose a casa loro.

“‘U munnu sta canciannu”: il mondo ci sfugge di mano, cambia costantemente e così velocemente che quello che ci sembrava normale ieri oggi è cosa superata. Forse è il momento di chiamarci a raccolta e riprendere i nostri destini in mano.

“‘A rivoluzioni un si fa chi social”: si sente sempre cianciare in rete di cambiare le cose ma la rivoluzione non si fa sui social. Iarrusa parla delle donne del Medio Oriente vessate e uccise per il loro desiderio di libertà.

“10600 iorna”: a volte ci si accorge di avere dato la propria vita, il proprio tempo, a chi non lo meritava, a volte in momenti particolari si resta soli con sé stessi e si capisce che si è buttato via un pezzo di sé, ma che forse era il momento di capirlo e andare avanti. Ah… 10.600 iorna, Trent’anni.

“E resta ‘cca” è una storia d’amore contrastata e lei che alla fine decide che se non potrà averlo si consolerà con il cugino di lui.

“Seggia sghemba”: siamo sempre e da sempre costretti a star seduti scomodi al tavolo della storia, seduti su una sedia storta e a rischio di cadere ancora più in basso.



Nome nuovo, band nuova

RadioSabir, da sinistra Daniele Grasso, Chiara Di Mauro, Umberto Arcidiacono e Peppe Scalia

La band, formata da Daniele Grasso (chitarre, basso elettrico, synth bass, sintetizzatori, voce e cori, suoni e rumori), Peppe Scalia (batteria, percussioni, cori), Umberto Arcidiacono (percussioni, fisarmonica, marranzano, cori), Elisa Milazzo (voce e percussioni) e Chiara Dimauro (voce) racconta anche il motivo che ha portato al cambio del nome da Niggaradio a RadioSabir: «Noi siamo ora RadioSabir, ma il nostro nome era NiggaRadio e ne eravamo orgogliosi, noi siciliani, “Nigga” d’Europa. Ma sono tempi strani questi e a volte l’involucro sembra più forte della sostanza e quel nome urtava, feriva diverse sensibilità, cosa che non volevamo. Decidiamo quindi di lasciare cadere il nome che ci ha accompagnato e rappresentato in questi anni e di diventare RadioSabir. Una parte del nostro nome, “Radio”  ha sempre suonato come una denuncia, una provocazione e certo in parte lo è. Una Radio che racconta in una lingua che tutti possono capire così come l’altra parte del nostro nome Sabir, la lingua franca che per centinaia di anni ha consentito alle genti del Mediterraneo tutte di comprendersi.  Siamo siciliani, border line, non più africani non del tutto europei. Usiamo la musica per raccontare i sud, non solo geografici del mondo, le storie della gente che lì abita. Lo facciamo mescolando sapori roots, ritmi tribali, suoni e frammenti melodici popolari, con macchine antiche e moderne, corde di budello e elettronica a buon mercato. Siamo un viaggio nella musica che dalle radici della musica rurale tutta, dal blues al folk volge verso un suono elettronico e contemporaneo. Siamo come una come quelle radio nere che hanno cambiato il modo di ascoltare la musica con un linguaggio nuovo provando ad unire il presente, al passato e coniugandolo al futuro. Scendiamo ancora più a sud allontanandoci ancora dall’Europa che resta sempre così lontana ma avvicinandoci al mondo tutto. Siamo abituati a resistere cercando di restare noi stessi pur evolvendoci anche quando intorno tutto cambia. Siamo noi anche quando a cambiare è il nostro stesso nome…».

Il disco è stato registrato e mixato da Daniele Grasso, che si è occupato anche della produzione artistica, testi e musica (eccetto “E resta ‘cca” d. grasso/m. musumeci), per Dcave Records a The Cave Studio di Catania. Il mastering è a cura di Eleven mastering. I testi rap in Na buttughia i vinu, U munnu sta cangiannu sono di Dinastia. La voce in “Iarrusa” e in ‘Na buttighia i vinu è di Vanessa Pappalardo. Al disco ha collaborato Cesare Basile con lo ngoni in ‘U ferru, ‘U munnu sta cangiannu e con la chitarra tenore in Seggia sghemba e ‘A rivoluzioni un si fa chi social. Lallazione in Voodoo med è di Gianmarco Scalia. Cori: Alessandra Rizzo, Paola Innao, Alex Lionti, Gaetano Di Bartolo, Giusi Sambataro, Sonia Pitiddu. L’album è stato rodotto da: Dcave records, Peppe Scalia e Daniele Grasso.

RadioSabir

La band ha debuttato nel 2014 come NiggaRadio pubblicando l’ep Two Sides per Dcave records, seguito immediatamente dall’album Na Storia: 10 tracce che raccontano storie di realtà quotidiana tra passioni, delusioni, la bellezza e la sofferenza della vita quotidiana. Il disco viene accolto con grande entusiasmo dal pubblico e dalla critica e si candida al Premio Tenco 2014 nella sezione ‘Miglior Opera Prima’ e porta il singolo ‘A Matina’ sul palco del Primo Maggio Roma, in diretta sulla RAI. Nel frattempo, due tour nazionali e la partecipazione ad importanti festival (FIM, il Cous Cous Festival, il Tropea Blues festival, il Medimex, l’Etna in Blues ecc.). Palco dopo palco arriva il momento di una collaborazione importante e preziosa: insieme a Libera nasce ‘U Me Dirittu’, una canzone di protesta che coinvolge 25 musicisti provenienti da tutta Italia per registrare, ma soprattutto suonare dal vivo il videoclip del brano, i quali proventi saranno devoluti ad un progetto in favore dei migranti. FolkBluesTechno’n’Roll…e altre musiche primitive per domani, esce nel 2016 ed è arrivato ad oggi alla terza ristampa (incluso il vinile) e anch’esso candidato al Premio Tenco come ‘Miglior Album in dialetto’. I punti di forza di Niggaradio sono un suono innovativo e contaminato, la scrittura trasversale, i loro live intensi ed emozionanti. L’ultimo album pubblicato nel 2018 è stato Santi Diavuli e Brava Genti, una forte riconferma della capacità comunicativa della band con un eccellente riscontro da parte della stampa specializzata e a cui è seguito un tour per tutta la penisola. Il 2020 e parte del 2021 sono anni difficili per tutti, sono però gli anni di importanti cambiamenti e di un ulteriore passo nella nostra evoluzione musicale che ora è un vero proprio project, sotto la guida dei due soci fondatori rimasti Daniele Grasso e Peppe Scalia, con una serie di collaborazioni intorno al progetto. Nonostante l’emergenza covid, la band ha lavorato duro, dedicandosi senza sosta alla produzione in studio del nuovo album che è stato preceduto da due singoli “Arreri” e “Iarrusa” a cui ne seguiranno altri. Intanto il 26 novembre 2021 la band è finalmente tornata sul palco, a Catania da Zo Centro Culture Contemporanee, con uno spettacolo emozionante e coinvolgente nel quale ha presentato la nuova lineup con Chiara Dimauro alla voce e Umberto Arcidiacono percussioni, strumenti vari e nostro nuovo “omino elettronico”. Nel novembre 2022 si è aggiunta alla compagine Elisa Milazzo, che darà il suo apporto con voce, cori e percussioni.



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