domenica 18 agosto 2019

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Da canapa nasce cosa
Da Catania la plastica del futuro

Trinacria 2.0

Si chiama Hempbioplastic, una plastica biodegradabile al 100%, leggera, resistente e poco costosa, inventata dal catanese Giovanni Milazzo, 24enne studente di Ingegneria. Una nuova scoperta che potrebbe cambiare le sorti del pianeta e della Sicilia: «Vogliamo fare ripartire i campi, consegnare ai siciliani le chiavi del cambiamento»


di Danila Giaquinta

Uno strumento a corde realizzato in Hempbioplastic

L’unica via d’uscita che vede è verde, e a fare la differenza è la scelta della materia, quella massa che occupa e segna il destino dello spazio. Ha le idee chiare e sogna ad occhi aperti il ritorno della Sicilia dei campi, i siciliani che restano e vivono grazie a un’economia in cui il processo di produzione industriale è armoniosamente legato alle risorse naturali dell’agricoltura. Giovanni Milazzo è un ventiquatrenne catanese, studia Ingegneria dei materiali e, da qualche mese, è CEO e founder della start up “Kanèsis”, ideatore di Hempbioplastic, un composito di scarto di canapa e resina termoplastica di origine vegetale, cioè la prima bioplastica ricavata dalla canapa, brevettata, e da cui è sbucato fuori un filamento per la stampa 3D e un bel po’ di droni, uno dei quali fa parte di quei cinque inoffensivi autorizzati a volare dall’Enac. Non solo plastica e “canapa in movimento” (dal greco Kinesis), il progetto è molto più vegetale e colorato, trasmette una filosofia di vita fatta di ricerca, concretezza, condivisione e tanta energia. L’avventura comincia per caso e, dopo pagine di approfondimento e qualche viaggio, il fiat lux si accende in cucina.

Giovanni Milazzo

Com’è nata l’idea?
«Stavo studiando le interazioni tra matrice e fibre naturali all’interno dei compositi e le caratteristiche della canapa mi hanno davvero sorpreso: le sue proprietà meccaniche, di resistenza a trazione e a taglio, i parametri di elasticità. Mi sono fatto delle domande. Ho letto e scoperto. Sono tornato indietro, negli anni ’30, quelli della Chemiurgia e di Henry Ford secondo cui tutti i prodotti industriali potevano arrivare dai campi. Quella pianta era già utilizzata da diversi settori dell’industria e fu messo a punto il macchinario decorticatore che permetteva di dimezzare i costi di manodopera rendendo la canapa economica e mettendo in crisi i concorrenti che puntavano sul petrolchimico, come i magnati della carta. Dopo sono andato in Spagna, dove si trova la più grande azienda che produce la cellulosa di canapa, un semilavorato. Un’esperienza da cui ho imparato tanto. Finché ho cominciato a sperimentare: un giorno ho messo in pentola scarto e resina. Ho scaldato il composito e, una volta raffreddato, ho provato a romperlo. Niente da fare. Solo sull’asfalto, sotto casa, e con un colpo di martello. Da lì ho iniziato diversi esperimenti con diverse quantità di scarti».

Cos’è Hempbioplastic e quali sono le sue caratteristiche?
«È un compound, o composito, fatto di scarto di canapa e resina termoplastica. Non solo è vegetale e biodegradabile al 100%, ma è anche più leggero e resistente rispetto alle bioplastiche in commercio. E il prezzo che stiamo definendo sarà concorrenziale».

Realizzazione di oggetti in Hempbioplastic

Parlaci di Kanèsis.
«È una start up che ho messo su con Antonio Caruso, un business man ragusano. Siamo due persone diverse che insieme hanno visto il tutto: io un tecnico sognatore, lui uno con tutti e due i piedi per terra. In questo percorso si sono uniti giovani da diverse parti d’Italia e altre menti sicule, l’età media è col 2 davanti. Le idee nascono dalla condivisione, quando una persona parla con un’altra. C’è chi si occupa di comunicazione e marketing, e un gruppo di ricerca, di fitopatologi, agrari. L’Università di Catania ha investito sul nostro progetto mettendo a disposizione macchinari, campi dove coltivare canapa (finora quella utilizzata proviene dalla Puglia) e tanti docenti ci aiutano con le loro competenze. In questo periodo sto lavorando all’Università, nel gruppo Polimeri e Compositi che mi sta aiutando nella produzione del granulo».

Realizzazione di oggetti in Hempbioplastic

Qualcosa di nuovo?
«Quello che vogliamo è sviluppare prodotti semilavorati per l’industria dagli scarti dei campi, creare la prima azienda al mondo di compositi speciali, plastiche che hanno le stesse proprietà di quelle petrolchimiche ma che derivano tutte da scarti vegetali: oggi canapa, domani carrubo, arancia, ginestra. Plastiche speciali pronte ad entrare in tutti i macchinari. In fondo non abbiamo bisogno del petrolio. Hempbioplastic è una piccola roba con cui proviamo ad entrare nel mercato: per sviluppare queste idee ci vuole tempo e denaro e bisogna trovare le risorse per fare quello che cambierà le cose. Certo, la canapa è molto rumorosa e incuriosisce la gente. Tra marzo e aprile partirà una campagna di crowdfunding. La stampa 3D ci permette di arrivare al consumatore proponendo bobine di filo, occhiali, orologi, droni. Dopodiché entreremo nel mercato».

Una scacchiera con pezzi in Hempbioplastic

Siete stati all’Expo di Milano e avete partecipato ad altre iniziative in Italia e in Europa. Aziende interessate?
«Tante, e di tanti e diversi settori. Come quelle automobilistiche, tra l’altro una nuova legge prevede che il 20% del mezzo sia di resina vegetale. E pure aziende francesi di packaging, per il confezionamento di prodotti alimentari, altre ad Amsterdam di oggettistica per turisti, una che si occupa di cofani funebri, e associazioni di Barcellona che producono di tutto, pezzi per fare tatuaggi o contenitori per strumenti musicali».

La start up Kanèsis a Expo

Ma qual è il vero obiettivo, quello con la O maiuscola?
«I nostri progetti hanno diverse velocità: tra i più rapidi quello delle plastiche speciali, creare nuove fette di mercato, centri di coworking. Ma il più lento è poi quello che davvero desideriamo: fare ripartire i campi, consegnare ai siciliani le chiavi del cambiamento, portare la Sicilia dove merita. La nostra è una terra che è sempre andata avanti proprio grazie ai campi, l’unica in cui c’è l’arancia rossa, magari non proprio adesso perché c’è troppo caldo».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 25 febbraio 2016
Aggiornato il 04 marzo 2016 alle 22:43





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