sabato 25 maggio 2019

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Brigantony: «Ho chiesto al sindaco di portare la mia musica in tutti i quartieri di Catania...»

Sugnu sicilianu

«... Mi ha risposto che il Comune è in deficit ma senza soddi non si canta missa». Pane al pane per il menestrello catanese del folclore siciliano, simbolo della stessa Isola quando va in giro per il mondo con il suo bagaglio musicale infarcito di colorito dialetto e goliardica spregiudicatezza: «Esci dalla Sicilia e la gente ti ama, arrivi là e Brigantony è la Sicilia»


di Gino Morabito

Sì, certo, i doppi sensi, il linguaggio colorito, il dialetto… Perché, se dico Brigantony, il pensiero corre inevitabilmente a quel personaggio che, per il resto del mondo - in un mondo popolato di migranti e di un’umanità che annaspa, sopravvive, si affanna a sbarcare il lunario -, rappresenta la Sicilia, incarnandone il folklore caratteristico e la goliardica spregiudicatezza.

Vamos a pilus, A ciolla, ‘Cò bullu, ‘U sucu do pollu… sono diventati il marchio di fabbrica di un artista che - con buona pace dei “palati fini” - si è esibito al Madison Square Garden di New York, lo stesso tempio della musica che un tempo vide il delirio di migliaia di fans per il movimento pelvico del divo Elvis. La verità vera è che, imparando a conoscere l'oggi settantenne Antonino Caponnetto, non si può non rimanere pervasi da una disarmante tenerezza. Brigantony a Catania è un simbolo, al pari del “Liotru” (Fontana dell’Elefante) e del Cibali. E proprio nel quartiere Cibali, che lo ha visto nascere, propongo gli venga eretta una statua: “Maestro Brigantony, ciao buonasera”. Che ne dite?

Antonino Caponnetto in arte Brigantony

Precursore dei talent, Brigantony è diventato “maestro”. A te come piace essere chiamato?
«Io mi chiamo Tony! “Maestro” me lo dicono gli altri. Ho avuto la fortuna di avere scritto e cantato le mie canzoni e di averle portate in tutto il mondo. Quando si esce dalla Sicilia e si va per 76 volte in America, 34 volte in Australia… in Germania, Belgio, Svizzera… arrivi là e la gente ti ama. Arrivi là e Brigantony è la Sicilia!»

Settantasei volte in quella che fu la terra delle opportunità. Ti piacerebbe tornare in America?
«Quando mi chiamano, io vado. Sono stato al Madison Square Garden, dove una sera avevo visto Elvis. Entrato in quell’olimpo, che può ospitare tre-quattromila persone, continuavo a pensare che proprio lì si era esibito Elvis, il mio mito, e adesso c’ero io. La gente tutta in piedi mi batteva le mani. Con la mia solita faccia tosta, durante l’esibizione, ho voluto misurare la larghezza del palco. Nella mia testa continuavo a contare: uno, due, tre… quarantasei passi! “Scusate, ma un ‘pacchiu scenicu’ così non l’avevo mai visto in vita mia”, rivolgendomi ai presenti, che scoppiarono a ridere e ad applaudirmi… Poi tutta una serie di concerti a Boston, Chicago, St. Louis, Los Angeles, in Canada, New Jersey, California. Stavo là due mesi; gli spettacoli si concentravano nei fine settimana, quando la gente aveva voglia di uscire e andare nei locali. A volte era più difficile riuscire a suonare a Catania che in America».

Tuttavia, Catania è sempre Catania. C’è una parte della città che preferisci?
«Mi piace tutto di Catania! Anni fa, credo nel 1988, la prima volta di Enzo Bianco, feci un concerto alla villa Bellini. Era piena piena piena. “Brigantony… – raggiungendomi il sindaco dietro il palco, mentre ero pronto a entrare in scena – mi hai riempito la villa!”. Ricordo che, in quell’occasione, feci incassare la bellezza di ventisei milioni di lire! Tutti i soldi poi sarebbero andati in beneficenza».

A proposito della tua Catania, nel 2005 ti sei candidato come consigliere comunale ma sono stati annullati più di 1000 voti, perché nelle schede c’era scritto “Brigantony” anziché “Antonino Caponnetto”.
«La gente ha preso la mia candidatura un po’ sottogamba… Sì, mi hanno votato in tantissimi, ma hanno scritto “Brigantony”. A me non è che sia mai interessato fare politica: mi avevano messo in lista per ottenere più voti. Chissà se domani qualche politico vorrà propormelo nuovamente».

Un concerto di Brigantony

A proposito di politici, so che hai avuto modo di incontrare anche l’attuale sindaco.
«Ho incontrato Salvo Pogliese e gli ho sottoposto una mia idea: portare la musica di Brigantony in tutti i quartieri di Catania: dal Cibali a piazza Università, da Librino al Borgo… sarebbe bellissimo! Mi ha risposto che, purtroppo, il Comune di Catania è in deficit e non si possono stanziare soldi. Senza soddi non si canta missa (senza soldi non si canta messa)!»

La gente ti vuole bene, vuol bene a Brigantony. Qual è il segreto del tuo successo?
«Forse, la gente mi ama perché sono semplice. Questo mestiere sei tu stesso a farlo durare: se ti monti la testa, la gente non ti cerca più».

Antonino Caponnetto, Brigantony, è nato a catania il 24 aprile 1948

Ancora oggi ai tuoi concerti signore scalmanate ti osannano come una vera rockstar. Tony, ma che ci fai alle donne?
«Che ci faccio non lo so! Alle donne piacciono le mie canzoni; vengono ai miei concerti, cantano e si divertono… Quando mi chiamano per fare una serata, io vado. E serate ne ho fatte! Ma non sono niente, fosse per me ne farei una al giorno. Amo salire sul palco, ma prima devi sapere quello che stai andando a fare. Non è solo una questione di soldi, ma di divertimento. E, se io mi diverto, si diverte anche tutta la piazza».

Ironia e fascino latino epr l'evergreen Brigantony

Prima di salutarci, voglio regalarti una bacchetta magica. Che ci faresti?
«La userei per far lavorare i miei figli e quelli che mi stanno accanto, che suonano con me, per dimostrare loro che Catania non è una cosa da niente!»

Tony, mi hai convinto: se Brigantony si candida alle prossime elezioni, lo voto!



© Riproduzione riservata
Pubblicato il 22 febbraio 2019
Aggiornato il 05 marzo 2019 alle 13:17





Gino Morabito

Di umili origini letterarie, cresciuto a pane e Thoreau e strizzando l’occhio a Paperino, imparo presto a usare la penna e diversifico la mia scrittura: ora pubblicando un libro di giochi, ora un racconto, ora un romanzo che ti fa volare e perfino una raccolta di poesie giovanili.
Abitante delle redazioni musicali, habitué della scrittura creativa, approfondisco la strategia di comunicazione per imparare che alla fine bisogna scrivere in profondità, non in lunghezza.
Facendo bene i conti, quarant’anni in poche righe. È un buon inizio.


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