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Botti d’inizio 2022 con Ainis, Barbera, Gawronski, Houellebecq, Manzini e Safier

Le letture consigliate da Salvatore Massimo Fazio

Blog "Copertina" a La nave di Teseo che, contestualmente con l'uscita in Francia, ha pubblicato il nuovo romanzo di Michel Houellebecq. "Contro copertina" per Chiarelettere edizioni con il ricordo a trent'anni dal suicidio di Raul Gardini scritto da Gianluca Barbera. Stas' Gawronski, Michele Ainis e Antonio Manzini i ritorni più attesi

Buon anno e buone nuove letture. Abbiamo deciso di aprirlo presentandovi le nostre proposte delle prime due settimane del 2022  fino al  lunedì 17 gennaio per ripartire settimanalmente come sempre, dal martedì al lunedì successivo. Prima però di passare alle novità dell’inizio dell’anno, un salto indietro a dicembre è doveroso perché non possiamo non segnalare che lo scrittore  siciliano Salvatore La Porta, dopo le esperienze con Villaggio Maori e Il Saggiatore,che lo hanno affermato autore noto e unico nel suo genere, ha firmato per Giulio Perrone Editore che a fine 2021 ha pubblicato Judo. Non ci perdiamo in parole: di seguito le nostre meraviglie.

Botto di fine anno 2021

“Judo” di Salvatore La Porta, Giulio Perrone Editore

La sconfitta è una delle tappe formative di ogni individuo: non possiamo diventare chi siamo senza conoscere ciò che sappiamo fare, e ancora meno senza conoscere ciò che non sappiamo fare e che in noi ha dei limiti. È per questo che una delle prime cose che impara un judoka è cadere, assecondare il flusso degli eventi in attesa di rialzarsi. La pratica del judo somiglia al Giappone, che ha vissuto cambiamenti, virate e grandi cadute. Salvatore La Porta inizia da lì, tratteggia il Giappone di fine Ottocento, sferzato da venti nuovi e violenti: è arrivato lo straniero che ha scompaginato il vecchio ordine e le sue antiche tradizioni, aprendo una frattura nel Paese del Sol Levante che lo fa piombare in uno stato di crisi e incertezza. In questo periodo il maestro Jigorò Kanò dà vita a una disciplina inedita e fonda il Kódókan, attorno al quale si raccolgono i migliori lottatori, da Shirò Saigó a Tsunejirei Tomita. Judo non è un manuale, non insegna le migliori tecniche di lotta, al contrario racconta come sia possibile accogliere la propria feconda fragilità. In periodi traballanti, l’unica salvezza è una disciplina che si occupi di mente e corpo, che sia educazione di sé e apprendistato alla vita, come lo è il judo: con tale allenamento, si può allora essere in grado di attraversare invasioni, terremoti, pandemie, eruzioni e tutte le tragedie che la storia può presentare, accettando Io squilibrio, l’unico stato in cui è possibile imboccare una nuova direzione.

Il 2022 si è aperto il 7 gennaio con il libro copertina: “Annientare” di Michel Houellebecq, La nave di Teseo

Michel Houellebecq torna a raccontare il nostro tempo con un romanzo impetuoso e fluviale, ancorandoci alla storia di un uomo, Paul Raison, che, di fronte a una minaccia più grande di lui, tenta di ricomporre i pezzi disallineati della propria vita, e si trova a guardare a Prudence, un amore perduto eppure in qualche modo presente, come all’unica isola protetta di una civiltà in pericolo. Dando vita a una storia d’amore fra le più belle e tormentate della sua letteratura: «Avremmo avuto bisogno di meravigliose menzogne».
Bruno Juge è un politico di lungo corso, ministro dell’Economia e uno degli uomini più potenti della scena politica francese che si avvia alle prossime elezioni presidenziali. Ma è anche un uomo solo. Sua moglie lo ha tradito ed esposto a uno scandalo pubblico. Paul Raison è uno dei più stretti consiglieri di Bruno, solo come lui, separato in casa nell’indifferenza della moglie Prudence, fervente ecologista e vegana. Quando un attacco informatico diffonde in rete una serie di violenti video che colpiscono il governo e la stessa persona di Bruno Juge, Paul viene chiamato a collaborare alle indagini della Direzione generale per la sicurezza interna, che suo padre aveva diretto. Mentre difende il paese da pericolosi terroristi digitali, Paul deve affrontare anche i nodi irrisolti della sua famiglia: la fragilità dell’anziano padre, che è disposto a proteggere fino in fondo, il rapporto intenso con la sorella Cécile, contraria a ogni forma di edonismo, la distanza dal fratello minore Aurélien, un artistoide un po’ spiantato. In questa ricerca, a sorpresa, ritrova in Prudence, oltre l’apparente freddezza e distanza, un mondo segreto che ha resistito a tutto.

Omaggio a Umberto Eco

Umberto Eco

Umberto Eco, “Filosofi in libertà”, La nave di Teseo
Il 5 gennaio Umberto Eco avrebbe compiuto 90 anni. Vogliamo ricordarlo con questo clamoroso esordio del 1958 nel campo, da lui stesso definito, della saggistica leggera. Firmato allora con lo pseudonimo joyciano di Dedalus, questo prezioso e ormai introvabile volume, arricchito da disegni e vignette dell’autore, è seguito da Scrittori in libertà, un’imperdibile galleria di ritratti di alcuni tra gli autori a lui più cari. Sia di monito per le generazioni a venire: scherzare, sì, ma seriamente.


Un piccolo Bignami, si potrebbe dire, della storia della filosofia in forma di filastrocca, un genere assai familiare fin dall’infanzia di Eco, assiduo lettore del “Corriere dei Piccoli”. Ai testi si accompagnano talvolta delle argute, sapide vignette dell’autore, in armonia con il costume satirico espresso da testate come “Candido” e “Il Travaso”. Pubblicato in tiratura numerata di 500 copie, esce firmato con lo pseudonimo joyciano Dedalus, anche per il rischio di compromettere la carriera accademica del giovane Eco. Questa nuova edizione è integrata dalla sezione “Scrittori in libertà”, dedicata, tra gli altri, a Proust, Joyce e Thomas Mann, tra i prediletti dell’autore.

Le altre uscite di inizio gennaio

Toshikazu Kawaguchi, Il primo caffè della giornata, Garzanti

Nel cuore del Giappone esiste un luogo che ha dello straordinario. È una piccola caffetteria che serve un caffè dal profumo intenso e avvolgente, capace di evocare emozioni andate. Di far rivivere un momento del passato in cui non si è riusciti a dar voce alle emozioni più profonde e sentite o si è arrivati a un passo dal deludere le persone più importanti. Per vivere questa esperienza unica, basta seguire poche e semplici regole: accomodarsi al tavolino che si preferisce e gustare il caffè con calma, un sorso dopo l’altro. L’importante è fare attenzione che non si raffreddi. Per nessuna ragione. Gira voce che cose inimmaginabili accadano a chi lascia anche una sola goccia, gelata, nella tazza. Non è un caso che entrare in questa caffetteria non sia per tutti. Solo chi ha coraggio e sente il bisogno di mettersi in gioco, può farsi avanti e rischiare. Proprio come Yayoi, che, privata dell’affetto dei genitori quando era ancora molto piccola, non sa bene come accogliere e accudire una nuova vita. O Hayashide, la cui carriera sfavillante, costellata di successi, non gli ha dato modo di accorgersi della felicità che ha sempre avuto a portata di mano. O ancora Reiko, che non ha mai saputo chiedere scusa all’amata sorella e ora si sente schiacciata dal senso di colpa, bloccata in un eterno presente dove ogni giorno è identico al successivo. E Reiji, per cui una frase semplice come “ti amo” rappresenta ancora un ostacolo invalicabile. Ciascuno vorrebbe poter cambiare quello che è stato. Riavvolgere il nastro e ricominciare da capo. Ma cancellare il passato non è la scelta migliore. Al contrario, ciò che conta è imparare dai propri errori per guardare al futuro con ottimismo, senza pensare alle occasioni mancate. Perché ci saranno sempre nuove possibilità di inseguire la vita che si desidera.

Megan Campisi, “La custode dei peccati”, Nord

Ha rubato solo un pezzo di pane, ma la giovane May avrebbe preferito essere impiccata come tutti gli altri ladri. Invece il giudice ha scelto per lei una condanna peggiore della morte: diventare una Mangiapeccati. Dopo la sentenza, May è obbligata a indossare un collare per essere subito riconoscibile e le viene tatuata la lettera S sulla lingua. Da quel momento, non potrà mai più rivolgere la parola a nessuno. Poi inizia il suo apprendistato presso la Mangiapeccati anziana che, nel silenzio più assoluto, le insegna le regole del mestiere. Un mestiere spaventoso: raccogliere le ultime confessioni dei morenti, preparare i cibi corrispondenti ai peccati commessi e infine mangiare tutto, assumendo su di sé le colpe del defunto, la cui anima sarà così libera di volare in Paradiso. Le Mangiapeccati sono esclusivamente donne, disprezzate e temute da tutti, eppure indispensabili. E infatti, un giorno, May e la sua Maestra vengono convocate addirittura a corte, dove una dama di compagnia della regina è in fin di vita. Dopo la confessione e la morte della donna, però, alle due Mangiapeccati viene portato un cuore di cervo, un cibo da loro non richiesto e che rappresenta il peccato di omicidio. Sconcertata, la Maestra di May si rifiuta di completare il pasto e viene imprigionata per tradimento. Rimasta sola, la ragazza china la testa e porta a termine il compito, ma in cuor suo giura che renderà giustizia all’unica persona che le abbia mostrato un briciolo di compassione. Quando viene chiamata ancora a prestare i suoi servigi a corte, May intuisce che una rete di menzogne e tradimenti si sta chiudendo sulla regina e che solo lei è in grado d’intervenire. Perché essere invisibile può aprire molte porte, anche quelle che dovrebbero restare chiuse per sempre… Ispirandosi alla figura realmente esistita della Mangiapeccati, questo romanzo coinvolgente e dalla straordinaria potenza narrativa ci regala un’eroina modernissima, che rifiuta il ruolo impostole da una società che la umilia in quanto donna, e che grazie alla sua forza di volontà e determinazione riuscirà a cambiare il proprio destino.

Stas’ Gawronsky, Gli undici, Fuorilinea

Undici storie per un undici vite giunte al punto di rottura, undici destini accomunati dall’esperienza dell’abisso e del bisogno di riscatto, della desolazione e del mistero di una mano tesa dove il buio non lascia speranza. L’autore riprende la lezione di Flannery O’Connor sull'”azione della grazia in un territorio tenuto in gran parte dal diavolo” quale elemento trainante della narrazione di esistenze sospese tra bene e male, salvezza e perdizione, tentazione del nulla e possibilità di una vita nuova. Sintesi e intensità, ritmo e concretezza, densità e colpi di scena. Una raccolta di storie nella migliore tradizione del racconto breve.

Le uscite di martedì 11 gennaio

Pierre Lemaitre, “Il serpente maiuscolo”, Mondadori

In questo gustoso e cattivissimo gioco al massacro in puro stile Tarantino, Pierre Lemaitre dà il meglio di sé con il suo spirito caustico, brillante e impietoso. Scritto nel 1985 e inedito, Il serpente maiuscolo è il suo primo noir e, nelle sue intenzioni, l’ultimo che pubblicherà e con il quale desidera dare l’addio al genere.
Mathilde Perrin ha sessantatré anni, è vedova e abita con il suo dalmata in una villetta a Melun, non lontano da Parigi. Nessuno mai sospetterebbe che dietro quella donna elegante, curata e un po’ sovrappeso si nasconda un sicario. Implacabile, precisa, addestrata fin dalla prima giovinezza, Mathilde non sbaglia un colpo e porta a termine a sangue freddo tutti i compiti che il comandante – suo superiore ai tempi della Resistenza – le affida. “Mathilde non ha mai sprecato una pallottola, solo lavori puliti e senza sbavature. Stasera è stata un’eccezione. Un capriccio. Avrebbe potuto colpire da più lontano, fare meno danni e sparare un proiettile solo, certo.” Sì, perché in effetti da qualche tempo qualcosa non va. Mathilde si lascia un po’ andare a certe crudeltà gratuite per “abbellire” le sue missioni. E inizia davvero a perdere la testa: dimentica di disfarsi dell’arma, sbaglia bersaglio, è convinta che il suo vicino di casa abbia decapitato il suo cane… L’ispettore Vassiliev intanto sta indagando sui suoi omicidi, ha “la testa piena di serpenti” e deve individuare al più presto il serpente maiuscolo, il misterioso assassino che colpisce con ferocia e senza una logica apparente.

Le uscite di mercoledì 12 gennaio

Cristiano Cavina, “Parola di papà”, Bompiani

Cristiano Cavina scrive un romanzo di famiglia mettendone al tempo stesso in discussione i fondamenti. Grazie a una lingua viva, plasmata dall’urgenza, viaggia attraverso il gioco di specchi che trasforma un figlio in un genitore. E in queste pagine tenere e spietate si interroga insieme a noi sull’onestà della scrittura, sul potere della lettura, sulle narrazioni a cui affidiamo il compito di renderci le persone che siamo. I padri tirano su di peso i figli e se li caricano sulle spalle. Io non ho nessuno che mi possa prendere così. Chissà come si vede da lassù. Si può diventare un papà senza averne avuto uno? Il protagonista di questa storia trascorre l’infanzia sognando il mondo visto dall’alto, quello dei bambini che hanno un padre che li prende sulle spalle, ma le sole risposte alle sue domande le trova tra le pagine dei libri. È così che, quando tocca a lui diventare padre, pensa di poter fare i conti con il passato scrivendo a sua volta un romanzo. Ma saranno proprio i figli – che coniano per lui l’ambiguo appellativo di “babba” – insieme ai detenuti di un carcere a spingerlo verso la soglia dove l’immaginazione osa incontrare la realtà e ciascuno si assume la responsabilità di vivere la sua storia fino in fondo. Per questo il “babba” e i suoi tre bambini si mettono in viaggio tra la Via Emilia, la letteratura e la vita, alla ricerca di una parola che bisogna trovare il coraggio di pronunciare.

Giovedì 13 esce il libro contro copertina: “L’ultima notte di Raul Gardini” di Gianluca Barbera, Chiarelettere

A trent’anni dall’inchiesta Mani Pulite, Gianluca Barbera racconta in un romanzo-verità la morte di Raul Gardini: fu davvero un suicidio? La mattina in cui venne trovato morto nella sua abitazione a Palazzo Belgioioso, nel cuore della Milano degli affari, si sarebbe dovuto recare in procura per essere ascoltato da Antonio Di Pietro sulla maxitangente Enimont. I diritti cinematografici del libro sono stati acquistati dalla casa di produzione Mompracem (Manetti Bros., Carlo Macchitella, Beta Film) per una serie tv. Il libro non racconta solo una grande storia italiana che vede al centro, con i nomi reali, i protagonisti della cronaca italiana di quel periodo (Bettino Craxi, Enrico Cuccia, Giulio Andreotti, Luigi Bisignani, Gabriele Cagliari ecc.), ma è anche una saga familiare sull’ascesa e la caduta della famiglia Ferruzzi, secondi in Italia solo agli Agnelli per ricchezze e prestigio internazionale.



 

Le altre uscite di giovedì 13 gennaio

Michele Ainis, “Presidenti d’Italia. Atlante di un vizio nazionale”, La nave di Teseo

Ogni anno spendiamo 390 milioni di euro per mantenere oltre 70.000 presidenti, chiamati persino, in certi casi, a presiedere se stessi. Questo libro per la prima volta ne offre una fotografia: chi li sceglie, quali poteri hanno, quanto guadagnano, e perché i troppi presidenti rappresentano un freno insostenibile per il futuro dell’Italia.
Se in una via affollata urli “Presidente!”, si gireranno in quindici. L’Italia è piena di presidenti, e della più varia risma: ogni autorità pubblica ne ha uno, spesso più di uno. Dal presidente del Consiglio a quello dell’Inps, dalle Regioni ai tribunali, alla miriade di enti e società partecipate che affollano la penisola. Noi, per lo più, non ci facciamo caso. La nostra attenzione si risveglia ogni sette anni, quando c’è da eleggere un nuovo inquilino al Quirinale; ma, in realtà, tutti i giorni s’affaccia un nuovo presidente. Perché i posti sono tanti, così come gli appetiti; e non occorre vincere né un’elezione né un concorso per guadagnare la poltrona, dato che il presidente non è votato dal popolo ma da assemblee ristrette, quando non viene direttamente nominato. Insomma, la riforma più auspicata e contrastata – il presidenzialismo – in Italia è già in vigore, anche se non ce ne siamo accorti. Michele Ainis offre ai lettori un’inchiesta puntualissima, condotta insieme ad Andrea Carboni, Antonello Schettino, Silvia Silverio: 155 schede e 91 voci di rinvio che mostrano quanto sia radicato questo vizio tutto italiano, documentando la moltiplicazione delle cariche apicali. Un esercito con pochi soldati e troppi generali, che difende un presidenzialismo sprecone e un po’ straccione.

Fabrizio Gatti, Bilal. Il mio viaggio da infiltrato verso l’Europa, La nave di Teseo

Torna in una nuova edizione un best seller tradotto in Francia, Germania, Norvegia e Svezia. Un capolavoro della narrazione d’inchiesta premiato in tutta Europa, vincitore tra gli altri del Premio letterario internazionale Tiziano Terzani 2008, dello Human Rights Award 2014 e del Premio Ryszard Kapuściński 2021. Questo libro è il racconto di un viaggio straordinario e insieme un’inchiesta unica al mondo. Per quattro anni Fabrizio Gatti ha cambiato il suo nome in Bilal per trasformarsi in un migrante clandestino e raccontare, in prima persona, il dramma di chi si mette in marcia per conquistare una vita migliore al di qua del Mediterraneo.
Con pochi soldi in tasca, un borsone di vestiti leggeri, la colla sulle dita per nascondere le impronte e non essere identificato, Gatti è salito sui camion che attraversano il deserto del Sahara e portano migliaia di migranti sulle coste del Nordafrica. Ha incontrato terroristi di Al-Qaida e scafisti senza scrupoli. Si è infiltrato tra i trafficanti come autista di un boss. È stato recuperato in mare, è sbarcato a Lampedusa. Lo hanno arrestato e ha lavorato nelle campagne del Sud tra i braccianti in condizioni disumane.
Durante questo viaggio Fabrizio Gatti ha scoperto le voci dei protagonisti, i nomi dei criminali, le complicità dei governi, gli interessi economici e politici di chi guadagna dal traffico dei nuovi schiavi. E ha raccontato in questo libro la cronaca – drammatica, appassionante e tutta reale – della più grande avventura umana del terzo millennio.

David Safier, Miss Merkel e l’omicidio nel castello, Sem

L’ex cancelliera tedesca Angela Merkel, in pensione da poche settimane, si è trasferita con il marito e il cane, un carlino di nome Putin, in una regione della Germania settentrionale. Certo, dopo la vita turbolenta e frenetica trascorsa a Berlino, e in giro per il mondo, non è facile adattarsi all’esistenza tranquilla di una località di campagna. Per una donna che ha ricoperto un ruolo di grande potere e ha partecipato ai vertici delle élite mondiali, cucinare e fare escursioni non è il massimo. Non solo, ma con il passare dei giorni le tocca anche scoprire che in quell’idilliaco paesino rurale le persone sono spiacevoli come nel grande mondo della politica. E quando il barone Philipp von Baugenwitz viene trovato avvelenato in un sotterraneo del suo castello, in Angela si risveglia una nuova energia. Finalmente le si presenta un problema da risolvere. Supportata dall’amorevole marito e dalla guardia del corpo, si mette sulle tracce dell’assassino, affrontando molteplici pericoli. Un giallo sorprendente, appassionante e divertente, una let- tura accattivante e piena di ironia.

Susan Swan, “L’altra metà dell’amore”, Sem

È il 1963. Mary Bradford (alias Mouse) ha tredici anni quando viene spedita al Collegio Femminile di Bath. Mouse, orfana di madre, con una leggera gobba lasciata da una malattia infantile, si sente molto ai margini, un po’ anche per sua volontà. Non ha nessuna voglia di inserirsi tra le ragazze “normali” e si rifiuta di soddisfare le aspettative delle donne più grandi di lei, come le insegnanti zitelle e le madri eleganti delle sue compagne. Sceglie con cura i suoi alleati: la sua gobba, che chiama Alice, e John F. Kennedy, a cui scrive lunghe lettere chiedendo e dando consigli. Nell’istituto conosce la ribelle Paulie Sykes che, sotto le mentite spoglie di un ragazzo, ha una relazione con la sua compagna di stanza Tory. È lei a far aprire gli occhi a Mary sui pregiudizi che da sempre contraddistinguono i rapporti tra uomini e donne. A un tratto le cose precipitano. L’inganno di Paulie viene scoperto e ciò che era iniziato come un gioco sfocia in tragedia. Uno spaccato di vita raccontato in prima persona da Mouse, ormai grande e in pace con se stessa. Il romanzo bestseller di Susan Swan, da cui è stato tratto un film di grande successo, è una confessione adolescenziale, l’urlo rivoluzionario di una giovane donna e un’analisi della figura femminile in una società maschilista. Un libro che racconta la scoperta di sé e del sesso, il peso della diversità in un mondo spesso ostile. Susan Swan parla di rabbia e lotta di genere con una penna incisiva e al tempo stesso ironica e leggera. Mouse Bradford – saggia, spiritosa e vulnerabile – è un’eroina indimenticabile.

Due libri intervista

Luciano Landoni, Paolo Salvadeo, “Manager non per caso, una bella storia tutta italiana”, Bonfirraro


“… Stiamo vivendo un difficile e complesso periodo di transizione e per affrontarlo con efficienza ed efficacia non possiamo fare altro che aumentare e migliorare le nostre conoscenze e le nostre competenze, soprattutto i giovani se ne devono rendere conto. Si devono impegnare al massimo delle loro possibilità, senza cercare scorciatoie e inseguendo i loro sogni. Prendiamo l’Italia: un contesto politico, sociale ed economico al cui interno fare impresa è una vera e propria impresa. Malgrado ciò, essa rimane un Paese meraviglioso. Tutti noi lo dobbiamo rilanciare diventando protagonisti di un vero e proprio Neo Rinascimento Italiano. Ci dobbiamo credere. Dobbiamo essere orgogliosi della nostra italianità…”.

Alessandro Sallusti, Luca Palamara, “Lobby & logge. Le cupole occulte che controllano “il sistema” e divorano l’Italia”, Rizzoli 

Ancora una volta, le rivelazioni sconvolgenti di Palamara e Sallusti smascherano un mondo parallelo dilaniato al suo interno da inconfessabili interessi, che agisce dietro le quinte, su binari di legalità formale, e si infiltra pericolosamente nelle crepe del sistema giudiziario. Gennaio 2021: arriva in libreria “Il Sistema”, il dirompente libro-confessione in cui Luca Palamara rivela ad Alessandro Sallusti la verità indicibile sulle correnti e la spartizione del potere all’interno della magistratura. Il libro non solo diventa ben presto il caso editoriale e politico dell’anno; avvia una reazione a catena di dimissioni, ricorsi, sentenze che non fa che confermare il racconto di Palamara. Gennaio 2022: l’ex magistrato e il giornalista affrontano i misteri del “dark web” del Sistema, la ragnatela oscura di logge e lobby che da sempre avviluppa imprenditori, faccendieri, politici, alti funzionari statali, uomini delle forze dell’ordine e dei servizi segreti, giornalisti e, naturalmente, magistrati. Logge e lobby che decidono se avviare o affossare indagini e processi e che, come scrive Sallusti, «usano la magistratura e l’informazione per regolare conti, consumare vendette, puntare su obiettivi altrimenti irraggiungibili, fare affari e stabilire nomine propedeutiche ad altre e ancora maggiori utilità. Per cambiare, di fatto, il corso naturale e democratico delle cose». Esiste davvero la “loggia Ungheria”, di cui farebbero o avrebbero fatto parte membri del Consiglio superiore della magistratura, imprenditori, generali della Finanza e dei Carabinieri, politici di primissimo piano? Perché, quando un faccendiere plurindagato e ben introdotto in troppe procure ne svela l’esistenza durante una deposizione, quel verbale finisce in un cassetto per due anni? Ancora una volta, le rivelazioni sconvolgenti di Palamara e Sallusti smascherano un mondo parallelo dilaniato al suo interno da inconfessabili interessi, che agisce dietro le quinte, su binari di legalità formale, e si infiltra pericolosamente nelle crepe del sistema giudiziario.

Hanya Yanagihara, Verso il paradiso, Feltrinelli

In una versione alternativa dell’America del 1893, New York fa parte degli Stati Liberi, dove le persone possono vivere e amare chi vogliono (o almeno così sembra). Il fragile e giovane rampollo di una famiglia illustre rifiuta il fidanzamento con un degno corteggiatore, attratto da un affascinante insegnante di musica senza mezzi. In una Manhattan del 1993 assediata dall’epidemia di aids, un giovane hawaiano vive con il partner molto più anziano e ricco, nascondendo la sua infanzia travagliata e il destino del padre. E nel 2093, in un mondo lacerato da pestilenze e governato da un regime totalitario, la nipote di un potente scienziato cerca di affrontare la vita senza di lui e di risolvere il mistero delle sparizioni di suo marito. Queste tre parti sono unite in una sinfonia avvincente, con note e temi ricorrenti che si approfondiscono e si arricchiscono a vicenda: una residenza a Washington Square Park nel Greenwich Village; malattie e cure dal terribile costo; ricchezza e squallore; il debole e il forte; la razza; la definizione di famiglia e di nazionalità; la pericolosa giustizia dei potenti e dei rivoluzionari; il desiderio di trovare il proprio posto in un paradiso terrestre e la graduale consapevolezza che non può esistere. Ciò che unisce non solo i personaggi, ma anche queste Americhe, è il loro venire a patti con quello che ci rende umani: la paura, l’amore, la vergogna, il bisogno, la solitudine. Verso il paradiso è un meraviglioso esempio di tecnica letteraria, ma soprattutto è un’opera geniale che affronta le nostre emozioni. Hanya Yanagihara scrive un romanzo sul desiderio di proteggere coloro che amiamo – partner, amanti, figli, amici, famiglia e persino i nostri concittadini – e sul dolore che ne deriva quando non possiamo farlo.

Antonio Manzini, “Le ossa parlano”, Sellerio

Ne “Le ossa parlano”, Antonio Manzini procede di un altro capitolo nel grande romanzo del suo personaggio: Rocco Schiavone. Un romanzo unico composto da più gialli intricati che esplorano le complessità della natura umana. Un medico in pensione scopre nel bosco delle ossa umane. È il cadavere di un bambino. Michela Gambino della scientifica di Aosta, nel privato tanto fantasiosamente paranoica da far sentire Rocco Schiavone spesso e volentieri in un reparto psichiatrico, ma straordinariamente competente, riesce a determinare i principali dettagli: circa dieci anni, morte per strangolamento, probabile violenza. L’esame dei reperti, un’indagine complessa e piena di ostacoli, permette infine di arrivare a un nome e a una data: Mirko, scomparso sei anni prima. La madre, una donna sola, non si era mai rassegnata. L’ultima volta era stato visto seduto su un muretto, vicino alla scuola dopo le lezioni, in attesa apparentemente di qualcuno. Un cold case per il vicequestore Schiavone, che lo prende non come la solita rottura di decimo livello, ma con dolente compassione, e con il disgusto di dover avere a che fare con i codici segreti di un mondo disumano. Un’indagine che lo costringe alla logica, a un procedere sistematico, a decifrare messaggi e indizi provenienti da ambienti sotterra-nei. E a collaborare strettamente con i colleghi e i sottoposti, dei quali conosce sempre più da vicino le vite private: gli amori spericolati di Antonio, il naufragio di Italo, le recenti sistemazioni senti-mentali di Casella e di Deruta, persino l’inattesa sensibilità di D’Intino, le fissazioni in fondo comiche dei due del laboratorio. Lo circondano gli echi del passato di cui il fantasma di Marina, la moglie uccisa, è il palpitante commento. Si accorge sempre più di essere inadeguato ad altri amori. È come se la solitudine stesse diventando l’esigente compagna di cui non si può fare a meno. Questa è l’indagine forse più crudele di Rocco Schiavone. La solitudine del bambino vittima è totale, perenne, metafisica, e aleggia sulle affaccendate vicende di tutti quanti i personaggi facendoli sentire del tutto futili a Rocco, confermandolo nel suo radicato pessimismo.

Le uscite di lunedì 17 gennaio

Kazimir Kolar, “Lampreht”, Wojtek

In questo libro in cui l’inizio è la fine e la fine è l’inizio il protagonista, Kazmir Lampreht detto Mirko, si racconta in quattro tempi, procedendo a ritroso e come percorrendo una spirale. Le quattro parti, ciascuna caratterizzata da uno stile e un ritmo narrativo suo proprio, dipingono le parentesi lavorative ed emotive di un giovane ventottenne affetto da psicosi. Quella di Kazimir è infatti una voce narrante che si spezza, s’inarca, divaga, spaura e lui è uno che si perde e si ritrova, ma non rinuncia mai a confessarsi. Anche quando i contorni del tutto ciclicamente sfumano senza rimedio, Kazimir, attraverso l’atto del raccontare, è capace di restituirci una fenomenologia della coscienza scissa – per quanto sincopata e a tratti comica – e ci spinge a questionare il mondo cognitivo e percettivo dei non diversamente sensibili.



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