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AttaccaBottone, ago e filo per cucire il dialogo multiculturale a Pachino

Laboratori

Si vedono due volte la settimana, e imparano cose semplici come attaccare un bottone, o realizzare una borsa per fare la spesa. Sono le donne di varie etnie di AttaccaBottone, progetto creato da Giusy Latino e Cinzia Caruso grazie all'aiuto della Tavola Valdese: «La nostra sartoria sociale offre strumenti di sostentamento. All'Inverdurata presenteremo la nostra borsa solidale»


di Emilia Rossitto

Sono donne unite da creatività e voglia di fare gruppo, hanno tra i 13 ed i 70 anni e portano con loro dei vissuti diametralmente opposti. Provengono dal Marocco, dal Venezuela, dal Perù ma anche da Pachino e ad unirle è la voglia di apprendere l’arte del cucito. Si tratta delle protagoniste del laboratorio sartoriale creativo AttaccaBottone, che ambisce ad evolversi in una vera e propria sartoria sociale semi professionale aperta al pubblico. Il progetto è nato a Pachino, estremo Sud dell'isola, grazie ad un finanziamento stanziato dalla Tavola Valdese, che nel 2008 nella stessa sede di via San Martino ha dato vita al Centro sociale Ecumenico Valdese. Il laboratorio è rivolto in particolar modo alle donne, che per le più diverse motivazioni, si trovano in uno stato di difficoltà o emarginazione o in una situazione di svantaggio sociale, culturale ed economico. Attraverso ago e filo il corso, attivo ormai da 4 anni grazie ad un'intuizione di Giusy Latino e Cinzia Caruso, permette alle partecipanti di trovare uno spazio sicuro nel quale poter apprendere un mestiere offrendo la possibilità, allo stesso tempo, di creare una nuova rete di amicizie. A guidare il gruppo, spesso variabile nel numero, è stata e continua ad essere la sarta professionista Salvuccia Bordonaro.

La borsa solidale creata dalle donne di AttaccaBottone a Pachino

Pachino mostra, così, il proprio lato multiculturale. Senza nessuna particolare aspettativa se non quella di imparare qualcosa di nuovo prendono parte al corso Fany un medico veterinario e Genarina un’insegnante, entrambe venezuelane, le peruviane Ivon ed anche Nalelly e Sunmy due studentesse di 20 e 13 anni, poi c'è anche Houria dal Marocco, ed Ayat dalla Siria e poi ci sono Grazia Di Luciano, Sebastiana Catania pachinesi doc, come Maria Carla, e ancora Pauline che arriva in Italia dalla Germania in qualità di volontaria europea, cosi come ne fa parte Loredana Balbo un’insegnante di Portopalo di Capo Passero. Impegnate nella realizzazione della borsa solidale, prossimamente in vendita durante l’Inverdurata che si terrà a Pachino dal 10 al 13 maggio in piazza Vittorio Emanuele, per loro dare vita a dei manufatti sartoriali significa molto di più che semplice cucito.

Grazia Di Luciano e Sebastiana Catania

«Sono entrata a far parte del progetto a gennaio di quest’anno - ha spiegato Fany Gongalez, venezuelana -, una mia amica peruviana che partecipava ai laboratori di italiano mi ha segnalato questo corso pensando che facesse per me. Non ho mai cucito prima ma mi è sempre piaciuta questo tipo di attività. In Venezuela ero medico e chirurgo veterinario ed in effetti ho trovato abbastanza facile imparare le tecniche di cucito. Quando, da ragazza, partecipavo alla classe di chirurgia una delle prime fasi di apprendimento consisteva nel cucire un feltro disposto su di una tavola così da imparare i tipi di suture che avremmo poi dovuto mettere in pratica. Questa forte similitudine ha reso il processo in sé molto facile. Non pensavo di essere in grado di collocare un bottone o una cerniera ma è stato abbastanza semplice inizare a farlo. Per me si tratta di un’attività molto rilassante ed ho incontrato delle persone che sin da subito mi sono sembrate molto familiari. Mi piace molto partecipare a questo laboratorio; una bella opportunità anche per noi stranieri che allo stesso tempo comprendiamo, una volta di più, che non siamo differenti in nulla e che le diverse nazionalità non ci allontanano».

Fany Gonzalez

Dello stesso parere è anche Houriya che a sua volta si è trovata alle prese con un mestiere tutto da scoprire. «In poco tempo ho avuto modo di imparare tante cose - ha spiegato Houriya Ben Azouggarh -, per me si tratta davvero di una bellissima esperienza soprattutto dal punto di vista umano. La sarta, che ci ha permesso di muovere i primi passi imparando da zero, ha tantissima pazienza e sa metterti a tuo agio. Se c’è qualcosa che non abbiamo capito Salvuccia è disponibile a spiegarla di nuovo e ci ha insegnato persino come inserire correttamente e facilmente il filo nell’ago. Io vengo dal Marocco, mi trovo in Sicilia dal 2014, e finalmente sono riuscita ad entrare in contatto con le radici della cultura italiana e siciliana: come ad esempio conoscere i dolci tipici. Un’attività che non si limita al solo cucire ma che ci ha dato l’opportunità di conoscere bravissime donne e bravissime ragazze in una città piccola dove, nonostante tutto, questi progetti esistono. Si tratta di un continuo scambio interculturale durante il quale ci confrontiamo su molti temi. Al momento sto lavorando ad un astuccio per riporre gli accessori del trucco scegliendo le fantasie dei tessuti che lo comporranno».

Houriya Ben Azouggarh

Le diversità dettate da fattori come cultura, età, provenienza ed interessi non rappresentano un limite ma un’opportunità. Nonostante si parlino più lingue ci si riesce a comprendere in molti modi. Un laboratorio che, in questa fase, è attivo il giovedì pomeriggio ed il sabato mattina per potare avanti obiettivi semplici come attaccare un bottone, fissare una cerniera o realizzare una borsa solidale in tessuto che può essere utilizzata anche per fare la spesa.

Loredana Balbo  e Salvuccia Bordonaro

«Nato da un’idea casuale e quasi improvvisa - hanno concluso le coordinatrici Giusy e Cinzia – il progetto ci ha permesso di fornire alle partecipanti le competenze base della sartoria. L’intento è quello di sviluppare e consolidare queste conoscenze per offrire un’opportunità concreta in più. Un modo per potersi sostenere anche economicamente. Allo stesso tempo, però, questi incontri hanno molteplici significati, abbiamo festeggiato insieme un compleanno, pensiamo sia sinonimo del fatto che si tratta di uno scambio su molti livelli: culturale, emotivo, di idee e di compagnia. Abbiamo imparato anche a superare le difficoltà linguistiche creando un clima di gruppo e di reciproco sostegno che va al di là del corso in sè. Le partecipanti sono già arrivate ad un livello leggermente più avanzato di apprendimento dove è stato possibile imparare anche come cucire una cerniera. Abbiamo colto l’occasione, già negli anni passati, per collaborare con le iniziative pubbliche e fare in modo che gli oggetti realizzati fossero in vendita durante gli eventi. Siamo pronte per il prossimo appuntamento di maggio che ci vedrà coinvolte per l’Inverdurata. Speriamo, inoltre, di poter festeggiare, nel mese di ottobre, l'inizio di un nuovo anno di attività ma anche la nascita della sartoria sociale».

Le coordinatrici del progetto AttaccaBottone Cinzia Caruso e Giusy Latino


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 09 aprile 2019
Aggiornato il 18 aprile 2019 alle 20:50





Emilia Rossitto

Aspirante filosofa, si interroga da sempre sul senso della vita. Nonostante gli studi alla facoltà di Filosofia, non trovando una risposta, ha scelto di dedicarsi alla sua grande passione per la scrittura e il giornalismo. Milanese solo sulla carta d'identità è siracusana "ca scoccia". Collabora con il "Giornale di Sicilia" dal 2015, vorrebbe portare alla luce le storie di cultura e sociali che aspettano ancora di essere raccontate.. o almeno ci prova!


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