Antonio Di Grado e quel mondo accademico così tragicomico

Libri e Fumetti Arriva negli store digitali "Crimini e crediti" (Euno edizioni) dieci brevi racconti, dieci apologhi o, come li definisce l’autore stesso, “dieci capricci” di ambientazione universitaria nati «durante questi giorni di clausura forzata» per sorridere, senza però rinnegarlo, di un mondo accademico che a volte può diventare con i suoi vizi e patimenti perfino tragicomico

Arriva negli store digitali Crimini e crediti (Euno edizioni) dieci brevi racconti di Antonio Di Grado, dieci apologhi o, come li definisce l’autore stesso, “dieci capricci” di ambientazione universitaria nati «durante questi giorni di clausura forzata» per sorridere, senza però rinnegarlo, di un mondo accademico che a volte può diventare con i suoi vizi e patimenti perfino tragicomico. In ognuno di questi brevi racconti, sfilano davanti al lettore divertito cattedratici a volte un po’ imbranati, altre volte sfigati, che si alternano in situazioni surreali, convegni e perfino congiure.

Il primo racconto, Resurrezioni, si svolge nel corso di un Consiglio di dipartimento dove si  discute, “tra sguardi in tralice” di Anvur e dove si parla di didattica, anziché farla. All’improvviso, mentre il direttore  illustrava le ultime novità del Ministro in merito di  test di ammissione, si ode un grido: il professore Pompeo Fracastoro, ordinario di Orografia antartica, è morto! Infarto? Assassinato?

Il secondo racconto dal titolo di hemingwayana memoria, Il vecchio e il mare, racconta di torbidi intrecci amorosi all’interno di un dipartimento di Scienze equoree in cui si studiano improbabili discipline. Protagonisti: l’anziano prof. Anchise D’Ignoti, docente di Ittiologia balcanica; la bella assegnista venticinquenne Agata Spicuzza, amante del professore; e lo sfigato Felice Scòrfano, in eterna attesa di un concorso per un posto di ricerca di Psicopatologia dei cetacei e innamorato della bella Agata.

Il terzo racconto, Passero zoppo, è un omaggio al calcio, ma anche la storia di un convegno in omaggio alla retorica che vuole l’università presente sul territorio. I direttori dei ventisette dipartimenti dell’Ateneo sono riuniti dinanzi al Magnifico per decidere su un congresso interdisciplinare. Passa la proposta del direttore del dipartimento di Prudenza, il prof. Anselmo Cocilovo, di un maxiconvegno dall’ambizioso tema: “Per un sapere efficace, figlio del Jobs Act e del Coronavirus”, da tenersi allo stadio.

Il quarto racconto, Intrusi, è un piccolo giallo, con un detective, il commissario di polizia Giorgio Pane, cha ama Maigret e Simenon. La storia è ambientata a Borgo Anime Morte, un tranquillo borgo campagnolo che sarebbe rimasto tale se non fosse stato scelto come luogo di svernamento di una comunità di cinquantenni radical chic venuti dalla città.

Lussù sulle montagne, il quinto racconto, è la storia di un docente particolarmente verboso e di un ateneo in cima a una impervia montagna, in “omaggio” alle disposizioni ministeriali che hanno dotato anche i più sperduti capoluoghi di provincia di una sede universitaria.

Il sesto racconto è invece un omaggio a un cane realmente esistito nel dipartimento di Lettere di Catania. In Quarant’anni dopo, protagonista è dunque il cane Crisostomo, ma anche due reduci del ’68 che invano tentano di ripristinare quell’atmosfera che li aveva tanto appassionato in gioventù.

Il settimo racconto, Diletto e castigo, è un grande scoop letterario, la scoperta di un grandissimo autore, Diodato Smecca Piras, fino ad ora ignorato dal mondo letterario ma che adesso, grazie al lavoro di una ricercatrice alla vigilia della pensione, ottiene la gloria che gli spetta. E lei la sua vendetta!

Oci ciornie, l’ottavo racconto, è un omaggio alla Russia e ai paesi dell’Est. Il professore Alberto Remigi, di fronte a una raccolta di antiche icone, torna indietro nel tempo, a quella volta in cui aveva condotto un suo allievo e collaboratore a conoscere i Paesi dell’allora Cortina di ferro. E’ anche un omaggio agli Erasmus di oggi, se mai ce ne saranno ancora, e alle conseguenze che quelle trasferte di studio possono provocare soprattutto nei docenti.

Ha titolo proustiano il nono racconto, Du côté de chez Spanò, in cui l’imbranato e anziano professore Peppino Spanò viene incaricato dai suoi collegi di fare da guida a una collega francese, l’affascinante Oriane de Ventadour, giunta in città per partecipare a un simposio sugli influssi della lirica in langue d’oc sulle laude del romito Aldobrandino da Chiappa Marittima. Ma perché il dipartimento aveva scelto proprio lui, che oltre a essere imbranato poco amava anche gli argomenti letterari?

Infine Bus stop, che si ispira manifestamente nel titolo a un bel film con Marylin Monroe. Due studenti, Comunardo Trabalza, anarchico individualista, e una timida ragazza, si incontrano alla fermata dell’autobus dopo aver sostenuto un esame, senza superarlo, di Letteratura medievale. Quello non era un giorno qualunque, ma “il primo di riapertura dell’università, e di vita civile, in una città e in un paese per alcuni mesi flagellati dalla Grande Pestilenza. In quei mesi le città erano state sepolcreti, muti alveari di segregazioni coatte: si viveva asserragliati nelle case per sfuggire a quel morbo venuto dalla lontana Cina”.

Antonio Di Grado già professore ordinario di Letteratura italiana nell’università di Catania e tuttora direttore scientifico della Fondazione Leonardo Sciascia, ha pubblicato numerosi volumi di critica e storiografia letteraria, ultimi dei quali L’idea che uccide su letteratura e anarchia e Le amanti del Loin-Près sulla mistica femminile. Per Euno Edizioni ha pubblicato nel 2016 Vittorini a cavallo.

Antonio Di Grado

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