Annalisa Bonadonna: «I miei pupazzi parlano, e cantano anche: pop, jazz e lirica»

Sugnu Sicilianu La cantante e musicista catanese è una delle poche ventriloque donne - la capacità di saper emettere suoni senza muovere la bocca, per molti avvolta nella leggenda e nel mistero -, arte attraverso cui ha superato la sua innata timidezza, ha partecipato a numerose trasmissioni televisive, e grazie alla quale è anche riuscita a riunire tutte le sue passioni: il canto, la recitazione e la musica

Erano gli Anni 80 quando sulle reti nazionali spopolava un irriverente corvo, in frac e cilindro, di nome Rockfeller manovrato dallo spagnolo José Luis Moreno. Un artista il cui talento fu subito messo in dubbio da molti, nonostante l’enorme successo riscosso nei principali programmi televisivi di allora. Memorabile in questo senso rimase la battuta di Drupi al Festival di Sanremo 1985 quando disse a Pippo Baudo: «Ho visto di tutto nella mia vita, compreso un ventriloquo che muove la bocca».

La catanese Annalisa Bonadonna con i suoi pupazzi

La ventriloquia ha sempre affascinato per questa sua capacità di essere a metà tra la magia e il sapere, ed effettivamente è un’arte straordinaria a patto che si sappia usare, e in questo senso Annalisa Bonadonna è davvero un portento. «La mia vita è sempre stata scandita dalla musica – racconta la trentacinquenne catanese – ho inizio a studiare pianoforte al Conservatorio di Catania dove poi mi sono diplomata. Il canto invece è arrivato solo in seguito per via della timidezza. Non avrei mai pensato di potermi esibire davanti a una platea di spettatori, mentre oggi è la cosa che mi piace fare di più».

José Luis Moreno e Rockfeller sul palco di Sanremo nel 1985

Parallelamente al suo percorso da musicista,  Bonadonna ha iniziato a studiare musicoterapia: «un ponte tra paziente e terapista» come lei stessa ama definirla. È solo nel 2018 che si scopre ventriloqua: «Era un momento particolare nella mia vita personale e professionale – spiega la musicista – una mattina mi sono svegliata e mi sono detta “da questo momento voglio fare qualcosa di diverso”. Così, utilizzando tutte le risorse a mia disposizione  (le tecniche di canto e il mio apparato vocale) mi sono buttata in questa nuova avventura». Ore e ore trascorse allenandosi davanti allo specchio le hanno fanno scoprire ben presto di avere un grande dono. «Per una strana leggenda metropolitana in molti credono che il ventriloquo sia in grado di parlare utilizzando solo il ventre – probabilmente perché bisogna avere una perfetta padronanza della respirazione diaframmatica –  e che abbia chissà quali poteri magici. In realtà tutti nasciamo con le capacità per diventarlo, basta solo allenarsi».

Detto così sembra molto semplice, ma in realtà ci vuole tanta costanza ed esercizio, soprattutto perché a dispetto dell’illustre collega Moreno, Annalisa è una delle poche che riesce a dar vita ai propri pupazzi senza muovere le labbra, trasformandoli tutti in magnifici interpreti: «Oltre a parlare i miei pupazzi cantano tutti, anche generi diversi tra loro come il pop, il jazz e la lirica».

Una realtà, quella della ventriloquia, per alcuni aspetti di nicchia: «Purtroppo non esistono scuole né tanto meno una ricca bibliografia con la quale potersi documentare. Sia in Italia sia all’estero siamo in pochi e ancor meno le donne, forse perché nell’immaginario collettivo è sempre stata vista come un’attività prevalentemente maschile». Anche se da qualche tempo oltre ad Annalisa Bonadonna molte altre artiste si stanno affermando: «Diciamo che è un’arte tornata alla ribalta soprattutto grazie al noto format “America’s Got Talent” che negli anni ha visto la vittoria di molti ventriloqui, tra cui la dodicenne Darci Lynne, che come me fa cantare i propri pupazzi».

L’impegno principale del soprano poi è di diffondere la lirica tra i più giovani: «Spero in questo modo di renderla maggiormente fruibile. Magari può sembrare insolito far cantare a dei pupazzi celebri arie, ma per me è un modo divertente e nuovo di portare nei teatri o negli eventi questo tipo di musica».
La cosa più difficile  è raggiungere le note acute a bocca chiusa, soprattutto se si dà voce, nel celebre duetto del “Il flauto magico” di Mozart, a Papageno e Papagena. « In quel caso – spiega – la difficoltà maggiore è data dal fatto che bisogna articolare i movimenti della bocca, scandire le consonanti e restituire il vibrato muovendo al contempo il corpo, in modo da rendere i pupazzi il più vivi possibile».
Annalisa è sempre accompagnata da una valigia tutta rosa in cui “abitano” i suoi tanti compagni di lavoro: «Uno dei miei prossimi obiettivi è quello di riuscire a costruirli da sola. Ci vorrà del tempo perché bisogna essere molti esperti nel taglio e cucito, ma spero un domani di poter lavorare con dei pupazzi costruiti da me». Questi numerosi personaggi hanno delle caratteristiche fisiche e caratteriali ben precise: come il celebre Rockfeller, di solito sono molto sfrontati, anche se Annalisa garantisce che i suoi sono «più che altro divertenti e canterini».

Annalisa Bonadonna con il pupazzo Isotta

I più famosi sono quelli che hanno preso parte a programmi televisivi come La Corrida, I soliti ignoti, Italia sì: «C’è Isotta la bambina, con la quale ho realizzato anche i primi video per YouTube, che è anche il personaggio più vicino al mondo dei più piccoli. Poi c’è Tecla, che come molte dive della lirica è particolarmente vanitosa, ha ciglia lunghissime e si dà tante arie. Poi c’è Carmela, una ragazza come tante altre alla quale piace cantare canzoni d’amore, napoletane o pop, ed è anche quella più sfacciata. È andata a chiedere un bacio a diversi conduttori, conquistando quello di Carlo Conti e Marco Liorni, anche se Tecla è riuscita a farsene dare uno da Amadeus. Poi c’è il draghetto Ercole, timido, un po’ sfortunato in amore, ma che con la sua voce scura riesce a essere un vero tenerone. Nonno Teodor, invece, è un vecchietto che non vuole minimamente essere definito tale. Nonostante la veneranda età, infatti, è molto arzillo e quando ha degli acciacchi, ci scherza sopra. Il suo genere preferito? Ama spaziare dalle canzoni di Frank Sinatra ai brani jazz».

Nei suoi spettacoli Annalisa Bonadonna riesce a lasciare sempre tutti a bocca aperta: «Sono gli adulti quelli che si lasciano maggiormente trasportare nell’illusione, mentre i bambini cercano di scoprire il trucco. In questo senso mi piacerebbe che ci fosse una scuola, perché credo che la ventriloquia permetta di indagare diversi aspetti della propria personalità».
Per quanto riguarda il repertorio, dal momento che ogni pupazzo ha un registro e un timbro ben preciso, la scelta dei brani risulta parecchio facile: «Se voglio eseguire un’aria sicuramente la canterà Tecla, se voglio interpretare un brano di Sanremo mi affido a Carmela. Di volta in volta,  a seconda se lo spettacolo è rivolto ad adulti, bambini o famiglie, scelgo i pupazzi da portare con me».

Prima di tutto questo, il soprano non ha quasi mai postato i suoi video sui canali social: «In quasi vent’anni di attività di rado ho pubblicato video con le mie esibizioni, ma con la ventriloquia mi sono sentita completamente libera di esprimermi. Così ho iniziato a condividerli, un po’ per gioco un po’ per vedere che risposta avrei avuto dal pubblico. Inizialmente in molti hanno pensato che ci fosse una voce registrata o qualcuno nascosto a cantare, ben presto hanno capito che ero solo io a far tutto. Il successo poi mi ha spinto a partecipare a diversi provini per la tv».

Grazie alla ventriloquia Annalisa però è riuscita a riunire tutte le sue passioni. In ogni performance, infatti, c’è il canto, la recitazione, la musica: «Quando posso uso anche il pianoforte, con la mano sinistra faccio un accompagnamento e con la destra muovo il pupazzo. Inoltre, posso dire che anche la musicoterapia ha trovato spazio nei miei spettacoli. In molti mi dicono che trasmetto loro gioia, e che dopo una mia performance tornano a casa felici». Oltre al messaggio sulla musica l’invito di Annalisa Bonadonna è quello d’imparare ad ascoltare le giuste intuizioni: «Io ho sfruttato il mio bagaglio musicale per fare anche altro. Non esistono limiti alle proprie capacità, bisogna solo imparare a spingersi oltre per scoprire cose nuove». 

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