lunedì 20 agosto 2018

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Roberto Lipari: «Vivo il palcoscenico come terapia... per liberarmi»

Sugnu sicilianu

Dopo i piccoli locali, la ribalta televisiva di "Eccezionale veramente" e l'esperienza sul set cinematografico, il comico palermitano è in questi giorni in scena alla Sala Harpago di Catania (fino al 18 febbraio) con il suo fortunato "Battipanni Lipari tutto", un gioco di parole che è la metafora della liberazione nel gioco nascondino... ma solo a Palermo


di Maria Enza Giannetto

«Sono un comico e trovo sia bellissimo fare un mestiere che si chiama con un aggettivo, come il “creativo”. Suona benissimo».
Il palermitano Roberto Lipari, 27 anni, è orgoglioso di essere riuscito, in pochi anni a fare della comicità la sua professione. Complici anche la vincita del talent Eccezionale veramente nel 2016 (programma che ha poi co-condotto insieme con Francesco Facchinetti) e l’approdo nel cast di Colorado nel 2017. Ironico, sagace, pungente, Lipari ha fatto dei suoi monologhi dei veri e propri sketch teatrali di divertimento e riflessione come nello spettacolo Battipanni Lipari tutto, monologo in scena fino al 18 febbraio alla Sala Harpago - Gatto Blu di Catania.

«Ora che giro per l’Italia con questo spettacolo - racconta - mi è stata smontata la teoria che avevo sin da piccolo quando credevo che Battipanni liberi tutti fosse la frase internazionale usata quando chi gioca ad acchiapparello salva tutti. Ho scoperto che non è affatto così. Mi piaceva, comunque, il gioco di parole tra il mio cognome e liberi e poi la metafora della liberazione nel nascondino rende benissimo l’idea di quello che avviene durante lo spettacolo quando, io che vivo il palcoscenico come terapia, riesco a liberarmi di quello che ho dentro»

Una terapia che riesce a liberare anche dai mal di pancia di una realtà spesso difficile da gestire e che, nello spettacolo del comico palermitano - accompagnato dalle musiche del chitarrista-spalla Roberto Anelli - si snoda tra monologhi, battute a raffica, pensieri e riflessioni. «Ho voluto incentrare tutto sulla notizia della nascita di un figlio e la possibile paternità a soli 26 anni – spiega Lipari –. È un modo per utilizzare il pubblico come valvola di sfogo e inserire le riflessioni sui temi più caldi quali la famiglia, il futuro dei giovani, la politica, il lavoro mescolati a momenti teatrali in cui si ironizza sui grandi temi che attanagliano la nostra Terra e la mia generazione».

Il successo ha confermato allo stesso Lipari di aver fatto la scelta giusta abbandonando gli studi di medicina al 3° anno. «Sin da piccolissimo – racconta – ero il simpaticone del gruppo, quello che faceva sempre battute ma, ammetto, che non riuscivo a considerarlo come un possibile mestiere. Divoravo, da spettatore, qualunque tipo di spettacolo comico, ma ho cominciato a pensare seriamente alla possibilità di salire su un palcoscenico a 17 anni, cominciando a fare spettacoli in pizzeria con un amico della parrocchia. Poi, a 23 anni, ho capito che dovevo tentare il tutto per tutto e ho lasciato l’università. Dico sempre che ho salvato più vite abbandonando Medicina che se avessi continuato».

Gavetta, passione e determinazione che però non lo fanno affatto sentire arrivato. «Sono e mi sento un esordiente . Non ho nulla da insegnare a nessuno. A dirla tutta, credo che rimanere esordiente nella testa sia davvero il segreto per non sentirsi mai appagati e aver sempre voglia di fare cose nuove. Quando per il pubblico diventi un dato di fatto cominciano i veri problemi perché significa che non hai saputo rinnovarti. E se proprio devo essere sincero, credo che la maggior preoccupazione debba nascere quando ti cominciano a chiamare "maestro"».


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 12 febbraio 2018




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