sabato 15 dicembre 2018

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Amelia Bucalo Triglia, le tante vite della "signora del fuoco"

Sugnu sicilianu

Giornalista, esperta di comunicazione ed organizzatrice di eventi. Una chiacchierata con la creatrice del Teatro del Fuoco International Firedancing Festival, recentemente nominata Cavaliere del Lavoro della Repubblica, che si racconta a partire dalla sua vita professionale intrecciata con pezzi importanti della storia più recente di Palermo


di Giusy Messina

Ho voluto con me mia mia madre lo scorso 2 giugno quando ho ricevuto l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro della Repubblica, perché così capisse finalmente che anch’io lavoro». Ride la “ Cavaliera” Amelia Bucalo Triglia, palermitana doc, giornalista, esperta di comunicazione ed organizzatrice di eventi, una delle poche donne ad essere insignite di questo riconoscimento.
«E poi riceverlo quest’anno, in occasione di Palermo Capitale della Cultura è una gioia doppia- aggiunge con una luce birichina nello sguardo- la verità è che difficilmente qualcuno ti ringrazia per il tuo lavoro. A chi mi ha chiesto perché mi avessero dato questa onorificenza, ho risposto che in effetti non avevo fatto nulla di strano, ho semplicemente lavorato e che qualcuno se ne è accorto».
Amelia Bucalo Triglia, schietta e diretta, non è certo una che le manda a dire. Ci accoglie nel suo luminoso bilocale all’ultimo piano di un palazzo storico a Piazza Sant'Oliva dove abita dal 2006.
«Un record visto che ogni sei anni cambio casa, un po’ perché sono le circostanze della vita - dice stringendo tra le dita l’ennesima sigaretta- un po’ per desiderio. Lascio tutto perché fortunatamente non sono legata agli oggetti. Porto via la mia raccolta di libri, quella di musica, e i quadri».

Amelia Bucalo Triglia con la mamma Giovanna, alla cerimonia dello scorso 2 giugno

Ad uno è particolarmente legata, l’albero grande, maestoso di Aldo Pecoraino, le cui fronde rosse sembrano lambite dal fuoco, uno dei simboli più cari dell’ artista palermitano e dei suoi “Eroici furori”.
Già il fuoco, il feel rouge che come un mantra ritorna nella vita di Amelia, la signora dalle forme morbide che come una tigre ama giocare con il fuoco. Lei è la deus ex machina di uno dei festival più apprezzati in Italia e all’estero, il Teatro del Fuoco che il 31 luglio alza il sipario sull'11ª edizione, che si preannuncia scoppiettante di novità, nella splendida cornice dello Spasimo, a Palermo.
«"Mio figlio”- lo definisce così il suo festival- l’ho strategicamente fatto nascere a Stromboli, cuore di fuoco». La sua “creatura” nel 2009 ha ricevuto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la medaglia come miglior progetto innovativo di marketing territoriale, e lo scorso anno, in occasione dei primi 10 anni, la medaglia d’oro.
Lo sguardo curioso, attento come quello di chi, da sempre, è abituato ad annusare l’aria che tira, studiando ed interpretando in modo creativo le tendenze di costume e società a Palermo, con leggero divertimento tanto che «non ho alcuna voglia di smettere». Gli aneddoti della sua vita professionale s’intrecciano con pezzi importanti di storia di Palermo, di una città con cui, come è per molti, vive un rapporto di odio-amore.

Amelia Bucalo Triglia a Stromboli, per la prima edizione del Teatro del Fuoco

«Ogni mattina mi dico "me ne vado", ma poi ogni giorno resto qui a combattere con il coltello tra i denti, perchè questo è il nostro lavoro. Lavorare qui costa il doppio della fatica. Altrove -dice schioccando le dita- le cose si fanno in un battibaleno. Spieghi cosa e perché si deve fare, e si fa. A New York ho allestito una mostra in due settimane, mi guardavano come se fosse un’aliena... Non sanno che qui da noi anche se spieghi cosa ed il perché si deve fare, anche se capiscono, non te lo fanno fare». A impedirle di andar via adesso è l’età avanzata di mamma Giovanna, 87 anni, ma dall’altra è la luce che emana questa città.
«Quando sto male, mi basta andare al mare e guardare il tramonto. Mi cambia l’umore». Non è certo una che molla Amelia, soprattutto quando crede nelle sue idee. Già all’età di 18 anni sapeva che il suo lavoro sarebbe stato quello di stare a contatto con la gente. Ha iniziato come costumista nei villaggi Valtur d'estate, una passione per il cucito che di tanto in tanto ritorna. Infatti una piccola macchina da cucire fa capolino tra i suoi tanti libri. «Ancora gioco a fare costumi nel laboratorio teatrale per i bambini che ho creato con l'associazione Elementi (di cui è presidente, nda) nel magazzino a Tommaso Natale, un bene confiscato alla mafia che ci è stato affidato lo scorso maggio».

Amelia Bucalo Triglia all'autodromo di Pergusa

La giovanissima Amelia, tra vacanze di lavoro e gli esami alla facoltà di lettere moderne e lingue straniere, ha inizia a collaborare a CTS. Erano gli anni d’oro delle prime emittenti televisive private, e nel capoluogo dell’Isola si respirava entusiasmo, voglia di fare e di divertirsi. Ferruccio Barbera, pubblicitario di successo, fu il mattatore insieme a Marcello Mordino di una delle trasmissioni più seguite dei tempi. Il refrain era “Io vedo CTS lo vedo tutti i giorni”, che divenne presto un tormentone.
Lì Amelia faceva la “signorina buonasera: «Imparai molto da Ferruccio e da Francesco Scaturro, in quegli anni furono le mie guide. Mi occupavo di servizi giornalistici sportivi che però nulla avevano a che fare con il calcio. Ricordo che lunedì sera andava in onda una trasmissione interamente dedicata al triathlon che preparai insieme ad un operatore molto in gamba, Federico Marino che oggi lavora a Tgs».
Dallo sport ai motori. Ben presto Amelia inizia a lavorare con Dario Pennica, il direttore di Sicilia Motori. Si fa le ossa nelle pubbliche relazioni finché l’Ansa non la chiama ad occuparsi dei Mondiali . «“O dentro o fuori” tuonò Dario- ricorda oggi divertita- ed io non esitai a lasciarlo. E quando mi sarebbe ricapitata più un’occasione pazzesca come quella che Giuseppe Messina mi stava offrendo?».
Amelia è una donna caparbia, determinata, con il fuoco della passione che la muove verso tutto quello che le interessa. Decisivo è stato l’incontro con Tony Sichera, direttore commerciale e marketing del Palermo Calcio che negli Anni 90 gestiva anche la pubblicità per Mediaset in Sicilia con Publitalia. Il loro sodalizio professionale è durato dieci anni, durante i quali Amelia viene catapultata in un altro mondo: scrive i testi per le televendite che funzionano sempre, va a Milano a registrare e poi torna nella sua città, con un bagaglio di esperienze e di soddisfazioni.

Una giovanissima Amelia Bucalo Triglia alla Coppa Davis

«Ricordo che i testimonial della aziende, come la Patrizia Rossetti o Iva Zanicchi, vendevano i prodotti nell’arco di due ore. Ero contenta, i miei testi piacevano, incontravano il favore del pubblico». Sono stati anni rutilanti, intensi, pieni di promesse, ma anche di delusioni (nel ’91 si sposa, e dopo solo sette anni si separa).
Intanto insieme a Tony Sichera creano l’agenzia “Argomenti”: «C’era voglia di fare cose belle - ricorda Amelia con una leggera patina di nostalgia- negli stessi anni con Angelo Scuderi abbiamo creato “Trend” cun inserto nazionale he si occupava di costume e cultura e che usciva insieme a riviste come Amica e Grazia».
Erano gli anni dell’ascesa di Forza Italia nel Paese. Palermo e tutta la Sicilia furono il bacino elettorale di punta per Berlusconi ed i suoi uomini. Un giorno Francesco Musotto si presenta all'agenzia in cui lavorava Amelia perché intende candidarsi alle europee. «Avrei dovuto occuparmi di scrivere i testi per la sua comunicazione elettorale, questo mi chiese, e anche in quell’occasione fui molto diretta. Gli dissi di farseli scrivere dal suo ghostwriter, perché il mio pensiero era molto distante dal suo. Musotto apprezzò la mia sincerità, e già l'indomani eravamo al lavoro. Vinse le Europee nel '98 ed io non lo vidi più».
Ma la vita fa, si sa, alcune volte fa dei grandi giri e spesso, pur anadando avanti, torna indietro. «A un certo punto ho deciso di licenziarmi dall'agenzia “Biesse Immagini” perchè capivo di non poter più crescere lì dentro. Per sei mesi ho fatto ciò che da sempre mi piace fare: osservare e studiare le tendenze della società, e ho avuto un'intuizione: se al Comune di Palermo la comunicazione era affidata ad un maestro del calibro di Ferruccio Barbera, la Provincia di Palermo non aveva alcuna identità. Così mi decido e vado a trovare Francesco Musotto (intanto eletto presidente della Provincia regionale di Palermo) e gli propongo le mie idee per una comunicazione efficace in grado di avvicinare i cittadini ad un ente che appariva lontano. Lo convinco, mi fa un contratto di un mese, ma alla infine sono rimasta a lavorare per l'amministrazione per sei anni: da 2000 al 2006».

Amelia Bucalo Triglia con Francesco Musotto

E quelli sono stati anni tosti in Provincia, l'uragano Amelia Bucalo Triglia ha portato una ventata di novità. Una rivoluzione che dal basso fino ai piani alti della burocrazia provinciale, interessa tutti. «Dagli autisti ai dirigenti, parlo con tutti perchè mi sembrava necessario che ciascuno si sentisse parte attiva di un progetto comune. Eravamo una bella squadra perchè, oggi come allora, sono convinta che da soli non si va nessuna parte. Soltanto lavorando sull'empatia, sulla relazione e l'energia di ciascuno, si possono ottenere risultati concreti».
Tra le tante, tantissime iniziative (dalle campagne pubblicitarie agli eventi alle mostre) che portano la sua firma, è la Festa della Provincia il suo fiore all'occhiello. «Lavorare per un ente pubblico è stata un'esperienza professionale significativa perchè ci sono dinamiche che altrove non si riescono a vivere, a partire dall'uso di un linguaggio mai lineare. Mi sono scontrata con la cattiveria umana e con la burocrazi, ma ho anche incontrato persone volenterose, aperte alla collaborazione».
Amelia si lascia andare ai ricordi. Uno in particolare le è rimasto dentro «Il concerto organizzato al Duomo di Monreale in occasione dell'incontro dell'ONU a Palermo, con la gente che piangeva sulle note di “La vita è bella” di Nicola Piovani cantata da Noa in dolce attesa. L'aver contribuito con il mio lavoro a creare la magia di quell'occasione, mi emoziona ancora oggi».
E nonostante i tanti successi Amelia ha anche un rimpianto: «Con Musotto abbiamo riaperto, dopo anni di abbandono, il Loggiato San Bartolemo, accanto Porta Felice, di fronte la marina. Uno spazio affascinante che è stato restituito alla fruizione e alla bellezza. Mi sarebbe piaciuto renderlo autonomo per organizzare mostre, eventi culturali, ed invece è ritornato nel dimenticatoio».

Amelia Bucalo Triglia con Simona Vicari e Bruno Pizzul ai Premi Ussi 2006

Quelli trascorsi alla Provincia regionale di Palermo per Amelia, che ricopriva il ruolo di consulente esterno, non sono anni facili. «Esperta di comunicazione e immagine in una giunta di sedici uomini... venivo guardata con diffidenza: possibile che fossi brava? Eppure i risultati erano sotto gli occhi tutti».
Ma Amelia è sempre andata avanti. «La passione è il motore della mia vita e delle mie scelte». E c'è da crederle se nel 2002 è riuscita a portare in Sicilia Jacques Séguéla, il guru della comunicazione mondiale, passato alla storia per la campagna elettorale di Mitterand, intervenuto alla manifestazione “Ad Spot Award Society & Social”, una raccolta internazionale della migliore comunicazione sociale e di turismo. Quell'incontro è la chiave di volta: inizia a pensare a un evento in cui la passionalità della natura sposasse i diversi linguaggi dell'arte in un unicum di straordinaria bellezza, per lasciarsi ammaliare dal fascino dei luoghi e dalla bravura degli artisti. E' il 2008, nasce il Teatro del Fuoco, il progetto artistico a cui da allora si dedica anima e corpo.

La campagna sociale firmata da Amelia Bucalo Triglia

Attiva anche nel campo della comunicazione sociale, Amelia Bucalo Triglia ha curato in questi anni diverse campagne di sensibilizzazione sociale tra cui quella sull'Aids che nel 1999 fece scalpore. «Fummo contattati dal professore Colomba, primario della Casa del Sole, che ci illustrò un incremento delle donne sieropositive. Chiesi due mesi di tempo per pensare, perchè quella problematica mi toccava da vicino. Molti dei miei amici e conoscenti in quegli anni erano morti di Aids».
La campagna a cui pensò ebbe molto successo, soprattutto grazie al coinvolgimento degli studenti che incontrava una volta la settimana. “Perché questo non sia l'unico posto dove i malati di AIDS sono trattati come tutti gli altri” è il messaggio scioccante di quella campagna, scritto su una lapide cimiteriale, che colpì moltissimo soprattutto i giovani che il 1° dicembre, in occasione della Giornata Mondiale dell'Aids, organizzazrono una manifestazione a cui aderirono circa 5 mila studenti. Grazie al lavoro di Amelia i più giovani scesero in prima linea portando avanti una campagna di prevenzione ed informazione, mentre altri, in modo spontaneo, si riunirono al cimitero richiamando l'attenzione dei media.
«Ciò che ricordo con maggior soddisfazione - aggiunge Amelia Bucalo Triglia - è che 120 ragazzi dei circa 150 che avevamo coinvolto, si sottoposero al test dell'HIV. Alcuni di loro sono ormai uomini, molti di successo, e anche se hanno scelto di vivere altrove, con alcuni sono ancora in contatto, e per me, che non ho figli, è veramente importante».

Amelia Bucalo Triglia a Lipari con gli artisti del Teatro del Fuoco

Intanto Amelia Bucalo Triglia è impegnata con l'imminente tour del suo Teatro del Fuoco International Firedancing Festival, secondo la rivista Forbes uno tra i 12 festival per cui vale la pena fare un viaggio, che prende il via il 31 luglio allo Spasimo di Palermo lo spettacolo “Agricantus & Focu” e per il quale il fascino della danza degli artisti del Teatro del Fuoco si fonde all’armonia della musica del gruppo Agricantus.
Appuntamento poi a Villa Filippina, sempre a Palermo, l'1 e il 2 agosto con "Future", uno spettacolo fuori dall'immaginario che rivolge il suo sguardo ai bambini e all’impegno sociale e trascinerà gli spettatori verso pianeti lontani, attraverso le movenze sinuose delle fiamme, le vorticose acrobazie e l’esplosione di colori della luce, che il 5 agosto replica al Baglio Di Stefano di Gibellina, in occasione del Festival Orestiadi, a 50 anni dal terremoto del Belice, con una scenografia fatta di sogni e materia con cui gli artisti del Teatro del Fuoco creeranno uno spettacolo che sia catarsi per il domani. Amelia Bucalo Triglia, che con la sua associazione “Elementi” ha portato il teatro nelle corsie dell'ospedale oncologico per bambini, quest'anno ha deciso destinare parte dell'incasso del Teatro del Fuoco proprio a loro, ai piccoli pazienti di Oncologia. «Il teatro è una forma d'arte che aiuta i bambini ad esprimersi - dice Amelia - ad andare al di là della loro condizione di ammalati, restituisce la libertà e la spensieratezza del gioco».

Un momento dello show del Teatro del Fuoco

Nonostante fervano i preparativi per l'imminente tour del Teatro del Fuoco, Amelia pregusta già il tempo della vacanza. «In una delle tante spiagge deserte della Sicilia, o meglio ancora in campagna a Racalmuto, a casa del mio amico Gaetano Savatteri dove posso trascorrere il tempo a fare marmellate che, insieme ai primi di melenzane, sono il mio piatto forte in cucina».

Un momento dello show del Teatro del Fuoco



© Riproduzione riservata
Pubblicato il 31 luglio 2018
Aggiornato il 31 agosto 2018 alle 14:21





Giusy Messina

Palermitana, classe '63, ama profondamente la sua Isola. Il suo motto è: con leggerezza si possono dire cose importanti. Si occupa di enogastronomia, storie, luoghi e territori, per raccontare una Sicilia nascosta e preziosa. Ha collaborato con il quotidiano L'Ora, La Repubblica, Cult. Ha scritto la prima guida de Il Movimento del Turismo del Vino in Italia, per la Sicilia. È giornalista pubblicista dal 1996.


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