Alla (ri)scoperta della Collina storica di Paternò, cuore della Sicilia antica

Territori L'Acropoli paternese è un unicum perché in soli 500 metri sono condensati millenni di storia visibili e documentabili sul piano architettonico ed archeologico, dal periodo romano passando per il Medioevo normanno. Una realtà policentrica che va letta sul piano storico, geo-culturale e paesaggistico nella sua interazione con la Valle del Simeto e l'Etna

La Collina storica di Paternò è una realtà policentrica, ricca di storie, di monumenti e segni culturali ed ambientali che testimoniano tante epoche diverse. Una dimensione con più luoghi centrali dai quali partire per raccontarla e descriverla. Senza alcun dubbio la Torre Normanna fatta costruire nel 1072 dal Gran Conte Ruggero è uno dei simboli di Paternò, ma lo sono altrettanto la Torre dell’Itria che rimanda ad uno degli antichi cuori della città, oppure l’ex chiesa di San Francesco alla Collina, un gioiello architettonico medievale con originali richiami gotici differenti rispetto agli stili degli altri monumenti paternesi. Se dalla sommità della Collina, scendendo, si giunge al quartiere della Gancia vi si scopre un altro gioiello culturale, una piccola chiesa medievale d’impianto normanno con successive ristrutturazioni che mostrano un sedimentarsi di stili che rappresentano la vitalità culturale di questi luoghi nel corso del tempo.

Il Castello Normanno

Dal Medioevo un altro lungo salto nel passato ci porta all’epoca romana, ed anche in questo caso non è solo un salto con l’immaginazione. Perché nella Collina ogni passaggio d’epoca è testimoniato visibilmente, da strutture architettoniche, da opere d’arte e da ritrovamenti archeologici come nel caso degli scavi non distanti dalla Chiesa Matrice. Peccato che gli scavi archeologici del periodo romano sono solo in parte visibili, perché purtroppo le istituzioni competenti nel recente passato hanno dovuto coprirle per sottrarle alla devastazione dei vandali. Sarebbe però opportuno che adesso, finalmente, venisse elaborato un progetto organico e razionale per rendere ben fruibili questi beni. Del resto, i vandali vi sono ovunque ma per fortuna esistono strumenti tecnologici e forme di custodia dei beni che in altri luoghi li rendono visibili e fruibili. Va detto che il nuovo sindaco di Paternò, Nino Naso, fra i primi impegni della sua giunta ha messo quello della valorizzazione della Collina. Ed ha già invitato ed incontrato a Paternò i vertici della Soprintendenza dei beni culturali di Catania per avviare un dialogo costruttivo. Naso, più volte con dichiarazioni pubbliche, ha riconosciuto che negli ultimi lustri chi ha fatto di più per la valorizzazione di questi luoghi non è stata la politica in senso classico ma la presidente della Pro Loco, Salvina Sambataro. Si deve a lei il fatto che il Palazzo delle Arti sia davvero tornato a vivere con mostre ed iniziative che ha lanciato su temi culturali ed artistici. Così come diverse associazioni culturali hanno fatto vivere la Collina con iniziative originali, si pensi alle iniziative musicali del maestro Salvatore Coniglio e quelle culturali dell’attore Giovanni Calcagno. Per il direttore di orchestra Coniglio la Collina è il simbolo e l’anima della città.

La Torre dell'Itria

Per far rinascere la Collina o l’antica Acropoli come alcuni autorevoli studiosi la definiscono, serve un progetto innovativo ed illuminato, organico e razionale, che non parta solo dall’intervento di recupero di un singolo monumento ma abbia un ampio respiro. «Una visione d’insieme che spesso è mancata in tanti lustri – come sostiene l’architetto Francesco Finocchiaro – e che va rimessa in campo. La Collina è un luogo che condensa molti beni culturali, ambientali e paesaggistici, va riletta e compresa in questa chiave».

Antica porta principale d'accesso alla Collina storica di Paternò in periodo medioevale

In effetti siamo dinanzi ad un unicum, perché in soli 500 metri sono condensati millenni di storia visibili e documentabili sul piano architettonico ed archeologico. Solo guardando, analizzando e raccontando l’insieme si può comprendere che è una dimensione che può avere una proiezione nazionale ed internazionale. E’ un racconto visibile, che se lo allarghiamo ai paesaggi, agli ambienti, alla storia di lunga durata per dirla alla Braudel – il grande storico delle ‘Annales’ che con il suo monumentale libro ‘Civiltà ed imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II’ ha cambiato la storiografia del Novecento sulla scia di Marc Bloch e Lucien Febvre – è ancora più importante e significativo. La Collina di Paternò va letta ed interpretata sul piano storico, geo-culturale e paesaggistico nella sua interazione con la Valle del Simeto e con l’Etna. Purtroppo come molti luoghi etnei, anche Paternò ha più volte girato le spalle al grande vulcano. Per elaborare un solido progetto turistico deve operare in sinergia con Ragalna e gli altri paesi etnei. Così come deve operare in armonia con gli altri comuni della Valle del Simeto per rilanciare l’identità storico-culturale di questi luoghi. Uno storico locale, studioso di antropologia, tradizioni popolari, sociologia e didattica culturale, Nino Tomasello, giustamente sottolinea: «Bisogna ripartire dall’identità simetina per dare un substrato storico-culturale più profondo a Paternò ed al suo vasto comprensorio. Senza la civiltà del Simeto non si comprende come tutto il territorio che va da Paternò ad Adrano, da Belpasso a Centuripe, fosse già vitale, ricco e strategico nelle fasi storiche dell’epoca greca e di quella romana. La grande letteratura, da Cicerone a Virgilio, è testimonianza storica nel mondo classico dell’importanza dell’area che da Paternò giunge ad Adrano ed all’Ennese. Riscoprire l’identità è fondamentale, la memoria deve non solo rivivere ma diventare la linfa vitale di progetti innovativi».

La scalinata settecentesca, sullo sfondo la Chiesa Matrice di Paternò

Ed è per questo motivo identitario simetino che la docente, intellettuale ed appassionata della Valle del Simeto, Chiara Longo, assieme a Graziella Ligresti e ad altri volontari lavora da anni al progetto di valorizzazione del Simeto e del vasto territorio attraversato dal fiume. La Collina di Paternò dalla quale si può ammirare la vasta e variegata bellezza della Valle è profondamente connessa con essa. Vi è una continuità geografica e storica. Prima parlavamo di Acropoli, e non a caso. Alcuni studiosi hanno spiegato come in realtà la Chiesa Matrice – altro centro nevralgico dell’antica collina -, è fondata su strutture architettoniche risalenti al periodo normanno, sorge sullo spazio dove secondo alcuni studiosi vi doveva essere molto probabilmente un tempio greco. Sugli aspetti dell’epoca greca ed ellenistica, sull’Acropoli, aveva avuto delle splendide intuizioni, una raffinato studioso di storia dell’arte ed intellettuale eclettico, il sacerdote Giuseppe Di Giovanni. Sulla Collina vi sono stati rinvenimenti di oggetti del periodo della Magna Grecia, dei manufatti d’argento furono ritrovati per caso da una contadina nel 1909. Sette di questi oggetti preziosi si trovano nel Pergamonmuseum, uno dei più prestigiosi musei archeologici della Germania e dell’intero Vecchio Continente. Sono noti come gli ‘Argenti di Paternò’.

Ex Convento di San Francesco alla Collina

Sulla questione della rivalorizzazione dell’antica Collina delle analisi importanti ed acute sono state sviluppate da un altro attento e profondo conoscitore della storia della Valle del Simeto e di Paternò, l’architetto Francesco Scandura, che ha sottolineato più volte quanto sia essenziale per la rinascita della Collina la valorizzazione dei tanti possibili percorsi culturali e turistici – anche quelli che sono presenti nel cimitero monumentale -. Proprio nel cimitero sulla sommità della Collina vi sono dei luoghi panoramici di straordinaria bellezza, ed i punti di osservazione più suggestivi nel mirare la varietà naturalistica e paesaggistica della Valle del Simeto.

Scavi archeologici di epoca romana visibili in parte

Su tutta la Collina domina con la sua rigorosa e razionalistica struttura la Torre Normanna. Spiega lo storico locale Pippo Virgillito: «La storia della Torre Normanna con tutti i successivi interventi strutturali è una vicenda secolare che segna anche le diverse epoche della città. Non vi è alcun dubbio che dall’epoca normanna al periodo svevo la Torre abbia conosciuto momenti di notevole importanza, aveva una funzione geo-strategica e militare nel controllo della Valle del Simeto così come gli altri castelli da Motta ad Adrano. La centralità nell’area della Valle ne faceva il vero punto nodale di tutto l’ampio territorio in questione. Ed era anche uno dei luoghi preferiti da Federico II e da altri potenti per la caccia col falcone. Il castello ha avuto anche la presenza di regine quali Eleonora d’Angiò e Bianca di Navarra. La Regina Bianca fu legata a Paternò ed al suo castello, proprio qui l’11 novembre 1405 emanò le note ‘Consuetudini della città di Paternò’, un insieme di leggi regolanti il diritto civile».

Sito archeologico romano attaccato alla Chiesa di Cristo al Monte

Virgillito aggiunge: «La storia della Collina di Paternò è ricca anche di tradizioni popolari perché per lungo tempo è stato il cuore della città circondato dalle antiche mure. Qui hanno vissuto greci, romani, ebrei, bizantini, arabi, normanni… E potremmo ben dire hanno anche convissuto. Nel proseguo della storia, con il susseguirsi delle dominazioni, sino alle epoche più recenti, sulla Collina non sono rimaste solo tracce architettoniche, ma una lunga tradizione di culture e di tradizioni immateriali che rendono Paternò ancor più ricco di stratificazioni della memoria ed antropologiche. Va specificato che il nuovo centro storico si è poi urbanisticamente spostato più in basso a partire dai secoli XIV e XV».

Antico portale medievale con influssi gotici della ex Chiesa di San Francesco alla Collina

Da queste storie, culture, tradizioni materiali ed immateriali, Paternò può ripartire per costruire un nuovo futuro. Ma è evidente che va fatto senza imposizioni dall’alto, con un dialogo fra istituzioni, società civile, intellettuali, addetti ai lavori. E con una visione di ampio respiro che fuoriesca dal localismo, bisogna creare interazioni positive con il porto e l’aeroporto di Catania, i luoghi infrastrutturali dove giungono numerosi i turisti. Bisogna intercettare i flussi turistici a Catania, sull’Etna, e quelli che visitano il Sud-Est siciliano: da Taormina a Noto. E nel contempo bisogna rafforzare l’identità locale, far conoscere meglio la propria storia ed i propri beni, comprendendo che la Collina legata alle Salinelle ed alla Valle del Simeto è una proposta culturale d’insieme molto più efficace che la valorizzazione di un singolo bene. Sicuramente potrebbe essere importante anche il parco archeologico. Serve uno spirito nuovo capace di vedere la Collina nel suo insieme e nelle sue interazioni con altre realtà etnee. Il futuro può passare da qui, ma Paternò deve sapersi ripensare, uscire da diversi lustri di semi-isolamento e guardare al mondo. Senza dogmatismi e pregiudizi, senza esaltazioni enfatiche ma anche senza timori reverenziali…

Antico portale della Chiesa originariamente normanna della Gancia

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