Al “Km 123” c’è la storia del giallo. Secondo Andrea Camilleri

Libri e Fumetti Nel nuovo romanzo, edito da Mondadori, lo scrittore di Porto Empedocle rielabora il “giallo” in maniera sui generis, come una formula narrativa che gli permette di spaziare in altri livelli di interpretazione. A conclusione del romanzo il testo "Difesa di un colore", sintetica storia internazionale del genere, basato sull'interessante parallelo tra giallo e libertà

Andrea Camilleri è tornato nelle librerie con un nuovo romanzo, un giallo edito da Mondadori, dal titolo Km 123”. Questa volta la storia è ambientata a Roma e non ne è protagonista il commissario Salvo Montalbano, che come è noto ai tanti appassionati del poliziotto letterario più famoso d’Italia non ama stare lontano dalla sua Sicilia, tanto meno dalla sua Vigàta. Sono altri i personaggi di questa nuova storia. Camilleri per Mondadori ha già pubblicato diversi libri, dal romanzo storico La scomparsa di Patò (una delle sue opere migliori), a testi di ambientazione borghese. Il tutto frutto di una sperimentazione continua, che è una delle caratteristiche peculiari della dimensione artistica ed intellettuale eclettica e poliedrica dello scrittore di Porto Empedocle. Ricordiamo fra questi romanzi “borghesi”: Il tailleur grigio, L’intermittenza, Il diavolo certamente.

Andrea Camilleri

Camilleri rielabora il “giallo” in maniera sui generis, come una formula narrativa che gli permette di spaziare in diversi generi, ed anche in difformi categorie spazio-temporali, ovvero può cambiare contesto storico e sociale, e dare concretezza letteraria alla sua notevole verve creativa. Il “giallo” trascende il concetto medesimo di “genere”. Accanto al primo livello narrativo si dipanano altri livelli di interpretazione, da quella storico-sociale a quella psicologica, sino a giungere alla dimensione antropologico-filosofica. Il giallo consente di analizzare in maniera ermeneutica il mondo in cui vivono i personaggi, ad esempio il giallo nordico (non solo quello svedese) è uno degli esempi più efficaci di interpretazione del mondo sociologico, politico, psico-sociale. Ha permesso a molti lettori nel mondo di comprendere come dietro l’apparente serenità e tranquillità del profondo Nord dell’Europa vi fossero inquietudine esistenziale e contraddizioni sociali.

Non a caso ci siamo soffermati sulla dimensione interpretativa di questo genere narrativo, perché in
“Km 123 accanto al romanzo, Camilleri ha aggiunto una sua indagine epistemologica, metodologica e filosofico-letteraria del “giallo”, dal titolo emblematico Difesa di un colore.

Prima di approfondire ulteriormente questa parte molto importante del testo, è fondamentale viaggiare nella trama del nuovo libro. Scritto da Camilleri, così come tutti i suoi “romanzi borghesi” (ambientati nelle metropoli, da Milano a Roma),
in lingua italiana e senza uso del dialetto o dei dialetti. E’ evidente che la scelta della lingua è cruciale, non vi è bisogno di citare Alessandro Manzoni o Giovanni Verga, la struttura narrativa è profondamente influenzata dai linguaggi e dalla lingua. Lo stile di questo nuovo romanzo è essenziale ed asciutto, il ritmo narrativo è serrato, rispetto ad altri romanzi precedenti “borghesi” anche la stessa interpretazione psicologica dei personaggi è più attenuata. E non a caso, poiché il romanzo si snoda sulla velocità della comunicazione dei personaggi, sulla rapidità delle azioni, su un susseguirsi di colpi di scena. Una parte della stessa comunicazione fra alcuni personaggi centrali avviene tramite messaggi telefonici, è come se Camilleri passasse dall’articolata fase epistolare classica dei romanzi storici alla comunicazione post-moderna, che opera per sintesi estreme.

E’ un romanzo del “mondo liquido” per citare il filosofo-sociologo Bauman, ma per altri versi è un romanzo che racconta dinamiche e sociali che non sono affatto mutate. Mostra le contraddizioni e le fragilità degli esseri umani, palesa sentimenti di amore, di odio, piani diabolici di vendetta, lacerazioni interiori, che sembrano riproporre le stesse dicotomie delle “tragedie” del mondo greco. Nella
Silicon Valley vi sono teorici- che spaziano in maniera un po’ confusa tra sociologia, tecnologia e scienza- convinti che vi sia già una dimensione post-umana o trans-umana. E’ ovvio che la tecnologia e la scienza incidano sugli esseri umani ma vi sono comportamenti, atteggiamenti ,dimensioni interiori che non sono affatto diversi da quelli del mondo antico, nel bene e nel male. Ancora oggi noi possiamo interpretare il mondo sociale attraverso l’analisi del greco Aristotele che teorizzò l’uomo come animale razionale e sociale che tende al raggiungimento del bene comune ed alla virtù, e la visione del filosofo Hobbes che molto tempo dopo (nel Seicento) teorizzò invece la visione dell’uomo lupo degli altri uomini, di un conflitto originario di tutti contro tutti dal quale gli esseri umani sarebbero usciti solo per l’istinto egoistico di sopravvivenza. Nella visione hobbesiana per non autodistruggersi gli uomini si sarebbero uniti con un contratto delegando il potere al “sovrano”. Varie altre teorie filosofico-etiche, socio-pedagogiche, possiamo citare, da Platone a Rousseau. Dal mondo greco all’Illuminismo il rapporto fra ragione e passioni è predominante, seppur con concezioni differenti. La stessa psicologia novecentesca, ed in particolare quella freudiana, è in realtà debitrice al mondo greco. Ed ancor di più, vi sono atteggiamenti atavici sul piano non solo degli istinti ma dei sentimenti contrastanti di odio ed amore che si possono ritrovare in diverse culture ed in diversi fasi della presenza degli esseri umani sulla terra.

Tornando al nuovo romanzo giallo di Camilleri
“Km 123”, esperimento più originale rispetto agli ultimi romanzi incentrati su Montalbano, vi è una struttura narrativa diversa, tutta incentrata su di un ritmo a volte vertiginoso. E funziona anche la velocità sintetica. In questo Camilleri è aiutato dalla sua tecnica narrativa che è simbiosi di esperienze teatrali e televisive. Il suo narrare fluido non è il frutto di improvvisazione ma di una ricerca continua, è come la bella esibizione di un trapezista che fa sembrare tutto semplice, ma in realtà dietro vi è un grande lavoro di esercizi ripetuti al fine di migliorare e perfezionare la tecnica.

L’incipit del romanzo
“Km 123” incentrato sul telefonino spento, con Ester che telefona a Giulio che in realtà si trova in ospedale dopo un grave incidente avvenuto sulla Via Aurelia, è già una metafora interpretativa del testo. La moglie di Giulio, Giuditta, che riaccende il telefono e risponde alla telefonata di Ester che cerca disperatamente il suo amante. I messaggi, gli sms, che in realtà verranno letti dalla moglie… Potrebbe sembrare una commedia all’americana ma non è così. L’incidente è frutto di un causale tamponamento o l’auto di Giulio è stata speronata? E’ un incidente od un tentato omicidio? Altri personaggi entrano in gioco, altre figure. E la verità non è come appare…

Ma di certo non sveleremo il proseguo della trama ed il finale, un romanzo va letto e gustato in ogni suo particolare. Ed il finale di un giallo è una speciale sfida tra autore e lettore, va ricercato nella lettura, nell’attenzione ad ogni dettaglio. A conclusione del romanzo – come avevamo già scritto – vi è un testo di Camilleri
Difesa di un colore, che non è solo una riflessione filosofica sul giallo ma anche una sintetica storia di questo genere a livello italiano ed internazionale. Molto interessante anche l’analisi sul giallo e la libertà.

Scrive Camilleri: “La verità è che il giallo nasce, fiorisce e si sviluppa non nelle società capitalistiche ma nelle società libere. E difatti guardiamo brevissimamente cosa è successo in Francia, in Inghilterra e negli Stati Uniti negli stessi anni presi in considerazione per quanto riguarda l’Italia”. Ed ancora il giallo come apertura alla grande letteratura. “In Francia, il successo popolare delle inchieste del commissario Jules Maigret, creato da Georges Simenon, fa da apripista ai romanzi non propriamente polizieschi di quest’autore che tra i suoi ammiratori può ormai contare, oltre che su scrittori da lui distantissimi come Céline, sulla quintessenza della letteratura francese di quel periodo, vale a dire André Gide. Gide farà sì che le porte della casa editrice Gallimard, tempio della letteratura cosiddetta alta, si aprano per accogliere Simenon”. Più avanti Camilleri ricorda: “(…) Senza fare troppo rumore, nel 1942, uno tra i più fini e raffinati letterati del Novecento, Jorge Luis Borges, scrive con Adolfo Bioy Casares i Sei problemi per don Isidro Parodi, racconti polizieschi il cui protagonista, l’investigatore, don Isidro Parodi appunto, è un detenuto condannato, seppure ingiustamente, a vent’anni di galera. Borges, sul giallo, scriverà acutissimi saggi critici e terrà affollate conferenze”.

Ed in Italia? Camilleri sostiene: “La verità è che la rinascita del romanzo giallo italiano ha due date ben precise. Il 1957, quando Carlo Emilio Gadda pubblica un volume
Quer pasticiaccio brutto de via Merulana (che era già apparso su “Letteratura” nel 1946-47), e il 1961, quando Leonardo Sciascia dà alle stampe Il giorno della civetta”.

Ed anche queste sono analisi camilleriane tutte da leggere…

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