lunedì 21 agosto 2017

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La piuma bianca

Il Vulcano e il treno della felicità

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Le emozioni del viaggio intorno all'Etna sulla Circumetnea dei ragazzi che hanno aderito alla campagna di promozione della lettura legata a Storie sotto il vulcano, il concorso per studenti che punta al racconto del Vulcano per valorizzarne l'identità


di Sergio Mangiameli

Siamo partiti con gli zaini in spalla, guardandoci negli occhi, ma di taglio, con quell’inclinazione che si concede all’ansia curiosa di stare per vivere insieme qualcosa di nuovo. C’erano professori diversamente giovani con i capelli sbiancati dalla vita e giornalisti diversamente canuti, col sorriso pronto per un reportage d’avventura. E poi c’era un treno di adolescenti: ragazze e ragazzi di un sacco di scuole attorno all’Etna, con un filo che li teneva uniti per il cuore: una storia sotto questo vulcano. Scritta, fotografata o disegnata aveva poca importanza. Tutti loro avevano una loro storia precisa da raccontare per un concorso creativo unico, carico di tanta genialità che rasenta la follia – perché è un solletico alla follia, mettere a punto la colossale, articolata macchina organizzativa e farla funzionare nei suoi peli, umori, scarti all’ultimo minuto, conferme e smentite, attese e improvvisazioni, e arrivare in fondo leggeri, come fosse la fine di una passeggiata magnifica e non anche l’emozionante esplorazione di un tempo sconosciuto. Perché è questo, il sasso, che venerdì ventuno aprile, sulla Littorina della Circumetnea, io e le centinaia di ragazzi, ci siamo passati di mano in mano: il tempo.

Fatto salvo che viaggiavamo nello spazio naturale attorno all’Etna – tra i campi di lava e le forme a corda, gli uliveti, i pistacchieti, i vigneti…-, fatto salvo il rapporto di grandezze tra il tempo umano e quello della Terra (in un anno condensato, in cui il 1° gennaio nasce la Terra e adesso siamo alla mezzanotte del 31 dicembre, l’Uomo arriva alle 23.59!), fatto salvo che quattordici miliardi e mezzo di anni fa – milione più, milione meno –, eravamo tutti nello stesso punto indistintamente, ci siamo chiesti: ma qual è il tempo esatto, il tempo giusto che la natura ci indica?

Sergio Mangiameli

Perché non possiamo percepire il territorio naturale, se non ci siamo totalmente sia nello spazio che nel tempo. Perché non possiamo sentire noi stessi, senza un posto e un minuto.

E allora con i ragazzi abbiamo svirgolato, inerpicandoci sulle cime delle frasi di alcuni testi di narrativa e di vulcanologia e di poesia, frutti di scrittori, storici, scienziati e musicisti. Abbiamo esaminato, discusso, letto, testi di pensieri provenienti dalle più disparate sfaccettature dell’Uomo di cultura, in un’operazione di incollaggio forse mai tentata prima. Quale? Quella nostra: l’uomo scollato dal territorio e dunque da sé, che si può ritrovare nell’unico tempo che la natura conosce: il presente. Il qui e adesso degli animali selvatici, dei bambini, degli artisti che alla natura s’ispirano, di noi, ragazze e ragazzi, professori diversamente giovani, giornalisti diversamente canuti – e autori, testimonials della letteratura legata al territorio, come il sottoscritto –, che siamo su questo treno in movimento, dove niente è più importante di ora, insieme, per capire i nostri ruoli, condividere la bellezza di queste emozioni e arrivare al momento di aprire la mano e vedere nel sasso tutta la passione che siamo capaci di provare dopo quanta cultura che siamo stati pronti a ricevere.

E nel sasso, osservandolo con la consapevolezza finale, abbiamo visto i pure contorni di qualcosa che pratichiamo più volte al giorno, tutti i giorni, e che ci dà la misura della nostra felicità: la scelta – cioè la magia di essere uomini colti, che ci offre il potere immenso di conoscere, amare e difendere. Perché scegliere il ruolo, significa mettere il sedere nel posto giusto, e cioè vivere il tempo presente con pienezza esistenziale. Perché trovare il proprio compito in questa avventura attorno a un vulcano attivo è la storia esatta che dobbiamo poter raccontare. Perché questa non è solo la Littoria della Circum, ragazzi. Questo è il treno della felicità.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 24 aprile 2017
Aggiornato il 25 aprile 2017 alle 11:04




Sergio Mangiameli

Il senso di appartenenza, come ostinato segnavia, con l’ambiente naturale. Sono presente su Facebook


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