“Una lunga attesa”, quattro donne “contro” un destino comune

Recensioni Lo spettacolo diretto da Nicola Costa, andato in scena alla Sala Chaplin di Catania, è uno spettacolo godibile e dal ritmo serrato che parla di donne e delle loro frustrazioni, di quanto le delusioni della vita possano influire in modo inaspettato sul destino di ciascuna

Quattro donne, quattro storie, un uguale destino. Sono le protagoniste di “Una lunga attesa” di Fabrizio Romagnoli messo in scena dal 5 all’8 maggio alla Sala Chaplin di Catania con la regia di Nicola Costa, per la rassegna “La carrozza degli artisti”.
Eli, Flami, Miky e Vale sembrano quattro amiche, ma non lo sono, e lo si capisce subito. Troppo diverse, troppo arrabbiate, troppo deluse, al punto da risultare ciascuna insopportabile e modo suo, violenta a modo suo, in un crescendo di intolleranza che le porterà a svelarsi, e rivelarsi, a suon di urla.

Alice Sgroi e Elisa Franco in scena - ph Dino Stornello

Introdotto da una voce fuori campo che si diluga più del dovuto, la scena si apre con l’attesa di Miky (Elisa Franco) che poi racconterà essere una casalinga e moglie “perfetta”, poi raggiunta da Flami (una sorprendente Carmela Sanfilippo a cui va il merito di aver retto tutta la scena), una “sciocca” e impaurita segretaria di buona famiglia, Vale (la giovane Viviana Toscano) una ragazza rozza e incazzata col mondo e con la vita, forse perché non ha ancora capito chi è, e costantemente alla ricerca di una “guida”, ed Eli (una convincente Alice Sgroi), donna avvenente e senza scrupoli.
“Una lunga attesa” è uno spettacolo che parla di donne e delle loro frustrazioni, di quanto le delusioni della vita possano influire in modo inaspettato sul destino di ciascuna, offrendo una visione che, per quanto veritiera per certe sfumature, risulta assolutamente “parziale”, che indaga cioè solo alcuni aspetti dell’essere femminile senza mai andare fino in fondo a scandagliare l’anima delle protagoniste.

Viviana Toscano e Carmela Sanfilippo in scena - ph Dino Stornello

Pochi i comuni denominatori che collegano le quattro protagoniste, uno su tutti il ruolo che le madri hanno giocato nella vita di ciascuna di queste donne. Nella messiscena di Nicola Costa, – nel suo insieme godibile ma un po’ sopra le righe, a nostro avviso – le attrici hanno dato una grande prova, mantenendo il ritmo serrato ed esasperato che richiede il testo. Anche se un po’ troppo “urlato” in alcuni passaggi.

Una menzione particolare va a Carmela Sanfilippo, superba attrice catanese che ritorna in città dopo alcuni anni all’estero, che nel ruolo di Flami riesce egregiamente ad alternare momenti di grande ironia a momenti di grande commozione, bene interpretando il personaggio disagiato anche nelle sue movenze.
Eli, Flami, Miky e Vale sono quattro donne divise in due fazioni: Micky e Flami da una parte, ed Eli e Vale dall’altra. Quella che dovrebbe essere una partita a carte tra “amiche” si trasforma subito in un gioco di forza e potere, di falsità, di lotta alla sopravvivenza, un gioco di supremazie su chi riesce ad avere la meglio sulle altre: ne viene fuori un gioco al massacro fatto di accuse, illazioni, confessioni e rivendicazioni all’ultimo respiro.

Alice Sgroi, Elisa Franco, Nicola Costa, Viviana Toscano e Carmela Sanfilippo - ph Dino Stornello

Lo spettatore si trova dunque catapultato in questo gioco psicologico e violento, non sapendo bene per chi patteggiare, perché conosce di ognuna sia la maschera, sia l’intimo pensiero. Quando la calma sarà finalmente ristabilita e la partita a carta sembra poter avere inizio, un finale assolutamente a sorpresa spiazzerà gli spettatori.
Spettacolo godibile e molto applaudito, ma stiracchiato sul finale, quando una voce fuori campo spiega al pubblico l’epilogo già palesato in scena. Assolutamente superfluo.

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