venerdì 22 marzo 2019

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Un archivio on line
custodisce la memoria della Sicilia

Tradizioni

La Fondazione Ignazio Buttitta e il Museo delle Marionette Pasqualino Noto hanno creato un sito nel quale sono stati schedati e digitalizzati i materiali audiovisivi della tradizione popolare. L'archivio, aperto anche a contributi esterni, è fruibile anche su smartphone. Si tratta del primo step di un unico Polo etno-antropologico che aprirà entro la fine dell'estate


di Sonia Papuzza

All'inizio si sente un breve fruscio, come una vecchia puntina di giradischi sul vinile o come il nastro di una vecchia audiocassetta quando si preme “play”. Ma è un attimo, poi arriva la voce, calda, dolente, di un uomo che cinquant'anni fa cantava “U sbigghiarinu...”.
È la prima di circa cinquecento registrazioni effettuate in Sicilia da studiosi di tradizioni popolari a partire dal 1966 fino al 1980 e da oggi ascoltabili da tutti in rete grazie alla collaborazione fra il Miur e la Fondazione Ignazio Buttitta, con l’obiettivo di digitalizzare e schedare tutti i materiali nastrografici del Folkstudio e dell’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari di Palermo. E questo è soltanto l'inizio: l'altra bella notizia è che per la fine dell'estate è prevista l'apertura di un Polo etno-antropologico all'interno di Palazzo Tarallo, nel centro storico di Palermo, dove già sono custoditi gli archivi del Pitrè.

Ignazio Buttitta

Ma andiamo con ordine. Erano gli anni Sessanta e un gruppo di antropologi palermitani, in testa Elsa Guggino e Antonio Pasqualino, inizia a registrare sul campo le espressioni della tradizione popolare, che siano canti, opera dei pupi o preghiere. Inizialmente si avvalgono della collaborazione dell'Accademia di Santa Cecilia, poi continuano con i loro mezzi, che sono comunque all'avanguardia per l'epoca. I nastri così prodotti, circa 1.400, sono detenuti in parte dal Folkstudio e in parte dall'Associazione per la Conservazione delle tradizioni popolari, di cui è fondatore Pasqualino e che confluiranno poi, insieme a quelli della Guggino, nell'archivio del Museo internazione delle marionette Antonio Pasqualino, fondato dallo stesso medico chirurgo palermitano nel 1975 e sede dell'associazione.
Le registrazioni in questione sono finora state oggetto di studio da parte di antropologi e appassionati di tradizioni popolari, ma adesso chiunque può ascoltare circa un minuto di ognuno dei cinquecento brani presenti sul sito www.archivioetnograficosiciliano.it, in attesa che vengano passati su un supporto digitale - e quindi caricati - anche gli altri.

L'home page del sito

«Per la digitalizzazione di ogni ora di registrazione su bobina – dice Rosario Perricone, direttore artistico del Museo Pasqualino e ideatore del progetto – ci vogliono circa cinque ore di lavoro. Finora abbiamo impiegato per queste operazioni dodici persone e c'è ancora tanto da fare. Ma è una delle cose più importanti che abbiamo fatto da anni e la nostra intenzione è di andare avanti e mettere online anche il materiale video». Invece i vecchi supporti su nastri da 1/2 pollice e da ¼ di pollice traslocheranno dal Museo delle marionette al piano nobile di palazzo Tarallo all'Albergheria, che con un'operazione a costo zero il Comune ha concesso per la creazione dell'archivio e dove troverà spazio anche l'intera biblioteca del museo dedicata all'etno-antropologia.

Spettacolo al Museo delle Marionette Pasqualino Noto di Palermo

Il materiale audiovisivo che verrà caricato sul sito, facilmente consultabile anche con lo smartphone, proviene anche dal Cidim di Roma e dall'archivio del Dipartimento dei beni culturali dell'Università di Palermo. Il sito, che permette di classificare i brani in base alla provincia di provenienza o alla data o ad altri parametri, è inoltre una piattaforma aperta ai contributi esterni provenienti da ricercatori locali di tutta la Sicilia. Si metteranno così a sistema tutte le conoscenze sulla materia, creando una sorta di continuità fra gli studi più recenti e quelli di Giuseppe Pitrè e gettando le basi per una etnografia del contemporaneo che avrà in quei locali il suo fulcro. La diffusione online dei primi cinquecento brani è il primo passo, che però ha già riscosso grande successo, come dimostra il fatto che in pochi mesi le visite sono state più di 1.500, mentre più di cento sono state le richieste di ottenere l'audio completo dei brani.
«Lavoro a questo progetto dal 1989 e quindi è ovvio che per me ha un grande valore affettivo – continua Perricone – e, se da un lato questa attenzione ci fa piacere, dall'altro ci fa riflettere su quale sia il modo giusto di procedere. Non vogliamo che questa “nuova” popolarità si trasformi in un boomerang per le tradizioni popolari, spesso è capitato che venisse fatto scempio di canti e musiche dai rappresentanti di un falso folclore»

Il peso di questa responsabilità non è di poco conto dal momento che nel 2014 l'Associazione, grazie all’impegno profuso nella salvaguardia e promozione delle tradizioni popolari, è stata accreditata quale organizzazione non governativa consulente del Comitato intergovernativo del patrimonio culturale intangibile Unesco. Già nel 2001 d'altra parte l’opera dei pupi è stata proclamata dall’Unesco “Capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità”. E il museo ne conserva tutto lo spirito fra le proprie collezioni, nel piccolo teatro con le panche di legno e nella sala affollata di pupi catanesi e palermitani, più alti i primi, meno di un metro i secondi, ma tutti in egual modo accalcati fra loro, disposti su file parallele a fissare il visitatore stupito e incantato. Il museo di piazza Pasqualino, a due passi da piazza Marina, custodisce circa quattromila fra marionette, pupi, burattini, ombre, attrezzature sceniche e cartelloni provenienti da tutto il mondo e numerosi materiali utilizzati nelle altre tradizioni del teatro di figura come il Ningyo Johruri Bunraku giapponese, il Wayang Kulit indonesiano e lo Sbek Thom cambogiano. La collezione è inoltre arricchita, fra le altre, dalla scenografia che Renato Guttuso utilizzò nel 1987 nello spettacolo Foresta-radice-labirinto di Italo Calvino, per la regia di Roberto Andò e da altre testimonianze di opere contemporanee.

Insomma, un luogo affascinante e imperdibile, anche se ancora quasi misconosciuto, quantomeno dai Palermitani, a giudicare dal fatto che degli oltre ventimila visitatori l'anno, più della metà sono stranieri.Per dare un'occhiata alle tante attività del Pasqualino e leggere una descrizione delle preziose collezioni ospitate, si può visitare il sito www.museodellemarionette.it.


© Riproduzione riservata
Pubblicato il 03 giugno 2016
Aggiornato il 09 giugno 2016 alle 20:16





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