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Trockij, l’eroe libertario artefice e vittima della “grande illusione”

Blog Avrei tanto da raccontare di quel poco che ho visto nel mio recente viaggio in Messico ma non potevo non recarmi in pellegrinaggio a Coyoacan alla casa di Lev Trockij, tra gli artefici e vittime della "grande illusione" bolscevica. Un gigante tramutato dalla sconfitta e dalla persecuzione in eroe libertario, alleato e consanguineo delle avanguardie artistiche e dei più puri impeti di ribellione

Torno da Città del Messico, dove ho partecipato a un convegno di italianisti. Avrei tanto da raccontare, di quel poco di Messico che ho visto: le barche di Xochimilco fluttuanti nella laguna al ritmo di “Cielito lindo”, la festa dei morti a Tepotzlan fra scheletri gioviali e “ofrende” ai cari scomparsi, la vertigine che ti rapisce e ti smemora fra i resti dell’antica metropoli zapoteca di Monte Alban, le chiese dove il dolorismo della Controriforma iberica trionfa nei Cristi rattrappiti sotto la croce e nelle Addolorate elegantemente ammantate di strazio, l’autobiografia d’una nazione dipinta con esuberanza da Diego Rivera sui muri del palazzo del governo, le stampelle e i busti e i pennelli della coraggiosa Frida che d’un corpo dilaniato seppe fare arte ed elevarlo a mito, e ancora il tripudio di colori e suoni nella lussureggiante, travolgente Oaxaca

Fede e rivolta, purezza e ferocia, estasi e delirio, indolente abbandono e implacato furore mi sembrano le antinomie tutt’altro che incompatibili che in discorde concordia hanno governato quel paese, segnato la sua natura e la sua storia, le sue arti e la letteratura (penso a Juan Rulfo, a Carlos Fuentes, tra i massimi romanzieri latino-americani). O contro il mondo com’era e com’è, in un susseguirsi di rivoluzioni, di fallimenti, di chimere, di tradimenti, oppure fuori dal mondo, nelle forme di una devozione rapinosa e accorata. Un paese che, unico caso nella storia, può celebrare come padre della patria un combattente anarchico come Emiliano Zapata; un anarchico, Zapata, che fu l’unico nella storia ad aver fatto una rivoluzione.

E a proposito di rivoluzione («La rivoluzione: mare / d’ira azzurra, a inghiottire tanta fredda miseria», cantava Luis Cernuda, il poeta spagnolo che scelse di vivere e morire in Messico), non potevo non recarmi in pellegrinaggio alla casa di Trockij, a Coyoacan. E sostare in raccoglimento dinanzi alla scrivania dove il grande rivoluzionario fu massacrato dal bieco agente stalinista Mercader.

Frida Kahlo e Lev Trockij

Lev Davidovic era il mio mito, intorno ai vent’anni: avevo seguito per due anni le belle lezioni di Gastone Manacorda sulla rivoluzione bolscevica e mi ero innamorato di lui e della “rivoluzione permanente”, in anni in cui la gauche estrema, almeno quella cosiddetta marxista-leninista, delirava invece per Stalin e per Mao. E sono fiero di essere stato espulso, al grido per lui oltraggioso di “trockista!”, da Dario Fo in un’assemblea che ingurgitava beata i suoi spropositi storiografici, che io e Filippo Vitanza avevamo osato mettere in discussione. E infine Salvatore Battaglia, che non era certo comunista ma liberalsocialista, mi aveva messo in mano assieme ad Auerbach e a Northrop Frye gli scritti di Trockij sulla letteratura, ancor oggi da leggere con profitto.

Trockij dipinto da Frida Kahlo

Un gigante, certo, Trockij: a cui è difficile perdonare la repressione di Kronstadt ma che svetta comunque (e accanto a lui metterei Bucharin) tra gli artefici e vittime della “grande illusione” bolscevica, vanificata ab origine dalla sua natura oligarchica, dispotica, tutt’altro che incline a mantenere le promesse originarie della “estinzione dello stato” e del conferimento di “tutto il potere ai soviet”. Stalin non farà che portare allo stremo d’un apocalittico bagno di sangue quell’originario fallimento; e il tanto più intelligente, più limpido Trockij, insieme all’intero gruppo dirigente della rivoluzione, dalla rivoluzione e dai suoi esiti fatalmente fratricidi sarà travolto. Ma con grande dignità, con la nobiltà ritrovata dell’autentico rivoluzionario.

Un possibile despota anche lui, obietta qualcuno, se avesse vinto. Ma tramutato dalla sconfitta e dalla persecuzione in eroe libertario, alleato e consanguineo delle avanguardie artistiche e dei più puri impeti di ribellione.

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